Come ogni volta che deve promuovere un nuovo libro, oggi Arrigo Cipriani dell’Harry’s Bar di Venezia (e molto altro) si è tolto qualche sassolino. [Corriere del Veneto]
E un grande Arrigo Cipriani,parole semplici e molto vere.Gli dò raggione,che pur di seguire orizzonti non raggiunti i grandi chef perdono di vista quello che hanno davanti e più si sforzzano nel distinguersi uno dal altro inventando nuove cose,più si assomigliano e alla fine diventono uguali.Invece le trattorie ognuna c’e il suo stile e diverso modo di cucinare e propporsi al cliente,ognuno c’e la sua impronta caracteristica,che può piacere o non piacere a tutti,ma importante è che lo fanno con passione per mettere al suo aggio il cliente e riuscire a trasmetre la cultura culinaria nel posto dove si trovano.
Cipriani, alla sua età parla schietto e chiaro, ma su Marchesi si sbaglia.
Forse dovrebbe rileggersi gli scritti di Marchesi.
Per il resto ha ragione, e ragione in modo clamoroso quando parla delle guide gastronomiche!
Se mi permettete, sono le stesse cose che potete trovare negli scritti del grande VERONELLI!
L’italia è fatta di rattorie e ristoranti a conduzione famigliare, è questa la nostra storia gastronomica!
Ok copiare dai francesi ma non siamo come loro!
Avere una storia basata sulle trattorie non significa che non si possa evolvere. D’altra parte è passato un po’ di tempo da quando Veronelli affermava queste cose…
Oggi di certo gli chef italiani non sono coesi nel tentativo di promuovere la cucina italiana, ma dire che sono un bluff mi sembra davvero eccessivo. Forse è solo un po’ di invidia quella che muove l’autore.
Vissani venne qui col figlio, parlammo, mangiò il fegato alla veneziana e il figlio disse che era più buono del loro. Sa cosa disse Vissani? Che era colpa del macellaio che glielo tagliava grosso.. Non esiste, qui facciamo tutto da noi, il fegato va sottile……
hai ragggione queste si che sono parole di grande professionalità, stima dei propri traguardi ma soprattutto TRASPARE il desiderio e la volontà di non mettersi in mostra utilizzando gli altri.
Sinceramente la frase mi lascia perplesso, come tutto il resto dell’intervista del resto.
L’unica volta in cui sono stato all’Harry’s Bar (pagando la bellezza di 26€ due flute di bellini presi dalla stessa bottiglia che Cipriani ai tempi vendeva anche nei supermercati e nelle autofrill) ho avuto proprio un’idea di ristorazione “vecchia” che nulla ha a che vedere con la conservazione della tradizione. Sembra lo sfogo di qualcuno che è snobbato (a ragione) e poi dice che il sistema è marcio.
Certo il modello di critica attuale puo’ generare anche competizione fine a se stessa, ma porta avanti un’idea di cucina che preferisco a quella del Sig. Cipriani.
“Per me il ristorante deve essere quello che una volta era una trattoria, un posto dove si va anche due-tre volte a settimana”. A 100€ a botta non so quanti se lo potranno permettere
che lo possino (in senso buono); ai clienti abituali fa sconti vertiginosi, e con questo mantiene una certa atmosfera di posto familiare, non frequentato solo da chi insegue il fantasma di Hemingway (ricordo quel ristorante di Madrid che fuori aveva questa insegna: qui non ha MAI mangiato Hemingway); la cucina è burrosa e sa di tempi andati, ma, in vena di ricordi, la mangeresti qualche volta con piacere, se non fossi turbato dal conto e dal tuo vicino che la paga meno della metà.
l’Harry’s bar sbarca in Turchia, e punta Mosca e Miami
L’Harry’s bar fa spallucce alla crisi, guarda avanti e si moltiplica. Una copia perfetta del locale di calle Vallaresso aprirà in primavera a Istanbul, e una seconda è in programma a Mosca. Risolti i problemi con il fisco americano, inoltre, Arrigo Cipriani sbarcherà di nuovo negli Stati Uniti con un ristorante a Los Angeles e un altro a Miami; entrambi all’interno di alberghi carichi di tradizione ma un po’ appesantiti dagli anni, che saranno rinnovati e porteranno il marchio Cipriani in ogni dettaglio.
«I nuovi ristoranti saranno come l’Harry’s bar sia negli arredi sia nei menù – dice Cipriani – perché uno viene da noi per il nostro risotto primavera o per il Carpaccio, mica per il kebab o per il caviale». Nel 2010, dunque, Cipriani sarà un po’ meno prigioniero della sua stanza veneziana e un po’ più in giro per il mondo. Messo in armadio lo smoking di Capodanno e fatti i conti del tutto esaurito del veglione con ravioli al tartufo e balli, Cipriani non starà fermo un giorno.
(continua su lanuovadivenezia.it)
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Reflexion/pas-compris.gif[/img]
risolti i problemi con le autorità americane
mi rimane un dubbio solo, peraltro molto ingenuo: Cipriani starà realmente facendo spallucce alla crisi, aprendo copie dell’Harry’s qua e là nel mondo, oppure starà monetizzandone il marchio per far fronte ai problemi suddetti? col fisco Usa c’è poco da ridere…
i Cipriani hanno patteggiato, evitando così il carcere, ottenendo una condanna a versare al fisco, nei prossimi quattro anni, la somma di 10 milioni di dollari per non aver pagato le tasse su più di 30 milioni dollari, i profitti conseguiti dalla “Cipriani Usa” dal 1998 al 2004.
Venezia – Cipriani perde il treno per Londra. Come voleva Orient-Express, nella capitale di Sua Maestà il nome-marchio della dinastia veneziana non potrà più essere usato, almeno nel campo della ristorazione. Così vuole la corte d’appello inglese che ha deciso contro i veneti una causa partita nel 2006. Orient-Express, che anni prima aveva acquistato il marchio Cipriani, ha citato in giudizio i Cipriani per il ristorante aperto nel 2004 a Mayfair. Il locale è uno dei ritrovi prediletti della Londra dei rotocalchi: Beckham, Elton John, Madonna e affini. Gente che piace e soprattutto gente che non ha problemi di portafoglio, da qui la battaglia tra marchi.
(dal corrieredelveneto.it)
maxi rimborso, Londra blocca le proprietà Cipriani
Costa caro, chiamarsi Cipriani. Per la più celebre famiglia di ristoratori veneziani si profila una nuova sanzione record, a Londra. La Corte d’Appello inglese ha infatti imposto alle società dei Cipriani il pagamento di un duplice maxi rimborso, per un importo di oltre 7,5 milioni di euro, ordinando il blocco cautelativo delle proprietà intestate in tutto il mondo alla loro cassaforte lussemburghese.
Decisioni che seguono la sentenza con la quale, nei giorni scorsi, la stessa corte aveva imposto di cambiare il nome del “Cipriani London”, in quanto i diritti per l’utilizzo del marchio sarebbero stati ceduti quarant’anni fa [...] 7,5 milioni di risarcimento sia per i profitti che sarebbero stati ottenuti attraverso l’utilizzo illegale del marchio, sia la per violazione della proprietà intellettuale. [...] Per evitare di accollarsi il debito milionario è stato chiesto ieri, per la società di diritto britannico Cipriani Ltd, la procedura di “amministrazione” simile al concordato preventivo in Italia.
(articolo completo sul corrieredelveneto.it)
Venezia, 29 giu – il celebre Harry’s Bar di Venezia applica da alcuni giorni un taglio del 10% sul prezzo del listino. «Niente di strano: le boutique fanno le liquidazioni, noi ci adeguiamo» rileva Arrigo Cipriani. «Venezia soffre la crisi economica più di altre città e la gente – osserva Cipriani – spende meno perché ha meno soldi». Così per una colazione leggera, sandwich o hamburger e una scelta di sorbetti e gelati, o in alternativa un piatto di pasta e l’insalata, il conto si ferma a 42 euro. Ritoccati anche i prezzi delle altre portate come la pasta e fagioli (18 euro) e i tagliolini gratinati (30).
Harry’s bar, stesso orario di lavoro ma stipendi ridotti per tutti
Venezia, 14 lug – [...] L’idea è di far lavorare tutti come prima, ma prendendo meno. Stesse ore di lavoro, ma a stipendio ridotto. L’alternativa? Lasciare a casa un po’ di gente, ipotesi che il patron vuole neanche prendere in considerazione: «non voglio lasciare a casa nessuno, ho 75 dipendenti e voglio mantenerli tutti», dice Arrigo Cipriani. E allora? [...] Un taglio variabile, ma comunque «meno del 10%», con possibilità di aumenti salariali legati al volume di affari. [...] Altrimenti «rischiamo nello spazio di un anno di chiudere».
NY, 27 ago – Cipriani contro Capital One: secondo il NYPost la celebre famiglia di ristoratori veneziani sta cercando di fermare un’asta di mobili e accessori dei suoi locali newyorchesi indetta dalla banca statunitense per ripianare un debito da 4 milioni di dollari. L’asta è in calendario il 7 settembre presso uno studio legale di Manhattan, «è davvero deludente che Capital One abbia optato per tattiche da guerriglia invece di proseguire coi negoziati in buonafede. Ci difenderemo vigorosamente», ha detto al Post il portavoce del gruppo Matthew Hilzik.
a margine sui degustazione condivido, e l’avrei spiegato nel post di un mese fa
ma era talmente pagliardi-centrico (vi sfido a piacermi) che ho lasciato perdere
E un grande Arrigo Cipriani,parole semplici e molto vere.Gli dò raggione,che pur di seguire orizzonti non raggiunti i grandi chef perdono di vista quello che hanno davanti e più si sforzzano nel distinguersi uno dal altro inventando nuove cose,più si assomigliano e alla fine diventono uguali.Invece le trattorie ognuna c’e il suo stile e diverso modo di cucinare e propporsi al cliente,ognuno c’e la sua impronta caracteristica,che può piacere o non piacere a tutti,ma importante è che lo fanno con passione per mettere al suo aggio il cliente e riuscire a trasmetre la cultura culinaria nel posto dove si trovano.
Cipriani, alla sua età parla schietto e chiaro, ma su Marchesi si sbaglia.
Forse dovrebbe rileggersi gli scritti di Marchesi.
Per il resto ha ragione, e ragione in modo clamoroso quando parla delle guide gastronomiche!
Se mi permettete, sono le stesse cose che potete trovare negli scritti del grande VERONELLI!
L’italia è fatta di rattorie e ristoranti a conduzione famigliare, è questa la nostra storia gastronomica!
Ok copiare dai francesi ma non siamo come loro!
Avere una storia basata sulle trattorie non significa che non si possa evolvere. D’altra parte è passato un po’ di tempo da quando Veronelli affermava queste cose…
Oggi di certo gli chef italiani non sono coesi nel tentativo di promuovere la cucina italiana, ma dire che sono un bluff mi sembra davvero eccessivo. Forse è solo un po’ di invidia quella che muove l’autore.
ma ma !!!! come si dice che quando il gatto quando non pò arrivare al lardo dice che puzza!!!!!!!!!!!!!!
Vissani venne qui col figlio, parlammo, mangiò il fegato alla veneziana e il figlio disse che era più buono del loro. Sa cosa disse Vissani? Che era colpa del macellaio che glielo tagliava grosso.. Non esiste, qui facciamo tutto da noi, il fegato va sottile……
hai ragggione queste si che sono parole di grande professionalità, stima dei propri traguardi ma soprattutto TRASPARE il desiderio e la volontà di non mettersi in mostra utilizzando gli altri.
“qui” dove?
sono le parole di Mr. Cipriani. Leggi tutto l’articolo
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2009/29-ottobre-2009/abbasso-chef-meglio-trattorie-1601932176559.shtml
Sinceramente la frase mi lascia perplesso, come tutto il resto dell’intervista del resto.
L’unica volta in cui sono stato all’Harry’s Bar (pagando la bellezza di 26€ due flute di bellini presi dalla stessa bottiglia che Cipriani ai tempi vendeva anche nei supermercati e nelle autofrill) ho avuto proprio un’idea di ristorazione “vecchia” che nulla ha a che vedere con la conservazione della tradizione. Sembra lo sfogo di qualcuno che è snobbato (a ragione) e poi dice che il sistema è marcio.
Certo il modello di critica attuale puo’ generare anche competizione fine a se stessa, ma porta avanti un’idea di cucina che preferisco a quella del Sig. Cipriani.
“Per me il ristorante deve essere quello che una volta era una trattoria, un posto dove si va anche due-tre volte a settimana”. A 100€ a botta non so quanti se lo potranno permettere
che lo possino (in senso buono); ai clienti abituali fa sconti vertiginosi, e con questo mantiene una certa atmosfera di posto familiare, non frequentato solo da chi insegue il fantasma di Hemingway (ricordo quel ristorante di Madrid che fuori aveva questa insegna: qui non ha MAI mangiato Hemingway); la cucina è burrosa e sa di tempi andati, ma, in vena di ricordi, la mangeresti qualche volta con piacere, se non fossi turbato dal conto e dal tuo vicino che la paga meno della metà.
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Reflexion/pas-compris.gif[/img]
risolti i problemi con le autorità americane
mi rimane un dubbio solo, peraltro molto ingenuo: Cipriani starà realmente facendo spallucce alla crisi, aprendo copie dell’Harry’s qua e là nel mondo, oppure starà monetizzandone il marchio per far fronte ai problemi suddetti? col fisco Usa c’è poco da ridere…
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/triste/00012022.gif[/img]
• sentenza del tribunale di Venezia, Arrigo Cipriani può aprire nuovi ristoranti col suo nome
crisi, prezzi tagliati anche all’Harry’s Bar
Venezia, 29 giu – il celebre Harry’s Bar di Venezia applica da alcuni giorni un taglio del 10% sul prezzo del listino. «Niente di strano: le boutique fanno le liquidazioni, noi ci adeguiamo» rileva Arrigo Cipriani. «Venezia soffre la crisi economica più di altre città e la gente – osserva Cipriani – spende meno perché ha meno soldi». Così per una colazione leggera, sandwich o hamburger e una scelta di sorbetti e gelati, o in alternativa un piatto di pasta e l’insalata, il conto si ferma a 42 euro. Ritoccati anche i prezzi delle altre portate come la pasta e fagioli (18 euro) e i tagliolini gratinati (30).
dal gazzettino.it
Harry’s bar, stesso orario di lavoro ma stipendi ridotti per tutti
Venezia, 14 lug – [...] L’idea è di far lavorare tutti come prima, ma prendendo meno. Stesse ore di lavoro, ma a stipendio ridotto. L’alternativa? Lasciare a casa un po’ di gente, ipotesi che il patron vuole neanche prendere in considerazione: «non voglio lasciare a casa nessuno, ho 75 dipendenti e voglio mantenerli tutti», dice Arrigo Cipriani. E allora? [...] Un taglio variabile, ma comunque «meno del 10%», con possibilità di aumenti salariali legati al volume di affari. [...] Altrimenti «rischiamo nello spazio di un anno di chiudere».
completo sul gazzettino.it
Cipriani, corsa per fermare l’asta
NY, 27 ago – Cipriani contro Capital One: secondo il NYPost la celebre famiglia di ristoratori veneziani sta cercando di fermare un’asta di mobili e accessori dei suoi locali newyorchesi indetta dalla banca statunitense per ripianare un debito da 4 milioni di dollari. L’asta è in calendario il 7 settembre presso uno studio legale di Manhattan, «è davvero deludente che Capital One abbia optato per tattiche da guerriglia invece di proseguire coi negoziati in buonafede. Ci difenderemo vigorosamente», ha detto al Post il portavoce del gruppo Matthew Hilzik.
completo sul corrieredelveneto.it
Cipriani non va a mangiare in ristoranti che hanno il nome del cuoco,
e odia i menu degustazione perché vuol mangiare ciò che decide lui…
a margine sui degustazione condivido, e l’avrei spiegato nel post di un mese fa
ma era talmente pagliardi-centrico (vi sfido a piacermi) che ho lasciato perdere