
Francesca: salve, io sarei disponibile pe
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Mickey: In questo blog scopro che gli
Aurora: Ragazzi sono di Roma, sono int
Eternino Fortunato: esprimo solifarietà piena,non
Io già li vedo i meno informati sulla soglia di casa, pronti a scattare con la sportina in mano. Lo so, anche voi avete letto la notizia che è stato approvato il decreto legge sui mercatini voluto dal ministro Zaia e adesso non vedete l’ora di riempire il frigo, ma broccoletti e carciofi dovranno attendere. Per ora l’annunciato decreto è soltanto uno schema, una bozza, una proposta insomma chiamatela come volete ma non “legge”. Certo, prevede alcuni comandamenti giusti del tipo “Non avrai pomodorini al di fuori dei cinquanta chilometri di distanza dal punto vendita” e si obbliga la grande distribuzione a dedicare il 30% degli spazi ai prodotti locali, ma tutto questo per ora, ripeto, è solo una buona intenzione.
Vi ho deluso? Mica è colpa mia se i quotidiani danno per buona qualunque fesseria ad uso e consumo elettorale e d’altronde costa fatica andarsi a leggere decreti e comunicati di SuperZaia.
Che in vista della sua elezione è diventato più Super che mai moltiplicando gli sforzi come neanche SuperPippo. Ma poi, a ben vedere, i “mercati del contadino” esistono già da un po’ e sono circa 500 in tutta Italia e allora a che serve questo pomposo annuncio del Governo? Voi non comprate già nei farmer market della vostra città? Fuori indirizzi e dritte, pliz, impariamo a far la spesa a chilometri zero, senza tanti proclami elettorali.
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Nel Consorzio Agrario di Desio, che dista 30 metri da casa mia, il martedì mattina c’è sempre il farmet market, che è ultra affollato.
Io, mea culpa, non ci ho ancora messo piede e mi spiace.
Mai visti ne provati di ‘Mercati del contadino’ a Milano city.
Qualcuno ha indicazioni al riguardo?
Io ormai quasi due anni fa avevo scritto di quelli al Consorzio Agrario di via Ripamonti. Niente da dire, formaggi ottimi, ortaggi discussi da qualcuno, grande successo complessivo.
Provato il “mercato dell’Isola KM 0″ nella bergamasca. Ero di passaggio e avevo tempo da perdere.
A parte che chiedere 5 euro (leggasi cinque) per un kg di pomodorini merita un biglietto sola andata per Guantanamo, la qualità è mediamente scarsa, e su molti prodotti i dubbi sul chilometraggio sono consistenti.
Cito quel mercato perché è l’ultimo, ma negli altri che ho visto la situazione non cambia molto, con situazioni assurde come il “taleggio km 0″ a roma…
per principio non acquisto niente che non sia prodotto a meno di 600/700km
Provocazione, ma meno di quanto sembri.
Già adesso coltivare coca o papaveri è un bel business, figuriamoci se nessun occidentale comprasse piu’ banane o ananas, quanto ci metterebbero a convertire le colture su prodotti ancora richiesti.
E vogliamo parlare dei pomodori prodotti da noi a gennaio in serre riscaldate ? Piu’ ecologici questi o quelli provenienti dal Marocco ?
Vogliamo parlare di aree impiegate come discarica illegale di prodotti tossici su cui poi coltivano le verdurine “locali” ?
O pensate che il mercatino del contadino sottocasa sia necessariamente e per definizione “genuino” o “sano” ? Quanto ci metteranno molti, allettati dal guadagno piu’ “facile”, ad applicare il genio italico per la truffa ?
Questioni interessanti.
Da consumatore mediamente ignorante mi rendo conto di non avere ne’ i mezzi (intellettuali e pratici) ne’ il tempo per capire cosa sia veramente genuino e cosa convenga comprare per tutelare sul serio l’ambiente e i lavoratori del sud del Mondo.
Cerco di rispettare quindi unicamente due criteri:
- la stagionalità
- il gusto e le qualità organolettiche visibili di ciò che mangio.
Per il mio stomaco funziona, per il resto del Mondo non so.
Giacomo
thebigfood
ciao Maurizio. complimenti per l’interessante intervento.
che tu sappia, in sicilia, è possibile coltivare pomodori d’inverno all’aperto (non in serra) ?
Tecnicamente tutto è possibile, anche se con il clima pazzo degli ultimi 2-3 anni le nevicate “distruggitutto” ci sono state (e abbondanti) anche in Sicilia e Calabria. Resta il fatto che da li a Milano sono 1000 km di camion …. La nave che carica i pomodori in Marocco o in Egitto e li scarica a Genova, pro/kg consuma 1/100 di energia
la mia é chiaramente una provocazione. ma il cocetto che prodotto locale/vicino=buono é privo di fondamento di tutela certa per qualsiasi consumatore.
può essere vero ‘conosco=mi fido”.
Io penso invece che il piccolo produttore sia comunque obbligato a puntare sulla qualità del prodotto che vende, mentre il grande produttore/industria alimentare può investire su pubblicità e strategie di marketing, diffusione sul mercato, servizi accessori (es., insalate già pronte per condire in busta), prezzi bassi e questo spesso a scapito della qualità del prodotto, il cliente comunque compra il prodotto che trova facilmente nei centri commerciali; se anche il piccolo produttore vende un prodotto mediocre ed omologato, oltre che non pubblicizzato, non reperibile nei centri commerciali, senza servizi accessori (es., insalata da lavare e tagliare, magari con le lumache attaccate…) e pure costoso perde semplicemente i clienti. La tutela del consumatore viene poi dalle leggi vigenti, che mi risulta valgano sia per l’artigiano che per la grande industria.
Concettualmente giusto. Di fatto il “contadino cervello fino” interagisce con “cittadini” che solo in minima parte hanno gli strumenti “culturali” per differenziare il prodotto.
Alla fine l’unico parametro per “valutare” la “migliore qualità” rimane la fonte (il mitico contadino) che giustifica il prezzo maggiore (che è autoreferenziale: se le cose costassero come al supermercato NON sarebbero di migliore qualità).
Ricordo i “vicini” di podere di nonno che “rinforzavano” il vino con zucchero o uno spezzone di catena (che arruginiva e “dava colore”) o quelli che di trattamenti anticrittogamici ne davano 3 invece di 2 e a dosaggio doppio perche “funzionava di più” (tanto l’olio lo vendevano ..)
@dink: in linea di massima il tuo discorso è giusto. però, se il tuo messaggio è prodotto del contadino = qualità indiscussa (a prescindere) , va detto che purtroppo, non è sempre così.
come in ogni categoria sociale, ci sono bravi contadini onesti, e contadini meno onesti. anche i contadini sanno, se vogliono, usare qualche trucchetto per vendere un prodotto comunque appetibile (quindi il 90% dei clienti sarà soddisfatto) ma a volte non proprio eccellente, anzi.
dico così perchè mi è capitato più volte di fare acquisti direttamente dal contadino, soprattutto in sud italia. a volte ho trovato prodotti buonissimi, a volte ho avuto brutte sorprese, tipo prodotti al limite del commestibile (avariati).
per non parlare di chi ti fa assaggiare un olio, e poi se gliene chiedi 30litri te ne da un altro.
per cui va benissimo comprare dal contadino, si possono riscoprire sapori dimenticati e la genuinità dei prodotti. però occhio, perchè la fregatura è sempre dietro l’angolo, il contadino non è sinonimo di sicurezza assoluta, può esserlo, ma non sempre.
“se il tuo messaggio è prodotto del contadino = qualità indiscussa (a prescindere)”
no, affatto: il mio intervento è una risposta alla “provocazione” di eggi:”il concetto che prodotto locale/vicino=buono é privo di fondamento”; no, un fondamento ce l’ha, era questo il senso del mio intervento. Fatti salvi furbastri e truffatori (e qualcuno ce ne sarà anche nelle industrie, o no?), parlando quindi di produzioni a norma di legge, io affermo che in media la qualità industriale è minore in quanto è minore l’attenzione al prodotto rispetto a quello artigianale, per il fatto che il prodotto industriale è appetibile anche per motivi diversi dalla qualità intrinseca dello stesso (prezzo, reperibilità, conservazione, servizio eccetera).
dink: se facciamo un discorso sulla media del prodotto artigianale vs la media del prodotto industriale, allora perfettamente d’accordo.
A Pisa: sabato mattina al consorzio agrario sull’Aurelia
A Roma, sulla pontina, appena fuori raccordo.
http://www.agricolturanuova.it/
Ad maiora
Fabrizio
A Roma gni terza domenica del mese, presso il CAE a Testaccio all’ ex Mattatoio , mercato dei produttori biologici del Lazio
http://www.altradomenica.org/
Dovrei averne uno di fronte a casa (Brescia) ma non son mai riuscita a vederlo perchè entro a lavoro alle 7.00 e ne esco alle 15.00 … a quando i mercati anche al pomeriggio??!!
Bé dire una parte delle bancarelle di Porta Palazzo a Torino, mi sembra una banalità!
Poi ricordo le prime domeniche del mese in Piazza Palazzo di Città e ogni tanto sul piazzale davanti a Eataly.
Qualsiasi politico con incarichi amministrativi fa campagna elettorale come Zaia. Non c’è nulla di cui stupirsi, tutti moltiplicano gli sforzi nel periodo pre elettorale.
Quanto ai farmer market, sono molto importanti ma rappresentano solo una piccolissima fetta del commercio di prodotti agricoli. La distribuzione è in mano ai supermercati, ecco perchè la vera sfida è quella di pretendere il 30% di prodotti locali in vendita. Non sarebbe un’obbligo ma una forma di rispetto nei confronti dei consumatori.
A Roma ai normali mercati comunali già esistono bancarelle di produttori locali contrassegnati da un simbolo specifico. E in molte circoscrizioni una domenica al mese più o meno c’è un vero e proprio farmers market, basta guardare sul sito del comune.
Il sabato mattina a Bologna c’è il Mercato della Terra di Slow Food, nel cortile della Cineteca.
http://www.mercatidellaterra.it/ita/network/bologna