MalaBufala, perché?


Lo scandalo della mozzarella annacquata con lette di mucca nei giornali stranieri

Prestatemi la prima scusa plausibile, vi prego. Non so cosa rispondere al giornalista americano che su Twitter mi chiede banalmente: “why”. Ricostruisco velocemente. Giorni fa una lettera anonima accusa: la mozzarella di bufala dop è povera di latte di bufala. Segue l’inevitabile servizio televisivo delle Iene istigato dal foglietto. Irrompe il ministro Luca Zaia, che, ieri, coerente con il metodo leghista applicato dal sottosegretario Francesca Martini—chemmifrega delle istituzioni locali, io parlo prima con i media—annuncia in radio senza che nessuno lo sappia, di aver “commissariato” il Consorzio di tutela per la mozzarella di bufala dop della Campania, con i suoi 128 produttori associati.

La spiegazione di Zaia è che Luigi Chianese, il presidente del Consorzio, nientemeno, è stato preso con le mani nel sacco. Annacquava il latte di bufala con latte di mucca. E aggiunge che i controlli di novembre nei supermercati italiani parlavano chiaro. Il 25 per cento dei campioni non erano vere mozzarelle di bufala perché per un terzo contenevano latte di vacca.

La minaccia della sceneggiata incombe sul caso delle bufale annacquate. Infatti, puntuale, il presidente Chianese denuncia il ministro Zaia alla Procura della Repubblica. La sua linea di difesa è questa. “Di ufficiale non è arrivato nulla. La percentuale dei campioni con latte di vacca è più bassa di quella dichiarata dal ministro, e sono campioni ‘di prima istanza’, perciò non validi a livello legale finché i risultati non vengono confermati”.

Il problema comunque, sembra essere la conformità al disciplinare della dop. Ci sarebbero differenze tra le percentuali di latte di bufala presente nei campioni e quelle previste.

Ora, avrei la tentazione di spiegare due cose al giornalista americano che mi chiede “why”, cioè il motivo per cui in Italia succedono certe cose. Ma non lo farò, non capirebbe. Però lo dico a voi. La prima è l’autolesionismo, l’abitudine suicida degli operatori che annacquano la loro prima fonte di ricchezza. L’altra, è questo perenne clima da campagna elettorale che abbiamo intorno. Ogni occasione è buona, specie se i ministri sono leghisti, per farsi belli in radio o in televisione con proclami vuoti come quello della “Tolleranza Zero”.

Peccato ci vada di mezzo un gioiello come la mozzarella di bufala campana già martoriata da diossina e brucellosi. E la nostra immagine nel mondo. Date un’occhiata ai titoli dei giornali stranieri di oggi.




15 commenti a “MalaBufala, perché?”

  1. Vincenzo Pagano Vincenzo Pagano commenta:

    Per fortuna continueremo a mangiare ottima mozzarella di bufala, come continueremo ad andare in ottimi ristoranti. Basta saper scegliere. Quasi quasi viene meglio se tutti si mettessero a credere che l’asino vola…

  2. thebigfood thebigfood commenta:

    Zaia, sto giro, ha forse sbagliato nei metodi ma non nella sostanza e nella durezza.

    Il presidente del Consorzio di tutela per la mozzarella di bufala dop della Campania che annacqua (di persona) il latte di bufala con il latte di vacca è veramente inquietante…
    Mi immagino chianese affacendato con i cartoni del latte in mano: una scena grottesca!

    Saludos

  3. gianluca gianluca commenta:

    questa tendenza autolesionista del popolo campano proprio non si spiega….

  4. mantaray mantaray commenta:

    è mai stata fatta un’inchiesta seria sugli allevamenti di bufale gestiti più o meno direttamente dalle famiglie camorriste? gli stessi che poi in molti casi impongono ai produttori l’acquisto del proprio latte, uno dei tanti investimenti ad alta resa da parte della criminalità organizzata.

  5. Non capisco la crociata anti Zaia (in questo caso, in altri si) … ha beccato un tizio con le mani nel latte … perche’ non sputtanarlo ?

  6. eggi eggi commenta:

    notizia che richiama alcuni concetti fondamentali di altre mie considerazioni su un vecchio post…
    quanto grano, quanti pomodori, quanto latte e quanto olio produciamo?

  7. enrico enrico commenta:

    A mio avviso solo una cosa è chiara anche se facciamo finta di non saperla: noi italiani veniamo percepiti dal resto del mondo esattamente come siamo! Inutile fare dei distinguo, siamo un popolo di eroi, navigatori, artisti e furbi, insopportabilmente furbi.

    • Andrea Gori risponde:

      è chiaro anche che di queste cose ne fanno in tutto il mondo e solo noi siamo così fave da parlarne in modo che tutto il mondo lo sappia!

      • Artèteca Artèteca risponde:

        Mah, non sono proprio d’accordo. Le cose si fanno ovunque – anche se con volumi molto ridotti rispetto a noi – ma prima che una notizia venga fuori e prima che un innocente venga sputtanato o viceversa lo sia un’intera categoria per le colpe di uno, si fanno accertamenti seri e rigorosi.
        Ma da noi al governo ci sono le soubrette e quindi hanno bisogno dei 15 minuti di notorietà con una certa costanza. Se poi li aiutano certi giornalisti … tutto torna!!!
        Vedendoli nello stesso TG, Chianese mi vale quanto Zaia.
        Certo, se magari poi i direttori delle ASL addette ai controlli non fossero stati nominati per vie politiche, mi sentirei più tranquillo.
        Ma qui andiamo ai massimi sistemi e ci sarebbero da scrivere tomi interi.
        Un saluto campano

        PS comunque le mozzarelle erano più buone con la diossina

        Ad Maiora
        Fabrizio

  8. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Quello che mi colpisce, nella evidente ma non incomprensibile tendenza a martellarsi gli zebedei e oltre alla fatidica domanda “a chi giova”, è il procedere della vicenda contromano, in senso inverso rispetto alla logica e alla comune decenza civile.
    Nella mia testolina vedo un progredire a piramide rovesciata, dal generale al particolare: controlli di base, controlli sui sospetti, verifica, comunicazione, eventuale pubblicazione, precisazione dei contenuti, enucleazione dei reprobi rispetto alla maggioranza di virtuosi che portano avanti la carretta.
    Bene, o male, qui si è fatto il contrario: una denuncia anonima, mirata verso un produttore, che vedi un po’ è presidente del consorzio, denuncia inviata ad una trasmissione televisiva, che allarga lo spettro facendosi carico di informare il ministro (ufficio protocollo particolare) il quale spara numeri e fango su un comparto molto importante, precisando poco ma facendo pochissimo per evitare la generalizzazione, il coinvolgimento di tanti produttori che magari un supermercato, come punto vendita, nemmeno lo vedono col lanternino, anzi lo evitano.
    Dal particolare al generale: di solito è l’andamento dei discorsi da bar, da autobus, delle chiacchiere dalla parrucchiera o sulle scale nelle liti condominiali.
    Questi sono i punti di riferimento culturali e normativi del nostro sistema civile.

  9. Nicoletta Nicoletta commenta:

    Il popolo campano (sto generalizzando, mi perdonino i tanti campani onesti) non è autolesionista bensì FREGAIOLO. Io la mozzarella di bufala la boicotto da anni, da quando sono venute fuori le storie dubbie. Così come boicotto i formaggi della Galbani. Chi frega va fregato e non c’è modo migliore di farlo del non comprare i suoi prodotti.

    • Lisa Lisa risponde:

      Non mi sembra una buona soluzione, oddio a non comprare i prodotti galbani magari fai bene ma boicottare un ottimo prodotto come la mozzarella di bufala campana non mi sembra giusto. Noi italiani siamo bravissimi a tirarci le mazzate sulle gonadi, abbiamo grandi ricchezze e le sputtaniamo con leggerezza. Un’ultima cosa…se eri consapevole di generalizzare scrivendo una corbelleria (popolo campano FREGAIOLO) perchè l’hai fatto? ;)

    • giorgio giorgio risponde:

      cara nicoletta, non sono per niente d’accorto con il tuo pensiero generalista. Io la mozzarella la mangio a sbafo, con le mani, e facendomi scorrere il latte dappertutto, e godo. Anche quando si è parlato di diossina e brucellosi, perchè mi fido dei produttori. Ti posso fare i nomi di decine di caseifici che producono mozzarella con serietà. Perchè non si è parlato del parmigiano che viene prodotto con latte da vacche che mangiano cibo ogm, eppure siamo in emilia. Perchè la truffa del Brunello è andata nel dimenticatoio, eppure siamo in toscana. Quindi questa è una storia italiana.

  10. giorgio giorgio commenta:

    ragazzi, è successo identicamente come per lo scandalo del brunello di montalcino. In questo caso la frode sta nel non aver rispettato il disciplinare, in quanto è stato aggiunto del latte vaccino. Mi spiegate come mai la storia del Brunello è finita nel dimenticatoio, dov’era il nostro bravo ministro leghista, forse a pensare come produrre la mozzarella padana?


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