La festa di Dolce & Gabbana per i 20 anni di attività: evasione al ristorante Palazzo Marino


Dolce & Gabbana: guardiamoci negli occhi. Io lo so che in Italia si può fare tutto, anche articoli contro Berlusconi o Bersani, e che invece, l’inserzionista non si tocca: contro di voi non si può scrivere nulla. Nemmeno una recensione negativa del vostro ristorante, della vostra cotoletta, in particolare.

Altrimenti esercitate la pressione da consumati lobbisti, tipo andando in tivù a dire che per punizione, toglierete la pubblicità a quel quotidiano. Ormai nessuno protesta più, la compiacenza nei vostri confronti, praticamente un marchettone seriale, è così radicata che se qualcuno osa opporsi (uh, il TG2) vi vendicate in ogni modo.

Dolce & Gabbana, io tutte queste cose le so. Ma visto che l’affitto di 3 stanze a Palazzo Marino viene via gratis, che della tassa per l’occupazione del suolo pubblico pagherete solo il 20%, che il sindaco Letizia Moratti vi ha abbonato persino il costo della luce, la prossima volta alla festa organizzata in Comune sabato e domenica scorsi per i 20 anni di attività, che in mezzo al consenso bulgaro di tutti quotidiani ha trasformato un luogo istituzionale come il Comune nel “Ristorante Palazzo Marino”, invitate anche me. E sia chiaro: io non pago. Non fino a quando quella storia di evasione fiscale si è conclusa.

Il volantino distribuito da Qui Milano Libera durante la festa per i 20 anni di carriera di Dolce & Gabbana a Palazzo Marino, Milano.

[Fonti: Roma nel piatto, Dagospia, Corriere Milano, Google News, immagini: Repubblica]




13 commenti a “La festa di Dolce & Gabbana per i 20 anni di attività: evasione al ristorante Palazzo Marino”

  1. Marco Cerini Fante commenta:

    Ma cucinava la Moratti?

    ps: posso venire anch’io? a queste manifestazioni c’è sempre un sacco di gnocca.

  2. che signorilità! che signorilità! commenta:

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/65.gif[/img]
    Händel, L’arrivo della regina di Saba

    La volpe l’uva e l’amore

    Gianfranco Ferré ha sempre disegnato tantissimo, all’eccesso: sapeva mostrarti le sue idee, ed erano sempre numerosissime. Accanto ad ogni schizzo c’era il tipo di tessuto, di lavorazione, di impreziosimento prescelto: i ricami son sempre stati una nota distintiva della sua arte, insieme al mescolare elementi maschili come il cuoio ad elementi iperfemminili come il cocco.

    Concepiva delle lavorazioni impossibili e bisognava battagliare per convincerlo a semplificare, riuscendoci per la verità raramente. Ricordo certi manici-gioiello per le borse, pezzi in argento legati al corpo della borsetta con intrecci o nodi di pelle che non riuscivamo a capire come potessimo realizzare. E non sopportava che un oggetto fosse semplicemente dorato: se era l’oro che voleva che fosse oro vero.

    Con queste premesse era faticoso riuscire a declinare le sue idee di qualità e perfezione in una famiglia di oggetti di maggior semplicità e commerciabilità. Forse la dimensione che meglio gli si addiceva era quella di una casa di moda con altissimi standard e molto di nicchia.

    Daniela Monti, completo sul corsera del 12/12/09

    Dolce & Gabbana, chissà se si scriverà penserà mai lo stesso di voi…

    • Bio Doll risponde:

      è molto ingenua la tua constatazione perchè non credo che il problema sia se si scriverà di dolce e gabbana bene come di ferrè piuttosto che versace .
      gli stilisti italiani sono stati un pezzo di storia del costume internazionale, tutti in modo diverso e hanno dato molto all’italia, poi si possono attaccare anche sulle loro modalità kitsch di presentare le loro collezioni o di evadere le tasse ma non è questo che mi interessa.

      mi è sembrato di capire che la moda sia profondamente in crisi mentre l’attenzione come ormai è stato spesso sottolineato si sta spostando verso cibo e vino come nuove fonti di piacere ….in fondo vestirsi è – o era-una forma di piacere, perciò il fashion system impazza nel cercare nuove linguaggi per far veicolare il proprio brand.

      credo che gli unici che abbiano fatto davvero centro sia stati i missoni proponendo il loro nome sulla tanto amata e contestata ACQUA SAN PELLEGRINO -sempre nestlè-

      veicolare un nome ,un immagine su una bottiglia che si troverà ovunque e che oggi è anche argomento delle più accese lotte contro la privatizzazione è una strategia davvero vincente e creativa.
      mi sembra davvero strano che nessuno l’abbia ancora notato.

      missoni sarà il brand della moda che arriverà sulle tavole di tutto il mondo e ammiro la loro umiltà nel riconoscere il nuovo status symbol e cioè il cibo e tutto il resto.

      kiss
      bd

    • i sogni son desideri i sogni son desideri risponde:

      è molto ingenua la tua constatazione perché non credo che il problema sia

      [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag3/20.gif[/img]
      oh sì, talmente ingenua che non mi faccio alcun problema ad esprimerla. Invece che l’attenzione si stia spostando verso cibo vino e acqua come fonti succedanee o primarie di piacere è una necessità di mercato che sinceramente non mi affascina, personalmente non mi riguarda e che soprattutto non possiamo realmente augurare ad alcun amante di genere. (se poi sarà così amen…)

  3. valli valli commenta:

    eviv li culattun!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. giggi giggi commenta:

    Scagli la prima pietra chi è senza peccato:-))
    Dolce e Gabbana fanno il loro mestiere, che è quello di fare soldi, che poi, li usano per fare quello che vogliono.
    Io comunque compro i vestiti all’oviesse o in altri posti più economici.
    Dolce e Gabbana è roba per boccaloni.

  5. tre mesi dopo tre mesi dopo commenta:

    so che in Italia l’inserzionista non si tocca: ormai nessuno protesta più…

    [...] perché non ci occupiamo della pubblicità alla stampa italiana? Perché non raccontiamo di come la pubblicità, che nasce come promozione di un prodotto, sia diventata un’arma di ricatto a stampa e televisioni? Le grandi imprese, le grandi banche, le grandi industrie, i grandi investitori istituzionali, le grandi griffe della moda… non fanno pubblicità perché devono promuovere il loro prodotto: lo fanno anche per quello, sì, ma soprattutto perché attraverso la pubblicità sanno di poter condizionare le testate. Perché come diceva Peter, in una crisi ormai evidente della carta stampata, senza pubblicità i giornali non stanno in piedi. Dunque io ti do la pubblicità ma tu stai attento a quello che scrivi, noi vorremmo spiegarlo questo meccanismo perché è molto grave: tutti i difetti che stiamo imputando ai giornali italiani, nelle cui redazioni ci sono eccellenti colleghi, derivano da dei condizionamenti.

    Antonio Padellaro, 13 set 2010

    • un mese dopo un mese dopo risponde:

      il prezzo delle notizie

      22 ott – [...] Dolce & Gabbana avevano invece proprio tolto la pubblicità all’Espresso e a Repubblica, per un annetto, dopo gli articoli che nella primavera 2008 avevano rivelato la mega evasione fiscale messa a segno dalla loro azienda. D&G sono una coppia molto suscettibile: non sopportarono che l’Espresso segnalasse la loro assenza ai funerali di Gianfranco Ferrè e scatenarono la rappresaglia pubblicitaria quando il Sole 24 Ore osò recensire negativamente il loro ristorante milanese, il Gold.

      Gianni Barbacetto, completo sul fattoq.it

  6. undici mesi dopo undici mesi dopo commenta:

    • Dolce e Gabbana sono stati assolti dal gup Simone Luerti perché “il fatto non sussiste”
    • la Procura attende il deposito di motivazioni ma con ogni probabilità ricorrerà in appello


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