Roma, città aperta a parte


Il manifesto  di Roma Open CityAbbiamo molto parlato di ristoranti romani questa settimana, perfino troppo, notava qualche lettore che romano non è. Ma la tentazione di capire qualcosa rispetto all’unica città occidentale che sembra avere regole e reazioni tutte sue, è forte. Trappole per turisti a parte, viene naturale criticare e provare a decifrare una Roma più “città a parte” che “città aperta”.

Le occasioni per migliorare e innalzare a un livello per lo meno dignitoso il buon gusto dei cittadini romani non sono mancate, non mancano e soprattutto non mancheranno. E forse per avere ristorantini di qualità utili a educare i pressappochisti palati capitolini non occorrerà necessariamente aspettare l’apertura di Eataly tra un paio d’anni.

Il Dipartimento Ambiente del Comune di Roma ha pubblicato infatti un bando che mette a disposizione di ogni soggetto giuridico la possibilità di gestire ben 67 nuovi punti di ristoro all’interno di aree verdi. Dalle eleganti zone centrali (Piazza Dante, Villa Sciarra, Villa Lais, i fortini di Via Gomenizza, il famoso Giardino degli Aranci all’Aventino) fino alle più sperdute periferie. A seconda dell’investimento strutturale la gestione potrà durare anche 18 anni, sarà possibile richiedere di stare aperti per cena e, a quanto pare, non si pagherà l’affitto dovendosi però impegnare a chiudere e riaprire l’area verde ed a tenerla in condizioni decorose falciando l’erba, potando le piante e così via. Giorni di chiusura zero, parco e punto di ristoro dovranno restare aperti 365 giorni all’anno.

Il rischio è il solito: che il racket dei camion-bar (particolarmente agguerrito a Roma) e degli imprenditori dozzinali pigli il sopravvento e faccia man bassa di concessioni (il bando scade a settembre). Come scongiurare questa deriva? Facendo in modo che il mondo della gastronomia di qualità e l’universo degli imprenditori onesti venga a conoscenza dell’opportunità. Allora ecco spiegato questo post su Dissapore: sarà anche un’utopia, ma 67 ristorantini di qualità (sessantasette!) immersi nel verde sono una cosa che può contribuire a cambiare la faccia di una città. Di seguito i link con tutto il materiale scaricabile.

il bando
la convenzione
i 60 luoghi per i quali concorrere e le schede per ogni area
i 7 luoghi disponibili solo per le coop sociali e le schede per ogni area





5 commenti a “Roma, città aperta a parte”

  1. 1
    Marco Lungo Marco Lungo commenta:

    Ottima iniziativa, lodevole la pubblicazione.

    Mi ci sono fiondato subito, con una ideuzza in testa relativa ad un luogo, ed invece la sorpresa l’ho avuta io: nella lista manca totalmente il XIII municipio. E pure il XIV. Non ho controllato per il resto, ma intanto, questi non ci sono. Il XIII è piuttosto grandino… si estende dal GRA fino al litorale di Ostia, troppi punti verdi ci sono, compresi. Mah.

    Dite bene che sarà la Sagra dei Ben Conosciuti, come aggiudicatari… La Grande Famiglia dei Camion Mangia e Bevi, il cui cognome richiama il municipio mancante, la farà da padrona. Per non parlare poi di chi ha una lunga tradizione di pochi anni di aperture di catene “fortunate”, per cui magari troveremo “Ghiaia e Pachino”, o “Platani e Ravioli” in giro per i vari parchi elencati.

    Speriamo che qualcuno riesca a fare una iniziativa di qualità, comunque. Speriamo, speriamo, speriamo. Non credo sarà questa la scintilla, io stesso trovo sempre meno persone disposte ad investire nella ristorazione, ma prima o poi qualcosa dovrà sbloccarsi….

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  • Marco Lungo: Sì, sto a Casalpalocco Saudito, regione della Madonnetta.
  • direttorTonelli: Ce ne sono di aree disponibili, se hai
  • Tommaso Farina: XIII municipio? Sei di Acilia/Ostia/Casalpalocco/Infernetto/Vitinia? Sei in pratica
  • Chefclaude: Se non cambia qualcosa di strutturale, sarà molto
  • Marco Lungo: Ottima iniziativa, lodevole la pubblicazione. Mi ci sono fiondato