Nas e Striscia la Notizia contro le texturas di Ferran Adrià
Concomitanza curiosa tra la fine della stagione televisiva di Striscia la Notizia—stasera l’ultima puntata—e l’operazione “Voli Pindarici”, che come raccontavamo, ha portato i carabinieri del NAS in un centinaio di ristoranti italiani per sequestrate “600 confezioni contenenti additivi chimici” indicati in etichetta come prodotti alimentari. Altre irregolarità riguardavano la mancanza della data di scadenza e della traduzione in italiano degli ingredienti.
Detto che intervistare una persona o mettergli in bocca delle dichiarazioni, come ha fatto ieri sera l’inviato di Striscia la Notizia, Max Laudadio, sono campionati diversi, il sequestro “a titolo cautelativo” degli additivi, tra questi le Texturas del celebre cuoco Ferran Adrià, riattiva la resa dei conti tra tifosi della cucina molecolare e hooligan della tradizione, che negli ultimi mesi ha infestato la discussione sulla cucina italiana. Con il rischio concreto di capire sempre meno malgrado i tentatvivi fatti (anche da noi) per spiegare come stanno le cose.








[...] nel merito della faccenda. Non ho le competenze per discutere circa la fondatezza giuridica del sequestro operato dai NAS che, per quanto ne so, potrebbe essere giustissimo e sacrosanto. Mi basta però una [...]
Chi poteva parlare, e non l’ha fatto, adesso non si lamenti.
Anche perchè, il percepito a livello popolare, non è sulla cucina molecolare ma sulla cucina innovativa in genere.
Dato che le notizie suno tutte vaghe io non ho capito se l’attenzione è andata solo a Texturas e similari o a tutti gli additivi in tutti i tipi di cucina?
Cioè, se faranno nuove leggi apposite, saranno solo per sapere con cosa è stata fatta la spumetta molecolare?
O potremo anche sapere se in ogni locale famoso, sconosciuto, costoso, economico, innovativo o tradizionale nel dolce alle fragole ci sono veramente le fragole, nei tajarin al tartufo c’è veramente il tartufo, il pistacchio è pistacchio o ci sono solo gli aromi?
E se il ragù i tortelli i gnocchi e la salsina dell’arrosto sono preparate da loro o comprate già fatte?
Chi vivrà vedrà , per intanto meglio due uova di contrabbando al tegamino con tanto burro magari anche quello di contrabbando!
Se potete provate!
Buon appettito.
Alfredo quindi dice che uova e burro sono sempre buoni anche se le galline e mucche sono cresciute a forza di iniezioni di peggio cose, schiacciate in gabbiette e mangiando spazzatura?
L’importante è che solo che nel piatto piatto non ci siano alghe?
E quindi la cucina giapponese, ad esempio, secondo lei fa schifo a anche se è tradizionale?
E’ sempre curioso cercare di capire i gusti della gente oH!
Ma tu fai domande ad uno che dice tali fregnacce???
Anche tu!!
Però io sarei curiosa di sentire una risposta, tanto per inquadrare meglio l’interlocutore. Poi si vedrà, non è detto che si debba continuare…
Gumbo, scusa, hai ragione…ma quando leggo “plastica” mi innervosisco…
Signor Gumbo non ha letto bene, io ho detto uova e burro di contrabbando, le uova sono le mie, e il burro lo prendo sopra Crodo, sa dove si trova? gran bel posto! Per le alghe le mangi pure lei, magari al burro? Per la cucina Giapponese, va bene, ma bisogna stare atenti adesso ci sono in giro cinesi che fanno cucina giapponese.
Buonasera.
Che ci siano cinesi che fanno cucina giapponese che c’entra?
Ma lei si ciba solo delle sue uova e il burro che arriva da sopra Crodo o va anche a mangiare fuori?
Bé non si è accorto che ci sono un’infinità di locali che si proclamano tradizionali con la buona cucina di una volta e invece proprinano immondizia?
Perché le interessa tanto il grammo lecitina in un piatto di un famoso chef e non il tortello industriale dell’osteria – ad esempio?
La sensazione è che continui ad esserci incomunicabilità tra mondi diversi:
- (certa parte del) mondo dell’enogastronomia: al rogo Striscia, i fornelli polemici e le inchieste maccheroniche e un pò posticce che spalano letame, senza cognizione di causa, su alcuni guru della ristorazione italiana
- Striscia la notizia: c’è del marcio, noi lo mostriamo e le cose stanno esattamente così. Chi critica è in mala fede e i “risultati” dei Carabinieri lo confermano
- mondo della scienza (Bressanini docet): “additivi chimici” vuol dire ben poco, dipende dalle quantità e dagli utilizzi. Impossibile (o comunque assai difficile), in linea di principio, pontificare riguardo la salubrità di un prodotto senza parlare di dosi, utilizzi, trattamenti ecc.
Io, di mio, ho capito poche cose:
- i prodotti che girano con etichette incomplete sono fuori legge e la cosa non mi piace. Prodotti poi di utilizzo alimentare e senza scadenza mi puzzano proprio.
- i cuochi d’avanguardia sono gente seria e creativa, magari culturalmente più o meno affini ai gusti di ciascuno ma gente che sa cucinare eccome, facendolo con inventiva e ricorrendo alle “novità”
- Striscia ha sollevato in maniera scomposta un vespaio. Dovremmo dire che ha infangato, agli occhi dell’opinione pubblica, gli “chef molecolari”. Dovremmo.
Ma siamo sicuri che la suddetta opinione pubblica, (cioé mia nonna e l’adorabile signora che consegna pesce fresco a domicilio) già conoscessero Bottura e company? Credo proprio di no.
Non amo Oscar Wilde ma su una sua frase rifletto spesso: “Nel bene o nel male, purché se ne parli”.
E se alla fine non tutti i mali venissero per nuocere?
Beh, il dubbio mi viene, quando, chi presenta il tg5 lancia “gusto” (la loro rubrica) dicendo: e adesso parliamo di piatti buoni per davvero…e presentano l’insalata di pollo…
Non rassegnandomi al senso di vuoto, continuo a dibettermi nella rete inutilmente, aggrappandomi all’ormai desueto significato delle parole. Parole, parole, parole.
Il colonnello prima parla di etichette, di assenza di traduzione in italiano, di mancanza di data di scadenza: giusto, occorrono normative, ma per quanto si capisce potrebbero essere prodotti chessò, cinesi.
Il colonnello passa al dovere di trasparenza verso il consumatore in caso di uso di additivi: scriviamolo (lecitina, alghe marine, carruba, ecc)che problema c’è, ma non confondiamo l’additivo con l’ingrediente, non confondiamo l’agar con il latte per fare una panna cotta.
Infatti alla fine il colonnello ben imbeccato avanza l’ipotesi della frode: dove? Quando? Si froda se non c’è etichetta in italiano, se non dico come ho fatto un budino? Dove sta l’inganno? A meno che non si faccia passare il concetto che il budino è tutto di agar e acqua, che la crema di piselli tutta colorante verde e xantana, che insomma non esistano ingredienti.
Ecco, questo è il disastro, la scorrettezza, la premeditata confusione: la gente ha capito che la cucina contemporanea è finta, fatta con la chimica, truccata. Questa è la disonestà intellettuale: e il colonnello aveva il dovere di evitare confusioni e strumentalizzazioni, di evitare le generalizzazioni, di evitare una sorta di “cupio dissolvi” generato dagli striscianti.
Anche perchè, nell’articolo citato nel post, Massimo Bottura dice: “Ieri sono venuti i Nas. Hanno controllato la cucina, mangiato i miei piatti. Hanno scritto che la nostra è cucina di territorio e che non usiamo nessuna sostanza insalubre. Ci mancherebbe. La lecitina la danno per abbassare il colesterolo e l’agar agar è più naturale della colla di pesce!”.
Gli agenti hanno mangiato?? Mangiato? Fatemi capire.
temo solo che il prossimo provvedimento sia vietare i bidè, perchè favoriscono il contatto tra il derma delle mani e le parti impure.
Continenza, temperanza, ragazzi. E se quello che desidero è solamente peccare, mh? già avrò la punizione della dannazione eterna, mi volete dare anche una multa?
Buongiorno signor Stefano, Lei non ha capito: non si vuole eliminare il bidè per sostituirlo con un lavaggio a secco o con alghe giapponesi, magari a Lei può piacere (può anche provare visto che a lei piace peccare e mangiare plastica), ma io preferisco il roast beef e il bidè, che suo malgrado non verrà vietato.
Buon lavaggio.
e quando si mangerebbe plastica?????????
Signor alfredo, desista. Lei è la testimonianza vivente del fatto che in alcuni casi il bidè è del tutto inutile.
Può anche essere, se lei va in paesi come la Francia o l’inghilterra o altri… il bidè non c’è, per il resto esistono sempre i bastiancontrari come lei che parlano solo per partito preso, Auguri e occhio ai crocefissi: sono dappertutto!!!
E la plastica???
Sei un filosofo incompreso, Stefano.
ben triste, ma ben vero.
*si apparta con la sua gelatiera nuova*
Qualcuno ha visto il tg5 delle 13.00 con Oldani che “sparla” genericamente degli additivi e subito dopo la conduttrice che lancia “gusto” parlando di “veri” buoni piatti???
Visto.
Però direi che Oldani ha genericamente detto che lui non le usa perchè secondo lui inutili.
Quello che rimane tuttavia è altro.
Striscia attacca in modo scomposto e ignorante un tipo di cucina. Poi genericamente passa alle guide. I Nas, per un problema di etichettatura, bloccano l’utilizzo dei prodotti citati da Striscia. Il percepito a livello popolare è: Striscia aveva ragione.
Hanno vinto la loro battaglia. In qualche modo e con la complicità del silenzio di chi poteva ribattere e non l’ha fatto, hanno confermato tanti bei luoghi comuni.
Ha vinto la regressione culturale di Ricci, dei primi piani sulle tette siliconate, del servilismo politico e delle risate registrate.
Nauseato, mi ritiro.
Beh, Oldani ha detto cose confuse, del tipo le gelatine sono fatte con alghe giapponesi…servono per ricreare delle consistenze che in natura esistono già e che lui non le usa perchè fa la cucina tradizionale italiana.
“Prendo queste consistenze dalla tradizione italiana, dai prodotti della stagionalità italiana”
Mah…
Oldani è onesto, non usa prodotti per vendere qualcosa che non esiste, tipo schiuma di limone, perchè se così fosse anche il gelato al puffo è valido. la cucina non deve vendere un capriccio per cibo, che in sintesi è una fregatura. Ma il mondo e vario e a qualcuno piace la schiuma, o il pisello sferico, il tiramisù plastificato, il formaggio impalpabile, ecc. ecc. come ad altri piacciono le merendine a lunga conservazione, le patitine tutte uguali nei tubi ecc. ecc. Voi sicuramente ne conoscete molti di più di questi prodotti.
Prima di parlare di queste cose bisognerebbe leggere tanti libri di cucina, conoscere magari a grandi linee l’anatomia di un manzo, riconoscre i vari tipi di pomodori o di melanzane, insomma non dico di avere le mani in pasta ma almeno rispetto per la natura del cibo!
Mi dispiace leggere che qualcuno scriva “a vanvera” usando il termine plastificato. Ho fatto una domanda ben precisa in merito e, come, sempre ricevo risposte vaghe…
Poi confondere questa cucina con le merendine…beh, credo di aver capito che è inutile parlare…le ricordo che i libri di cucina servono per le ricette, qui non c’entrano nulla!!!
Forse è quello il vero problema, suo come di tanti, il non aver capito che chi va oltre la solita cucina le cose che nomina lei le conosce benissimo…
Uhmmm…mi sa che “Mr.Marketing” Oldani probabilmente ha capito che in questo momento conviene prendere pubblicamente le distanze dall’agar agar! ;-I
)
Tra l’altro poi non mi è chiarissimo il motivo per cui la colla di pesce non sia ufficialmente un additivo: chi diavolo è che si mangia i fogli come fossero ostie giganti?
Nel frattempo pare che Alfredo si sia autoconvinto che noi non abbiamo mai letto libri di cucina, non conoscano i tagli della carne, i tipi di pomodori o di melanzane – chissà in base a cosa.
E figurarsi alcuni cuochi, solo perché hanno usato la lecitina, non dovrebbero saper cucinare? Di nuovo: mah!!
Signor Bucanero, i libri che parlano di cucina non sono solo un elenco di ricette, forse per lei, ma esistono molti altri libri di storia dell’alimentazione, di storia del cibo, dove il rispetto dello stesso, sono alla base di tutto, mentre la sua idea di cucina fatta di plastica (e qui deve fare uno sforzo mentale e capire che l’estetica della plastica a discapito dell’etica, della storia del cibo, si è impossessata del suo giudizio) E poi io non sto confondendo le merendine con questa falsa alta cucina, sto solo dicendo che sono figlie della stessa cultura dell’estetica della plastica, che mal si adatta al cibo!
Buona domenica.
senta caro alfredo, se parla di libri di ricette, mi dispiace per lei, ma non si tratta altro che di un semplice elenco…
ma vedo che le piace cambiare le carte in tavola e si rifugia nei libri di storia dell’alimentazione…la prego….
E poi a proposito di etica ed estetica, si legga almeno quelli che, credo, siano suoi amici:
http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=3E6E345B0cde516641iSgQ27ACD2
A proposito poi di tutte le superficiali stupidaggini che scrive, mi faccia il piacere, apra qualche libro…
Sono d’accordo con gumbo chicken. Anche perché ci sono altri esempi del genere, vedi Colonna che dice “dopo quel che è successo con la ‘cucina molecolare’ ben venga un vertice dei grandi del mondo in cui tenere alto il nome della cucina italiana…”
Per maggiore chiarezza, riporto qui di seguito il testo del verbale rilasciato dai NAS al proprietario di un ristorante:
“Gli additivi dall’esame dei dati riportati in etichetta e dai dati di commercializzazione risultano commercializzati in difformita’ a quanto stabilito dal D.M. 27 febbraio 1996 nr. 209 e successive interazioni e modificazioni in attuazione delle direttive nr. 94/34/CE nr. 94/35/CE nr. 94/36/CE nr. 95/2/CE e nr. 95/31/CE per violazioni nell’etichettatura.”
Il ristoratore mi dice che i carabinieri hanno ricopiato la frase da un altro verbale per cui è portato a credere che scrivano sostanzialmente sempre la stessa cosa.
Nell’intervista di Striscia La Notizia il funzionario dei Carabinieri dice che non sono state sequestrate solo Texturas, ma anche altri additivi.
Scusate però riassumendo la questione a me sembra proprio strana: milioni di italiani si sono molto indignati per uno scandalo che riguarda una piccola percentuale di ristoranti del mondo, di una tipologia che la stragrande maggioranza di loro non frequenta e non ha intenzione di frequentare.
Conseguentemente c’è grande entusiasmo per il sequestro dei prodotti, utilizzati in quantità infinitesimali in alcuni piatti in quegli stessi ristoranti, a causa dell’etichetta non conforme alla legge e precisamente: su alcuni manca la data di scadenza, su altri le scritte non sono in italiano, su altri non è specificato che sono “additivi alimentari” e non “prodotti alimentari”.
Se ho capito bene – leggendo la normativa – la differenza fondamentale è che gli additivi non sono consumati come alimenti in quanto tali, i prodotti alimentari sì.
Ahhhh, sono davvero terrorizzata da questa minaccia incombente sulla popolazione italiana!!!
Nel frattempo, nessuno ha speso una parola una sul fatto che il 99% degli ingredienti di molti di quei ristoranti molto probabilmente sono eccelsi.
E invece gli aromi o i prodotti acquistati già pronti da normali ristoratori pigri – se ho capito bene – possono essere utilizzati con disinvoltura. Ad esempio nelle Mac patatine al bacon affumicato, la torta Sorrento alla pizzeria sotto casa, i tortelli preconfezionati al finto sugo di arrosto o all’inesistente tartufo alla Trattoria Tipica del pranzo della domenica. Mah!?!
I giornalisti non devono mica fare informazione. Devono fare cassetto.
Gumbo ha scritto:
se ho capito bene – leggendo la normativa – la differenza fondamentale è che gli additivi non sono consumati come alimenti in quanto tali, i prodotti alimentari sì
Chi ci capisce è bravo,
sfoltito dal borucratese il Decreto Ministeriale sostanzialmente richiede:
Etichettatura
1. Gli additivi alimentari non destinati alla vendita al consumatore finale possono essere commercializzati soltanto se il loro imballaggio o i contenitori rechino le seguenti menzioni ben visibili, chiaramente leggibili e indelebili:
a) il nome dell’additivo o degli additivi in ordine ponderale in caso di miscela…
b) l’indicazione di ciascun componente… quando agli additivi sono incorporati altre sostanze… per facilitare l’immagazzinamento, la vendita, la diluizione…
c) la dicitura «ad uso alimentare» ovvero «per limitato uso alimentare», oppure un riferimento più specifico…
d) le condizioni di conservazione e di utilizzazione, qualora necessarie
e) le istruzioni per l’uso, qualora la mancanza possa non consentire un uso corretto
f) la dicitura per l’identificazione del lotto
g) il nome o la ragione sociale e la sede del fabbricante / o confezionatore / o rivenditore
h) l’indicazione della percentuale di ciascun componente che sia soggetto a limitazioni quantitative in un prodotto alimentare…
2. Le informazioni di cui al comma 1, lettere b), e), f), g) ed h), possono figurare anche solo sui documenti commerciali relativi alla partita, a condizione che la dicitura «da impiegare unicamente ai fini della produzione alimentare, esclusa la vendita al dettaglio» sia riportata in modo ben visibile sull’imballaggio o sul contenitore.
3. le informazioni di cui al comma 1… devono essere riportate in lingua italiana, o in una lingua facilmente comprensibile per gli acquirenti
___________
Ricapitolando:
nome del Prodotto, additivo alimentare
nome altri additivi (pro conservazione)
dicitura «ad uso alimentare» / «limitato uso alimentare»
condizioni di conservazione
istruzioni per l’uso (qualora la mancanza)
dicitura per l’identificazione del lotto
il nome del fabbricante o del grossista (tracciabilità)
percentuali di utilizzo per eventuali componenti soggetti a limitazioni quantitative
stampiagliando sui barattoli la dicitura al comma 2, tali informazioni possono comparire anche solo sulle bolle di spedizione
Italiano o Spagnolo, mi pare siano due lingue piuttosto comprensibili fra loro
(respiro…)
Lette alla svelta le successive modificazioni,
ossia le prime che ho trovato, una e due non sembrano aver modificato gli originari obblighi di etichettatura. Quanto al clamore mediatico sui sequestri, infine, non capisco: min.sec. 4:15, la redazione di Striscia ha già fatto analizzare quei prodotti; Laudadio sa quindi che in quei barattoli non c’è niente di ché, oppure confida nella provvidenziale memoria corta dei telespettatori?
Ok questa che hai chiarito molto bene è la parte sull’etichettatura, cioè il reato.
Quello che intendevo nella frase che hai citato era anche tradurre quali sono le differenze tra “prodotto” e “additivo” – secondo la stessa legge.
La distinzione non è tra prodotti naturali e chimici, come sembrerebbe ascoltando Striscia, ma fra prodotti che si mangiano anche da soli e prodotti che si mangiano solo aggiunti ad altri ingredienti per ottenere un preciso risultato mentre si lavorano/cucinano i cibi. Mi sembra. A te sembra la stessa cosa?
se quasi tre anni fa io, un quasi-normale-consumatore-appena-appena-più-FERRAto-sull’argomento, scrivevo: “la cucina molecolare (insomma le gelatine “spagnole”, curate dai laboratori del gusto di Selecta e di Sosa, che forse hanno già stancato)” mi dite voi cosa è cambiato?
Certo che attaccarsi al problema dell’etichettatura, seppur di legge legittima, mi sembra proprio il finale più farsesco che si potesse cercare.
Additivi? Ad esempio, abbiamo già dimenticato il glutammato monosodico, vedasi “dado” o correlata “Sindrome del Ristorante Cinese”, peggio che mai nel momento in cui alcuni blasonati chef ancora noti o osannati, ne facevano la reclame in televisione? Pensare che il gusto in certi posti era dato consistentemente dal “dado”, era assolutamente scandaloso ma non accadde nulla, eppure Striscia già esisteva (ed ha pure intervistato qualcuno di questi chef nel suo Fornelli Polemici), questi chef erano e sono a portata di tasca e di viaggio più di Adrià e Blumenthal.
Personalmente, quando vidi quelle reclami, non sono mai più andato in quei posti. Quella la reputo una vera presa in giro.
Non solo, troppe cose ci sono nella cucina dei ristoranti nei quali andiamo tutti, più o meno frequentemente, e che non sappiamo e/o non sono divulgate, chiunque sia del mestiere lo sa, eppure non fa notizia. L’etichettatura, in Italia poi, credo sia l’ultimo dei problemi… ce ne fossero stati pochi di sequestri di generi alimentari rietichettati perché già scaduti. Ricordate quel famoso “caseificio” di circa un anno fa, che forniva “formaggio” ormai alla terza reincarnazione, perfino alla marca che da solo voleva dire fiducia? Com’è che non se ne è più saputo nulla? A parte questo, ripeto: l’etichettatura??? Non prendiamoci in giro, i NAS potranno pure fare il loro lavoro legge alla mano, ma l’etichetta è l’ultimo dei problemi. Oggi chiunque può falsificarle in un attimo, ad esempio. Analisi vere, approfondite, a campione e sul campo, altro che etichette, quelle ci vogliono.
Per il resto, non abbiamo difesa, possiamo solo cercare di capirne di più, tutti, per difenderci meglio da chi ci prende in giro. La cultura enogastronomica è cultura non solo per fare scena, ma anche per saper scegliere, avere un giusto senso di critica e costringere i ristoratori a migliorare e migliorarsi e, con loro, tutto il sistema.
Mi sembra che la questione in ballo sia SOLO quella di difendere la libertà di scelta del cliente-consumatore, a parità di garanzie, per cui si possa scegliere di andare a mangiare, per capriccio o per sfamarsi, ovunque si desideri, qualsiasi tipo di cucina, in qualsiasi tipo di ristorante; sempre a parità di garanzie, poter scegliere secondo il proprio giudizio cultura passione fame portafoglio ecc. E basta. Difendere questa scelta vuol dire difenderla per tutti, anche per chi non ci piace, non si stima, non ci interessa; questo per me vuol dire avere una cultura e/o una intelligenza (non solo enogastronomica). Chiunque sia veramente “onesto” da questo punto di vista si accorge immediatamente di quanto la campagna mediatica orchestrata recentemente sia ipocrita, discriminatoria e volgare, e invece di cavalcarla per ignoranza, interessi personali o per malignità spicciole (il complesso della lavandaia colpisce i cuochi più di ogni altra categoria professionale), tenta di smontarla contestandola pubblicamente. Perchè è pericoloso che alcuni possano esercitare in modo così massiccio e diffamante il proprio potere mediatico contro chicchessia senza uno straccio di fondamento, a parte le cretinate che escono dalla loro bocca, e senza la minima possibilità di contraddittorio; e mi sembra che, tra tutte le altre, si sia sottolineata poco questa questione. Mentre mi sconcerta il silenzio di parecchi professionisti, come se questo discorso non interessasse tutti. Oggi è toccato a Adrià, e c’è cascato dentro Bottura; domani, chissà. Aspettiamo che il vento dei veleni soffi da un’altra parte? Diamo a questi la possibilità di diffamarci secondo i loro gusti, a loro piacimento, solo perchè devono riempire, gonfiare il pallone della notizia? diamo loro questo potere sul nostro lavoro, sulla nostra vita? oggi su questo aspetto (il cibo, il gusto) e domani?
Nella mia precedente vita ho fatto il cronista giudiziario. Ho scritto per anni di decine di chiusure di oleifici, aziende di conserve, caseifici. I motivi? La mattonella che doveva essere di 11 cm anziché 12, la tinozza di legno invece di quella di plastica, etc etc. Tutte operazioni chiuse con il puntuale dissequestro deciso dal giudice, al massimo dietro il pagamento di una multa
Il punto è che anche i carabinieri sono sul mercato della notizia ed è logico che tutta questa operazione di pestaggio mediatico doveva chiudersi con il conforto di una divisa.
Poi tutto entra nella media dei resoconti fatti nelle feste annuali dell’Arma come della Polizia come della Finanza come dei Vigili Urbani.
L’importante è la rappresentazione della realtà, non il risultato.
In Italia nulla è più discrezionale dell’applicazione delle norme, lo sanno bene i curatori dei presidi Slow che per la stessa cosa devono adottare misure diverse a seconda di dove si trovano. Siamo il più mediorientale paese dell’Occidente senza la simpatia e la carica di umanità di chi vive a Oriente.
Ecco perché oggi me ne sto a casa. Almeno non partecipo alla sceneggiata delle urne.
Ah, naturalmente uguale operazione nele cucine tradizionali non avrebbe dato risultati diversi. Ma è la molecolare che fa notizia, non gli spaghetti con le vongole
“Italia, paese di porci e di mascalzoni. Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utilitaria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di bagnini (che aspettano l’estate) un paese che vive per le lotterie e il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate. Un paese che conserva tutti i suoi escrementi.” Flaiano
flaino, lo scrittore giornalista sceneggiatore romano d’adozione, è l’esempio del criticone ironico che sputa nel piatto dove mangia, tipo santoro, e comunque non centra un tubo con quattro barattoli spagnoli senza etichetta in italiano, Noi siamo italiani e anche lei signor chefclaude dovrebbe pensare prima di parlare male della sua terra, fare il menagramo e il bastiacontrario non porta a niente di buono come del resto togliere i crocefissi dai muri, porta solo a perdere la storia le nostre radici, bisogna difendere con tutta la forza la nostra cultura!
Viva l’Italia!
[...] Piano Nas e Striscia la Notizia contro le texturas di Ferran Adrià Primo Piano I Nas sequestrano le texturas di Ferran Adrià Forum, Mangiofuori Venezia [...]
Questa gentaglia pur di fare soldi e alzare l’auditel venderebbe pure sua madre!!! STRISCIA LA NOTIZIA programma pieno di sciacalli!
Ma chi lo paga Alfredo? Non credo ci siano alle spiegzioni alle sue parole…viva l’Italia? E per quale motivo? Sono talmente tanti i problemi, le assurdità, i soprusi mediatici di questo paese, che non vale veramente più la pena difenderlo. ANDIAMOCENE…
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SE VOLETE VERAMENTE CERCAR DI FAR CAPIRE A STO ESSERE COSA STA PROVOCANDO E CERCHIAMO DI FARLO STAR ZITTO DAI…..
Cito:
gumbo chicken risponde:
6 giugno 2009 alle 23:21 (link)
Uhmmm…mi sa che “Mr.Marketing” Oldani probabilmente ha capito che in questo momento conviene prendere pubblicamente le distanze dall’agar agar! ;-I
Solo per dire che dopo questa frase Gumbo è ufficialmente diventato il mio mito.
Sì, perché sono stufa dei cuochetti che intervengono solo per commentare le ricette degli altri, per farsi intervistare raccontando di quando erano così-così con Gordon Ramsay (spiegando che fra di loro era una lotta ad armi pari, che si stimavano tanto ma litigavano tanto ec. Ma dove mai?). Che hanno un ristorantino-ino dove si fa per politica finta di essere sempre pieni ma quando vai, stranamente, di tavoli vuoti ce ne sono (e visto che di posti ne ha 35 non è sto grande traguardo) per far montare la richiesta, che ha un ottimo ufficio stampa ma di cucina invece sa poco (sai che robbba la cipolla caramellata).
Ooooh, ho detto! Per me Oldani è la Belen dei fornelli. Sa far parlare di sé ma sa far ben poco.