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	<title>Commenti a: La vita di Slow Food, fino a ora (prima volta di Carlo Petrini in un blog)</title>
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		<title>Di: Thebigfood</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-22260</link>
		<dc:creator>Thebigfood</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:29:28 +0000</pubDate>
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		<description>Auguri Slow Food!</description>
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		<title>Di: La settimana Foxy Knoxy - Macchianera</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-22191</link>
		<dc:creator>La settimana Foxy Knoxy - Macchianera</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 21:55:21 +0000</pubDate>
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		<description>[...] una piccola guida. 4 - Siccome questa settimana ha compiuto 20 anni, vi abbiamo raccontato la vita di Slow Food fino a ora. E per la prima volta in un blog, abbiamo parlato con Carlo Petrini, fondatore, membro costituente [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] una piccola guida. 4 &#8211; Siccome questa settimana ha compiuto 20 anni, vi abbiamo raccontato la vita di Slow Food fino a ora. E per la prima volta in un blog, abbiamo parlato con Carlo Petrini, fondatore, membro costituente [...]</p>
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		<title>Di: stefano amerighi</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-22128</link>
		<dc:creator>stefano amerighi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 10:01:23 +0000</pubDate>
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		<description>come non ricordarlo!!!...avevo poco più di vent&#039;anni, le suggestioni di quei giorni hanno cambiato il mio aproccio al cibo e avrebbero segnato il ritorno ai campi dell&#039;azienda agricola... giorni bellissimi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>come non ricordarlo!!!&#8230;avevo poco più di vent&#8217;anni, le suggestioni di quei giorni hanno cambiato il mio aproccio al cibo e avrebbero segnato il ritorno ai campi dell&#8217;azienda agricola&#8230; giorni bellissimi</p>
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		<title>Di: Catine</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-22009</link>
		<dc:creator>Catine</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 23:51:16 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Rossella, io sono una contadina. Specifico che io lavoro la terra con l&#039;aiuto di mio marito, non abbiamo dipendenti (a parte 4 pensionati che ci aiutano a vendemmiare, la più giovane è settantenne). Abbiamo 4 ettari di vigneto che mio padre anziano non riesce più a coltivare e ci ha lasciato. In effetti ci ha lasciato una azienda obsoleta che necessita di grossi investimenti in cantina e in vigneto. Noi produciamo uva e la vinifichiamo e vendiamo (cerchiamo di vendere almeno negli 2 anni) il vino a privati e grossisti. Non riusciamo a remunerare neanche il nostro lavoro e gli investimenti fatti hanno comportato due belle rate semestrali di mutuo (che all&#039;avvicinarsi di ogni scadenza mi provocano ansia e insonnia).Io passo in vigna 6 mesi all&#039;anno con periodi a 0 gradi che le dita, mentre poti ti si gelano e periodi in cui la temperatura sfiora i 40 gradi e ti cuoci (almeno ti abbronzi, mi ha detto un&#039;amica). Con la grandine e il vento che il 26 agosto, con l&#039;uva matura, ti distruggono la vigna e un anno di lavoro. E tu passi l&#039;inverno successivo a ricostruire il vigneto. E ricominci... E cerchi di produrre un vino di buona qualità  da vendere a un prezzo equo ma il prezzo te lo impone il grossista. A me piace lavorare la terra, stare ore nella vigna, nel silenzio, non mi piace &quot;andare in giro a vendere vino&quot; come tutti mi dicono di fare. Non ho mai pensato che l&#039;agricoltura sia un&#039;opportunità. Il mio legame con la terra è affettivo. Queste vigne le ha piantate mio nonno e mio padre le ha &quot;allevate&quot;. E lui ha mantenuto la famiglia e ci ha mandato a scuola coltivando gli stessi vigneti. Ma i tempi sono cambiati ... Nel mondo del vino, almeno quello che io conosco, sono arrivati quelli che investono capitali guadagnati in altre attività, che si definiscono contadini e non hanno mai messo un piede in vigna se non per farle visitare ai clienti...Scusa lo sfogo.  Io leggo tutto quello che mi capita sottomano scritto da Petrini ma, mi spiace dirlo, parla ancora di agricoltura bucolica... la realtà è ben diversa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Rossella, io sono una contadina. Specifico che io lavoro la terra con l&#8217;aiuto di mio marito, non abbiamo dipendenti (a parte 4 pensionati che ci aiutano a vendemmiare, la più giovane è settantenne). Abbiamo 4 ettari di vigneto che mio padre anziano non riesce più a coltivare e ci ha lasciato. In effetti ci ha lasciato una azienda obsoleta che necessita di grossi investimenti in cantina e in vigneto. Noi produciamo uva e la vinifichiamo e vendiamo (cerchiamo di vendere almeno negli 2 anni) il vino a privati e grossisti. Non riusciamo a remunerare neanche il nostro lavoro e gli investimenti fatti hanno comportato due belle rate semestrali di mutuo (che all&#8217;avvicinarsi di ogni scadenza mi provocano ansia e insonnia).Io passo in vigna 6 mesi all&#8217;anno con periodi a 0 gradi che le dita, mentre poti ti si gelano e periodi in cui la temperatura sfiora i 40 gradi e ti cuoci (almeno ti abbronzi, mi ha detto un&#8217;amica). Con la grandine e il vento che il 26 agosto, con l&#8217;uva matura, ti distruggono la vigna e un anno di lavoro. E tu passi l&#8217;inverno successivo a ricostruire il vigneto. E ricominci&#8230; E cerchi di produrre un vino di buona qualità  da vendere a un prezzo equo ma il prezzo te lo impone il grossista. A me piace lavorare la terra, stare ore nella vigna, nel silenzio, non mi piace &#8220;andare in giro a vendere vino&#8221; come tutti mi dicono di fare. Non ho mai pensato che l&#8217;agricoltura sia un&#8217;opportunità. Il mio legame con la terra è affettivo. Queste vigne le ha piantate mio nonno e mio padre le ha &#8220;allevate&#8221;. E lui ha mantenuto la famiglia e ci ha mandato a scuola coltivando gli stessi vigneti. Ma i tempi sono cambiati &#8230; Nel mondo del vino, almeno quello che io conosco, sono arrivati quelli che investono capitali guadagnati in altre attività, che si definiscono contadini e non hanno mai messo un piede in vigna se non per farle visitare ai clienti&#8230;Scusa lo sfogo.  Io leggo tutto quello che mi capita sottomano scritto da Petrini ma, mi spiace dirlo, parla ancora di agricoltura bucolica&#8230; la realtà è ben diversa.</p>
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		<title>Di: fabrizio scarpato</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-21966</link>
		<dc:creator>fabrizio scarpato</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:35:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie anche qui. D&#039;accordo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie anche qui. D&#8217;accordo.</p>
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	<item>
		<title>Di: carlo bogliotti</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-21954</link>
		<dc:creator>carlo bogliotti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:14:56 +0000</pubDate>
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		<description>Intervengo per dire che so per certo che Petrini non ha nulla contro i cuochi &quot;contemporanei&quot; (ma gli osti non sono contemporanei?), come del resto nulla obietta Slow Food, a cui semmai non piacciono le generalizzazioni. Tant&#039;è vero che abbiamo in programma per il prossimo anno di istituire nuovamente ciò facevamo un tempo: la settimana del gusto. Iniziativa che coinvolge quante più possibili grandi cucine d&#039;Italia per proporre in quella settimana il loro menu a metà prezzo per i giovani sotto i 26 anni. In passato, grazie alla settimana del gusto di Slow Food, si sono avvicinate a questo mondo giovani persone come Roberto Burdese e Marco Bolasco, tanto per citarne due. è ora di rimetterla in pista per stimolare le nuove generazioni.

Qui non si tratta di contrapporre sempre tutto a tutto. Perché così si perde di significato. Petrini, vi assicuro, non è vero che non perde occasione per criticare gli chef stellati. Critica gli eccessi, la perdita di buon senso e di contatto con la realtà produttiva in cui alcuni di loro ogni tanto cadono presi dalla rincorsa alle stelle. Dire che la tradizione è importante e va tenuta in conto non significa dire che esiste solo la cultura tradizionale e il resto fa schifo. Se si volesse riproporre sempre e solo la tradizione tout court si cadrebbe nello stesso errore di quegli alcuni chef stellati che ogni tanto ci permettiamo di criticare: eccessi, perdita di buon senso e di contatto con la realtà produttiva agricola. 
Ma Slow Food guarda attentamente al mondo delle grandi cucine, è nel suo DNA sin dall&#039;inizio. Soltanto perché non pubblica un&#039;ulteriore guida dei ristoranti in mezzo alle tante altre che già ci sono non signifca che non ne apprezzi il portato innovativo, la grandezza della tecnica, il piacere che se ne ricava.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo per dire che so per certo che Petrini non ha nulla contro i cuochi &#8220;contemporanei&#8221; (ma gli osti non sono contemporanei?), come del resto nulla obietta Slow Food, a cui semmai non piacciono le generalizzazioni. Tant&#8217;è vero che abbiamo in programma per il prossimo anno di istituire nuovamente ciò facevamo un tempo: la settimana del gusto. Iniziativa che coinvolge quante più possibili grandi cucine d&#8217;Italia per proporre in quella settimana il loro menu a metà prezzo per i giovani sotto i 26 anni. In passato, grazie alla settimana del gusto di Slow Food, si sono avvicinate a questo mondo giovani persone come Roberto Burdese e Marco Bolasco, tanto per citarne due. è ora di rimetterla in pista per stimolare le nuove generazioni.</p>
<p>Qui non si tratta di contrapporre sempre tutto a tutto. Perché così si perde di significato. Petrini, vi assicuro, non è vero che non perde occasione per criticare gli chef stellati. Critica gli eccessi, la perdita di buon senso e di contatto con la realtà produttiva in cui alcuni di loro ogni tanto cadono presi dalla rincorsa alle stelle. Dire che la tradizione è importante e va tenuta in conto non significa dire che esiste solo la cultura tradizionale e il resto fa schifo. Se si volesse riproporre sempre e solo la tradizione tout court si cadrebbe nello stesso errore di quegli alcuni chef stellati che ogni tanto ci permettiamo di criticare: eccessi, perdita di buon senso e di contatto con la realtà produttiva agricola.<br />
Ma Slow Food guarda attentamente al mondo delle grandi cucine, è nel suo DNA sin dall&#8217;inizio. Soltanto perché non pubblica un&#8217;ulteriore guida dei ristoranti in mezzo alle tante altre che già ci sono non signifca che non ne apprezzi il portato innovativo, la grandezza della tecnica, il piacere che se ne ricava.</p>
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	<item>
		<title>Di: alfredo</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-21924</link>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 14:15:14 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; grazie alla TRADIZIONE delle volte anche ingessata di chi ne è custode, che sono ancora qui il Parmigiano Reggiano, e altri prodotti alimnetari.
E&#039; grazie alla TRADIZIONE che si può ancora mangiare un risotto, che si chiama risotto.
Quindi se parlando uno può dire strafalcioni &quot;vivi&quot; quando deve scrivere delle volte usa il dizionario, cucinando però senza rispetto della tradizione si fanno porcherie, o al massimo cose senza storia ne futuro.
Poi se Bolasco riesca distinguere, con sensibilità gli incantatori dai rispettosi della tradizione... chi vivrà vedrà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; grazie alla TRADIZIONE delle volte anche ingessata di chi ne è custode, che sono ancora qui il Parmigiano Reggiano, e altri prodotti alimnetari.<br />
E&#8217; grazie alla TRADIZIONE che si può ancora mangiare un risotto, che si chiama risotto.<br />
Quindi se parlando uno può dire strafalcioni &#8220;vivi&#8221; quando deve scrivere delle volte usa il dizionario, cucinando però senza rispetto della tradizione si fanno porcherie, o al massimo cose senza storia ne futuro.<br />
Poi se Bolasco riesca distinguere, con sensibilità gli incantatori dai rispettosi della tradizione&#8230; chi vivrà vedrà.</p>
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	<item>
		<title>Di: Chefclaude</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-21917</link>
		<dc:creator>Chefclaude</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 13:39:13 +0000</pubDate>
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		<description>Posso fare un paragone con il dizionario?
La parola parlata è viva e il dizionario no; la tradizione, se la ingessiamo, e ne facciamo solo un monumento, non vive più. C&#039;è utile come punto di riferimento, ma dobbiamo sempre ricordarci che &quot;tradizione&quot; è una parola come un&#039;altra, un fotogramma della vita che qualcuno ha voluto prendere in un dato momento, e non vive se l&#039;oggi non gli dà il suo sangue.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Posso fare un paragone con il dizionario?<br />
La parola parlata è viva e il dizionario no; la tradizione, se la ingessiamo, e ne facciamo solo un monumento, non vive più. C&#8217;è utile come punto di riferimento, ma dobbiamo sempre ricordarci che &#8220;tradizione&#8221; è una parola come un&#8217;altra, un fotogramma della vita che qualcuno ha voluto prendere in un dato momento, e non vive se l&#8217;oggi non gli dà il suo sangue.</p>
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	<item>
		<title>Di: fabrizio scarpato</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-21899</link>
		<dc:creator>fabrizio scarpato</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:35:51 +0000</pubDate>
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		<description>Il modernismo a tutti i costi è sbagliato, così come la tradizione immobile, descrittiva e museale.
I cuochi che piacciono a me fanno cucina etica nel senso che studiano, conoscono, imparano, attingono al grande giacimento delle nostre tradizioni, quello a cui fa riferimento Petrini, e lo propongono esteticamente oggi, in quel momento. Esteticamente non significa sterile giochino purchessia, ma proporre, ognuno secondo la propria sensibilità, con coerenza e rispetto secondo un gusto attuale.
Non si può vivere nel passato, il nostro presente è fatto di momenti che sono già passato e si fanno futuro immediatamente dopo: chi &quot;vive&quot; la cucina la vive nel suo tempo, per forza di cose, non fa archelogia, che è altra cosa.
Questa è il mio modestissimo dubbio, la contraddizione che mi sembra di cogliere nel messaggio pur fondamentale di Petrini: è ora di vedere oltre il concetto di osteria, per comprendere anche gli aspetti più attuali, più vivi, della ristorazione, e evitare equivoci e fraintendimenti utili solo a chi vuole solo guarare indietro, lo sguardo immobile.
A partire dalle materie prime, dalla sotenibilità, dall&#039;etica produttiva, dalle nostre donne fino a comprendere la cucina tutta, a tutti i livelli, in ogni caso testimone del tempo e del territorio. 
Spero che il lavoro di Marco Bolasco, i gusti del quale certamente non sono &quot;limitati&quot; e confinati a pur notevoli osterie, porti ad una guida piena di suggestioni, di percorsi, orientati secondo quella che mi piace definire contemporaneità (che non è innovazione, che non è molecolare, che non è tradizionale, che non è.....)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il modernismo a tutti i costi è sbagliato, così come la tradizione immobile, descrittiva e museale.<br />
I cuochi che piacciono a me fanno cucina etica nel senso che studiano, conoscono, imparano, attingono al grande giacimento delle nostre tradizioni, quello a cui fa riferimento Petrini, e lo propongono esteticamente oggi, in quel momento. Esteticamente non significa sterile giochino purchessia, ma proporre, ognuno secondo la propria sensibilità, con coerenza e rispetto secondo un gusto attuale.<br />
Non si può vivere nel passato, il nostro presente è fatto di momenti che sono già passato e si fanno futuro immediatamente dopo: chi &#8220;vive&#8221; la cucina la vive nel suo tempo, per forza di cose, non fa archelogia, che è altra cosa.<br />
Questa è il mio modestissimo dubbio, la contraddizione che mi sembra di cogliere nel messaggio pur fondamentale di Petrini: è ora di vedere oltre il concetto di osteria, per comprendere anche gli aspetti più attuali, più vivi, della ristorazione, e evitare equivoci e fraintendimenti utili solo a chi vuole solo guarare indietro, lo sguardo immobile.<br />
A partire dalle materie prime, dalla sotenibilità, dall&#8217;etica produttiva, dalle nostre donne fino a comprendere la cucina tutta, a tutti i livelli, in ogni caso testimone del tempo e del territorio.<br />
Spero che il lavoro di Marco Bolasco, i gusti del quale certamente non sono &#8220;limitati&#8221; e confinati a pur notevoli osterie, porti ad una guida piena di suggestioni, di percorsi, orientati secondo quella che mi piace definire contemporaneità (che non è innovazione, che non è molecolare, che non è tradizionale, che non è&#8230;..)</p>
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	<item>
		<title>Di: Alessio</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-vita-di-slow-food-fino-a-ora/comment-page-1/#comment-21894</link>
		<dc:creator>Alessio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:57:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dissapore.com/?p=12436#comment-21894</guid>
		<description>Auguri a Slowfood e al bravissimo Petrini!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Auguri a Slowfood e al bravissimo Petrini!</p>
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