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La notte degli chef | Leggete cosa dice Camilla Baresani

Una fame atavica si è impossessata della Tv, che s’ingozza di trasmissioni sul cibo una dopo l’altra. L’ultima abbuffata l’abbiamo vista giovedì scorso, in prima serata su Canale 5. La Notte degli Chef, seguita da 3,5 milioni di telespettatori, con uno uno share del 17 per cento, è stato un successo decoroso. L’ottimo live blogging della nostra Sara Porro ha messo in luce pecche e lato nazional popolare del game-show. Al mondo dei gastrofanatici ha fatto pena (nel senso proprio di pietas), i meno fanatici sono rimasti delusi per le poche spiegazioni delle ricette, il mediomen televisivo si è chiesto perchè uno chef porta il maglioncino di cashemere sulle spalle quando cucina (in verità, sig. Fulvio Pierangelini, ce lo siamo chiesto un po’ tutti). La mia intenzione aldograssesca di fare una critica al programma finisce qui. Perchè A) non sono Aldo Grasso; B) lo scivolone nella paludi della snobismo culinario è dietro l’angolo. Cedo invece il lavoro sporco a un’addetta ai lavori, anzi, direttamente a uno dei tre critici di La Notte degli Chef, Camilla Baresani.

Come è andata la prima puntata di La Notte degli Chef?
Anche se un appassionato di cibo ha a disposizione tre grandi chef, e non delle sòle come gran parte di quelli che cucinano in tv, non riesce a capire come replicare le ricette a casa. Il bisogno di fare spettacolo in prima serata e dunque sommare alla cucina lo show ha generato un po’ di confusione, senza offrire granché alla consapevolezza gastronomica di chi segue il programma. Tuttavia è ovvio che in prima serata non si possono fare programmi specialistici e “alti”, che il pubblico non seguirebbe, perché bisogna fare ascolti e introiti pubblicitari giustificando così gli alti costi di produzione.

Pollice verso?
Alla fine la cosa in sè non è brutta, quando sei li e la vivi è anche divertente. Devo dire che ho apprezzato molto il coraggio di chi ha voluto i cuochi stellati, di chi ha puntato su una cucina elitaria e non sulle solite ricette alla Benedetta Parodi. Però i piatti erano obiettivamente complicati.

Suggerimenti per le prossime puntate?
Intanto farei notare agli chef che stanno componendo dei piatti per un pubblico generalista e non per i loro clienti gourmet allenati e raffinati, quindi li inviterei a realizzare ricette più comprensibili magari mettendo più enfasi sulla qualità degli ingredienti. So comunque che stanno editando e rivedendo la formula.

Da chi sei stata contattata e perchè hai accettato di partecipare al game-show?
Non so perchè mi abbiano scelta, so che il mio nome lo ha fatto Alfonso Signorini, che non conoscevo. La proposta mi è arrivata sei giorni prima dell’inizio del programma. Non ho detto di no perchè… be’ intanto è un lavoro pagato, non un’ospitata come mi è sempre capitato per promuovere i miei libri. Io passo 10 ore al giorno al pc scrivendo, se per una volta il lavoro è parlato anziché scritto non mi sembra una cosa disdicevole. M’avessero detto che cucinava Benedetta Parodi avrei detto no, perchè quel mondo mi ripugna, lo trovo tragicamente diseducativo. Anni di campagne per educare le persone ad alimentarsi in maniera sana, e alla fine ci tocca il successo planetario di chi cucina con il Philadelphia. Tipo uno che scrive libri con attenzione enorme, poi arriva Fabio Volo e sbaraglia tutti. Ecco, la Parodi è il Fabio Volo della cucina.

E degli altri protagonisti che idea ti sei fatta?
Elisabetta Canalis è bellissima, molto più bella dal vivo. Ho invidiato, anche se affettuosamente, il suo corpo. Si vede lontano un miglio però che la cucina non è il suo ambiente naturale e non fa nulla per nasconderlo. Davide Rampello è per me una scelta felice: intellettuale, erudito, a lungo direttore di una rivista di alta cucina. Una persona perbene. Alessandro Borghese… non sapevo neanche chi fosse, l’ho conosciuto lì. Cosa posso dire… ha un forte accento romano, ha tanti anelli, tanti riccioli. Mi sono stupita delle donne del pubblico che gridavano isteriche “Alessandro, Alessandro”! Ho pensato “Ma chi sono ste’ matte?”. Bel tipo Rino Gattuso, umile e divertito dal ruolo di aiutante in cucina, è ambizioso e dotato di un forte senso della competizione. Tra l’altro è proprietario di due pescherie. Emanuele Filiberto di Savoia, che non è certo noto per l’arguzia e l’acume (tra l’altro è davvero un bel ragazzo), se non altro è ben educato. Ha l’aria di uno che raggiunge grandi risultati solo nel gioco, insomma, un eterno adolescente ottimo per le cacce al tesoro e i giochi di gruppo.

E del padrone di casa, Alfonso Signorini, che mi dici?
Non è un esperto di cibo, ma un esperto di mondo e di pubblico. Mi è parso un grandissimo comunicatore e durante le prove non ha mai sbagliato. Va a braccio con estrema facilità. Certo è che se uno dice “sfilacciare un’alice”, qualcosa, almeno in cucina, va migliorata. Del resto, so che mangia spesso da Giannino, forse il peggiore ristorante di Milano.

Passiamo ai tre chef: una scelta felice?
Davide Oldani è il mediatico rampante ma di qualità, la cui cucina non è sputtanata da pubblicità improbabili. Gennaro Esposito è un fenomeno, bravissimo, ha fatto tanto per la cucina italiana, in particolare per quella meridionale e di Fulvio Pierangelini mi piaciono i modi sornioni. Proprio lui, famoso per le sfuriate, sembra essersi trasformato in un buddha. Fascinoso e disinteressato. Forse fascinoso perché disinteressato, viaggia in un mondo suo, un fuoriclasse. Non ho osato chiedergli del maglioncino sulle spalle, posso dirti che faceva un caldo bestiale in studio. Ho pensato a una specie di coperta di Linus o magari a uno stratagemma da grasso per dissimulare un po’ la stazza. Oldani ad esempio ha il taglio da paggetto, tipico di chi ha una stempiatura alta.

Quindi giovedì prossimo torni convinta della scelta?
Nessuno di noi è andato in tv per degradarsi, ciascuno ha fatto il proprio mestiere, ovviamente cogliendo un’opportunità di lavoro. Esistono troppi snobismi ridicoli, immagino cosa diranno nel mio mondo, quello dei libri: ” Ma come, sei andata da Signorini!”

E tu cosa risponderai?
Che sono andata a fare una delle cose che mi appassionano, assaggiare e valutare, non ho mentito, non ho truffato nessuno, non ho fatto nulla di disonesto. Ho fatto ciò che faccio nella vita. Solo che questa volta, anziché scrivere, ho parlato!

[Crediti |Link: La notte degli chef, Dissapore, Wikipedia, immagini: TvBlog, Kataewb, Funweek]

Francesca Frida

commenti (25)

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  1. Non so se con questa intervista la Baresani risolleverà le sorti del programma…di certo ha risollevato le sue..!!! 😉
    Almeno una si salva… Brava (come sempre)Camilla!

  2. Brava Francesca!
    E viva la sincerità di Camilla Baresani, che con innata classe ci ricorda quanto sia attuale il motto latino: PECVNIA NON OLET :-)

  3. Io penso sia riduttivo, e limitativo, credere che gli spettatori abbiano, come metro di giudizio di una trasmissione di questo tipo, la replicabilita’ delle ricette viste in tv.

    Puo’ essere vero per trasmissioni come “la prova del cuoco” o quell’altra della Parodi, ma non quando a cucinare sono dei top chef o ragazzi che aspirano a diventare tali.

    prendi alcune trasmissioni che danno in uk, ad esempio: in alcuni casi lo chef vuole spiegare al pubblico come si cucina (vedi Jamie Oliver), in altri, tipo Hell’s Kitchen, il focus e’ sulla presentazione, sull’innovazione, e altre proprieta’ tipo contrasto, texture, etc. che, oggettivamente, il pubblico si e no che capisce.

    pero’ il programma e’ fatto bene, Ramsay dice cose sensate (ed e’ pure un ottimo Front Man), e la gente lo segue perche’ gli piace avere un’idea di cosa sia l’alta cucina, anche se non sara’ mai in grado di rifarla a casa (aspirazione che non e’ certo dell’inglese medio).

  4. Brava Francesca. Condivido il discorso sullo snobismo enogastronomico.
    Parliamone e lasciamo perdere i gastrofighetti 😉
    maremma…

    1. ovviamente è il cashmere pardon

  5. Grande Francesca che ci ha fatto vedere una Baresani che non traspariva dallo schermo neanche con la più buona volontà.

    La sua opera di diffusione del personaggio Baresani è altamente convincente e meritoria.

    Ma perché a Canale 5 la mettono così a ruolo, manco fosse un pupazzo?

  6. Non ho trovato il contenuto della trasmissione molto difficle , e non ho un ristorante , ma 1 2/3 dei libri di cucina che ho non contengono ricette . Anche secondo me queli della trasmisione si sono divertiti molto , tra di loro , noi un pò meno ( forse perchè quasi nesssuno di queli che cucinavamo sapeva cucinare ? ) . Insomma non è stata una trasmissione di cucina e non lo sarà quella di giovedì prossimo . Quanto poi a quellli che guardano la trasmissione io non mi strapperei tanto i capelli : se hai manico ti capiscono tutti , ma proprio tutti perchè per esigenze economiche devono cucinare qusi tutti . e l’unica cosa che lorsignori avevano lì diverso da quello che usiamo oramai da più di cento anni eramo i formelli ad induzione . E’ che , ripeto , è difficile avere manico ed essere didattici , e pretendere di convincere che il sapore di quello che viene cucinato in 10 minuti , è sempre buonissimo , magari sarebbe carino dire hce ssooo …. guardate che se voi di minuti ce ne mettete 13,5 va bbene lo stesso …. 😉

  7. A me certe affermazioni sanno tanto di paraculaggio…

  8. baresani non delude mai. avete letto il suo ultimo libro “un’estate fa”?. mi pare uscito l’anno scorso. ne vale molto la pena. e poi, andando a memoria, e la mia è una memoria molto affollata da libri, solo ne “La versione di barney”, ricordo di essere rimasta felicemente sorpresa (possiamo esagerare: folgorata) dall’ultima pagina.