La frase del giorno | Su, dite grazie a Giorgio Armani

Per caso, avete deciso voi che a ravvivare il Quadrilatero della moda (Montenapoleone, Manzoni, Spiga, Venezia) con l’Emporio Armani Caffè completamente ridisegnato e aperto tutti i giorni fino a tardi, fosse Giorgio Armani, uno del cui ristorante Nobu è stato scritto: “Difficile trovare reali virtù in piatti realizzati in grande serie, con prodotti di qualità appena sufficiente e cucinati con approssimazione”?

No perché se così fosse, io mica sono sicuro che questo “regalo alla città” (cosa non scriverebbe il Corriere pur di pompare un ricco inserzionista pubblicitario) dove si servono “colazione-pasto vero”, “lunch veloce”, “aperitivo regionale”, “cena biologica, dop e italiana”, perché il sarto “non ama esperimenti culinari e ricette troppo complicate”, abbia le carte in regola per provocare il ribollire di ormoni che serve al Caro Estinto. Il centro di Milano.










Ma adesso Marchesi aprirà un negozio di intimo? Il tanga aperto e la culotte con la foglia d’oro.
Ho abitato per ventotto anni a duecento metri da Via Montenapoleone e mio padre era un artigiano, come tanti altri, di Via della Spiga.
Quella zona è morta almeno venti anni fa.
e dire che per fare una buona cucina i numeri e gli spazi li ci sarebbero, la cosa da chiedersi è perchè accettano di far da mangiare cosi
secondo me la cucina mediocre deriva dalla via in cui si trova. uno che vuole mangiare davvero bene non va in montenapoleone, uno che vuole mangiare e farsi vedere si.
per questo funziona bene un posto come armani, mentre un ristorante gourmet senza vetrate e senza arredamento fashion-glamour-contemporaneo probabilmente fallirebbe.
insomma in montenapoleone funziona il nome grosso, il marchio, la gente vuole essere “firmata” anche mentre mangia.
si ma a far 10 piatti buoni non ci vuole nulla
Torno or ora da una trasferta di lavoro a MI – dove ho abitato per 8 anni a cavallo del cambio millennio – e stavolta ho avuto la conferma di quella che – le altre volte – era una sensazione.
Una città in stato comatoso, senza più stimoli, costretta ad abbassare l’audio dei concerti, le luci troppo forti, i kebab in strada … che fine ingloriosa !!!!
non ho capito lo sdegno per i kebab in strada, sinceramente.
Volevo dire i divieti di kebab in strada