di | lun 10 ott 2011 ore 14:08
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Perché McDonald’s vuole disperatamente essere Slow Food?

Arriverà un giorno in cui saranno le barzellette a ridere di noi. Quando mi hanno detto che Gualtiero Marchesi si era messo con McDonald’s ho pensato che quel giorno fosse arrivato.

Ma l’indomani è stata McDonald’s ad aumentare lo spread tra sé e i neuroni comprando questa pagina pubblicitaria sul Corriere. Cui Slow Food, inserendosi nel trend degli indignatos, ha risposto con quest’altra. Tanto per far capire che non sono lì a velicarsi il batacchio (reazione apprezzabile anche in nome del lessico: via un avverbio, ristabilità la verità).

Ma siccome non è la giornata della sospensione della morale, in quanto uomini di mondo una cosa ve la chiederò, perché McDonald’s vuole così disperatamente essere Slow Food?

“Slow e fast non possono andare d’accordo, tanto meno per esigenze pubblicitarie”, osserva Slow Food, “sono due approcci diversi. Alla vita, al mondo, al cibo”. Parole sentite dagli anni del Topexan, luogocomunismi evidenti a tutti, perfino a chi sta al terzo mojito.

Non a McDonald’s, bramoso di essere wow come Slow Food. Perché? Un paio di risposte prima delle vostre.

(1) Il rosicamento genera mostri. McDo, colpevole d’essere meno buono, pulito e giusto insiste per giocare nello stesso campionato con la tigna di chi non supera i traumi infantili, di chi deve dimostrare troppe cose non importa quanti successi professionali ottenga.

(2) Siccome i fastfudisti lo sanno che non si comprano prodotti ma aspirazioni, il diritto a far parte di un gruppo, allora cercano spiragli di splendore riflesso. Che ne sapete voi di cosa si prova a essere per tutta la vita Brufolazzi, l’adolescente zimbello di Tapparella, la canzone degli Elio, che nessuno invitava alle feste?

P.S. La risposta di Slow Food è stata lesta e niente male, ma se vuole dare a McDonald’s una ragione per piangere trova tutto qui.

[Crediti | Link: Dissapore, Ninja Marketing, Slow Food]

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80 commenti a Perché McDonald’s vuole disperatamente essere Slow Food?

  1. avatar Raffaele

    E’ la conseguenza naturale del business di McDonalds.
    L’unico e solo segmento di mercato che non riusciva a toccare era quello dei clienti “Slow”.
    Certamente non tutti ci “cascheranno” nel tranello dei due panini di Gualtiero Marchesi, ma se anche riuscirà a convincere un cliente “Slow” sul tre, sai quanto vale in termini di fatturato globale?
    Forse l’unica domanda da farsi, invece di chiedersi come mai McDonalds decida certe strategie, è come mai un Gualtiero Marchesi accetti una cosa del genere. Ma forse la risposta è banalissima . . .

  2. Secondo me ci ha azzeccato il Fatto Alimentare, che considera la mossa una semplice strategia di marketing, tesa a mantenere lo status quo del cibo offerto proponendo variazioni di immagini per nobilitare in superficie una fama poco nobile, soprattutto nel nostro paese dove il fast food non è certo sulla cresta dell’onda.

    http://www.ilfattoalimentare.it/mcdonalds-gualtiero-marchesi-hamburger-vivace-685-kcalorie.html

    • Concordo, basta pensare che in una citta’ grande come Napoli, i fast food chiudono invece di aprire, cosa che per un sistema basato sull’efficienza logistica, quindi sulla numerosita’ dei punti vendita e’ un disastro.
      Consiglio vivamente la visione di Focaccia Blues piccolo capolavoro di Nico Cerasuolo, premiato come il miglio film non visto del 2010 (mi pare). E’ la storia del mcdonald chiuso ad Altamura a causa della concorrenza di una focacceria.

      • Ammetto di non aver ancora visto il film, ma ho “vissuto” la chiusura del MC ad Altamura (abito a 10 km) ed era ovvia e scontata anche al di là del forno aperto accanto.
        Parliamoci chiaro il MC in città piccole può essere un’alternativa alla pizzeria la sera e nemmeno tanto perché i prezzi delle pizzerie nei paesi non sono come quelli delle città, quindi sono in netta concorrenza con il Mc. Come dire che con 10 euro mangi una pizza di qualità e bevi una birra.
        Se non c’è la convenienza, una volta esaurita la novità cosa rimane? Nulla: un fast-food inserito in una città slow. Bella pensata.
        A pranzo era sempre vuoto anche perché da noi c’è il rito del pranzo e non tanto quello della cena: sono in pochi a fare l’orario continuato, la famiglia si ritrova a pranzo e quindi non mangia al Mc se ha la pasta al forno a casa.
        Poi i prezzi, la qualità, il gusto:tutto ha concorso. Difficile far passare al panino del mc donald quando per meno puoi comprare di meglio e difficile far passare dalla focaccia pugliese al panino americano.

        • vediamo, anche nel mio piccolo borgo hanno aperto un mac … lasciamo passare un anno, poi ci ritroviamo a commentare

          per ora sono d’accordo a meta’ con te (l’ultima volta che ho detto una cosa cosi’ era riguardo il Caff – sentiti onorata)

          :)

          • mi rassicura il fatto che tu sia d’accordo con la metà delle cose che ho detto, così sono certa che l’altra metà è sicuramente valida :)

            Ne parleremo tra un anno e mi dirai com’è la vita nel tuo piccolo borgo: la gran parte dei lavoratori fa orario continuato? il pranzo è vissuto come un momento di incontro? le pizzerie hanno prezzi superiori? la vita è fast o slow?

        • Appunto tutto il loro mix di marketing in Italia, soprattutto fuori dalle grandi citta’, e’ assolutamente perdente, quindi si buttano altrove… vedilo il film se abiti li’ vicino e’ divertentissimo

          • non vivo più in Puglia, ma lo vedrò: in realtà lo rimando da un po’, magari organizzo una maratona pugliese con capagira, focaccia blues, la stazione e la terra (che è il film che meglio esprime la pugliesità).
            Così imparo anche gli amici che vuol dire essere pugliesi :)

  3. Perchè gli slow-foodisti fanno figo – ultimamente, per cui bisogna aggredire quel segmento di cliente. Sfortunatamente per MD glislow-foodisti sono persone mediamente intelligenti e non si lasceranno attrarre dalla sirena GualtieroM.

    Comunque avrei scritto: ASSGGIA ADAGIO I VIVACI PRODOTTI LOCALI DI STAGIONE

  4. Non so perché ma a me questa storia fa venire in mente lo chef Skinner di Ratatouille e la sua linea di prodotti surgelati :)

  5. avatar galliluca

    marketing. senza se e senza ma.
    McDonald può produrre una linea in maniera abbastanza rapida. Azione che molti altri non sono in grado di gestire dal punto di vista logistico, produttivo, comunicativo in tempi così brevi.
    Credo che attacchi più per un mantenimento di quote con sostituzione del cliente finale che per un aumento del mercato – almeno suppongo.

  6. avatar splash (claudio)

    Ma scusate, foste anche voi sul carro di buoi della ristorazione, non vi attacchereste al pelo del momento?

    In altri termini: se il trend della ristorazione adesso e’ lo “slow”, e voi dirigeste un’azienda che ha il core-business nella ristorazione, non cerchereste di spostare sullo slow parte dell’immagine? A me sembra abbastanza scontato. O ci si aspetta che l’ufficio marketing proponga panini come il McLurido e il McCheSchifo per meglio posizionarsi sull’immagine che ne hanno i lettori di Dissapore? :-)

    @galliluca:
    infatti leggevo da qualche parte che McDonald sta cercando di spostare il target, ad esempio anche col pensionamento dell’orrido Ronald McDonald e la spinta sui McCafe’.

    • avatar galliluca

      Sì, anche io ho indicazioni simili. Diciamo che pare in atto una piccola diversificazione. Da una parte il mccafè, dall’altra l’insistenza a mostrarsi come “il luogo per eccellenza per i panini di tutti i tipi”.

  7. Posto indubbia l’etichetta di operazione di marketing apposta a tutto questo baillame, se avessero coinvolto diversi chef italiani e a testa avessero prodotto un panino periodicamente sarebbe stato molto più interessante. Giocando però così: vediamo cosa sanno fare gli chef davanti ad un panino (globale).

  8. avatar Ermanno Nuonno di Agnone

    Il settore pubblicitario sa’ che chi spinge campagne semi-deliranti, ed a volte ambivalenti (slow-fast etc), prevede grosse flessioni della loro fetta del mercato e corre ai ripari prima del disastro. McNasty (cosi’ lo si chiama qui) sta’ perdendo colpi in tutto il mondo, ed ora sta’ cercando di convincere un mercato giustamente scettico come quello italiano. Anche se un grande Chef (Marchesi – ma cosa hai combinato? Non pensavo che fossi rimasto senza un soldo) dice “l’abbinamento va’ bene” non e’ detto che tutti lo seguano. Mi ricorda la storiella dei vestiti nuovi dell’imperatore – vestilo come vuoi (il panino) ma la sostanza non cambia.

  9. Che il FastFood per autonomasia scopra lo Slow, faun po’ ridere, ma è lo specchio dei tempi..si cavalca il puledro che tira al momento!

    Detto questo, venerdì sera, non avendo avuto il coraggio di assaggiare il dolce in un nuovo giappo-cino ristorante-all-you-can-eat, mi sono fermato al Mc per assaggiare il Minuetto, il tiramisù al panettone (che gastroseratona, eh??!!??) e li AVEVANO FINITI TUTTI!
    …con la ragazza al bancone che si scusava del fatto che proprio tutti li avevano ordinati!

    ERGO = operazione di marketing riuscita!

  10. Se volessero essere davvero slow, iniziassero a proporre una linea di cucina espressa e senza additivi artificiali, invece di limitarsi a ingaggiare testimonial quotati fra i gourmet.

  11. Senza entrare in merito alla questione Marchesi che ormai e’ trita e ritrita… mi sembra ovvio che fast sia opposto di slow… per loro stessa definizione.
    Non capisco quindi il problema se posto in quei “termini”.

    Preferisco tuttavia un fast che sia sano, prelibato ed eventualmente anche soddisfacente ad un fast preparato con ingredienti di dubbio sapore e soprattutto qualita’/provenienza.

    Anche la pizza puo’ essere fast (Per me, a dire il vero, e’ slowissima) ma e’ un fast che puo’ essere di alta qualita’, laddove vi sia una preparazione che per 3 minuti di “oblio” prevede 12/24 ore di lavorazione “certosina”.

    Il fast non e’ a prescindere un ripiego dello slow (che tuttavia io preferisco).
    E’ soltanto una diversa concezione della “vita”, della gestione del tempo e della priorita’ concessa alle attivita’ quotidiane.

    Proprio come mac e pc (connessione secondo me poco opportuna) sono “soltanto” due differenti modi di approcciarsi alla “tecnologia” e all’utilizzo di un “calcolatore”.

  12. Magari è solo vero che qui in Italia non sfondano poi così tanto , e dopo aver provato una serie di varianti italiane , ci provano anche con Marchesi
    Gli è che il cibo food ce lo siamo inventati in questo paese , ed è lo stesso che lo slow difende .Vogliamo fare sempre lo stesso esempio ? la pizza , che è adirittura diventata pizza al taglio .E allora non basterebbe dirgli : guardate che noi c’eravamo prima dell’hamburger , molto prima , c’eravamo così prima che da voi state disperatamente cercando di fare anche dela pizza un vero prodotto americano ;-)

  13. avatar Me Medesimo

    Concordo con tutti quelli che hanno sostenuto che si tratta di una pura e semplice operazione di marketing finalizzata a conquistare una quota di mercato a loro, per definizione, contrapposta e che in Italia ha ancora, fortunatamente, la sua rilevanza.
    Mi sembra anche una sorta di lifting all’immagine, tanto per lanciare un messaggio del tipo: “visto, non è solo junk food, anche noi ci teniamo al buon cibo”.
    Devo dire che la trovata pubblicitaria la trovo molto efficace. Ieri sera ho visto anche la pubblicità in televisione del panino “vivace” e dal punto di vista puramente estetico mi è parsa notevole (bellissima l’interazione con la musica).
    Certo che la replica di Slow Food è stata prontissima e ancora più efficace… Complimenti a loro!

  14. avatar Matteo

    Non mi è chiaro dove la risposta n. 2 dell’autore voglia andare a parare.

    Se si dice che i fastfudisti sono brufolazzi in cerca di approvazione, bisogna ugualmente riconoscere la natura perlopiù modaiola – e altrettanto vuota – del pensiero sloufudista, che impesta l’aria di un qualunque aperitivo fighetto o di ogni conversazione che si voglia da gourmet.

    Dividere il mondo tra buoni e cattivi per un panino mi pare superficiale, oltre che manicheista.

    • avatar Me Medesimo

      Quello che dici è giusto in linea di principio, il manicheismo è sempre sbagliato per quanto mi riguarda. Persone solo buone o solo cattive non esistono, mentre il cibo si, per me si divide eslusivamente in buono o cattivo.
      Bisogna stabilire, però, cosa si intende per buono.
      Un panino di McDonald, tanto per rimanere in tema, quando lo mangio (ho giá fatto outing) lo trovo buono di sapore, il problema è che poi lo digerisco veramente il giorno dopo.
      Buono, quindi, per me è qualcosa di preparato bene, con un sapore più che gradevole e con prodotti di qualità, slow o fast che sia. E mi pare proprio che McD difetti di qualcosa, almeno che qualcuno non mi smentisca, a cominciare dal mio apparato digerente…

      • avatar Matteo

        Sono d’accordo con quello che dici, anche se devo ammettere che per me il BigMac (e chi dice che non è buono è un puzzone) è di digestione relativamente facile, mentre la pizza napoletana cotta a legna con la mozzarella di bufala d.o.p. mi resta sulle viscere per ore intere di sofferenza, quindi non eleverei la digestione a un parametro di giudizio del buon cibo.

        Il problema qui è un altro: che non si sta parlando del cibo, ma delle persone che lo consumano. Quindi chi mangia fast è grasso, rosicone e morirà presto di atroci complicazioni cardiache; chi mangia slow è fico, self-confident (l’inglese è d’obbligo qui) e camperà cent’anni.

        Perché far della sociologia ad ogni costo, mi chiedo?

        • avatar Me Medesimo

          ..quel cetriolo, però, mi resta sullo stomaco…. meglio il Big Tasty :-) . Hai ragione, la digestione non è un parametro fondamentale. L’esempio della mozzarella di bufala è calzantissimo, è una delle cose più buone del mondo per me, ma che pesantezza (sulla pizza invece non sono d’accordo, ma il discorso sarebbe troppo lungo, faccio solo due nomi, Marco Lungo e Adriano Continisio).
          Quello che volevo dire è che ciò che conta è la qualità, che può tranquillamente convivere con il concetto di fast food. Solo che la qualità non mi pare abiti a casa del signor McDonald, nemmeno adesso che è passato a trovarlo Marchesi.
          La sociologia, invece, va fatta secondo me, quanto meno per capire perché tantissime persone decidono di andare da McD addirittura a cena, pur avendo alternative qualitativamente di gran lunga migliori.

          • avatar Ermanno Nuonno di Agnone

            ” … la qualita’ non abita a casa del signor McDonald, nemmeno adesso che e’ passato a trovarlo Marchesi…”. Bravo, Me Medesimo: un frate superiore non migliora il convento!
            Alcuni mesi orsono un collega mi racconto’ di aver fatto un’ispezione HACCP ad un suo nuovo fornitore di carne insieme col suo consulente di igiene alimentare (obbligatoria in UK) e noto’ che in un angolo dello stabilimento alcuni operai macinavano grandi pezzi di carne che contenevano ancora pezzi di pellame. Chiese se per caso era produzione destinata a cani/gatti ma gli fu’ risposto “no, e’ per McNasty. Con i prezzi che pagano cosa si aspettano?” Il collega cancello’ il nuovo fornitore dalla sua lista ed avverti’ tutti gli amici a proposito!

          • avatar MAurizio

            Azz. MI ricorda un vecchio film di fantascienza (Alien Nation) in cui servivano hamburger di talpa ( e il protagonista alieno ne aveva alcuni peli incastrati tra i denti)

  15. avatar Piperita Patty

    Il gioco slow e fast è presente anche nelle nostre città o almeno nella mia, non mancano negozi che abbiano sull’insegna le parole SLOW FOOD, secondo me non è manco legale.

    • avatar carlo b

      “slow food” è un marchio registrato dell’associazione che l’ha inventato (prima dell’87 non esisteva e non veniva evocato in nessun modo, neanche giocando sulla parola “slow”), nessuno può usarlo o metterlo in vetrina senza autorizzazione dell’associazione slow food. c’è un regolamento che tutela l’utilizzo del marchio, allegato allo statuto di slow food votato nel congresso dello scorso anno, visto che potrebbe essere utilizzato per ingannare consumatori o clienti o per attività che non sono compatibili o peggio vanno contro la ben nota filosofia dell’associazione stessa.

  16. e se invece fosse per tentare una destabilizzazione a monte della filiera di slow food ?

    la distribuzione di mc ha ovvie potenzialita’ superiori e potrebbe attrarre qualche fornitore marchiato slow in cerca di (legittimi) guadagni

  17. Pingback: Hello Mr.Marquis « L'uomo è una locusta

  18. A me questa trovata di McDonald’s fa sorrire!Lo slow tira e se anche qualcuno di così importante ha capito che questo ‘è il trend del momento mi fa solo piacere. Marchesi invece mi fa un po’ di tristezza, si è venduto al nemico!Sicuramente in molti cadranno nel tranello di questi pseudo panini d’autore, ma la filosofia del fast food non potrà mai conciliarsi con quella dello slow!! :)

  19. avatar riccardo

    Trattorie e bar italiani VS catene internazionali

    Leggete questo stupendo post e piantatela una volta per tutte con le vostre vecchie idee e leggende metropolitane

    http://www.keinpfusch.net/2011/10/starbucks.html

    • avatar Cristian

      A parte il fatto che il post è lunghissimo e ci ho messo un’ora… Pensavo almeno ne valesse la pena. In pratica però dice:

      1) Siete capre perché non sapete scegliere bene;
      2) Starbucks & Mc fanno prodotti certamente migliori per via dei controlli strettissimi a cui sono sottoposti;
      3) Io sono campanilista e voi delle stupide capre provinciali (vedi punto uno);

      Peccato per l’errore di fondo, che vizia tutto il resto. Se è pur vero che l’italiano medio non sa scegliere bene e pensa davvero che la sua cucina sia il migliore, è altrettanto vero che ci sono un sacco di posti in cui il caffè è servito in maniera fantastica (me ne vengono in mente una decina, ma ce ne sono molti, molti di più). Forse l’altro errore di fondo che fa chi ha scritto il post è ignorare completamente che un caffé preso da Sant’Eustachio o in qualsiasi bar serio di Torino, non potrà mai superare quello che mi servono in uno Starbucks. La riprova che quello che ha scritto è assolutamente viziato e (in parte) esterofilo senza averne un senso? Provate la Burgheria, McBun oppure La Granda a Torino (personalmente preferisco il primo e meno conosciuto dei tre). Poi potremo anche riparlare della fantomatica qualità seriale che offrono questi posti.

      • concordo, post qualunquista e inutilmente esterofilo.

        Parla di bellezza di poter andare da starbucks con pc o a leggere il giornale senza che nessuno scocci e non tiene conto della differenza di consumazione e di locale.
        La caffetteria è diversa dal bar: in una caffetteria che serve caffè americano il tempo di consumazione é un po’ più lungo di quello di un espresso e comunque nei bar, anche in quello dello sport, non ho mai visto gente venir cacciata perché sta leggendo il giornale dopo aver bevuto in una frazione di secondo il caffè espresso.

        Insomma i paragoni non sono equi, come quelli sulle brioches: se è vero che in molti bar i cornetti sono surgelati è anche vero che in molti sono freschi.
        Mah.

        • avatar Cristian

          Che poi a me i dolcini di Starbucks e certi tipi di caffè piacciono pure tanto, in USA ho fatto strage di queste cose.

          Ma da qui a dire che è meglio uno di quei cornetti rispetto ad uno artigianale di alto livello, ce ne passa…

          Poi è pieno di errori e punti di vista completamente ribaltabili: Mc è più sicuro, in quanto riceve il quadruplo dei controlli. E non ti sei mai chiesto perché?? Forse perché appena il manager o il direttore si gira è pieno di crew coglioni che sputano e fan altre porcate nei panini?!

        • avatar Cristian

          Forse. Hai visto però generalmente il livello medio e il tasso di motivazione di chi lavora in un fast food di quel genere?

          Io ho amici che ci hanno lavorato, anche direttori. L’ordine del giorno è guardare che non vengano fatte porcate. Nelle (poche) cucine di stellati in cui ho avuto il piacere e l’onore di entrare mi pareva tutt’altro andazzo. Poi magari son stato fortunato io eh.

          • avatar jade

            senza arrivare gli stellati, ho lavorato in un bar fichetto di quelli da aperitivi per la jeunesse dorée e la “motivazione” latitava anche lì. e le porcate regnavano sovrane.
            secondo te esiste davvero un divario “motivazionale” a seconda di dove si lavora?

          • avatar jade

            non ho capito la frase “il livello medio di chi lavora in un locale di quel genere”. cioé? da Trussardi lavorano solo laureati e da mc gli sfigati? dai.

          • avatar Cristian

            Pensa, dal primo microsecondo in cui ho letto il primo commento ho capito dove saresti andata a parare… Leggo anche in giro che ti piace parecchio fare le pulci.

            Dunque, lungi da me voler fare generalizzazioni, ma c’è certamente differenza tra un ragazzino un po’ svogliato, che magari lo fa per guadagnarsi qualche soldo nel tempo libero, rispetto a uno che ha studiato per lavorare in un ristorante. O no?

            Detto questo, non ho detto che tutti i McDonald’s sono sporchi e non rispettano le normali norme igieniche. E sì, la motivazione cambia eccome a seconda di dove si lavora. Prima di tutto perché in una multinazionale è certamente più difficile seguire un modello rispetto al piccolo ristorante, magari un po’ ricercato, dove conosci lo chef che è anche il proprietario. Hai mai lavorato da McDonald? Sai come ci si sente e/o quali sensazioni si hanno? Sei mai andata in un Mc fuori dall’Italia (tipo negli States, ma anche solo in Svizzera?).

          • avatar Cristian

            E suvvia, non siamo banali, non mi riferivo al classismo quando parlavo di “livello medio”. Mai provato a fare domande sulla conservazione dei cibi o a chiedere qual è la preparazione culinaria di chi lavora in un fast food?

          • avatar jade

            mamma mia Cristian, non sono la sola a fare la punta ecc ecc, a quanto pare.
            è logico che chi si è specializzato abbia una motivazione diversa da chi fa il lavoro “solo” per campare.
            detto questo, di base ogni posto dovrebbe tendere a rispettare le norme il più possibile, ma non viviamo in un mondo perfetto, per cui si accrocca. quasi ovunque.
            personalmente nei mcD non metto piede, e non per le motivazioni barricadere che pensi tu, ma solo perché non mangio carne e le loro insalate sono tremende e carissime.

          • avatar Cristian

            Io invece ci vado ogni tanto (tié :-D ), consapevole della roba di livello basso che ci mangio. Comunque stavo scherzando. ;-)

          • avatar gianluca

            e per quale motivo non mangi carne, cara jade? :-)

          • avatar jade

            no carne e no pesce per tanti motivi. ma offtopic a manetta.

            la roba di livello basso la mangio anch’io, altrove

          • avatar gianluca

            tipo le patatine dell’ikea :-)

    • avatar dink

      Si, vabbé, ma questo qua è rimasto alle trattorie di cinquant’anni fa e ai bar sport di benniana memoria con la Luisona in vetrina, poi è emigrato in Germania dove ha assorbito talmente bene la cultura del disprezzo verso gli italiani pizza mafia mandolino espresso che non riesce più a levarsela dalla testa.

      • io ADORO gli starbucks (provati in UK, Dubai, New Zealand… tutti allo stesso livello), ma il caffè espresso è gramo, i beveroni sono talmente lunghi che potrebbero metterci dentro qualsiasi tipo di caffè, i dolcetti LI AMO ma sono prodotti chissa dove e arrivano freddi a temperatura da frigo nei punti vendita, e le poltrone sono sempre SUDICE.

        Detto questo sul link di cui sopra stenderei un velo pietoso…coì come sul 80% delle brioche dei bar nostrani decongelate.

        PS: nel mio bar usano la macchina a pistone (o a leva), altro che macchine automatiche tutte uguali…

        • avatar dink

          Per evitare le brioche congelate nei bar c’è un trucchetto, basta andare nei bar con pasticceria o panetteria anessa a lavorazione propria…

        • avatar Cristian

          Ma no, cosa dici?! Il caffè è selezionatissimo, siamo noi che non capiamo un cavolo con le nostre arabiche da quattro solti! :-D

    • avatar Cristian

      Tra l’altro ho riguardato solo ora il blog di questo profondo conoscitore del mondo: mi pare che gli manchi un po’ il sense of humor e forse pure qualcos’altro, che non dirò in questa sede per educazione. Per favore però, rimuovete il link, visto che rimanda ad una immagine, per così dire, esplicita…

  20. se non ha preso almeno una 100 mila è un babbo :)

  21. Un ristoratore ieri sera. commentando la notizia, mi ha detto: “Ha 82 anni, è il più grande e può permettersi di fare ciò che vuole.”

  22. avatar Nico aka tenente Drogo

    tra slow e fast c’è dissapore

  23. Comunque lo spot che avete postato fa capire ampiamente perché voialtri dissaporiani aspiranti fichetti giovaniloidi fuori tempo massimo vi fate tante pippe coi Mac: perché è accostato ai ragazzetti in maglietta sdrucita che tutt’a un tratto hanno trovato il modo di sentirsi cool, o presunti tali, e che fondamentalmente sono il vostro alter ego.

  24. Riassumendo: PECUNIA NON OLET!

  25. avatar PAOLA

    Mac Donald ha subito parecchi boiccottaggi e quindi dandosi un allure di tipicità/territorialità spera di incrementare le vendite… ma chi conosce la chianina gli fa una bella leva…

  26. avatar Giuseppe

    Da parte mia apprezzo anche che Slow Food abbia usato una i maiuscola accentata (Ì) invece della i maiuscola più l’apostrofo (I’). Sarà una piccolezza ma è da queste cose che si vede lo stile.

  27. avatar Ilenia

    Io mangio quasi tutti i giorni fuori per esigenze di lavoro, quindi di locali ne conosco tanti. Non sono una grande amante del Mc sinceramente, perché preferisco una cucina più sana e più italiana. Girovagando ho trovato un locale, che è in franchising, in cui si mangia molto bene. Si chiama Redipane e offrono tutta roba apppena uscita dal forno. Io la considero una sorta di Mc italiano, perché è sì slow food per la genuinità dei prodotti, ma anche fast perché cmq non c’è da aspettare molto.

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