Neda voleva fare la guida turistica


Neda-Agha-SoltanIl mondo è stato conquistato dalla morte di una giovane ragazza, Neda, uccisa domenica a Teheran da un colpo d’arma da fuoco, e ripresa in un video sconvolgente che ha fatto il giro del mondo. Ora cominciano a emergere i dettagli. Il suo nome era Neda Agha-Soltan. Il governo iraniano ha negato l’autorizzazione per il funerale, la polizia ha proibito ai familiari di parlare con la stampa della sua vita e della sua morte, ma il Los Angeles Times è riuscito a parlare con alcune persone che la conoscevano.

Neda Agha-Soltan era nata Tehran, ci dicono, da un padre che lavorava per il governo e una madre casalinga. Erano una famiglia modesta, parte della nuova classe media del paese. Come molti nel vicinato, Neda credeva nei valori della religione islamica, dicono gli amici, ma era anche curiosa del mondo esterno, al quale aveva facile accesso attraverso la televisione satellitare, Internet, e ocasionali viaggi all’estero.

Seconda di tre figli, aveva studiato filosofia islamica all’Università di Teheran, e poi deciso di seguire una carriera nel settore del turismo. Aveva frequentato una scuola privata per diventare guida turistica, inclusi corsi di turco, dicono gli amici, sperando un giorno di accompagnare gruppi di iraniani in viaggio all’estero.

Viaggiare era la sua passione, e aveva messo da parte i risparmi per andare a Dubai, e tornare in Turchia, dove era stata due mesi fa. “Era una persona piena di vita”, ha detto il suo amico e insegnante di musica Hamid Panahi, “Mi dispiace così tanto, avevo molte speranze per questa ragazza”.

Secondo gli amici, Neda era una brava cantante e prendeva regolarmente lezioni di piano.  Non era un’attivista politica, ma l’ingiustizia delle recenti elezioni iraniane l’aveva spinta a unirsi agli amici nella dimostrazione di sabato scorso, nonostante gli avvetimenti della famiglia, preoccupata che potessa capitarle qualcosa.

“Non vi preoccupate…Cosa volete che sia una pallottola”, avrebbe detto a un amico che esprimeva preoccupazione per la sua sicurezza. Gli amici dicono che c’era molto traffico, e siccome Neda non riusciva a raggiungere la dimostrazione, era scesa dall’auto insieme a tre persone. Poco dopo, si è sentito il rumore di uno sparo e Neda è caduta a terra con una pallottola nel petto. “Sto bruciando” sono state le sue ultime parole.





5 commenti a “Neda voleva fare la guida turistica”

  1. 1
    Luciano Pignataro Luciano Pignataro commenta:

    E’ di oggi la notizia che il governo iraniano ha chiesto a un padre i soldi spesi in pallottole usate per uccidere il figlio.
    L’estrema applicazione dei principi religiosi è la disumanizzazione.
    Spero che questi assassini con il turbante e il loro manichino spariscano al più presti inghiottiti in quell’inferno che hanno costruito negli ultimi vent’anni.

  2. 2
    CostaBrava CostaBrava commenta:

    > Neda uccisa da un colpo d’arma da fuoco, e ripresa in un video sconvolgente

    Che argomento spinoso, da trattarsi in Dissapore…
    insicuro in merito a quel che ci si aspetta, da un commento in questa sede, comunque sia ci provo: un pensiero rivolto ovviamente a chi non c’è più,

    teniamo comunque presente che ogni Rivoluzione, o moto di piazza che sia, necessita dei propri martiri; la folla lo sa, e i potenti dovrebbero tenerlo meglio a mente. La folla lo sa, ho scritto… meglio sarebbe dire lo avverte: sorta di compensazione inconscia, il martirio (altrui) è necessario per sbloccare le motivazioni, conscie, che conducono al passo ulteriore

    Ma come? Noi protestiamo pacificamente; chiediamo solo il riconoscimento dei nostri diritti, siamo anzi in credito di parecchi diritti arretrati… e tu ci spari contro, assassìni una di noi?! Cinque, di noi? Die… BASTA!

    :roll:
    Senso di ingiustizia che monta, dunque,
    in assenza di martiri non monterebbe affatto… almeno non sino al punto di frattura:

    ingiustizia avvertita / cattiva coscienza = i morti pesano (min.sec. 2:40 – 3:50)

    Svolgimento:
    da una parte abbiamo gli individui, componenti la folla, sollevati di non esser morti loro per la Causa; inconfessabilmente grati alle vittime, quindi, martirizzate al posto loro. D’altra parte i governanti, mostrano sempre una singolare inadeguatezza nei frangenti di disordine:

    se smettete vi si perdona
    calmi, che il potere non lo molliamo
    non costringeteci a svelare il volto dittatoriale
    rimaniamo come prima, invece, che è meglio per tutti…

    è il paternalismo dei tiranni; ma pur razionalizzandone i timori, e capendo l’impossibilità di armare le milizie coi bastoni di pane…

    Roma, 49-47 a.C.
    Le cose sono andate sempre peggio: due nundiniae fa il Senato ha varato il Senatus Consultum Ultimus, e ha ordinato a Marco Antonio di occuparsi della situazione a Roma (cfr. La condotta di Antonio come amministratore…). Lui ha risposto con tutto comodo; ma quando sì è deciso, quel che ha fatto è inenarrabile. Quattro giorni fa ha marciato con la Decima legione fin dentro il Foro, e ha ordinato ai legionari di attaccare i dimostranti. Hanno sguainato le spade e si sono lanciati su uomini armati solo di bastoni. Ne hanno ammazzati ottocento. Antonio ha lasciato il Foro in putrefazione, e ha mandato alcuni della Decima a rastrellare un pugno di uomini che ha poi additato come capirioni. [...] Circa cinquanta fra tutti, compresi venti cittadini romani: ha fatto flagellare e decapitare quelli senza cittadinanza, e ha gettato i cittadini dalla rupe Tarpea.

    (tratto da Le idi di Marzo)
    «Hai portato soldati professionisti sul Foro romano e poi hai ordinato l’uso delle spade per fare a pezzi uomini armati di legni: un macello all’ingrosso! Hai massacrato cittadini romani nel loro luogo di incontro; neanche Silla, era stato così temerario! Il Foro romano, Antonio: hai insudiciato le pietre, ove sedette Romolo, di sangue dei cittadini! Il Foro di Romolo di Curzio… di Orazio Coclite, di Fabio Massimo il Temporeggiatore; di Appio Claudio Ceco, di Scipione l’Africano e di Scipione l’Emiliano… di mille romani più nobili di te, più abili, più venerati! Hai commesso un sacrilegio» disse Cesare, scandendo piano le parole in tono algido e tagliente.

    «C’erano almeno cinquanta modi diversi, di affrontare la violenza nel Foro senza rompere più di un paio di teste. Perché non hai armato la Decina di scudi e bastoni, come fece Caio Mario quando affrontò le folle molto più vaste di Saturnino? [...] Come farò a spiegarmi con loro? E non parliamo della popolazione civile…»

    :roll:
    Loro, appunto…
    le milizie, il rischio proviene da loro: quando la milizia incontra avversari facili, è poi difficile frenarla; e quando la folla si abitua, al contatto con la milizia, allora sì ché… min.sec. 5:15-6:07

  3. 3

    [...] in casa Dissapore è per Intravino. 3 – Ma la storia più deprimente è stata quella di Neda, il volto della rivoluzione iraniana. Voleva fare la guida turistica. 4 – Perché ci siamo [...]

  4. 4
    la sera del Corsera la sera del Corsera commenta:

    il terrore iraniano compie un anno

    Il mondo ricorda che oggi, un anno fa, si tenevano in Iran le elezioni che portarono alla nascita del movimento verde e della dura repressione del regime teocratico. Le proteste per i brogli, poi quantificati attorno alle 4.000.000 di schede, erano iniziate quasi subito: la tensione nelle piazze si era rapidamente trasformata in scontri aperti nei quali i pasdaran (i guardiani della rivoluzione) avevano dato vita a una repressione brutale della quale diveniva simbolo la studentessa Neda, ripresa da un telefonino morente in una strada della capitale.

    A un anno di distanza, mentre l’opposizione interna continua a combattere con metodi più o meno appariscenti come le notti sui tetti di Teheran, gridando “Allah è Grande” per non incorrere nella rappresaglia degli agenti, gli Usa hanno annunciato ieri una nuova strategia “intelligente” di sostegno ai dissidenti. Software anti-filtro: la nuova strategia punta ad aiutarli ad avere accesso a internet e agli altri strumenti informativi superando i tentativi di censura del regime, le esportazioni di tali software erano sinora proibite per il timore che il regime di Teheran potesse usarle per fini militari.

    12 giugno 2010, il Fatto quotidiano

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    ebbene alla fine è successo: dopo otto anni di fedele abbonamento al Corsera ho sentito il bisogno di cambiare quotidiano generalista. Stufo di sfogliare 35 pagine di pubblicità su 70, stufo di trovare poche info e il resto news nelle 35 da leggere, stufo soprattutto di essere insoddisfatto della linea editoriale di viale Solferino: rende l’idea un commento di recente sul Papero, ma il Corriere non era il giornale della borghesia “illuminata”? e adesso si è ridotto ad ospitare le piazzate di un sindaco di Castellammare che a momenti dice che la camorra non esiste? poveri noi…

    e insomma, adesso il Fatto
    più che altro temevo di non abituarmi al formato 19 pagine: meno di un qualunque inserto, invece già al terzo giorno leggevo anziché sfogliare. E se leggi è diverso: il Corsera vale l’euro e venti che costa, il Fatto invece di più. Come un blog su carta, se Travaglio non piace salti il suo editoriale e ne trovi altri tre più tutto il resto… se sul Corsera salti Panebianco sei già in ultima a leggere Aldo Grasso. Pago quindi volentieri quei 60 euro in più (290 annuali) sapendo di sovvenzionare della gente che informa, a torto o a ragione informa, anziché empire un tot di pagine: le news sono il cancro dell’editoria le info il sangue della rete, le news sono il sangue dei regimi le info il loro cancro, e ovviamente vale pure per Dissapore.

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