Perché sono d’accordo con una legge della Lega (che sa di segregazione razziale)
La legge regionale che, in Lombardia, “dà facoltà ai Comuni di vietare determinati esercizi commerciali incompatibili con l’aspetto e la tradizione della città” (leggi: kebab, cinesi e fast food), piace alla Lega, guardacaso. Giosuè Frosio, promotore del disegno di legge, annuncia orgoglioso che questa preserva l’identità dei centri storici. Ecco, il mio problema è che sono d’accordo. Passato l’attimo destabilizzante durante il quale mi rassegno ad essere d’accordo con qualcosa di leghista, nonostante la mia militanza anarco-veronelliana, devo darmi una ragione. Già detto, per la verità, ma: se in una rocca medioevale io incrocio il pagliaccio policromo di McDonald’s, vado in acido; voglio che sia preservato il paesaggio nel quale mi riconosco. Così come non costruisco baite valdostane nel centro di Assisi – e neppure centrali nucleari, spero – nello stesso modo non ammetto attività produttive che facciano a cazzotti con la mia idea di landscape. Sono passatista? Sono un vecchio barbogio? Insomma: sono grave, dottore?
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L’opinione è assolutamente rispettabile, ma mi sembra una legge discutibile dal punto di vista costituzionale. E soprattutto a livello di concorrenza…
Di certo l’intenzione puo’ avere valide ragioni di fondo, ma come sempre l’approccio proibizionistico non è mai quello migliore…
Forse verrebbe da chiedersi perchè la legge è stata fatta quando i kebab hanno invaso Milano e non i McDonalds. Non si può fermare con una legge quello che è un normale processo di integrazione culturale. Allora vitiamo la vendita di pesto genovese in Sicilia o quella di pane di grano duro a Milano. L’attuale quadro che abbiamo della cucina in italia è il risulatato di un processo di integrazione tra le varie tradizioni regionali: quin in campania 25 anni fà il risotto non si sapeva nemmeno cosa fosse, la polenta chi l’aveva mai vista e via dicendo…i ctri storici vanno salvati ma la storia non si può fermare!!!
Sui centri storici se ne può discutere. Però abbandoniamo le ipocrisie: alla Lega non gliene può fregà di meno del McDonald’s di fianco alla Chiesetta romanica, piuttosto via i kebabbari dalle nostre città.. Che mi sembra leggermente retrogrado e razzista, ma vabbè, stiamo parlando di Borghezio e Calderoli, mica ciccia.
Si’, lei e’ grave non tanto per la sua posizione, quanto per il fatto di essersi ‘rassegnato’ a condividere qualcosa di leghista.. in questo senso ha tradito il suo passato di anarchico veronelliano.
Poi venendo alla questione, ovvio che l’esempio non regge: qui non parliamo dell’intruso che rovina la scena (un leghista convinto lo farebbe) ma parliamo invece di uomini e donne che arrivano da altri paesi, si stabiliscono negli anni con le proprie abitudini, e i propri patrimoni culturali e ogni tanto, scusate l’invadenza, tentano anche la strada della piccola attivita’ privata (non vogliamo mica che facciano tutti gli operai sotopagati?? noo!!). Quindi stabiliscono esercizi vari tra questi si azzardano sulla via della somministrazione alimentare che ovviamente rispecchia il loro patrimonio culturale e materiale..Non vorremmo certo che tutti dall’oggi al domani si mettano ad aprire trattorie e pizzerie..o no?? Non sia mai, chissa il leghista cosa direbbe. Ma cosa ne dice lei invece, dal suo punto di vista leghista, dei milioni di Italiani emigrati dalla fine dell’ottocento fino a 50 anni fa (ancora lo fanno) in giro per il mondo, che hanno cambiato con i loro retaggi gastronomici landscapes, e anima di citta’ come New York, Chicago, Melbourne, Montreal ( l’elenco e’ lunghissimo ovviamente)? Loro si’ erano intrusi, malvoluti, malconsiderati e discriminati. Insomma come la mettiamo con queste cucine esportate ed imposte in luoghi altri? Se il calderoli di turno li avesse messi alla berlina l’ultimo capitolo della storia della cucina Italiana sarebbe stato un po’ diverso, e altro che made in Italy e ‘porcate’ varie, giusto per citare il vate di cui sopra. Insomma il landscape ‘contaminato’ e’ una realta’ con cui anche il cittadino/a impaurito/a dal ‘diverso’ deve fare i conti oggi. Altrimenti non parliamo di landscapes ma di proiezioni nostalgiche di qualcosa che a ben vedere non e’ mai esistito: l’integralismo gastronomico (vero ossimoro).. In questo paesaggio di contaminazione invece possiamo cercare di creare una logica e delle regole, un’armonia, e’ questo il punto da cui a mio parere bisogna partire. scusate per la lunghezza..
Per me hai torto, perche’ quello che guida questa idea (a parte il farsi vanto di proteggere la tradizione) e’ una concezione museale del nostro territorio. Ovvero, tutto quello che possiamo fare al massimo e’ cercare di preservarlo cosi’ com’era nel medioevo. Se avessimo ragionato cosi’ ad ogni epoca non ci sarebbe mai stato alcun progresso.
Ma forse quello e’ il destino dell’Italia, in fondo l’ho sempre pensato, una sorta di Venezia lunga quanto tutto lo stivale, con degli inservienti che si dedicano alle pulizie, gli abitanti, e flotte di turisti in camicia hawayiana e birkenstock coi calzini.
cari tutti, grazie per avermi aiutato a chiarire le idee. in effetti, non si tratta di landscape e basta.
Tra l’altro, scusate, credo ci sia un equivoco tra discorso architettonico e alimentare. Un ristorante italiano magari può stonare per architettura al centro di una città, mentre un kebab può essere servito in un locale che invece ci sta benissimo. E quindi, di che si parla?
Fammi capire, se il kebab viene venduto in un locale assolutamente caratteristico dal punto di vista architettural-emotivo allora va bene? Questa questione del landscape non l’ho compresa mi sa…….
Beh, se si parla di architettura un senso la proposta la può avere. Se parliamo di cibi tradizionali, allora significa anche chiudere le pizzerie al nord…
Mi sembra che questo post era solo una provocazione….
secondo me non è una provocazione ma una realtà , infatti come dici tu nell’altro post i mc donalds non li hanno attaccati almeno dal quel punto di vista, poi su altri vabbè.
piuttosto quali sono i kebeb buoni e quelli disgustosi?
kiss
bd
Ecco appunto, quali sono i kebab buoni e quelli cattivi, di per sè il panino è tutt’altro che una schifezza al contrario degli hamburger di mcd.
Tutti quelli col rotolone surgelato fanno schifo
http://www.bergamosette.it/leggi.php?artID=1130275
Ecco i contro di questa assurda legge.
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/43.gif[/img]
vietare gli esercizi commerciali incompatibili con l’aspetto e la tradizione…
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Rires/mdr1.gif[/img]
notizia uscita lo stesso giorno in cui il ministro leghista Zaia, in visita ufficiale a Pechino, col suo fare diplomatico domanda cosa c’è negli involtini primavera…
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Rires/b_grind.gif[/img]
emmìpareva infatti un po’ troppo diplomatico! (ma si sa, sul Corsera…)
bar cinese torna italiano, lo inaugura Zaia
Treviso, 16 set – Un gesto politico contro l’invasione “gialla” da tempo denunciata dal Carroccio. Il presidente del Veneto parteciperà dunque domani a Quinto di Treviso all’inaugurazione della nuova gestione del bar Girasole, la cui licenza era stata acquistata da esercenti cinesi e che ora torna in mano ai veneti. In un quadro socioeconomico come quello degli ultimi anni – spiega una nota della Regione Veneto – la notizia è di quelle da sottolineare.
completo sulla tribunaditreviso.it
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/porello/1009.gif[/img]
la legge regionale che in Lombardia dà facoltà ai Comuni di vietare…
• Bergamo approva la norma anti-kebab, no ai negozi etnici in zona città-alta
insegne solo in italiano
Novara, 27 ott – Si tratta di un’ordinanza [pdf] di “limitazione delle attività commerciali e artigianali di vendita di prodotti etnici e disposizioni per i gestori stranieri” [...] e fissa il divieto di aprire negozi etnici simili a meno di 150 metri uno dall’altro; l’obbligo di tradurre le insegne in italiano e l’introduzione di un test “per accertare la conoscenza di base della lingua italiana e la capacità di lettura di un testo italiano” a meno che l’esercente non abbia già conseguito un titolo di studio nel nostro Paese, infine il divieto di “formare capannelli di persone che consumano alimenti e bevande all’esterno delle attività”.
Elena Rosselli, completo sul fattoq.it
decoro e attività commerciali
Verona, 24 gen – [...] Sempre per contrastare il degrado urbano, nella zona del centro storico è stata introdotta una limitazione all’apertura di nuove attività di produzione artigianale per vendita con asporto di cibi etnici, che non potranno essere aperte qualora siano già presenti attività similari nel raggio di 300 metri dal luogo richiesto per la nuova apertura. (non si tratta di estromettere i kebab dal centro storico – precisava il sindaco Tosi -, ma semplicemente di regolamentarne la presenza per prevenire i problemi igienico-sanitari o di decoro urbano che molto spesso i cittadini ci segnalano laddove siano già presenti attività di questo tipo).
completo di commenti sull’arena.it
Cittadella, il sindaco leghista vieta i kebab in centro
Padova, 5 ago – [...] Lo ha deciso il sindaco, il deputato leghista Massimo Bitonci, secondo il quale: «non sono certamente alimenti che fanno parte della nostra tradizione e identità, senza considerare che, nei luoghi dove se ne è permessa l’indiscriminata apertura, le amministrazioni comunali e i cittadini si sono pentiti amaramente». [...] E se il Comune non intervenisse con una regolamentazione «tali attività potrebbero diventare il ritrovo di gruppi di consumatori tipici di queste pietanze mediorientali, già molto diffuse a Padova».
completo sul mattinodipadova e guai a chiedersi come mai siano attività molto diffuse,
d’altronde a Saronno si mangiano solo amaretti e a Battipaglia tutti i giorni mozzarella…
corrieredelveneto.it, 5 ago – [...] non che il centro storico di Cittadella sia oggi martoriato da questo tipo di negozi. Anzi, [...] ma la recente visita negli uffici comunali di un nordafricano determinato a presentare tutti i documenti per aprire in centro è bastata perché il sindaco gridasse allo scandalo.
• Belluno, allo studio un’ordinanza per limitare l’apertura di negozi cinesi
fermiamo i negozi etnici
Parma, 19 mar – Sempre più kebab sempre meno trattorie, il sindaco di Parma ha scritto al presidente della regione Emilia Romagna: [...] si propone alla Giunta regionale di adottare un’iniziativa legislativa in materia di commercio, mirata a consentire ai Comuni la potestà di adottare in particolari zone della città piani di programmazione che definiscano, senza ledere la concorrenza, limiti numerici e vincoli merceologici agli esercizi di vendita al dettaglio, con particolare riferimento a talune attività gastronomiche di tipo non tradizionale. La normativa di riferimento per l’Emilia Romagna, infatti, rimane la legge regionale n.14 del 2003, parzialmente emendata dalla n.6 del 2007 (art. 3 e 4, ndr), tale quadro normativo non consente ai Comuni alcun potere di reale programmazione.
completo di commenti su parma.repubblica.it
• Bologna, il sindaco apre alla possibilità di limitare i negozi etnici in alcune aree
l’annuncio del sindaco: chiusura alle 18 per gli alimentari, alle 20 per pizzerie
e rivendite di kebab e alle 23 per pub e bar, seguono le ragioni dei negozianti
il sindaco firmerà l’ordinanza domani, ma…
Bologna, 14 nov – [...] Pende la spada di Damocle della liberalizzazione voluta dal Governo: la cosiddetta norma Brambilla [art. 35 comma 6, ndr] che, avverte in una nota il ministero del Turismo, è già in vigore dallo scorso 6 luglio nelle città d’arte e a vocazione turistica. Fra queste Bologna, la norma ho introdotto “per tutti gli esercizi commerciali, compresi quelli di somministrazione di cibi e bevande, la liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura, compresi domenica e festivi”. E i regolamenti comunali in contrasto con la normativa “vanno disapplicati, perché contro la legge”.
Luca Orsi, completo sul restodelcarlino.it
• e vagliate le osservazioni dei commercianti, per il sindaco nessun passo indietro
stop a kebab, fast-food, e distributori automatici in centro
Firenze, adnkronos del 22 apr – La delibera approvata martedì scorso prevede non solo lo stop a nuove aperture nell’area Unesco di strutture che lavorino solo il precotto e il surgelato, cioè i kebab; vieta anche di installare distributori automatici di bevande e cibi e pone un secco no ai fast-food. [...] Introduce inoltre un regime speciale per il salotto buono della città, via Tornabuoni, dove son permesse solo attività di commercio al dettaglio non alimentare, [...] novità infine per il consumo sul posto: somministrazione non assistita solo se l’esercizio è dotato di un servizio igienico accessibile ai portatori di handicap, e l’obbligo si estende a tutto il territorio comunale.
• Forte dei Marmi, un regolamento comunale vieta nuovi ristoranti e negozi stranieri
• Udine, scalpore per la proposta della Lega Nord in consiglio regionale di fare come a Forte dei Marmi
• Monfalcone (Go), la giunta Pd non intende seguire il modello anti-kebab toscano