
Michele: di Roma anche io: per un ordin
alessandra: Sono di Livorno....ma la pross
Valentina: Siamo anche noi a torino e int
La linea dell'inutile (Mauro): e' lui, e' lui :-)

Lo ha detto lo “spacciatore internazionale di merendine” Guido Barilla rispondendo a Vittorio Zincone su Sette del Corriere della Sera. Questa la domanda. “Il Center for Food and Nutrition di Barilla che si occupa di cibi salubri, ambiente e sostenibilità, e che da oggi organizza a Roma il Forum sull’alimentazione, è un’operazione d’immagine?” Barilla ha aggiunto che con Carlo Petrini “andrebbe a cena mille volte”. Maledizione, perché tutta l’industria saliva per Slow Food?
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Mi sento di condividere la frase di Barilla, sino al primo punto.
Quoto in toto.
Arrivo un po’ tardi, ma straquoto anch’io…
Tempo addietro lessi una raccomandazione che invitava le mamme a preferire gelati industriali per i bambini perchè più controllati.
Insomma c’è artigiano e artigiano. Mica tutti sono dei filantropi.
Straquoto, soprattutto quando ci sono “artigiani” che aggiungono alle loro preparazioni aromi artificiali, tipo aroma burro, aroma panettone, aroma brioche senza alcun controllo ma a occhio, alla come viene, senza nessun rispetto delle dosi massime per KG d’impasto. Almeno nell’industria queste cose non accadono e i dosaggi sono controllati
Comunque le “merendine” a mio figlio non le ho mai comprate e non le comprerò, con buona pace di tutti i mulini ai quali nun je ne po’ fregà de meno.
Straquoto, anzi alcuni anzi molti e anzi moltissimi, cavalcano l’onda della cosiddetta genuinita’, piu’ che biologico bla bla…per ammantarsi dello scudo della qualita’…..poi barano.
Ci vorrebbe meno ipocrisia.
Vero, soprattutto da quando l’industria si è buttata sul biologico: la quadratura del cerchio.
uhhh!!!
finalmente !
e adesso ci sarà da divertirsi!
e vai barilla !!!
il discorso non sono le ‘porcherie nei cibi industriali’, il discorso è che l’industria appiattisce la diversità culturale e materiale.
Gia’ che ci sono mi permetto di segnalare i filmati di questo convegno “Alimentazione in TV: propaganda o realtà” dove si parla di prodotti tipici, di informazione, di Slow Food e quant’altro
http://www.radioradicale.it/scheda/291927
impossibile fare una distinzione cosi’ netta, precisa e sempre vera … comunque ha ragione _krom_ qui sopra, l’aspetto deleterio dell’industria e’ l’appiattimento
anche se i piu’ svegli l’hanno capito da un po’ e ci provano a inventarsi qualcosa (es.: i supermercati con i marchi “di qualita’)
a me piace tanto l’idea di vedere questi due titani -petrini e barilla- che si mettono in gioco .
non porterà che beneficio al mondo dell’informazione del food perchè si tenterà di approfondire ogni minima virgola di ciò che ognuno dice!
io sono favorevole alla filosofia di petrini, ma affascinata anche da barilla per la sua eleganza.
certo dovrà anche dare delle spiegazioni del perchè si dice questo
http://www.43zero58.com/nel-mulino-che-vorrei-945
e questo
http://cau.noblogs.org/post/2009/09/22/interrotta-lectio-magistralis-di-guido-barilla-alla-facolt-di-medicina-della-federico-ii
ma sono sicura che saprà reggere il dibattito …
Artigianale non vuol dire sempre qualità
Così come industriale non vuol dire sempre spazzatura…
Slow Food non ha mai detto che tutti i cibi industriali sono da evitare, infatti la prima edizione del premio Slow Food per la Biodiversità si è fatta, se non ricordo male, con lo sponsor Barilla.
Lavazza continua ad essere sponsor del Salone del Gusto e De cecco è stato sposor dello stesso evento.
Ricordiamoci inoltre che siamo l’unico paese che può vantare industrie alimentari di altissima, che producono prodotti di qualità con cui siamo cresciuti tutti noi, e che sono fortunatamente ancora in mano a proprietà italiane, mi riferisco alle aziende citate sopra e aggiungo la Ferrero, che è considerata l’azienda N°1 al mondo per condizioni di lavoro ecc secondo Forbes.
Devo dire che dovremmo essere fieri di questo per il nostro, aimè sventurato, paese.
Mah, tutto possibile,quella frase mi trova d’accordo, ma mi sembra che i due potrebbero sicuramente trovare dei punti di contatto. Mi vien da pensare al clima familiare delle pubblicità Barilla, alle “radici”, alla tradizione: tutta immagine, si dirà, ma seppure a livello industriale, potrebbe esserci una filosofia produttiva, controlli, prove. Tutto questo a Petrini non dispiacerebbe, paladino sì di Terra Madre e della biodiversità, ma anche della cultura e dell’identità alimentare appartenenti alle nostre mamme, alle nostre donne, non certo, come ha tuonato più volte, a “questi chef stellati” ( Caf permetterà) che appaiono distanti, velleitari, in fondo ignoranti ed effimeri.
L’aneddoto, caro a Petrini, della nonna che non crederebbe al fatto che oggi si spendono più soldi per dimagrire che per mangiare, retaggio di una società spendacciona e amante del superfluo, non andrebbero a cozzare contro le merendine di Barilla, soprattutto quando quest’ultimo sostiene nell’intervista che si devono mangiare pochi dolci, quei dolci, anche della tradizione, comunque resi accessibili a prezzi contenuti e con qualità spesso superiore a quella del forno sotto casa.
Insomma non credo che si scontrerebbero: forse i prodotti Alixir potrebbero creare qualche dissapore (dimagrire a caro prezzo sembra una contraddizione), ma rispetto al problema dell’acqua, della famiglia e del ritorno alle radici mi sembrano bazzecole.
concordo e spero che trovino davvero un punto di contatto forte con “radici profonde”
alla fine come dice don dovremmo o meglio potremmo essere fieri di questo paese!
Mah, come esperienza diretta posso solo parlare di Sagit, vedi Findus, per cui mi sono trovato a testare quelli che poi divennero i Quattro Salti in Padella e, prima ancora, ho lavorato alla informatizzazione della catena di packaging di Fiorucci, seconda metà degli anni ’80. Di Sagit mi ricordo la assoluta ricerca della qualità, la battaglia che il direttore, mio amico, fece per eliminare il glutammato monosodico (la concorrenza era la Knorr, tanto per dire un nome, che ne usava in dosi massicce), ho visto i dipendenti essere i primi clienti dei prodotti che passavano per le catene di produzione perché assolutamente scelti e trattati con rispetto elevato delle norme igienico-sanitarie, a livello quasi maniacale. Di contro, non si parlava bene proprio della Barilla, e siamo perciò del periodo di transizione dal padre ai tre figli, se non sbaglio. Ora, che dopo circa 15 anni o anche più, Barilla scopra la frontiera della salubrità, mi viene più da dire “era ora!” che fare il tifo sperticato. Per me ci è stata costretta dal mercato, quindi al di là che qualcuno lo sia veramente, prenderei il lato positivo delle lotte di Slow Food e di altri che hanno costretto o stanno costringendo altri a diventare migliori e ad aumentare la qualità dei prodotti finiti.
Certo, qui parliamo di biologico e di altre amenità, invece di trattare dell’uso ancora massivo, ad esempio, di grassi idrogenati che, proprio in molti biscotti e merendine, abbondano e fanno danni… e non è che siano proprio a disposizione degli “artigiani”…
Marco: ci sono molti prodotti “biologici” confezionati che contengono cose tutt’altro che salubri. Merendine con scritto in grande NO OGM, e poi guardi e ci mettono l’olio di palma. Pure biologico, per carità, ma sempre oliaccio di palma rimane. allora mettici il burro, cavolo!
Oppure giocano sui nomi: prendi qualsiasi confezione di dadi biologici. C’è scritto in grande NIENTE GLUTAMMATO (che comunque mica è un veleno, ne abbiamo già parlato). Poi leggi gli ingredienti e vedi un sospetto “estratto di lievito” che altro non è che glutammato in altra forma (che, ripeto, non fa male, ma significa che vuoi perculare il consumatore bio)
quoto e straquoto Dario!!!!!
concordo assolutamente su quello che dici.
io che, come sai, sono attentissimo alle etichette, devo ammettere che in certi cibi che vengono venduti come “salutari” si trovano dentro parecchie schifezze, tipo grassi idrogenati, olii vegetali, glutammato, additivi vari, ecc….
per assurdo tra i cibi confezionati, quelli con più additivi spesso risultano essere quelli che vengono venduti in certe farmacie/parafarmacie per allergici tipo “senza glutine”, “senza lattosio”, ecc……
per non parlare poi di come vengono prodotti gli amatissimi hamburger di soia che i vegetariani si mangiano contenti pensando che facciano bene.
in ogni caso comunque, secondo me non è un problema di cibo industriale vs cibo artigianale.
come abbiamo già detto anche le gelaterie e le pasticcerie sono artigianali ma chissà quanti additivi e polverine varie che usano.
allo stesso tempo possiamo trovare cibi industriali realizzati con ingredienti di qualità.
io resto sempre della mia teoria: meglio scegliere materie prime di qualità, il meno trattate possibile, e senza additivi di alcun tipo. è già un buon passo per cercare di mangiare meglio.
Mi sembra di ricordare che Barilla ha sempre sostenuto che non usa acidi grassi idrogenati, pur non scrivendolo a caratteri cubitali o non scrivendolo affatto, come invece fa ad esempio, Galbusera che ha una linea dedicata e ben evidenziata in tal senso.
E’ una posizione difficile, ma comprensibile, visto quanto dice Bressanini sulla ruffianeria delle etichette: alla fine strombazzare troppo un elemento potrebbe risultare squalificante, meglio allora porre il marchio, se ti fidi, ti deve bastare.
Dario, e che ho scritto qualcosa di contrastante con le tue affermazioni? Non mi pare. Non sono entrato proprio nella discussione OGM, perigliosa e dai confini frastagliati come ben sai anche tu, ho solo riportato delle esperienze dirette mie, storiche. Il mio pensiero è molto simile al tuo, ci siamo trovati concordi in altri passaggi, anzi, ci dovremmo mettere proprio a tirar fuori tutti i perculamenti al cliente, se uno ha voglia di scatenare conflitti.. Le merendine No OGM sono uno spasso, anche perché magari sono fatte con farine di grano Creso e la gente non sa cos’è (parliamo dell’80% circa della produzione italiana.
Non faccio parte del biologico tout court, quindi, e non potrei esserlo non essendo più solo un appassionato ma anche uno che ci studia. In ogni caso, non lo sarei stato di principio, se è vero che, intorno ai vent’anni, con le donne intorno che impazzivano per le nascenti “Erboristerie”, le smontavo ricordandogli che anche la cicuta è una bell’erbetta…
E poi lo avrai letto decine di volte il mio incipit da qualche parte: “Sono un OGM, un Organismo Geneticamente Mortificato”.
No, non era una critica la mia
è che in questa cappero di struttura ad albero dei commenti ci si dere “attaccare” a qualche commento, altrimenti si perde il filo, ma mica necessariamente per contraddire
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Premetto che non sono un esperto in materia di prodotti inseriti negli alimenti per aumentare i sapori o mantenere la conservabilità, mi piace scegliere i prodotti più sani possibili, quindi da molto tempo ho imparato a leggere le etichette e posso dire frequentando i super mercati con mia moglie, che sempre più persone legge le etichette, mi sembra molto positivo.
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