Perché sono d’accordo con una legge della Lega (che sa di segregazione razziale)

Legge della Regione Lombardia per escludere Kebab, Cinesi e Fast Food dai centri storiciLa legge regionale che, in Lombardia, “dà facoltà ai Comuni di vietare determinati esercizi commerciali incompatibili con l’aspetto e la tradizione della città” (leggi: kebab, cinesi e fast food), piace alla Lega, guardacaso. Giosuè Frosio, promotore del disegno di legge, annuncia orgoglioso che questa preserva l’identità dei centri storici. Ecco, il mio problema è che sono d’accordo. Passato l’attimo destabilizzante durante il quale mi rassegno ad essere d’accordo con qualcosa di leghista, nonostante la mia militanza anarco-veronelliana, devo darmi una ragione. Già detto, per la verità, ma: se in una rocca medioevale io incrocio il pagliaccio policromo di McDonald’s, vado in acido; voglio che sia preservato il paesaggio nel quale mi riconosco. Così come non costruisco baite valdostane nel centro di Assisi – e neppure centrali nucleari, spero – nello stesso modo non ammetto attività produttive che facciano a cazzotti con la mia idea di landscape. Sono passatista? Sono un vecchio barbogio? Insomma: sono grave, dottore?




19 commenti a “Perché sono d’accordo con una legge della Lega (che sa di segregazione razziale)”

  1. 1
    Colinmckenzie Colinmckenzie commenta:

    L’opinione è assolutamente rispettabile, ma mi sembra una legge discutibile dal punto di vista costituzionale. E soprattutto a livello di concorrenza…

  2. 2
    Buauro Buauro commenta:

    Di certo l’intenzione puo’ avere valide ragioni di fondo, ma come sempre l’approccio proibizionistico non è mai quello migliore…

  3. 3
    Kapakkio Kapakkio commenta:

    Forse verrebbe da chiedersi perchè la legge è stata fatta quando i kebab hanno invaso Milano e non i McDonalds. Non si può fermare con una legge quello che è un normale processo di integrazione culturale. Allora vitiamo la vendita di pesto genovese in Sicilia o quella di pane di grano duro a Milano. L’attuale quadro che abbiamo della cucina in italia è il risulatato di un processo di integrazione tra le varie tradizioni regionali: quin in campania 25 anni fà il risotto non si sapeva nemmeno cosa fosse, la polenta chi l’aveva mai vista e via dicendo…i ctri storici vanno salvati ma la storia non si può fermare!!!

  4. 4
    Gambero Gambero commenta:

    Sui centri storici se ne può discutere. Però abbandoniamo le ipocrisie: alla Lega non gliene può fregà di meno del McDonald’s di fianco alla Chiesetta romanica, piuttosto via i kebabbari dalle nostre città.. Che mi sembra leggermente retrogrado e razzista, ma vabbè, stiamo parlando di Borghezio e Calderoli, mica ciccia.

  5. 5
    nadiap nadiap commenta:

    Si’, lei e’ grave non tanto per la sua posizione, quanto per il fatto di essersi ‘rassegnato’ a condividere qualcosa di leghista.. in questo senso ha tradito il suo passato di anarchico veronelliano.
    Poi venendo alla questione, ovvio che l’esempio non regge: qui non parliamo dell’intruso che rovina la scena (un leghista convinto lo farebbe) ma parliamo invece di uomini e donne che arrivano da altri paesi, si stabiliscono negli anni con le proprie abitudini, e i propri patrimoni culturali e ogni tanto, scusate l’invadenza, tentano anche la strada della piccola attivita’ privata (non vogliamo mica che facciano tutti gli operai sotopagati?? noo!!). Quindi stabiliscono esercizi vari tra questi si azzardano sulla via della somministrazione alimentare che ovviamente rispecchia il loro patrimonio culturale e materiale..Non vorremmo certo che tutti dall’oggi al domani si mettano ad aprire trattorie e pizzerie..o no?? Non sia mai, chissa il leghista cosa direbbe. Ma cosa ne dice lei invece, dal suo punto di vista leghista, dei milioni di Italiani emigrati dalla fine dell’ottocento fino a 50 anni fa (ancora lo fanno) in giro per il mondo, che hanno cambiato con i loro retaggi gastronomici landscapes, e anima di citta’ come New York, Chicago, Melbourne, Montreal ( l’elenco e’ lunghissimo ovviamente)? Loro si’ erano intrusi, malvoluti, malconsiderati e discriminati. Insomma come la mettiamo con queste cucine esportate ed imposte in luoghi altri? Se il calderoli di turno li avesse messi alla berlina l’ultimo capitolo della storia della cucina Italiana sarebbe stato un po’ diverso, e altro che made in Italy e ‘porcate’ varie, giusto per citare il vate di cui sopra. Insomma il landscape ‘contaminato’ e’ una realta’ con cui anche il cittadino/a impaurito/a dal ‘diverso’ deve fare i conti oggi. Altrimenti non parliamo di landscapes ma di proiezioni nostalgiche di qualcosa che a ben vedere non e’ mai esistito: l’integralismo gastronomico (vero ossimoro).. In questo paesaggio di contaminazione invece possiamo cercare di creare una logica e delle regole, un’armonia, e’ questo il punto da cui a mio parere bisogna partire. scusate per la lunghezza..

  6. 6
    gianpaolo gianpaolo commenta:

    Per me hai torto, perche’ quello che guida questa idea (a parte il farsi vanto di proteggere la tradizione) e’ una concezione museale del nostro territorio. Ovvero, tutto quello che possiamo fare al massimo e’ cercare di preservarlo cosi’ com’era nel medioevo. Se avessimo ragionato cosi’ ad ogni epoca non ci sarebbe mai stato alcun progresso.
    Ma forse quello e’ il destino dell’Italia, in fondo l’ho sempre pensato, una sorta di Venezia lunga quanto tutto lo stivale, con degli inservienti che si dedicano alle pulizie, gli abitanti, e flotte di turisti in camicia hawayiana e birkenstock coi calzini.

  7. 7
    Fiorenzo Sartore commenta:

    cari tutti, grazie per avermi aiutato a chiarire le idee. in effetti, non si tratta di landscape e basta.

  8. 8
    Colinmckenzie Colinmckenzie commenta:

    Tra l’altro, scusate, credo ci sia un equivoco tra discorso architettonico e alimentare. Un ristorante italiano magari può stonare per architettura al centro di una città, mentre un kebab può essere servito in un locale che invece ci sta benissimo. E quindi, di che si parla?

  9. 9
    Vincenzo Pagano Vincenzo Pagano commenta:

    Fammi capire, se il kebab viene venduto in un locale assolutamente caratteristico dal punto di vista architettural-emotivo allora va bene? Questa questione del landscape non l’ho compresa mi sa…….

  10. 10
    Kapakkio Kapakkio commenta:

    Mi sembra che questo post era solo una provocazione….

  11. 11
  12. 12
    se Atene piange... se Atene piange... commenta:

    Venezia, stop a kebab e pizze al taglio

    Stop a kebab e pizza da asporto nel cuore di Venezia. La giunta comunale ha ap­provato una delibera che bloc­ca tutte le nuove aperture e i traslochi degli esercizi che ven­dono specialità mediorientali e tranci di pizza da consumare per strada o a casa.

    Il provvedi­mento è immediatamente vali­do in 13 aree del centro stori­co e rimarrà in vigore fino al 2011. [...] «Estendiamo quanto già è in vigore a Rialto, Rio Terà San Le­onardo, campo Santa Marghe­rita e via Garibaldi», spiega l’assessore al Commercio Giu­seppe Bortolussi.

    «Il divieto di aprire nuovi kebab e pizze da asporto sta nell’ottica di tutelare la resi­denza incentivando servizi di vicinato», continua l’assesso­re. Potranno dun­que aprire macellerie, panifici, alimentari di vario genere e magari qualche ferra­menta e altri negozi utili a chi vive a Venezia ma, per almeno due anni, niente locali da take-away. «Venezia per non morire ha bisogno di eccellen­za, qualità e servizi per i citta­dini — spiega Ernesto Pancin dell’Aepe —. Il proliferare di asporto non fa bene nemme­no al turismo e rende la città un parco divertimenti senza vi­ta».
    (da corrieredelveneto.it)

    • ...Sparta ridacchia ...Sparta ridacchia risponde:

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      vietare gli esercizi commerciali incompatibili con l’aspetto e la tradizione…

      Prato, un ristorante (cinese) da 1.500 posti

      Entro l’estate, Prato potrebbe ritrovarsi un altro primato nazionale: spunterà in via Paronese 118 un ristorante cinese con 1.500 coperti, probabilmente il più grande d’Italia. Sono avvolti nel velo della riservatezza i dettagli di questa maxi operazione che dispiegherà una vera e propria macchina da guerra, con tanto di cuochi e camerieri pronti a sfornare migliaia di piatti al giorno (sia a pranzo che a cena).

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      (foto: il Tirreno)

      Ci sarà posto anche per una banca cinese, su cui erano piovute indiscrezioni un po’ di tempo fa: il mega ristorante al piano terra (l’iter delle autorizzazioni comunali è ormai a buon punto), gli uffici del credito al primo piano e un ampio parcheggio completano la fisionomia di un vero e proprio polo strategico di servizi per l’imprenditoria cinese, in via di costruzione.
      (da iltirreno.it)

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