Il mondo della gastronomia è sessista?

La deputata Pdl Melania Rizzoli ha accusato Veronica Lario di aver fatto tornare indietro le donne di 50 anni, a quando erano considerate solo “corpi da guardare e sesso da godere”. La risposta di Veronica è qui. E qual è la considerazione per “l’universo femminile” nel carrozzone gastronomico? Un paio di risposte. 1) Come si fa per le scrofe, sabato scorso durante “Aria di festa”, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele ha marchiato la coscia di Belen Rodriguez complici Fede e Tinto di Decanter. L’anno scorso aveva fatto altrettanto con Cristina Chiabotto. 2) Il cartello esposto dal fruttivendolo di via della Moscova 27, a Milano.








… ancora nessun commento? Il popolo di dissapore non sarà mica sessista?
No, il popolo di Dissapore ( allarghiamoci un po’) non è sessista, addicted forse, ma con rispetto.
Quel rispetto che manca nella “lettera”(?) della signora Rizzoli: quanto di più vomitevole, per perfidia, allusioni e minacce, quanto di più subdolamente e protervamente ammiccante nel più puro stile dei lacchè di regime mi è stato dato di leggere negli ultimi tempi.
Quella donna pruriginosa è, lei sì, rimasta indietro di cinquant’anni e la sua carità pelosa altro non è che lo specchio dei tempi, di una società in cui la donna è stata ridotta a puro contorno, soprammobile e gadget, con la complicità delle bacchettone cattive come la signora Rizzoli. Sono disgustato.
Già, che schifo, che orrore, che bruttura. Proporrei la lapidazione sulla pubblica piazza, e seduta stante una pagina riparatrice (rigorosamente su Repubblica, a firma D’Avanzo-Sannino-Bonini) che ripristini la giusta verità delle cose e del mondo.
Errata corrige: Bonini non so se si coinvolge, è incazzato perché D’Avanzo ultimamente preferisce la Sannino (e io non riesco a dargli torto)…
bacchettonismo e mignottismo vanno di pari passo, nelle società dove l’ipocrisia è un carattere vincente, una religione di stato.
Mi aspettavo qualche commento dei parrucconi che non mancano mai, a pontificare dando fiato alle trombe (o meglio, ai tromboni) sulla “volgerità della Rodriguez”, sulla “mercificazione del corpo femminile”, sul fatto che “la gastronomia e il vino hanno bisogno di uno stile diverso” o su altre sonanti cazzate. I lettori di Dissapore mi stupiscono una volta di più in positivo.
Le rispondo io Tommaso
Con uno di quei commenti bacchettoni o altre sonanti “cazzate”.
Il sesso è divertimento, è comunicazione, e intimità, è condivisione.
Il sessismo è sarcasmo, non comunicazione, è unilaterale, o meglio nel 90 per cento dei casi è fatto da maschi versus femmine, senza diritto di replica. Pezzi di carne neanche corpi interi: così l’immagine della donna continua a essere veicolata. E io non appoggerò MAI il lavoro di quelle donne – come la sig.ina Rodriguez – che consiste in nient’altro che ammiccare.
Non lo appoggio, ovvero non lo condivido, ma lungi da me iniziare battaglie “femministe”. Oggi come oggi preferisco essere libertaria prima di tutto.
Comunque la risposta è si, il mondo dell’enogastronomia è sessista. Proprio perchè non ha alcuna – ahimè – aura speciale. E’ come gli altri. Per quantità prevalgono i maschi. Perchè? Perchè le donne sono meno brave? Meno preparate? Meno appassionate? Le risposte sonos scontate credo: sono tutte no!
Qualcuno trama contro di loro? Be no! non arriverei a tanto , diciamo pure che gli enogastronomi non sono pazzi dell’idea di ritenere una femmina – cuoca, sommelier, giornalista del settore, una loro pari a tutti gli effetti. E stai sicuro che quando è così…la battutina su come ci sia riuscita non manca mai…..
Faccio un’eccezione e aspetto smentite: il campo imprenditoriale è in questo più serio, mi pare: donne a capo di aziende del WiFu mi sembrano considerate e stimate come i colleghi uomimi.
Finito il pippone
Non avevo capito che eri una signora! Tranquilla: i tromboni bacchettoni sono tutti uomini, hanno il monopolio anche in questo, o quasi.
Qui c’e’ davvero poco da commentare. Insinuare che il settore gastronomico sia sessista non mi pare ’sta grande provocazione, tantomeno e’ la rivelazione del secolo. Insomma che facciamo, ci parliamo addosso e ci diciamo sempre le stesse cose? Io personalmente in quanto donna e antiberlusconiana e che condivide i valori fondanti dell’antifascismo, in questa Italia ho deciso di non metterci piu piede, ed e’ una decisione che mi ha fatto malissimo.
Vivendo da anni in un paese di cultura Anglosassone che intende le differenze tra i sessi in una maniera diamentralmente opposta, e che io comunque non condivido, la bella italia appare davvero come un paese di erotomani gretti e bavosi, e di donne che si sono messe la dignita’ sotto i tacchi a spillo, insomma usando termini forti, un paese di puttane e pappa. Insomma qui a uno cosi gli avrebbero gia tagliato le palle, mentre li’ il ‘tipo strano’ continua a zittire tutti. In fondo lui ha ragione ‘gli Italiani lo accettano per quello che e’. E in tutto cio’ le italiane che fanno? Nemmeno un segno di protesta, di indignazione: non una parola dal mondo dell’istruzione, dal mondo della ricerca, della stampa, ma anche dello spettacolo; niente, a parte forme di dissenso compostissimo, e davvero dovuto, come la lettera firmata dalle Senatrici a vita. Certo se la Ventura e la Parietti rappresentano l’ideale di donna forte, indipendente e competitiva stiamo fresche. Continuiamo cosi facciamoci del male.
Già. Un silenzio assordante, un’autocensura. Sembra che tutti – o quasi – si siano già abituati mentalmente a non protestare, a non incazzarsi, tanto a che serve? Ho dei forti dubbi che se ne possa uscire, lo scandalo vero è un paese rimbecillito. Che s’è abituato a subire tutto.
dello stile e dell’intelligenza del duo Fede & Tinto avevo già avuto modo di dubitare recentemente, commentando un’intervista del primo… Stupisce che personaggi di tale (basso) livello continuino ad essere coccolati e incaricati di condurre manifestazioni e fare persino da direttori artistici in rassegne varie, da aziende e consorzi del vino. Loro, il duo Fede & Tinto fanno il loro mestiere (ed i loro interessi) sarebbe bene che il loro mestiere, seriamente, senza buffonate, lo facesse anche il mondo del wine & food
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