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Pizza, Egitto, Rivoluzione

Gli egiziani che conosco sorridono spesso, sono aperti, cordiali, ospitali, dev’essere la civiltà millenaria mi dico quando ci penso. Non a caso, noialtri italiani abbiamo accolto i primi migranti egiziani senza isterismi, frasi fatte e altre forme di razzismo. Ricordo lo scalpore che provocò la vittoria di un egiziano al campionato mondiale della pizza, più o meno vent’anni fa, da allora sappiamo della grande abilità di questa gente a lavorare farine, impasti, condimenti, e in genere un tipico cibo italiano come la pizza. Istinto rodato da anni d’esperienza che oggi li rende risorse pregiate del settore.

In questi giorni abbiamo scoperto di cosa sono capaci gli egiziani, che hanno rovesciato Mubarak, il rais al potere da 28 anni, in un lampo. Uno spirito che ha contagiato il Medio Oriente con la rapidità di un virus in gita scolastica. Non devo essere perspicace, sono stato in Egitto molte volte senza intuire cosa bolliva dietro i sorrisi e l’ospitalità. Ci ha anche colpito come tutto sia avvenuto senza le stragi bestiali che stiamo vedendo in Libia, nessuna repressione selvaggia, lo stesso esercito che aveva accolto i manifestanti nei carrarmati durante i 18 giorni della rivoluzione, ha sostituito Mubarak nei suoi adempimenti di Capo di Stato, dando garanzie di democrazia e libere elezioni.

Tutto semplice, più semplice di quanto pensassimo, e tutto già avvenuto. Mubarak non c’è più, l’Egitto è di nuovo visitabile senza troppi disagi, le attività sembrano tornate alla normalità. Fantascienza? No. Fantascienza siamo piuttosto noi, comunque la si pensi.

E torno a parlare di cose che si mangiano, di come la rivoluzione mediterranea abbia cambiato perfino la mia percezione dei cibi esogeni, strano eh, ma adesso guardo al kebab delle pizzerie egiziane con meno diffidenza, il carattere di quel popolo mi ha inoculato la curiosità di conoscere meglio le sue tradizioni, sarà una reazione al nostro immobilismo, non so, o magari un’accresciuta disposizione ad accettare gli altri nonostante le diversità.

Succede lo stesso anche a voi o tutto scorre come sempre? Non sentite il bisogno di conoscere meglio la cultura egiziana o medio orientale, specie nei suoi aspetti gastronomici? Tra l’altro, chi ci è stato sa bene che in Egitto si mangiano cose in grado di contagiare l’Europa come e più del kebab, ma di questo magari parlerete voi nei commenti.

Io sono ancora sorpreso per il cambiamento, e come italiano, anche un po’ invidioso.

[Crediti | Immagine: Peter Menzel]

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17 commenti a Pizza, Egitto, Rivoluzione

  1. Chapeau all’Egitto e ai suoi giovani, alla consapevolezza della grandiosità del loro passato, al carattere accomodante che li rende molto diversi dagli altri abitanti del bacino nordafricano e mediorientale… E’ proprio una fitta d’invidia quello che provo, ma l’ammirazione la surclassa e il ricordo dei falafel l’addolcisce.

      • Può anche essere, ma non cambia la sostanza di come sono andate le cose. Così come non cambia l’enorme differenza di trattamento che c’era quando andavo in missione in Egitto rispetto agli altri Paesi del Nord Africa. L’Egitto non lo senti nemico, in altri Paesi hai paura, e te lo dico non perché io sia un pauroso, ma avverti un clima pesante che non dipende dal regime, quanto proprio dalla cultura di chi ti circonda. Ho fatto tutto il discorso al presente, perché anche se cambieranno i capi, il popolo resterà più o meno quello. E in Egitto, le 5 Preghiere al giorno erano chiamate e osservate comunque e dovunque.

  2. già, non hai tutti i torti…..ci penso anche io e mi vengono le bolle in faccia! Penso che loro siano riusciti proprio perche’ erano arrivati all’osso, in un regime che non lascia possibilita’ alle vie di mezzo. La nostra situazione, senza che si cada in eresie, e’ a mio modesto avviso diversa, benchè arrivati anche noi spesso “all’osso” abbiamo una forma di governo nè dittatoriale nè liberale (come vorrebbe un governo di questo tipo, cioe’ di destra), cioe’ una cavolo di via di mezzo e non ci consente di tirare su la testa e rovesciare il tutto, forse proprio perche’ ci tengono in una sorta di “sospensione”, chissà…

  3. e’ piuttosto indicativo “di razzismo” il rapporto con il cibo (ci sono le virgolette, non sparate subito)

    si comincia di solito con “schifo” per piano piano avvicinarsi e qualche volta amare, o quantomeno stimare e rispettare

    che e’ quello che succede con le persone

    di solito

    • Non hai torto, assolutamente. Sai quanto facevo lo schizzinoso le prime volte che andavo giù in Egitto, nei loro migliori posti, a mangiare a modo loro? Non hai idea. Solo il fatto che tempo un attimo ti riempono il tavolo di roba che non capisci che è per più della metà, ti mette a disagio. Tu non ordini, portano loro. Questo per noi è disarmante, ma va rispettato perché tu sei l’ospite, e sei servito. Poi provi, capisci che ti servono legumi e salse che in qualche modo conosci, ti abitui, rubi con gli occhi dal capotavola (che deve sempre aprire il pasto per primo), segui e capisci che cosa è lo stare a tavola per un cultura che noi abbiamo perso, perché io a 50 anni mi ricordo che a casa mio padre stava a capotavola e si seguiva lui, ma dai primi anni ’70 è finito tutto questo per noi e per molti altri, mentre nella povertà più dura della nostra, loro non hanno perso certe tradizioni. E’ quella cultura che sopravvive, è quella che a volte irragionevolmente schifiamo, ma è anche quella che abbiamo avuto anche noi fino a pochi decenni fa, basta solo ricordarsi gli Spot di Carosello…

    • Aspetta a dirlo. Non sappiamo ancora chi c’è veramente dietro a questa cosa, contemporanea in tutto il bacino Nord Africano. La cara, vecchia Settimana Enigmistica avrebbe proposto un Cambio di Consonante, Obama o Osama…

      Il punto è vedere come ha reagito Israele. Al momento, apparentemente, poca roba.

      Per questo, è vero che c’è comunque un prevalere militare in tutto questo, ma non sappiamo ancora chi li ha mossi e quale è l’obiettivo finale. Nel 2000, quando andavo da quelle parti, era perché tutto il bacino mediterraneo era candidato potenziale ad entrare nella UE. Alcuni Paesi avevano già una contabilità statale in linea con i dettami richiesti. Quindi, non è detto che proprio dall’Egitto si compia il primo passo di democrazia occidentale, visto che è anche il più occidentale, appunto, dei Paesi coinvolti in questo casino di fine inverno.

      Solo il tempo potrà dirci di chi è figlia questa ventata rivoluzionaria, e dove andrà a parare.

      Su una cosa non credo ci possa essere dubbio da parte di qualcuno: non è figlia del caso, comunque la si voglia mettere o impersonare.

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