di | mer 09 dic 2009 ore 8:30
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riconoscimenti

Qualcuno mi spieghi perché sfornare la pizza napoletana stg è importante

La pizza di Da Michele di NapoliLeggendo cosa sto per scrivere il lettore potrebbe pensare che sarebbe bello se a parlare fosse chi sa di cosa si stia parlando. Legittimo. Visto che io, il motivo per cui oggi sarebbe “uno dei giorni più importanti nella storia dei pizzaioli napoletani” non l’ho ancora capito. Va bene, salvo clamorosi ripensamenti, il Comitato europeo per le indicazioni geografiche sta per sfornare il riconoscimento di specialità tradizionale garantita (Stg) alla pizza napoletana preparata secondo tradizione. Mbé? Cosa significa? Che da oggi tutte le pizze del globo terraqueo saranno come quella dei napoletani Sorbillo, “l’unica ed antica famiglia di 21 figli tutti pizzaioli”? E che tutte le pizzerie autoproclamate, tipo “La Maldestra” che ho sotto casa (è un soprannome), puf, sparirebbero all’improvviso?

No seriamente, spiegatemi voi che di sicuro lo sapete, in che modo il riconoscimento potrà essere “uno scudo per garantire i consumatori e i produttori”? Ci sarà forse un Pronto Intervento Pizza che punirà i pasticcioni elevando contravvenzioni pazzesche? C’è chi lo dice, chi sostiene che se la pizza non avrà diametro fino a 35 cm, bordo rialzato fra 1 e 2 cm e nel condimento solo pomodori pelati, mozzarella di bufala campana, aglio, un filo d’olio extravergine d’oliva, sale e foglie fresche di basilico, saranno cavoli (il disciplinare della pizza Sgt lo trovate qui).

Lo spettacolare cartone per la pizza da asporto della pizzeria Gino Sorbillo di NapoliIl cartone per la pizza da asporto della pizzeria Sorbillo di Napoli

Ma davvero ci credete? Va be’ facciamo una cosa, inclini come siamo ai festeggiamenti noi festeggiamo, checcicosta. Se poi qualcuno volesse spegarci perché?

Immagini: Flickr/Keepwaddling1

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40 commenti a Qualcuno mi spieghi perché sfornare la pizza napoletana stg è importante

  1. avatar marco

    Ma perché mozzarella di bufala e non fior di latte? fa più figo?

  2. qualche pizzeria che rispetta il disciplinare potra’ affermare che loro, appunto, rispettano il disciplinare, e scriverlo a chiare lettere. “Qui si fa la *vera* pizza”, insomma.

    Come se a qualcuno importasse dei disciplinari… intendo, a qualcuno del pueblo.

  3. Mmmmh .. non so perchè, ma ho il sentore che quelli col marchietto metteranno giù un menù leggermente ritoccato verso l’alto nel prezzo … strano però in Italia ste’ cose non succedono mai !!!!!

    Ad Maiora
    Fabrizio

  4. avatar fantapalli

    Toh! La pizza da asporto, anche se fatta con i criteri richiesti dal Disciplinare, non può considerarsi STG se non consumata nei locali dove viene prodotta? Molte pizzerie che hanno servizio al tavolo effettuano anche vendita da asporto: quindi la stessa pizza prodotta dallo stesso pizzaiolo con gli stessi ingredienti e metodo di cottura sarà tradizionale se servita al tavolo e non sarà STG se portata a casa (rido).

  5. avatar alfredo

    SPECIALITA’ TRADIZIONALI GARANTITE (STG) DEI PRODOTTI AGRICOLI E ALIMENTARI
    REGOLAMENTO CE N. 509/2006 DEL 20 MARZO 2006

    Secondo me, è una cosa che si doveva fare, iniziamo a mettere nero su bianco le regole per fare la pizza napoletana, e altre Specialità Tradizionali Garantite

    (attestazione comunitaria che ha l’obbiettivo di valorizzare dei prodotti agro-alimentari, le cui peculiarità non dipendono dall’origine geografica ma da una composizione tradizionale del prodotto, da una ricetta tipica o da un metodo di produzione tradizionale http://ec.europa.eu/comm/agriculture/foodqual/quali1_it.htm).

    Poi si potrà discutere, come succede per i vini e per i prodotti Dop.
    Ogni tanto l’Europa fa qualcosina.

  6. avatar don

    Penso che sia una buona iniziativa… Così Pizza Hut non verrà più scambiata per una vera pizza e via discorrendo…

    • Pensi che pizza hut non possa fare una pizza certificata stg? Se attirasse la clientela lo farebbe senza problemi, del resto hanno la forza economica per farlo.

      Ci sono tanti pizzaioli in italia le cui pizze vnegono scambiate per vere pizze, bisognerebbe preoccuparsi di quelli

  7. avatar Fabio Spada

    Cosa cambierà?

    Dal punto di vista dei ristoratori:
    - nuovi corsi e nuove iscrizioni per le associazioni di categoria, confcommercio, confesercenti, confartigianato, CNA, per i privati come il GR,…
    - nuovi finanziamenti per il diploma comunitario, nazionale, regionale, provinciale, comunale, rionale, palazzinale di Pizzaiolo Napoletano Certificato Mica Cazzi.
    - nuovi convegni dal titolo: la “Pizza Napoletana nel 2010, quale direzione sta prendendo? E soprattutto ci va da sola o tocca accompagnarla?” segue intervento di 21 relatori, segue dibattito, segue “se non ci sono altre domande” ricco buffet
    - nuovi adesivi, nuovi certificati da consegnare con cerimonia in comune, nuovi “conosco uno che ti può fare avere il marchio anche se c’hai una frutteria.

    Dal punto di vista dei consumatori:
    - un cazzo!

    • avatar melograno

      Ma come si fà a certificare che nella tal pizzeria c’è la vera pizza Napoletana, “sicuramente per decreto”, e c’è pure chi plaude e si sforza pure di menzionare l’articolo CE 509 del marzo 2006. Suvvia facciamo i seri, ma se non si riesce a far rilasciare uno scontrino fiscale neanche quando bevi il caffe o vai a mangiare in una qualsiasi trattoria: e poi chi dovrebbe effettuare i controlli? Pensa che bello stai mangiando la pizza ed entrano 2 caramba per i controlli (naturalmente napoletani veraci) e cosa fanno? Assaggiano le varie pizze e poi se non e pizza (STG), e chi l’ha gia mangiata o la sta mangiando? Qualcuno mi dica che non è la solita bufala.

    • avatar stefano

      fabio sei un grande :-)

  8. avatar Maurizio Cortese

    Uno dei privilegi di vivere a Napoli…..mi trovo da Sorbillo ed ho appena mangiato la mia salsiccia e friarielli. Sono qui anche per Dissapore ma e’ un po’ dura. Prima di me ci sono il tg4 e il tg1. Per il momento abbiamo mangiato la pizza tutti insieme poi al lavoro :-)

  9. avatar Maurizio Cortese

    A proposito….avete domande per Gino Sorbillo?

  10. avatar Giovanni

    Sarebbe interessante sapere quale pizza e’ stata disciplinata? Margherita e poi?

  11. avatar eggi

    più che certificare le pizze, bisognerebbe certificare le pizzerie dopo averne chiuse minimo il 30% di quelle esistenti.

  12. avatar Michele

    Non so se sono ancora in tempo per sapere da Sorbillo o da chi vorrà rispondermi, premesso che mi occupo anche io di normative, cos’ altro è stato inserito nel disciplinare perchè farlo solo per le pizze non avrebbe senso.

  13. avatar vincenzo

    ma nella vera pizza napoletana si mette la mozzarella o il fiordilatte ??????

  14. avatar Anonimo Codardo

    È un malcelato tentativo per giustificare una pizza margherita da 15 euro.

    Saranno luoghi comuni quanto volete ma la realtà è che a fare i pizzaioli ormai ci sono solo egiziani e cinesi; l’abbinamento con la Coca Cola è popolare quanto il gesto dell’ombrello; il vero osare del momento è il Pizza + Kebab (prima di cantare ‘Puke in my mouth’ provate quella di Horas a Torino).

    “Aurvoir!”

  15. avatar Ivan

    Con quel marchietto le pizzerie faranno il salto di qualità? E a che prezzo? Io sono estremamente deluso dalle pizzerie della bergamasca.

  16. Che razza di guazzabuglio…

    Il disciplinare per l’impasto è scritto non so da chi, ma certo che un minimo di scienza dovrebbe essere usata, in certi casi. Ad esempio, come si fa a raccomandare una farina con W da 220 a 380, imponendo sempre la stessa idratazione, quando ci passano almeno il 30% di quantità di liquidi di differenza, lasciando poi che i tempi di maturazione (non citati) restino uguali. Con una 220 (ammesso che qualcuno la usi) forse in 12 ore ce la fai, con una Manitoba vera (e a 380 stai anche po’ oltre, è probabilmente additivata) non hai completato quasi nulla dei processi enzimatici, mah…

    Poi, uno se vuole ci mette la semola di grano duro: gentile concessione, certo, visto che se usi una W 220 non sai certo dove prendere alcuni elementi, proteinici soprattutto. Tanto alla fine usciranno anche da questo “disciplinare” i preparati per pizza napoletana stg, premiscelati, additivati, così come succede nel 90% delle pizzerie…

    I formaggi, anche, meriterebbero un capitolo a parte: voglio vedere chi non userà i siluri per pizza napoletana stg.

    Ovvio che PizzaHut ci metta niente a stare nel disciplinare: con i mezzi che ha, non è affatto difficile starci dentro, così come chiunque voglia investire in catene del genere: qui non si parla di prendere un McDonald’s e riconvertirlo al filetto in crosta, qui si passa da un preparato marchiato ad un altro.

    La trovo, quindi, una ennesima presa in giro per il consumatore finale, grossa, e uno svilimento ulteriore per quelli (pochi) che ancora investono in impasti e farine di qualità, in studio e prove, non in premiscelati da mega Catarì per tutti….

    • Molto giusti e legittimi, i tuoi commenti e le tue perplessità, circa gli aspetti tecnici, e le lacune preenti nel disciplinare. Ma io non sparerei a zero su tutta la questione, alcuni aspetti positivi ci sono: Ci sono posti nel mondo dove si fa un qaulcosa chiamata pizza, che non ha nessuno, dico nessuno dei requisiti minimi per essere chiamata tale, e poi se Pizza Hut, vorrà e potrà fare la Pizza STG, comunque, dovrà adeguarsi al disciplinare, che intanto prevede l’uso di determinati prodotti per la farcitura che in ogni caso credo che dovrà pur acquistare!!!
      E non facciamo i soliti italiani sempre pronti a sputarsi addosso per qualsiasi cosa anche di buono si faccia, cerchiamo invece di ollaborare all’evetuale messa a punto della posa in opera di tutta la questione Pizza STG, Invito rivolto ovviamente in primis ai Nostri amici e colleghi napoletani, ai quali ho già rivolto l’invito fin dal primo giungere delle notizie sulla Pizza STG, a giocarsela, bene questa ultima occasione di valorizzare per bene questo Suo Piatto, condividendolo nella giusta maniera con il resto del pianeta!!!

      • Per come la vedo io, il guazzabuglio del disciplinare è sintomatico di una cosa non fatta bene, con criterio e da chi ci lavora sul serio, diciamolo chiaramente. Pare una cosa fatta, appunto, per crearsi una nicchia e un marchio, più che una tutela nei confronti del consumatore dovunque esso sia. Anche perché, giova ricordarlo, non siamo noi italiani i buongustai di riferimento quando in tutto il mondo la pizza che mangia il consumatore medio è un’altra ed è allucinante, ma non di impasti, di condimenti… ed è anche vero che solo fino a qualche decennio fa esisteva in GB la pasta in scatola con il ketchup al posto del sugo, per cui ci vorrà tempo per far capire i veri sapori di ciò che produciamo, ma il problema è che da noi i turisti non vengono più, se vengono li truffiamo notoriamente e scientemente in molti casi, per cui chi porta il vero gusto italiano nel mondo?
        Perciò, in attesa che i massimi sistemi si sistemino, vorrei almeno evitare di essere truffato in casa mia, e con la pizza c’è da farci il pieno… e guarda che la questione Brandi la dice lunga, su come è nata questa storia…

  17. Pingback: Almanacco del Giorno – 9 Dec. 2009 « Almanacco Americano

  18. Ma se gli americani sono convinti che la pizza e’ Americana!
    che interesse ha pizza hut a certificarla Napoletana STG?

  19. avatar Martin

    Perché certificare una “Margherita extra” con la mozzarella di bufala, quando nessun pizzaiolo serio metterebbe la bufala sulla pizza? Mossa commerciale? ;)

  20. Dopo aver letto (più o meno) attentamente l’intero disciplinare l’unico commento che riesco a fare è un semplicissimo Mah!!!
    Spero che, come accade ormai per un po’ di vini, il meglio venga da chi decide di operare fuori dal disciplinare…

  21. avatar Maurizio Cortese

    Ieri ho incontrato il Presidente dell’associazione pizzaioli napoletani, Sergio Miccù. Ecco cosa mi ha detto.
    La domanda per la pizza STG è stata presentata nel 2001 al ministro Pecoraro Scanio.

    Ecco cosa prevede il disciplinare:

    IMPASTO: acqua, farina OO, lievito e sale. Durata della lievitazione 8/9 ore.
    INGREDIENTI: pomodoro san marzano tipo “roma”, olio extravergine d’oliva, fiordilatte dell’appennino meridionale campano oppure mozzarella di bufala campana *

    Sono state inserite nel disciplinare due sole tipologie: margherita e marinara.
    La cottura dovrà essere solo con forno a legna costruito con mattoni refrattari.
    L’associazione si batterà per mantenere i prezzi fra i 3,50 e i 3,70 euro per la margherita.
    Una pizza da asporto non può considerarsi STG perchè il trasporto pregiudica la bontà della pizza.
    Il prossimo obiettivo dell’ APN è quello di qualificare il mestiere del pizzaiolo. E’ stata già inoltrata la domanda al Ministero del lavoro con richiesta di inserire la figura professionale del pizzaiolo nei programmi della scuola alberghiera

    * riguardo l’inserimento della mozzarella di bufala nel disciplinare ho chiaramente posto obiezione.
    Riassumo la replica: chiuderebbero tanti caseifici.

    • A questo punto, a chi dare retta? Il disciplinare pubblicato è oggettivamente privo di una base di conoscenza, quanto riporti tu conferma ulteriori guazzabugli, includendo prezzi oggettivamente bassi al giorno d’oggi per avere materie prime di qualità e principi discutibili come il discorso dell’asporto, anche se in un’era relativistica l’introduzione dello spazio tempo nella variazione della qualità della pizza mi sembra un concetto molto avanzato, per me che valuto la bontà della pizza anche dalla sua stabilità nel tempo, ma tanto nella pizza tonda non è richiesta e non lo sarà ancora, visto il disciplinare appunto…
      Ribadisco ancora di più con convinzione: non mi pare una cosa che tuteli il consumatore finale, anzi. I parametri dovrebbero essere ben diversi, come diversi dovrebbero essere tutti i requisiti di base per la certificazione ipotetica che si vorrebbe dare, ammesso che il mercato lo richieda perché, non dimentichiamolo, nessuno al mondo si è mai sognato di fare un cheeseburger stg…

  22. http://www.videocomunicazioni.com/notizie/la-pizza-e-stg-oggi-gratis-in-piazza.html

    Pizza gratis in piazza del Plebiscito, per festeggiare il riconoscimento Stg. Una festa del popolo napoletano che prevede anche l’arrivo della “superpizza Stg”. In contemporanea, a New York, i pizzaioli hanno inscenato una analoga manifestazione, offrendo grati la pizza in strada. Ma come dovrà essere la pizza Sgt? Quali le caratteristiche del disciplinare? Nel giorno in cui si celebra il riconoscimento del marchio stg (specialità tradizionale garantita) per la pizza napoletana, apre in città il primo forno della Caritas per i senza dimora. Sfornerà pizze morbide, saporite e fumanti preparate da 4 giovani, tre stranieri e un italiano, che hanno seguito il corso “il pizzaiolo napoletano”. In tanti ieri hanno assistito all’inaugurazione e alla benedizione del forno del Cardinale Crescenzio Sepe. La nuova pizzeria nasce in Via Taddeo Sessa 93, sede del binario della solidarietà, centro di accoglienza diurna della Caritas per i senza dimora.

  23. Pingback: La settimana Foxy Knoxy - Macchianera

  24. Che bello poter fare la vera pizza Napoletana,noi che siamo pizzaioli all’estero non possiamo farlo,dobbiamo adeguarci agli standard locali.Personalmente cerco di usare i migliori prodotti cercando con piccoli compromessi di fare una buona pizza da servire a Greci,Tedeschi,Sloveni,Albanesi etc.etc.
    Se si continua a pretendere standard napoletani,per noi all’estero sara’ difficile entrare nel ristretto gruppo della vera pizza Napoletana. italian1962@hotmail.it

  25. Ancora oggi ho problemi a servire la pizza con mozzarella,perche molti la chiedono con il formaggio guda,cosa chi mi manda in bestia e mi rifiuto di servirla,la conseguenza e’ che pochi mi reputano un buon ristorante Italiano e’ altri, molti non tornano piu’.Se non pizza DOC almeno come Napoleteni DOC meriteremmo un albo della vera pizza Italiana nel mondo.
    Muzzillo Giovanni Corfu Grecia italian1962@hotmail.it[img]http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1333444334863&set=a.1333429734498.2050699.1193695821&theater[/img]

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