Pensavo fosse un carrello e invece era una truffa


Shopping cart full of percentage. Concept of discount.Il carrello della spesa non è uguale per tutti. In Europa, infatti, gli stessi prodotti hanno prezzi notevolmente differenti. E qual’è, secondo voi la nazione più cara? Manco a dirlo l’Italia, con un bel +42% rispetto all’Inghilterra. Lo ha scoperto il quotidiano Telegraph durante un’inchiesta che ha coinvolto diversi paesi e un carrello di 15 prodotti, scelti tra quelli disponibili in tutti i supermercati d’Europa. La maggior parte di essi sono cosmetici e prodotti per l’igiene, ma non mancano prodotti per l’alimentazione, Kellogg’s e Nescafè in prima fila. Confrontando i prezzi il Telegraph ha scoperto che in un anno gli Italiani spendono per quei quindici prodotti 848 euro contro i 621 degli inglesi. Al secondo posto nella classifica dei carrelli più cari si piazza la Spagna (838 eu) seguita da Francia (776 eu) e Germania (769 eu). Insomma, siamo il paese del bengodi per le multinazionali, o è la catena distributiva italiana che specula sui prezzi? Domanda difficile, complicata dal fatto che la spesa più conveniente la fanno gli inglesi e, guarda caso, in sterline anzichè in euro. Forse siamo polli da spennare per chiunque, almeno finchè non capiremo quanto potere c’è negli acquisti che facciamo e quanta politica in un piatto di spaghetti.




20 commenti a “Pensavo fosse un carrello e invece era una truffa”

  1. Andrea Gori commenta:

    come dico sempre, colpa della Coop, almeno qui in Toscana…

  2. Kapakkio Kapakkio commenta:

    Con buona pace della Lega e delle gabbie salariali, la situazione è di gran lunga peggiore nel SUD per la scarsa concorrenza esistente e l’assenza di alcuni grandi marchi come Coop e Esselunga.

    http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_101163,00.html?lw=2403;CHL

  3. Cristiano Castagno Cristiano Castagno commenta:

    Sarebbe interessante sapere da che prodotti è composto questo paniere.Ho l’impressione che certi prodotti da noi siano più cari anche perchè forse più marginali per noi e quindi diventono prodotti di conseguenza quasi di nicchia. Quanti di noi comprano i cornflakes, nescafe tanto per citare quelli menzionati ?

    • Kapakkio Kapakkio risponde:

      Questo è sicuramente un aspetto importante. Ma tanto per fare un sempio di un prodotto largamente consumato in tutti i paesi il latte fresco italiano paragonato ai prezzi nel resto d’Europa è una cosa allucinante.
      In Germania, dove ho vissuto per diversi anni il latte fresco costa almeno il 30-40 % in meno.

    • Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei risponde:

      Considerazione molto interessante questa di Cristiano. Se, per ipotesi, fossero presenti gli spaghetti Barilla nel paniere Telegraph la forbice fra UK e Italia si sarebbe abbassata parecchio. 15 articoli sono comunque pochi per fare un’analisi comparativa del livello di spesa.

      • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

        Se anche un solo prodotto (Nescafè) avesse prezzi sensibilmente differenti in ogni nazione, qualcuno mi dovrebbe delle spiegazioni.
        Qualcuno di voi ricorda lo scandalo del latte in polvere per neonati scoperto da Report?

        • Marco Lungo risponde:

          Appunto, fai bene a ricordarlo, il latte in polvere fu uno degli esempi migliori…
          In ogni caso, non è che al Nord (posso parlare per Bologna) abbia visto tutta questa convenienza, anzi.
          Il problema è che la GDO sull’Italia specula sicuramente tanto, e le spiegazioni sono sempre le solite, la lunghezza della filiera, il trasporto su gomma, l’orografia del terreno… spero che presto, come già mi sembra di aver notato in qualche occasione, tornino ad essere convenienti i cari, vecchi alimentari sotto casa, che furono proprio sbranati da questi supermercati…

  4. Arturo Dori commenta:

    per quanto mi riguarda la pensavo in maniera assai diversa.
    mi capita abbastanza frequentemente di girare l’europa – a dire il vero vado soprattutto in francia per ragioni facilmente comprensibili – ma non mi pare che i prezzi della grande distribuzione siano in genere più bassi dei nostri.. magari certi prodotti sì come i cereali della prima colazione, il nescafè o alcuni particolari marchi tipo colgate..ma mediamente la sensazione che ho è che siano più alti.. IMHO ovviamente..

  5. gianpaolo gianpaolo commenta:

    L’inchiesta non e’ stata fatta dal Daily Telegraph, ma dal mensile Which? Non e’ una differenza da poco, perche Which e’ assolutamente indipendente, non ha pubblicita’, e dal 1957 e’ al servizio del consumatore britannico, e’ molto temuto dalle grandi marche (ma anche banche, ecc) ed e’ credibile.
    Il paniere era composto da 15 prodotti di grandi marche, le uniche che possono essere acquistate in diversi paesi europei, infatti l’inchiesta riguarda UK, Germania, Spagna, Italia, Francia.
    Comincio dalla fine. Quanto si spende in Europa in un anno, in un paniere composto da: Supermarket shopping, Ford Focus, Carburante, Bolletta energetica, Internet broadband.
    In sterline:
    Francia 17.977, UK 18.603, Germania 19.002, Italia 20.653, Spagna 23.014. Il costo cosi’ alto della Spagna e’ sopratutto dovuto al costo della Ford Focus, molto piu’ alto che negli altri paesi, con una differenza di quasi 3/4000 sterline con gli altri paesi.
    In Italia la spesa al supermercato costa 786 contro i 552 dell’UK, ed e’ la piu’ cara di tutti. Anche il costo del carburante e’ il piu’ elevato di tutti, con 1579 contro per es. 1295 della Francia. Anche il costo energetico e’ piu’ alto di tutti, con 2000 sterline contro 1234 di Uk e 1295 della Francia. Solo internet e’ in linea con gli altri paesi (412) e la Ford Focus e’ la piu’ costosa con 15.876, seconda solo alla Spagna dove costa inspiegabilmente 18.037.
    Detto questo, io che vivo a meta’ tra Inghilterra e Italia, non mi stupisco per nulla di queste differenze, anzi direi che alla fine sono probabilmente sottostimate perche’ nella mia esperienza in Italia quasi tutto costa molto, ma molto di piu’ che in UK.
    Motivi? Probabilmente molti, ma ne identifico due: la struttura logistica e distributiva molto piu’ efficente e una concorrenza maggiore.
    Nello stesso numero di Which?, c’e’ anche una comparazione di Champagne che si trovano al supermercato, il secondo migliore di tutti e’ risultato quello a marchio di Sainsbury’s, Blanc de Noirs Brut NV, a GBP 15.98, quasi la meta’ del migliore (Veuve Cliquot Yellow label a 31.91) e di gran lunga meno caro degli altri.

  6. Bruno Stucchi Bruno Stucchi commenta:

    Il “carrello” proposto non è per nulla significativo in Italia. Provate a mettere nella spesa inglese una bottiglia di vino e di birra, poi vediamo. E il dentifricio Colgate, mi sembra di non averlo mai visto nei supermercati; o comunque non mi sembra tra i più venduti.
    Mi sembra che l’inchiesta di Which, per quel che vale, avesse come scopo non dichiarato l’intenzione di dimostrare al consumatore *inglese* che se andasse a fare la spesa *inglese* fuori dall’Inghilterra spenderebbe di più. Hanno scoperto la rete metallica. Che, del resto, è quello che sistematicamente fanno tutte le riviste per la difesa dei consumatori.
    Lo champagne Sainsbury’s… Come dire dire champagne della Standa. E stranamente è un famosissimo cru inglese, suppongo… Ma dai!

    • antonio antonio risponde:

      Non credo che la spesa inglese sia cosi’ differente da quella del consumatore medio italiano.

    • gianpaolo gianpaolo risponde:

      I grandi supermercati inglesi hanno dei buyers molto competenti, spesso sono Masters of Wine. Lo champagne a marchio Sainsbury’s ti potra’ anche far ridere, ma non e’ la prima volta che dei supermercati hanno delle etichette private migliori, e meno care allo stesso tempo, della media dei prodotti, specialmente per gli Champagne, basta comprare Decanter magazine, tanto per dire di una rivista specializzata sul vino, e si vede che spesso alla cieca escono benissimo. E comunque il panel di Which? era composto da esperti come Tim Atkin, Charles Metcalfem Joanna Simon, ecc.
      Il carrello della spesa era composto da deodorante Nivea, shampo L’Oreal, dentifricio Colgate, rasoi Gilette, Nescaffe, Kellog’s special K, ecc., nulla di strano e tutta roba che in genere viene venduta in grandi numeri anche in Italia. Se poi ci metti il vino e la birra forse e’ anche peggio, perche’ i supermercati inglesi hanno una scelta enorme e a prezzi in media bassissimi per la qualita’ della proposta.
      Io ci abito, e ti posso confermare che e’ cosi’, e che in Italia ci prendono spesso e volentieri per il c…o

  7. Bruno Stucchi Bruno Stucchi commenta:

    Sulla bontà dello sciampagne UK non mi pronuncio, affari loro.
    Non mi sembra che lo sciampagne sia un bene di largo consumo.
    Ma dire che gli inglesi facciano la spesa come gli italiani no eh! Riso, pasta, olio d’oliva, vino, verdura, frutta ecc. sono praticamente sconosciuti agli inglesi autoctoni. Pure io ho vissuto in UK. E pensare alla “frutta” e alla “verdura” spacciata in Inghilterra mi mette ancora il magone.
    Che poi la spesa (certa spesa..) in Italia costi di più che in UK può essere vero. Ma insomma, non viviamo solo di latte in polvere per l’infanzia, dentifricio Durbans, cereali di dubbia provenienza e pannolini!

    • gianpaolo gianpaolo risponde:

      Ah gia’ e’ vero, mi dimenticavo che in Inghilterra tutti mangiano solo fish & chips, bacon & eggs e birra. Come del resto noi in Italia mangiamo spaghetti, pizza, mozzarella mentre suoniamo il mandolino.
      Senza contare poi i cereali Kellog’s, la cui provenienza in Inghilterra e’ notoriamente dubbia. Il fatto che tutto questo poi non c’entri un tubo con l’oggetto della discussione e’ solo un particolare.

  8. Bruno Stucchi Bruno Stucchi commenta:

    Post post. ;-)
    Antonio, visto che sei sul posto, perché non ci parli del quorn? (in Italia non ne è permessa la vendita…)

  9. meno novemila meno novemila commenta:

    [img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Respect/0021.gif[/img]
    il carrello della spesa non è uguale per tutti, in Europa…

    le famiglie italiane hanno perso in media 9.000 euro

    È quanto emerge da uno studio di Federconsumatori e Adusbef secondo il quale, tra il 2002 e il 2008, i prezzi dei prodotti e servizi a più larga diffusione (come gli alimentari e le assicurazioni) hanno viaggiato su vette superiori sia rispetto al «livello dell’inflazione ufficiale sia alla media di Eurolandia».

    Su 99 prodotti osservati lungo un periodo di otto anni, dal 2001 al 2009, ben 87 hanno registrato in Italia aumenti maggiori rispetto all’inflazione media cumulata (pari al 19,36%). Acquisti di tutti i giorni han subito rialzi di oltre il 150%: basti pensare che un tramezzino è salito del 162%, la pizza margherita del 155% e il caffè del 104%. A conquistare il vertice della classifica è stato il cono gelato, con un rincaro del 290%.

    Nella lista dei prodotti che han segnato i rincari maggiori, ben 15 delle 20 prime posizioni sono occupate da prodotti alimentari. Tra i principali Paesi del Vecchio Continente fa peggio di noi solo la Spagna…
    (articolo completo su ilmattino.it)


Lascia un commento

1. Ospite

Commenta subito inserendo il tuo nome ed un indirizzo email.

2. Iscritto a Facebook o Twitter

Clicca sui pulsanti per commentare con il tuo profilo Facebook o Twitter.

3. Iscritto a Dissapore

Registrati o accedi per commentare.