
gianluca: la pizza in realtà è proprio q
Stefano: Ma è possibile che non si facc
alezzandro: io penso che commentino, ma ch
Fabio Cagnetti: Le porzioni non possono che es
allorino: A te non ti raccomanda nessuno
Togliersi il camice da scienziato e tornare in campagna per coltivare riso, frutta e verdura? Let it be. Usare un metodo inusuale per condurre la fattoria, niente biologico e nemmeno biodinamico? Let it be. O meglio, “do-nothing”, un metodo che consiste nell’astenersi da ogni intervento di diserbo, concimazione e potatura, lasciando semplicemente che la natura faccia il suo corso. Il signor Fukuoka, il contadino giapponese di questa storia, si era messo in testa di sperimentare il metodo da quando aveva avuto l’intuizione che la “conoscenza umana applicata all’agricoltura è distruttiva”.
Concetto forte, vero? Eppure, superati i problemi iniziali, il metodo comincia a fruttare. E che frutti! Mai visti prima né gli agrumi, così grossi e dolci, né i prezzi che spuntano al mercato. Molto richiesto anche il riso, che per fortuna cresce abbondante. L’equilibrio della campagna è ristabilito e Fukuoka se la passa bene. Ha più tempo per le amate letture e coltiva finalmente la passione per la poesia.
Riesce perfino a scrivere anche un libro, “The One-Straw revolution“, ripubblicato dopo 30 anni, cioè questa settimana, con la prefazione di Michael Pollan, l’autore del best-seller “Il dilemma dell’onnivoro”.
Ci siete ancora? Ecco, ora che avete letto la storia di Masanobu Fukuoka e del metodo “do nothing”, non avete la sgradevole sensazione che qualcuno vi abbia preso in giro? Chi ha ragione, il simpatico contadino o la scienza ufficiale dei veleni sempre più potenti?
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la “scienza ufficiale” non e’ solo veleni, ma credo sia tempo perso spiegarlo
Chi ha ragione, la scienza ufficiale che pubblica articoli riguardo l’agricoltura peer-reviewed e basati sul “metodo scientifico” o un contadino giapponese che scrive un saggio (metodo scientifico anche qui? chissa’).
More info on
http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_scientifico
probabilmente non ha ragione nessuno dei due. la giusta via di mezzo no eh?
comunque, dare il diserbante per poi dare il fertilizzante è una delle mostruosità dei nostri tempi…
Il diserbante è per eliminare le infestanti mentre il concime, che può anche essere organico, è per le piante coltivate che, non avendo la competizione delle infestanti, se ne nutrono.
Non mi sembra una mostruosità.
beh, i due aspetti non sono svincolati: quando si diserba pesantemente e continuamente, il terreno si impoverisce e diventa sempre più sterile…
Mi vengono in mente le vibrazioni del sedile della palla-navicella di “Contact” prima che il sedile si sradichi definitivamente per fluttuare poi dolcemente nello spazio insieme ad una giovanissima Jodie Foster cullati entrambi dal disegno di un’intelligenza superiore. La natura se ci pensate conserva in nuce tutta l’intelligenza che noi ancora dobbiamo scoprire, funzionava gran bene già prima della nostra inopportuna e maldestra comparsa.
“Chi ha ragione, il simpatico contadino o la scienza ufficiale dei veleni sempre più potenti?”
I “veleni sempre più potenti” sono quelli che permettono a circa 6 miliardi di persone di vivere. Col sistema giapponese, da tardo paleolitico, sopravvive a stento una tribù di povericristi così preoccupati dal cibo di non essere in grado neppure di pensare. La civiltà si può sviluppare solo con la pancia piena e con la relativa sicurezza di avere cibo anche nella brutta stagione.
Il “simpatico contadino” con una sana e naturale polmonite, una gamba rotta o una tanto romantica tubercolosi verrebbe abbattuto o dimenticato dalla tribù, come naturalmente facevano gli esquimesi ancora qualche decennio fa, non nella preistoria.
Vedo che il mito del buon selvaggioo è duro a morire.
magari fosse così: mi risulta che ci siano milioni di persone che muoiono di fame. comunque ripeto, per me la giusta via di mezzo c’è e sarebbe logico sfruttarla. mangeremmo tutti di meno, ma tutti, e meglio.
Beh, ha ragione il contadino, perchè mentre lui sta comodamente coltivando la passione per la poesia, manda la moglie a raccogliere bacche nel suo orto in attesa che venga scoperta la caccia, e intanto il suo nome e la sua intuizione girano a velocià della luce nel mezzo di comunicazione più moderno che ci sia…..
vscherzi a parte, penso che non ci sia miglio modo del biologico e del biodinamico per rispettare l’identità, la genuinità e la qualità dei prodotti agricoli senza compromettere troppo la quantità.
butter_fly, se siamo arrivati a quasi 6 miliardi, è PROPRIO perché l’agricultura ha provveduto a nutrirli. Che poi gli alimenti non siano distibuiti uniformemente è un altro problema, ma non è certo la scarsità di materia prima che determina localmente carestie. Per contro, se arretrassimo all’agricultura stile neolitico, allora puoi essere certa che la carestia sarebbe per tutti.
su questo concordo al 100%
“Togliersi il camice da scienziato…” eppure il post comincia con queste parole, ma evidentemente c’è qualcuno talmente accecato dall’arroganza da non averle lette
Do-nothing… io sarei anche più estremo del francescano fancazzista nipponico: non mi alzerei mai più dal letto, muoverei solo le braccia per afferrare i grappoli d’uva che fanno capolino dalla finestra, fischierei alla vacca che spunta dalla porta…mi ricorda tante visioni bucoliche, o zen, ma si ripete nella mia povera testa quella scena di Chaplin, il simbolico contrappasso di una vita meccanica, o interamente industrializzata.
Non posso farci niente, subito dopo mi spuntano milioni di interrogativi, pratici, automatici, quotidiani: se “Fukuoka san” va poi a piedi al mercato, portando con se le arance nelle tasche, come fa se le formiche gli entrano negli scaffali in cucina…
Segnalo ai signori un piccolo fatto che hanno omesso di prendere in considerazione nel corso delle loro dotte disquisizioni su Masanobu Fukuoka (cui affiancherei per lo meno la Permacultura di Bill Mollison et alii, coi quali fukuoka ha collaborato a partire dal 1980): il fatto che FUNZIONA, anche dal punto di vista delle rese quantitative. D’altro canto, la policoltura resa permanente
diminuisce senza dubbio la fatica necessaria del contadino; ed elimina in moltissimi casi anche la necessità di pratiche agricole virtuose quali la rotazione delle colture. Il difficile, in agricolture come quella del non-fare e quella ispirata dalla permacultura) è farle partire; e procurarsi il corredo di nozioni geologiche, ecologiche, biologiche e microbiologiche necessarie
a creare un ambiente agricolo-selvaggio ben equilibrato. E qui spezzerei una lancia in favore della riflessione scientifico-intellettuale così disprezzata da Fukuoka (ma non da Mollison, p. es.), che ne era comunque intriso fino a non poterne più, – che tuttavia non può mai sostituire un’intuito sagace e la capacità di osservare quel che accade in natura, o nel campo, senza lenti riduzioniste.
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/50.gif[/img]
do-nothing, astenersi da ogni intervento di diserbo lasciando semplicemente che la natura…