Ordinanza anti-additivi | Com’è cambiata la vita dei ristoratori?
Tocca farsene una ragione. L’ordinanza scaricabarile del sottosegretario alla sanità Francesca Martini è in vigore. Qualcosa va pur fatta. Già, ma cosa? In queste ore siamo sommersi dalle telefonate di amici ristoratori che chiedono chiarimenti su una legge che, figurati, sembra scritta apposta per essere poco comprensibile. Informare i clienti è un divieto o un obbligo? La seconda che ho detto, ma il come farlo rimane un mistero. Mancano le norme di attuazione, quelle, per fare un esempio pratico, che obbligarono i locali pubblici a piazzare in bella vista la tabella “anti-alcol” con tutti gli indici e i bicchieri massimi consentiti.
Questa volta invece niente tabelle per le centinaia di additivi permessi dall’Unione Europea. Tocca arrangiarsi insomma, magari prendendo esempio dalle industrie alimentari, obbligate alla sola citazione della sigla (E220, E221, ecc.). Qualcuno si è già organizzato con una lista di ciò che usa in cucina da mostrare a chi ne fa richiesta, Nas compresi. Basterà? Chi può dirlo, d’altronde siamo nelle mani di gente che la lista ufficiale degli additivi neanche l’ha letta.
Se non ci credete, leggete l’articolo 1 (comma 3) per capire. Durante l’intervista di Striscia la Notizia, la Martini promise che avrebbe vietato l’azoto liquido per evitare incidenti. Ma nell’ordinanza leggiamo che “è fatto divieto di detenere sostanze gassose, ad eccezione degli additivi alimentari“. Insomma, lo ha vietato senza accorgersi che l’azoto è tra gli additivi permessi dalla UE con la sigla E941.
L’unica cosa positiva quando sei nelle mani degli improvvisati è che dimenticano anche cose essenziali per un’ordinanza, come ad esempio le pene per i trasgressori. Conoscendo la Martini e Max Laudadio però, sempre pronti a sguinzagliare le telecamere a caccia di fuffa, due precauzioni prendetele, almeno fino al 31 dicembre di quest’anno, poi basta perchè (già, perche?) scade. Voi ristoratori come vi state attrezzando?








Il prossimo passo sarà l’approvazione dei decreti col televoto.
Ho consultato un vecchio avvocato che bazzicava Castel Capuano
Mi suggerisce questo rimedio, sostituendo Duca Alfonso Maria Sant’Agata dei Fornati con Sottosegretario del governo Ricci donna Francesca Martini
http://www.youtube.com/watch?v=EFf31xr-dTQ
A parte le facili battute sarei veramente curioso di capire come si comporteranno i ristoratori?
Cambierà qualcosa?
Battute a parte, non cambierà nulla.
Se non nello stress di dover spiegare ad eventuali controllori quello che sono chiamati a controllare (m’è scappata un’altra battuta).
Non ci sono elenchi, non ci sono sanzioni, non ci sono tabelle, gli additivi “incriminati”, nella quasi totalità, non hanno limiti di utilizzo per cui non rientrano neanche nella categoria di quelli per cui è previsto l’utilizzo a patto di informare.
Di sostanze gassose in cucina non ne vengono detenute perché anche quelle che a senso si potrebbe risalire sono in realtà detenute allo stato liquido e comunque sono consentite e regolamentate.
…
La tabella dell’EFSA tra l’altro parla solo di “azoto” senza specificare se sia in forma gassosa o liquida. Stai a vedere che non c’è differenza
A tutte le ignoranze possibili di questa ordinanza si somma il fatto che parla di “sostanze gassose” senza specificare in quali condizioni: l’azoto usato nelle preparazioni è “detenuto” (sempre per usare il linguaggio dell’ordinanza) sotto forma liquida a basse temperature (perché a quello serve), mentre in forma gassosa, ognuno di noi ne “detetiene” una certa quantità nel sangue, dal momento che compone circa il 70% dell’atmosfera che respiriamo…
Per non parlare di quello che è presente in cucina, nella sala dei ristoranti, etc…
Mi sa che l’argomento sta per essere esaurito. Spero che presto si tornerà a parlare di cucina e non di additivi. Almeno prima o poi dovrà finire, non potrete continuare a parlare delle solite cose. Non credo che voi nella vostra vita pensate esclusivamente a cosa inventare per poter parlare della molecolare e compagnia bella.
A me sembra che tu intervenga solo quando si parla di additivi. E poi, a differenza di voi di striscia, qui non devono inventarsi un caso per fare audience.
tra l’altro è un esempio di guerrilla marketing fatto pure male! Per le prossime volte ti consiglio di entrare nei blog/forum con un po’ di anticipo, crearti una certa credibilità, commentando un po’ di tutto, e poi martellare sul tema che promuovi… ti assicuro che è più efficace come strategia!
Gli additivi non interessano solo chi fa “cucina molecolare” (?) come pensi tu. L’ordinanza interessa tutti, forse ti sfugge il piccolo particolare che una cucina professionale è piena di attitivi e non essendoci un esplicito riferimento a nulla di preciso, regna solo il caos. Sai gargamella, c’è davvero chi ci Lavora, non sono solo chiacchere…ah, giusto un consiglio, limita il gelato al gusto Puffo, è pieno di coloranti, ti fanno male
Illuminante al riguardo il chimico Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/
si molto interessante (come sempre).
soprattutto quando afferma questo:
“Come ho già detto in passato, già adesso gastronomie e panifici debbono mettere a disposizione dei clienti un librone con gli ingredienti delle varie ricette (e vi confesso che io, mentre faccio la fila, ogni tanto me lo leggo), e non ci vedo nulla di male se ora anche i ristoratori, tutti i ristoratori, si dovranno adeguare. Finalmente potrò sapere se in quella zuppa che ho ordinato è stato utilizzato del dado da cucina e non del brodo “vero” come suggeriva il menù, se quel semifreddo “della casa” che ho preso in pizzeria la scorsa settimana era in realtà un preparato industriale o se il sorbetto al limone in realtà conteneva aromi e acido citrico.”
la stessa cosa che ho sempre detto io.
a questo punto mi aspetto come minimimo che tomacelli, kapakkio e massimo d’alma dicano a bressanini tutto quello che hanno detto me. mi aspetto che lamax dica a bressanini che è una cosa irrealizzabile, mi aspetto che tutti quelli che mi hanno deriso quando parlavo di un “librone” da tenere al banco o che affermavano che non sarebbe servito a nulla, che ridicano le stesse identiche cose a bressanini, dandogli anche dell’ignorante.
Hey, io non ti ho deriso e nemmeno offeso. Casomai sei stato tu,per primo, ad attribuirmi delle “cazzate”. Dammi un link che mi consenta di vedere e verificare dove il prof. Bressanini dice questa cosa. Poi se ne discute. La discussione era tra noi e non tra noi ed il ministero ed io ti ho chiesto di dirmi quali, secondo te, sono gli addittivi incriminati /incriminabili. A questo tu non hai risposto.
Non è mia abitudine nascondermi dietro il filo d’erba e fermarmi dal ricercare la verità, perchè cucinando mi interessa sempre e comunque sapere cosa sto impiegando. Non sono cuoco professionista.
Saluti
LAMAX61°
ciao lamax, ho dovuto interrompere la discussione nell’altro post, perchè per colpa dei soliti 2, era diventata insonstenibile.
la discussione con te era effettivamente interessante, se ho scritto inizialmente che avevi detto una “cazzata”, non era un’offese alla tua persona, non ti ho dato dell’ignorante come hanno fatto tomacelli kapakkio e massimo d’alma, per esempio, ma ho semplicemente giudicato una tua affermazione.
se ti interessa approfondire l’argomento sui singoli additivi, sappi che io non sono un chimico e non ho niente da insegnarti a riguardo, al contrario cerco di informarmi leggendo quello che viene pubblicato, come nel caso del blog di bressanini.
è proprio per questo che mi interessa la comunicazione, perchè è solo tramite quello che si ha la possibilità poi di andare ad informarsi sul singolo additivo che ci si ritrova nel piatto.
fare uno studio, a priori, su tutti gli additivi in commercio mi sembra veramente impossibile, almeno per me, che non faccio il chimico come lavoro.
d’altronde anche bressanini va al supermercato e fotografa gli ingredienti stampati sulle confezioni, poi li studia e ne riporta le informazioni sul suo blog. se non avesse trovato l’etichetta sul prodotto, non avrebbe potuto sapere neanche lui cosa mangia, nè tantomeno scriverci un articolo a riguardo.
ciao
In un mondo perfetto, Io pago le tasse.
Con queste tasse pago dei governanti competenti che proteggono la salute mia e di altri 59 milioni di italiani.
I governanti per proteggere la mia salute nominano scienziati che fanno ricerche e mi dicono cosa è buono da mangiare e cosa no.
Una volta per tutte Gianluca: il cliente non può diventare uno scienzato come Bressanini, allo stesso modo in cui io non sono tenuto a scoprire i colpevoli di un omicidio. Con le mie tasse pago i Carabinieri e li paghi anche tu.
Una lista c’è già, ed ha notevoli margini di sicurezza. Poi se tu non sei capace di distinguere un impasto col lievito madre da uno col bicarbonato di sodio, sono affari tuoi.
Ultimo avviso: se ricomincia la cagnara scatenatasi sul post precedente sarò costretto a bannare qualcuno
tomacelli, ma cosa stai dicendo?
mi sembra ovvio che nessuno ha mai pensato che il cliente possa sostituirsi a governanti e scienziati, nè tanto meno che sia il cliente a decidere cosa si possa usare e cosa no.
qui si chiede solo di comunicare al cliente cosa viene utilizzato, in modo che lui, se interessato, possa informarsi (come fa bressanini e chi lo legge) e poi semai decidere se mangiare qualcosa o no.
bressanini per esempio, se ricordo bene, ha deciso di non comprare una confezione di gamberi, perchè contenevano dei coloranti, che comunque sono in commercio ed autorizzati da efsa e dai tuoi amati (solo da adesso) governanti.
perchè, anche se per qualcuno è così difficile da capire, può esistere al mondo qualcuno che non vuole mangiare qualcosa, anche se autorizzato dall’efsa. d’altronde se esistono vegetariani e vegani, non mi sembra molto difficile da capire come concetto.
quindi se uno può decidere cosa mangiare al supermercato, perchè non potrebbe farlo al ristorante, per esempio?
sono sicuro che bressanini ha capito benissimo, non tanto per suoi meriti questa volta, ma perchè la semplicità del concetto è talmente elevata, che solo una persona che si impunta a darmi contro, per partito preso, non lo può capire.
riguardo al tuo ultimo avviso, non ti preoccupare, se me lo chiedi tu da autore, non intervengo più, non c’è bisogno di mettersi a bannare, siamo tutti persone adulte.
devo però aggiungere che semai ci fosse qualcuno da bannare, seguendo la netiquette di qualsiasi forum e soprattutto l’educazione personale, dovrebbe essere chi ha offeso personalmente qualcuno, e non chi ha espresso un’opinione diversa dalle altre.
almeno che qui non ci sia una dittatura dei contenuti, allora è un altro discorso.
saluti
ci tengo a precisare che non risponderò più a nessuno, neanche a chi mi nomina o chi mi offende, come richiesto da tomacelli.
mi scuso se sono stato per molti probabilmente molto noioso (me ne rendo conto….ma ero continuamente provocato)
Gianluca: quello che è irrealizzabile è scrivere queste cose NEL MENU’
Grazie prof. Bressanini. E’ chiaro che quando si dice che non si può realizzare il LIBRUN è da intendersi nel senso da Lei spiegato e non come oggetto. Lo preciso perchè la discussione con il nostro Gianluca, a volte è sfuggente.
Saluti
LAMAX61°
Dario, io nei giorni scorsi, ho parlato espressamente di un libro, da tenere al banco, e da mostrare al cliente solo su richiesta, così come idea-ipotesi.
ho anche detto che per me, sarebbe anche sufficiente essere avvisato a voce.
il problema è che se lo dico io, sono un povero pirla.
se lo dici tu, è oro colato.
ma non importa, questo non è certo un problema tuo, ma di chi invece che usare la testa, ragiona per partito preso.
saluti
Non so se ti rendi conto, ma la cucina di un ristorante non è come quella della gastronomia di un supermercato.
L’insalata russa del supermercato oltre ad essere prodotta, viene esposta (confezionata e sciolta), necessita di conservanti ed una volta stabilita la ricetta , la medesima si ripete papale, papale nel tempo. Questo vale anche per le altre orrende preparazioni che non mangerei neanche sotto tortura. Il ristorante prepara piatti espressi, al momento, secondo reperibilità di mercato, variando le ricette anche giornalmente e, laddove impiega qualche addittivo, se il medesimo non è tra quelli “proibiti” è inutile metterlo nel menu. Al limite, per farti cuntent, i ristoratori potrebbero fare un elenco degli addittivi non utilizzati o di quelli consentiti ed utilizzati, infilando il foglio (dato che non saranno più di 20-a meno che tu non voglia includere anche zucchero,sale,spezie,farine ecc.ecc.)nell’ultima pagina del menu o in una bacheca esposta alla cassa dove ci sono anche le licenze. Punto e stop!
Mi piacerebbe sapere se il ragionamento fila anche secondo il prof.Bressanini.
Saluti
LAMAX61°
gianluca: a onor del vero il primo a dire questa cosa, mesi e mesi fa, è stato Gualtiero Marchesi, non io. Poi, comunque, gradirei che evitaste di prendermi come “termine di paragone”, e men che meno considerare le mie opinioni in qualche modo più “autorevoli”. Quando dico delle cose cerco di documentarle, in modo tale che ognuno poi si faccia la sua opinione.
Come ho detto, a ME interesserebbe avere un elenco degli ingredienti, a disposizione. Credo anche che sia vero che la maggior parte delle persone non se ne farebbe nulla, anzi, trovandosi scritto “prodotto con E450″ magari si spaventerebbe.
Ora, io non ti dico che cosa è questo E450: rispondi sinceramente (senza andare a sbirciare che cos’è): eviteresti questo prodotto?
E quello che ho detto io è semplicemente che la maggioranza delle persone non leggerà il famoso librone e continuerà a contare sulla fiducia cliente-ristoratore.
E cmq fattela una risata ogni tanto
si, dopo avermi dato dell’ignorante e del disonesto.
ma questo non importa, immagino….
io me ne faccio di risate, non ti preoccupare, soprattutto quando intervieni tu.
Bressanini è illuminante e chiarissimo, direi…
Insomma Strizzia sta pigliando per il naso i consumatori e noi non facciamo nulla?
Proporrei di inondare le caselle e-mail di “Striscia la, falsa, Notizia” con l’allegato I della direttiva europea sugli additivi alimentari ammessi dalla legge… anzi da ora bisognerebbe parlare, e scrivere le carte, per sigle: Nuvola di Nocciola d’ALba gelata all’E941 (azoto liquido, ammesso); oppure Torta Margherita al difosfato disodico (e450 ammesso, comune lievito per dolci)..
Sul Qn oggi intervista a Bottura, ecco il link:
http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/enogastronomia/2010/02/22/%c2%abin-tavola-punto-sulla-tipicita%c2%bb/
Quoto in toto Tomacelli. La sicurezza alimentare deve essere garantita da un ente come la FDA americana o il suo corrispondente europeo e dai carabinieri che fanno i controlli.
Non si può lasciare alla libera interpretazione del cliente stabilire quello che fa male e quello che non lo fa.
Se poi si trova il modo, con un librone, di far conoscere gli ingredienti di tutto quello che viene proposto a chi vuole avere quest’informazione ben venga sopratutto per stabilire se uno sta pagando il giusto per quello che mangia perchè io della vanillina non ho paura ma non voglio pagarla come la vaniglia del Madagascar.
“Se poi si trova il modo, con un librone, di far conoscere gli ingredienti di tutto quello che viene proposto a chi vuole avere quest’informazione ben venga sopratutto per stabilire se uno sta pagando il giusto per quello che mangia perchè io della vanillina non ho paura ma non voglio pagarla come la vaniglia del Madagascar”
Parole sacrosante
Aggiungo che questo problema non riguardava certo l’alta ristorazione di Bottura e di Adrià ma per montare il caso ovviamente era molto meglio dare addosso a loro e alla lecitina che fare un indagine seria nelle migliaia di ristoranti dove proprietari senza nessuna professionalità propinano prodotti pronti congelati etc… etc..
Su questo non ci piove. Ti quoto 100% e non sono uno che stravede per la cucina di Adrià.
Ciao
LAMAX61°
Mi pare anche assurdo, se ho capito bene, che chi serve tra i suoi prodotti semilavorati, industriali o comunque preparati all’esterno del proprio esercizio, contenenti le stesse sostanze di cui si vieta l’uso e la detenzione a meno che ecc., non debba dichiarare nulla di più, né sia tenuto a renderlo noto al cliente.
Scriveremo tutti un due tre fogli, contenenti non solo tutte le sostanze incriminate che stiamo utilizzando, ma anche quelle che useremo tra qualche mese, così non ci si torna più, punto.
Se questo è il modo di difendere la salute degli altri: scrivere una legge vuota, un pugno di fumo, scritta apposta per non essere incisiva e, soprattutto, alla fine, non rompere le palle a nessuno.
ma è un po’ come chiedere ad una persona la lista degli interventi di chirurgia plastica cui s’è sottoposta, prima d’andarci a letto.
Chissà questi strenui difensori del prodotto genuino e naturale che pergamene informative dovrebbero srotolarti davanti!
Credo che si stia confondendo gli argomenti:propinare qualcosa di succedaneo ad altra, dicendo che proviene dalla vetta del K2 sfocia, a mio avviso, nella frode (alimentare o meno che sia).
Questo decreto, tranne il glutammato, vieta ben poco, mi pare.
Mi sembra anche che accedere alle cucine se non autorizzato non sia possibile. UMA volta creato il librone chi ci direbbe che quello indicato sia anche quello servito?
I controlli? Che bello, i NAS davanti a tutti i locali…
I controlli ci devono essere librone o meno ma senza che li chiami striscia ma solo perchè sono un atto dovuto. Il decreto non parla assolutamente di librone era un ragionamento teorico su quello detto da Bressanini.
E poi non si tratta sempre di frode in commercio, visto che l’omissione è l’attegiamento più frequente. Il punto è come già detto che dopo la novità iniziale la percentuale di quelli che chiederanno di consultare il librone prima di sedersi a mangiare sarà paragonabile a quelli che le delucidazioni le chiedono oggi a voce.
Sulle vetrine del prestinaio e del pasticciere ci sono le lenzuolate di ingredienti, ma non le leggo (come non le legge il 99% dei popoli) perchè a. non capisco cosa c’è scritto b. se anche lo capissi non saprei che effetto mi fa c. tutto sommato il fatto che ci sia scritto cosa c’è dentro il pane o dentro il babà non significa che poi quella roba sia davvero dentro il pane o dentro il babbà.
Per cui tutto torna al rapporto fiduciario con il fornitore: se mi brucia o lo stomaco e/o mi viene l’eruzione cutanea non ci torno più e ne parlo male urbi et orbi.
La smania della trasparenza mi pare una di quelle paranoie garantiste-salutiste che servono ad accontentare chi ne parla ma non ne usufruisce.
Sottolineo “mi pare”, cioè si tratta di una sensazione, un dubbio una riflessione, che quando ci sono troppe certezze in giro mi viene un attacco di panico.
Daccordissimo è quello che tentavo da un pò di dire anch’io
Al nostro amico Gianluca avevo cercato di strappare un piccolo elenco delle sostanze da ritenersi “sospette” da inserire, eventualmente, nel mitico-ipotetico LIBRUN. Seeeeee…fischiaaa!
Ma si può sapere quali e quanti sono ’sti cavoli di addittivi? Gli addittivi, nella cucina di un ristorante, quali possono essere considerati tali?
Se partiamo dal concetto che tutto ciò che si aggiunge può essere considerato addittivo e poi posto generalmente a contatto di caldo o freddo si unisce ad altri elementi per formare la ricetta (con che esiti chimici lo sa solo il Padreterno- vedi olio per fritti) ci vorrebbe altro che un LIBRUN. Se invece si tratta di indicare con un asterisco la presenza di addensanti, aromi ecc.in un dessert o un antipasto- stile avviso d’ impiego surgelati- beh, allora è veramente cosa minimale.
Saluti. Spero di essermi spiegato bene.
LAMAX61°
Beh, certe farine possono essere addensanti se usate in un certo modo o contesto, e struttura se usate in un altro. Per questo è fuorviante parlare generalmente additivi, perché è la funzione di un elemento in un certo contesto a decidere.
E’ lo stesso motivo per cui si potrebbe richiedere non tanto la ragione dell’uso di certi elementi, quanto la concentrazione più o meno tossica in un piatto.
Anche per me il LIBRUN era un puro ragionamento, il paradosso è che essendo i controlli svolti dalle autorità preposte, potremmo pensare alla presenza costante dei NAS davanti ad ogni ristorante
Purtroppo è invece configurabile “il tentativo di frode nell’esercizio del commercio, ex artt. 56 e 515 c.p., e si verifica quando l’alienante compie atti idonei diretti in modo non equivoco a consegnare all’acquirente una cosa per un’altra ovvero una cosa, per origine, qualita’ o quantita’ diversa da quella pattuita o dichiarata.
Puo’ costituire il tentativo del delitto di frode in commercio anche il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande poste sui tavoli di un ristorante che determinati prodotti sono congelati, perchè il ristorante ha l’obbligo di dichiarare la qualita’ della merce offerta ai consumatori.”[cit.]
E’ chiaro che alla base di tutto c’è la fiducia verso il ristoratore, anche perchè nessuno mi impone di sapere di sigle, di elementi chimici oppure conoscere a menadito le tabelle dell’EFSA.
E poi non vorrei sviare da quelli che sono i miei concetti cardine (e lo faccio copiando in toto le lucide parole del Caffarri):“La smania della trasparenza mi pare una di quelle paranoie garantiste-salutiste che servono ad accontentare chi ne parla ma non ne usufruisce.”
Basterebbe richiedere un controllo capillare e una punizione effettiva di chi non rispetta le leggi vigenti: se il consumatore si intestardisse su questo, faremmo un grandissimo passo aventi.
Mah, di difficile attuazione il controllo capillare.
Il consumatore? Per lo più distratto e poco avvezzo anche a distinguere un fresco da un surgelato.
La verità è che questo decreto regolamenta il nulla con il nulla, in quanto ci si doveva adeguare in merito alle norme comunitarie entro il 20 gennaio 2010.(eravamo in ritardo)
Ma le stesse norme comunitarie rimandano ai vecchi regolamenti in quanto le nuove liste non sono ancora pronte.(gennaio 2011)
Leggi qui: http://ec.europa.eu/food/food/chemicalsafety/additives/new_regul_en.htm
beh, oggi ho parlato con un ristoratore e lui mi diceva che “detiene” dei nitrati, perchè ci fa dei salumi. Tecnicamente, essendo sottoposti a limiti, ora sono vietati.
Non sono un giurista ma questo decreto non è impugnabile? Se vieto totalmente alcuni additivi di cui è previsto un limite massimo di utilizzo gioranliero nei ristoranti ma ne lascio libera la vendita nei prodotti confezionati nei supermercati non sono in palese contaddizione con le regole della concorrenza?
Mi spiego meglio, è possibile che uno a casa sua possa usare il dado da brodo a sua discrezione, mentre in un qualsiasi ristorante ne è vietato completamente l’utilizzo? Oppure i ristoratori potranno continuare ad usare prodotti che contengono quegli additivi ma non gli additivi tal quali? ed anche in quest’ultimo caso non siamo di nuovo in contraddizione?
Scusate i troppi interrogativi
Sicuramente e’ impugnabile. Qualcuno mi ha detto che sta meditando un ricorso al TAR
Scusate, ma scrivo dall’aifono
[...] e l’utilizzo di addittivi ai fornelli, scatenata anche in TV e suggellata con un’ordinanza della Ministra della Salute Martini, è una di queste. Stento anche a capire perché Ferran Adrià prima decida di chiudere il suo [...]
Insomma alla fine è solo questione di fiducia, come è sempre stato e sempre sarà. Fiducia verso il fornitore, verso il ristoratore, ma anche verso chi deve controllare: mi sembra opportuno focalizzare quest’ultimo aspetto, perchè, posto, ripeto, che gli additivi di cui si è parlato e da cui è partito tutto sono innocui, senza limiti di dosaggio, tali da esser considerati semplici ingredienti, posto tutto ciò bisogna aver fiducia che ogni tanto qualcuno verifichi che il ristoratore sia in grado di informare il cliente, verosimilmente con un semplice registro di carico delle bolle di accompagnamento. Sembrerà banale, ma dovrebbe esser “normale”. Punto.
Tutto fermo, quindi, non succede niente, a meno che esista la figura del cliente sceriffo/Sherlock Holmes che ogni volta che entra in un ristorante va a leggere tutte i quadretti aggirandosi per il locale. Mavvia! La caccia e lo sceriffismo sono indici di sfiducia, di insicurezza, di sospetto verso tutto e tutti: controlla di qui e controlla di là, effetto annuncio, tutti più tranquilli adesso? Io mi son stufato degli azzeccagarbugli che mestano nella torbida rassegnazione del nostro pessimo tempo dagli infiniti e soliti luoghi comuni, e voglio essere libero di prendermi i miei eventuali mal di pancia o trascorrere notti agitate: e sarà sempre così, perchè siamo ognuno diverso dall’altro, viviamo ognuno la propria vita si spera al meglio, con coscienza e conoscenza, non irregimentati e omologati come soldatini/scolaretti vestiti da sceriffi che giocano a guardie e ladri.
corriere della sera – sezione salute.
Additivi, se li (ri)conosci impari a farne a meno.
link:
http://www.corriere.it/salute/nutrizione/10_febbraio_21/adiditivi-nel-piatto_5d5373da-1ea7-11df-89bb-00144f02aabe.shtml
per Dario:
visto che l’EFSA viene presa come l’unica e inconfutabile autorità a riguardo, come la mettiamo quando “ritratta” ciò che aveva detto in precedenza? ossia quando va a porre dei nuovi limiti rispetto a quello che prima certificava come sicuro, e che la gente ha assunto tranquillamente perchè da loro autorizzato?
chi paga i danni a chi ha assunto cibi “certificati” che ora non lo sono più?
Infatti non c’entra una mazza con il nostro discorso. Altro ambito, altri prodotti, altro di tutto e già noto.
se non sbaglio, anche nell’alta cucina i coloranti vengono utilizzati, per la produzione di dolci per esempio
Prima di tutto si deve capire se c’e’ stato un danno. La scienza, come i regolamenti, e’ in continua evoluzione. Spesso, essendo gli additivi molto controllati, alcune esclusioni o riduzioni di dosi sono cautelativi. Questo vale per qualsiasi cosa, dai farmaci alle normali colture (che facciamo ora che sappiamo che il basilico contiene una sostanza cancerogena per i ratti e sospettata di esserlo per l’uomo? Facciamo causa ai produttori di basilico?)
Io pago le tasse, eleggo persone, e pretendo che su questioni tecniche complesse queste istituzioni scelgano per me, in base alla miglior conoscenza scientifica DEL MOMENTO.
Se vuoi cautelarti ulteriormente puoi smettere di mangiare
Mi stai diventando simpatico, Bressa, non esagerare
Ho capito che non devo parlare di cozze con te
se prendiamo per buono questo ragionamento, allora probabilmente adesso avete un bel problema.
nel senso che, le persone da voi elette sono la Martini, le tasse che paghiamo/pagate sono il suo stipendio, e la scelta che hanno fatto per noi/voi sono l’ordinanza.
quindi questa fiducia cieca improvvisa manifestata verso le persone elette e i governanti, riferita a questo contesto, è secondo me un controsenso rispetto a ciò che state affermando.
saluti
*errata corrige
più che “rispetto a ciò che state affermando” sarebbe “rispetto a ciò che voi pensate a riguardo”
Gianluca, la LEGGE esiste, te l’hanno detto in tutte le salse, e quella della Martini non e’ una legge. E’ una ordinanza che *crede* di vietare alcune cose ma non lo fa, mentre vieta altre cose che non immaginava di vietare. Le leggi a cui fa riferimento l’ordinanza dicono ben altro rispetto a quello strombazzato sui giornali
non è così, perchè se affermi di pagare le tasse e eleggere persone e pretendere che queste scelgano per te, non ti accorgi che in questo momento lo stipendio della Martini è pagato anche dalle tue tasse, e la Martini è proprio una di queste persone elette. quindi predichi fiducia verso le stesse istituzioni che poi critichi.
ma qui andiamo completamente off topic, dalla gastronomia passiamo a sociologia/politica.
già ho fatto abbastanza casini con gli additivi, se poi iniziamo con la politica buonanotte.
mi fermo subito e mi eclisso.
saluti.
mi sono dimenticato un sorriso
Puoi sempre nutrirti di bacche e radici…
Anche lì bisogna stare attenti!
Un bell’esempio è il finale dela storia (vera) raccontata da Sean Penn in “Into the Wild”!!
“Into the wild” va bene anche come sottotitolo per questo governo, non trovi?
Ti riferisci forse a queste foto?: http://espresso.repubblica.it/multimedia/23242212/1/3
Io direi più wild wild west!
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Endormi/0028.gif[/img]
unica nota di interesse quando dice attiverò presto un tavolo di lavoro coi ristoratori:
annunciato peraltro dal tg1 del 25 feb, chissà le barricate della battagliera categoria…
Leggetevi questo:
Ordinanza additivi e ristorazione: aridatece topo Gigio!
http://www.newsfood.com/q/9bb96b70/ordinanza-additivi-e-ristorazione-aridatece-topo-gigio/imghttp://www.newsfood.com/q/2ab0c14e/zoom-immagine-ordinanza-additivi-e-ristorazione-aridatece-topo-gigio//img
Sono uno chef del settore conosco e ho usato le polverine magiche di cui si parla tanto….sicuramente sono un estremismo culinario,non sono nocive in quanto tali, ricordiamoci che tutto evolve e si evolverà, sono io personalmente convinto che prima di attaccare in maniera anche giusta la cucina molecolare estrema come questa, bisognerebbe guardarsi bene attorno….nei nostri supermercati tutti i giorni VOI!!! comprate merendine,marmellate,biscottini,alimenti a lunga conservazione che di FATTO HANNO AL LORO INTERNO GRANDI quantità di conservanti,coloranti,oli di palma, che sono anche peggio di questi addensanti. CONCLUSIONE: ritengo giusto ridimensionare questo tipo di cucina, ma guardiamoci bene attorno…………
L’ordinanza è poi scaduta a fine 2010 oppure è stata prorogata? Nel primo caso è quindi possibile nuovamente usare idrogeno liquido per cucinare?