La frase del giorno: vi riconoscete nell’ideologia dello slow food?


Già uno che si chiama tutt’insieme ernestogallidellaloggia un po’ d’impressione la fa, no? Dopodiché, se l’editoriale che ha scritto domenica per il Corriere della Sera, dal titolo “Un’Italia anticristiana“, lo ritroviamo copiancollato su un altro quotidiano (l’Osservatore Romano di ieri) — cosa mai vista prima — è la volta che ah uh gridolini di stupore come se piovesse. Un fenomeno. Che a un certo punto del famoso editoriale, pur occupato a prendersela con gli atteggiamenti anticristiani degli italiani, sente il bisogno di fare un distinguo.

“Tutto ciò che è antico, che sta in una tradizione, è sempre più sentito come lontano ed estraneo, unica eccezione l’eno-gastronomia: l’ideologia dello slow food è la sola tradizione in cui gli italiani di oggi si riconoscono realmente”.

Ussanta, pensa che bello se fosse così. Ma non ci avevano detto che “l’ideologia dello slow food” aveva il limite di essere elitaria? Che mangiare slow sarebbe bello, ma è un lusso per pochi, magari “snob” e “comunisti” se a parlare è il ministro delle politiche agricole Luca Zaia.

Aiutatemi a capire, quelli che tra il 2008 e il 2009 “hanno tagliato tutto il tagliabile: alcolici e tabacco, alimentari (-3,5), bar e ristoranti (-2,7%)“, sono gli stessi italiani che si riconoscono nella tradizione rappresentata dall’ideologia dello slow food? Cioè, sono disposti a pagare di più per avere una qualità migliore?

Oppure dobbiamo liquidare il distinguo gurmé di Ernestogalliblablabla con luogocomunismi quali: “se di cibo possono parlare tutti che almeno non si addentrino nel ginepraio delle cose in cui si riconoscono gli italiani”?




19 commenti a “La frase del giorno: vi riconoscete nell’ideologia dello slow food?”

  1.  gumbo chicken commenta:

    L’ideologia dello Slow Food è un po’ vago. Come tutte le ideologie c’è sempre un largo margine di interpretazione soggettiva e/o parziale- :-)

    “Pagare di più per avere una qualità migliore” avrei qualche dubbio, ma: evviva la tradizione, la cucina della nonna, l’orto del contadino, l’osteria con atmosfera rilassata e conviviale e bei piattoni come una volta – che rientra comunque nello stile slow food – secondo me lo è di certo!

  2. Valeria Valeria commenta:

    basta guardare la discussione sul blog si sigrid (penultimo post) per capire che non tutti si riconoscono nell’ideologia dello slow food…se poi questa sia o non sia elitaria, è un altro paio di maniche. io personalmente non lo credo, basta solo andare un po’ più a fondo della suddetta ideologia per rendersene conto.

  3. thebigfood thebigfood commenta:

    Secondo me ernestogallidellaloggia ha detto una supercazzatastellare.

  4. Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    Io non mi riconosco affatto nell’ “ideologia” di Slow Food.

  5. Marco Cerini Fante commenta:

    Tu pensa che stupidi noi italiani.
    Berlusconi da qui a tre anni scoprirà la cura contro il cancro e noi ci preoccupiamo della tuma d’la paja.

  6. Michelangelo Michelangelo commenta:

    quando ho letto il testo virgolettato ho pensato “oddio…” poi vista la fonte tutto è apparso più chiaro! :)

    Premesso che le categorizzazioni sono per definizione limitate (e limitanti), ritengo che il concetto di slow-food passa fondamentalmente attraverso la “consapevolezza” del cibo, da un punto di vista sia qualitativo che quantitativo.

    Questo mi sembra l’unico elemento distintivo di consumatori che poi possono compiere scelte anche molto diverse in funzione delle proprie inclinazioni.

  7. ste ste commenta:

    la frase mi sembra degna della copertina di panorama o dell’espresso, essendo oggettivamente una balla colossale.

    analogamente potremmo dire che gli italiani si riconoscono nella filosofia del fast food o vivono per le mense aziendali, o godono per i mega pranzi di nozze….

    in realtà basta vedere di cosa riempiono i carrelli al supermercato e la realtà si svela….

  8. Maurizio Cipressa commenta:

    Direi piu’ low cost,con quello che si vede in giro

  9. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Posto che non vedo tutto questo consenso verso Slow Food (al di là di quel certo ecumenismo spirituale del guru Petrini), posto che siccome l’antistoricismo e il cinismo sono, per Galli, alcuni dei sintomi della società anticristiana, si deduce che Slow Food, essendo unica tradizione e unico movimento portatore del senso della storia, sia vicino al cristianesimo, per non dire cristiano, quindi sacro. Ma una ideologia può essere sacra? Può ammettere il metafisico? Forse no. Allora chi ha posto al centro il cibo, tanto da affermare che nulla di sacro esiste tranne il cibo? Ecco, cari amici, siamo qui a celebrare Dissapore come unico vero movimento cristiano, storicista e illuminista (di tutto un po’, pur con qualche sana venatura di cinismo che non guasta) unica vera salvezza del vivere moderno. Secondo Galli Della Loggia, che ha sbagliato esempio, diciamo.

  10. Dario Bressanini Dario Bressanini commenta:

    Parlando di ideologia di SlowFood, segnalo questo saggio di Luca Simonetti intitolato proprio “l’ideologia di Slow Food”. Una versione ampliata è stata pubblicata recentemente in un libro
    http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2009/09/lideologia-di-slow-food.pdf

  11. Legba Legba commenta:

    Dentro Slow Food ci sono gli estremisti, i moderati e quelli che vorrebbero solo mangiar bene. Non tutti i comunisti mangiano(mangiavano) i bambini e non tutti i fascisti bruciano(bruciavano) i negri e non tutti i cattolici sono amici dei preti (ma i figli li sposano in chiesa). E poi… ma le ideologie non erano morte? Mai darle per spacciate, purtroppo! E non tutti gli editorialisti hanno (sempre) ragione!

  12. portafoglio 2 - ideologia 0 portafoglio 2 - ideologia 0 commenta:

    [img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Confus/je-vole.gif[/img]
    pensa che bello: quelli che tra il 2008 e il ‘09 hanno tagliato tutto il tagliabile
    sono gli stessi italiani disposti a pagare di più per avere una qualità migliore

    equo e solidale ma caro, gli utenti non comprano più

    Grosseto, 24 mar – Caffè con miscele provenienti da piantagioni “eque e solidali”, alimenti privi di glutine, parmigiano, latte in brik e yogurt Maremma, frutta fresca e biologica. Da dicembre i 73 distributori automatici negli edifici di competenza del Comune (scuole, biblioteca, uffici) hanno svoltato in una direzione ben precisa: sostenibilità e qualità prima di tutto.

    Peccato solo che, sia nelle scuole sia in municipio, in pochi abbiano apprezzato l’iniziativa. Qual è il problema? I costi: che in qualche caso – vedi il caffè – sono quasi raddoppiati, e come conseguenza i consumi si sono drasticamente ridotti. «Fino ad ora ci sono state più lamentele che attestati di approvazione – ammette il sindaco Emilio Bonifazi – ma sapevamo che il servizio avrebbe avuto bisogno di essere tarato nel tempo. La strada è quella giusta…»
    (continua sul tirreno.it)


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