L’Italia dei derby | Parmigiano Reggiano contro Grana Padano


Nella categoria sopravvalutati il Parmigiano Reggiano viene perfino prima di Ligabue (il cantante), dicono i supporter del Grana Padano. Arghhh! Vandali, ecco gli effetti della “padanizzazione” (la Lega stavolta non c’entra), replicano gli adepti del Parmigiano. Noi abbiamo una tradizione di 900 anni. Sì lo so, son cose. Fanno così “Paese Reale” che da oggi uno potrebbe tranquillamente smettere di guardare Porta a Porta. Ma i granapadanisti insistono, checcifrega del blasone se a Parma devono accontentarsi delle briciole? (Il Grana ha il 57,7% del mercato dei formaggi duri, il Parmigliano 31,4%). “Noi diamo alle mucche solo foraggio locale mentre loro usano additivi”, borbottano i parmigianisti.

Con un articolo della serie “cose che piacciono perfino a noi” (sta a vedere che con Dario Di Vico via Solferino ha trovato il food-writer che gli mancava) oggi il Corriere ci ha detto che il modello di business del Parmigiano Reggiano è arrivato al capolinea. I piccoli caseifici chiudono, sono passati da 600 a 400 in 15 anni e solo in provincia di Parma stanno per fermarsene altri 70. Chiudono anche gli agricoltori che producono il latte per il formaggio: 150 in due anni.

Incredibile eh, tutto questo mentre noi passavamo la vita a ormonare per questo formaggio unico, di una fighezza così superiore da trascendere ogni epoca storica.

Ma come si è arrivati a questo punto? Attenzione, la questione è sottile.

Affrontare una stagionatura che come minimo è di 24 mesi comporta impegni finanziari pesanti, e i caseifici sono monoprodotto, fanno parmigiano reggiano e solo quello. Negli ultimi anni la produzione è cresciuta a dismisura, a discapito del sapore, spalleggiata da un marketing schizofrenico. Da una parte si è alzata l’asticella della qualità con un prodotto ancora più stagionato, da 24 a 30 mesi. Dall’altra si è perfino arrivati a un accordo con Mc Donald’s per mettere il Parmigiano nell’insalata, che è come per Striscia la Notizia andare a braccetto con la cucina molecolare. Ogni volta non si capisce da che parte andare, diminuire il prezzo, aumentare la qualità, battere nuove strade. Qualcuno ha considerato una bestemmia anche le confezioni di Parmigiano grattugiato (e non intero) vendute nei supermercati.

Viene da chiedersi se la strada del Parmigiano Reggiano sia semplicemente senza uscita o se differenziando si potrebbe reggere l’urto della concorrenza. Qualcuno parla di dare ai consumatori prodotti diversi adatti a esigenze diverse. Grattuggiato, a blocchi, in monoporzioni da 50 grammi, e perfino fresco ma sempre saporito. Qual è il futuro del Parmigiano Reggiano?

[Fonte: Corriere.it, immagini: Flickr/Crispyteriaki, Flickr/Funky Cheese Friday]




18 commenti a “L’Italia dei derby | Parmigiano Reggiano contro Grana Padano”

  1. Stefano Caffarri Stefano Caffarri commenta:

    Il “casaro” è un mestiere terribile. Impone un ritmo di vita che in pratica ti isola dalla società: orari impossibili sette giorni su sette, altro che vocazione.
    I casari risparmiano non solo perchè guadagnano bene, ma anche perchè non hanno possibilità di spendere quasi nulla. Non è che ci sia la fila di quelli che vogliono farlo per mestiere.

    Altra faccenda è quella della qualità del prodotto. Decenni di gestione politico-assistenziale hanno reso possibile marchiare quasi di tutto, tanto il Consorzio compra ad un prezzo prefissato spesso avulso dalle logiche di mercato.

    L’unica strada per il P.Reggiano è farne poco, buono, e caro,che si distingua di per sè visto che è quasi impossibile proteggerlo dalle imitazioni…

    Il Padano? Altro campionato, altro sport.

  2. alfredo alfredo commenta:

    Meglio il Rolex o lo Swacth?
    Meglio la Punto o la Bentley?
    Meglio il Barolo o il Grignolino?
    Meglio il Taleggio o il Quartirolo?
    Meglio la Pizza o il Risotto giallo con la foglia d’Oro?
    Meglio i soldi o i debiti?
    Meglio il Grana Padano, se la tira molto meno del Parmigiano,
    costa meno e i bambini lo preferiscono dicono che è meno salato.

  3. Renato Renato commenta:

    Parmigiano reggiano = latte crudo
    grana padano = latte pastorizzato
    come si diceva due leghe diverse.

    • MAurizio MAurizio risponde:

      Una questione tecnica: ma il latte crudo del PR non viene comunque “cotto” in fase di preparazione del formaggio ?
      Ovvero gli ipotetici benefici della “crudezza” del latte vengono comunque persi in fase di realizzazione.
      Casomai occorre la massima accortezza nel gestire e trattare latte non pastorizzato (come maggiore fonte di germi e contaminazioni).
      In pratica, tecnicamente (medicalmente) parlando, il latte pastorizzato sarebbe un plus, non un minus del Grana.
      Resto comunque dell’avviso che il sapore del Grana NON è a livello di quello del PR (farei un’eccezione giusto per il TrentinGrana)

  4. sei mesi dopo sei mesi dopo commenta:

    produzione sotto controllo del Parmigiano Reggiano

    Reggio Emilia, 2 dic – Una situazione così brillante non la si vedeva da tempo. In un anno i prezzi alla produzione, per anni stagnanti attorno ai 7 euro/kg, sono passati da 8,32 a 10,70 euro/kg. Le giacenze sono di quasi sei punti inferiori allo scorso anno: a Reggio è già venduto il 43% del formaggio 2010, ancor prima della marchiatura e in taluni casi neppure ancora prodotto. Le esportazioni volano bel oltre il 10%, e neppure il calo dell’1,8% delle vendite sui principali canali distributivi nazionali preoccupa più di tanto. Tutto bene, dunque? La situazione è favorevole, ma [...] bastano 100.000 forme di giacenze e di produzione in più o in meno per determinare in buona misura le sorti del settore: occorre allora un governo ferreo delle scorte per evitare di scivolare dal successo alla debacle.

    completo sulla gazzettadireggio.it

    • due mesi dopo due mesi dopo risponde:

      dopo 25 anni tornano le contrattazioni prima della produzione

      Parma, 25 gen – Lo ha annunciato in conferenza il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Alai: [...] «era dal 1984 che che non venivano fatte contrattazioni sul latte ancora da mungere, già in questo inizio 2011 ci sono prenotazioni del prodotto fino a metà anno». Si tratta di un trend positivo determinato dall’aumento del 12% delle esportazioni, accompagnato dal ritiro da parte dell’Agea di 88mila forme di Parmigiano nel 2009 e 34mila nel 2010, e dal ritiro di formaggio anche da parte del consorzio. In questo modo son state tolte dal mercato nazionale quasi 300mila forme, cosicché a novembre scorso le giacenze erano diminuite del 13,3% e i prezzi aumentati del 19% sul 2009, del 23,5% sul 2008. Per il 2011 Alai ha stimato una stabilizzazione dei prezzi attorno ai 10,50-11 euro al chilo.

      sulla gazzettadiparma.it


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