Non credevo di poter sentire che le allergie alimentari sono una moda
Questo post non è rivolto alle persone affette da allergie alimentari o ai loro parenti stretti, che sanno già come comportarsi in caso di problemi. No, questo post è rivolto a chi, giudicando l’allergia alimentare una moda, la sottovaluta, incappando in errori che potrebbero essere mortali per il commensale. Tutt’altro che un atteggiamento modaiolo, direi. Se trovate chic un pigiama a strisce, poi… vedete voi. Ovviamente sono sarcastica sul pigiama a strisce, ma l’omicidio è dietro l’angolo. Date una letta, please. E smettetela di fare sempre le stesse domande. Informatevi. Riporto dal sito di Food Allergy Italia una parte del vademecum su come trattare situazioni di allergia alimentare.
Questa è la parte in cui si spiega come manipolare il cibo nelle mense scolastiche. Ma in realtà sono le stesse cose che dovete fare se invitate un amichetto (allergico) di vostro figlio a fare i compiti e gli volete preparare una merenda. O, meglio ancora, se siete uno di quei genitori che si assume la responsabilità di invitare un bambino allergico ad una festa, e volete preparare dei cibi che lo facciano sentire a casa, senza chiedergli di venire con la sua doggy bag.
COME MANIPOLARE IL CIBO:
La manipolazione del cibo di un bambino allergico richiede particolari attenzioni e la necessità di adottare misure di precauzione scrupolose. E’ sempre indispensabile: informare la scuola, tutto lo staff della cucina o l’eventuale società di catering che fornisce i pasti, della presenza di un bambino allergico che necessita di una dieta personalizzata ma soprattutto di un pasto sicuro; spiegare sempre quali siano le norme igienico-sanitarie e le precauzioni procedurali da adottare durante l’allestimento di un pasto per un bambino allergico e precisamente:
1. informare la scuola, tutto lo staff della cucina o l’eventuale società di catering che fornisce i pasti, della presenza di un bambino allergico che necessita di una dieta personalizzata ma soprattutto di un pasto sicuro;
2. spiegare sempre quali siano le norme igienico-sanitarie e le precauzioni procedurali da adottare durante l’allestimento di un pasto per un bambino allergico e precisamente:
◦ fare attenzione alle contaminazioni involontarie durante la preparazione del pasto;
◦ fare attenzione alle salse, condimenti, ecc… perché possono contenere ingredienti come latte, uovo, grano anche in modo nascosto (per esempio aromi naturali, aroma caramello, lattoglobulina sono voci che indicano la presenza di derivati del latte);
◦ è sempre preferibile dare la priorità temporale alla preparazione di un pasto per allergici, soprattutto nel caso in cui non sia possibile allestire una parte della cucina alla preparazione di pasti speciali e sicuri;
◦ lavare sempre accuratamente le mani e le superfici di lavoro; usare stoviglie ed utensili puliti o, meglio ancora, usarne un set esclusivamente dedicato alla preparazione dei pasti speciali (ad esempio: se si usano cucchiai e taglieri in legno, alcuni dovrebbero essere adoperati solo per la preparazione di pasti speciali per evitare contaminazioni involontarie; se si cucina la pasta, usare un tegame pulito con acqua non usata per altre cotture e mai mescolare la pasta con lo stesso cucchiaio usato per altre pietanze; lavare lo scolapasta oppure usarne uno apposito per i pasti per allergici);
◦ cucinare i cibi separatamente (specialmente nei casi, per esempio il forno, nei quali potrebbero nascere involontarie contaminazioni incrociate);
◦ prima di usare cibi preconfezionati leggere attentamente le etichette perché potrebbero essere incomplete, elencare cibi in modo poco comprensibile o addirittura potrebbero legittimamente non dichiarare alcuni ingredienti (se presenti in misura inferiore a quella necessaria per la citazione in etichetta, ai sensi delle vigenti norme);
◦ per le fritture non utilizzare olio già usato per altri cibi infarinati od impanati; evitare anche l’olio di semi vari e quello di arachide; preferire sempre l’olio extravergine d’oliva oppure olio di mais o di girasole;
◦ analizzare la ricetta, escludere e sostituire gli ingredienti non concessi nella dieta del bambino allergico con altri sicuri;
◦ sigillare e separare i pasti speciali sino al momento del consumo (anche in frigorifero e durante il trasporto in mensa).
Domande?
[Crediti | Link: Food Allergy Italia. Immagine: DocDesign]








Giusto post. Semmai sono una moda le intolleranze, che bene o male non fanno niente, mentre un’allergia può fare morire.
Le intolleranze sono la spia di possibile allergie future o di possibili incroci allergici in atto. Per esser precisi.
Io sono intollerante. E mi riempio di ponfi. Se per te andare al pronto soccorso a farsi fare un’iniezione di antistaminico e una di cortisone perche’ hai un eritema che va da capo a piedi significa “non fanno niente”, posso darti anche ragione. Sul fatto che le allergie siano ben piu’ gravi, comunque non ci piove. Sulla “moda” commento piu’ sotto.
ma no che dici. tu vai al pronto soccorso perchè va di moda, è troppo IN la sala di aspetto. in realtà il tuo problema non esiste, lo dice anche Tommaso Farina, allora stiamo a posto.
“Semmai sono una moda le intolleranze, che bene o male non fanno niente”.
Tommaso Farina complimenti per la stronzata. la tua ignoranza in materia evidentemente è assoluta, potresti quantomeno evitare di scrivere parole a caso.
Impara l’italiano e l’educazione prima di usare questo tono con me.
Firmati prima di darmi dell’ignorante, cretino analfabeta.
io non ho offeso nessuno, mi sono limitato a commentare ciò che hai scritto, ossia una stronzata pazzesca, ossia “non fanno niente”.
mi sembra che splash (claudio) ti abbia già spiegato l’assurdità di ciò che hai scritto, da cui si evince chiaramente la tua palese ignoranza in materia. tutto qui.
tu invece cosa fai? rispondi offendendo.
l’italiano lo conosco bene, talmente bene che una cosa la posso dire con assoluta certezza: ti stai comportando come un imbecille.
e il mio nome è gianluca, la mia firma è questa.
e chiedimi subito scusa per “cretino analfabeta” se sei così educato come ti vanti di essere
Io non scrivo stronzate e non sono un ignorante, ricordatelo bene. Poi posso aver sbagliato nell’usare questo sintagma contro di te. Adesso vuoi delle scuse, quando sei stato tu, coperto da anonimato, il primo a insultare e tentare di offendermi. Mi scuso, ma mi fa ridere questo rivoltamento di frittata. Io non accetto lezioni dagli anonimi.
ma quale anonimato? il mio nome lo vedi, non penso di doverti fornire il mio stato di famiglia per dibattere su un forum, ma se ci tieni tanto, lasciami la mail….
rileggi bene, non ho scritto che tu scrivi cazzate e che sei UN ignorante, ma che hai scritto UNA cazzata e che la tua ignoranza IN MATERIA è evidentemente assoluta. il concetto è ben differente e se tu conoscessi così bene l’italiano come ti vanti di conoscere, avresti già dovuto capirlo da solo.
io non voglio dare lezioni a nessuno e non ho insultato nessuno, ripeto, ho solo commentato ciò che hai scritto. un pò “veracemente” forse, ma non cambia di una virgola il concetto.
non ti conosco e non posso certo giudicarti, come tu invece hai fatto con me (altro grave errore).
inoltre uno che scrive “impara l’educazione” e subito dopo “cretino analfabeta” forse dovrebbe farsi qualche domanda.
che caduta di stile Tommaso, da te non me l’aspettavo.
capisco che quando si è nel torto e ci si accorge di esserlo ci si innervosisce, ma non è certo colpa mia.
la prossima volta controllati, grazie.
saluti
Ma che stato di famiglia, sono già fidanzato. Comunque tranquillo, la tua replica mi ha fatto passare l’arrabbiatura e mi conferma che ho fatto bene a scusarmi.
bene così, scuse accettate.
Son finito al pronto soccorso personalmente per una sindrome sgombroide dovuta a tonno di Favignana (ma assolvo i pescatori locali, ormai quasi tutti sul lastrico per via delle crisi petrolifere successive). La quale crisi anafilattica ha poi scatenato una serie di allergie incrociate dalle quali pare io mi stia auto-guarendo… Comunque chi parla di “moda” riguardo ad un problema cosi serio e grave, concausato da inquinamento ambientale, anche volontario vedi pesticidi, etc, è un folle sconsiderato.
Un commento sulla “moda” di intolleranze e allergie.
Le allergie sono relativamente facili da diagnosticare, le intolleranza molto meno. E in ogni caso molte persone non capiscono la differenza e usano i due termini in modo interscambiabile. Io non penso ci sia una “moda”, intesa come eccesso di diagnosi, delle allergie. Se ne hai una non ti puoi sbagliare. Se uno ha un’intolleranza e dice di avere un’allergia, ha semmai un problema semantico.
Di intolleranti invece ce ne sono davvero in giro parecchi, con associati i sintomi piu’ disparati e diagnosticati nei modi piu’ assurdi: qui a mio avviso c’e’ sicuramente un eccesso di casi. Ma parlare di “moda” non rende l’idea del perche’: non credo che la gente munchausenisticamente pensi di essere piu’ cool con un’intolleranza. Semplicemente, a mio avviso, l’intolleranza ha assunto il ruolo ricoperto un tempo dal colpo di freddo. Ovvero la diagnosi facile e a portata di mano per tutti i problemi senza una chiara causa. Uno si ritrova con dei sintomi che non sa collegare a una malattia precisa e, in base a quello che sente in giro, senza andare dal medico, si autodiagnostica una intolleranza. Oppure, sempre senza andare dal medico, entra in una farmacia qualunque e sceglie un test a caso.
In sintesi penso che l’intolleranza sia una sorta di “diagnosi universale” utilizzata spesso a sproposito, ma senza intenti modaioli.
Chi parla di “moda” probabilmente lo fa perchè effettivamente sembra essere diventata appunto una “moda” collegare qualsiasi cosa, dalla digestione faticosa al sovrappeso, con delle intolleranze: basta escludere qualche cibo dalla dieta e magicamente si perdono i chili di troppo e si digerisce senza fatica…
Da quanto si dice mi pare di capire che ci sono diversi livelli di risposta all’assunzione di cibo da parte degli intolleranti: qual è quindi il limite che distingue allergie e intolleranze?
il limite è dato dal fatto che l’allergia scatena una reazione del sistema immunitario, l’intolleranza no.
Appunto. Semplificando.
Se sei fortemente allergico (proteine del latte vaccino per es.) a un alimento, tagliare la pizza “sicura” con un coltello con cui si è affettata una alla mozzarella può essere letale.
Se sei “solo” intollerante a un alimento, “in genere” i rischi assumendolo sono inferiori.
Il vero problema è che la differenza tra le due condizioni è alquanto labile e mutabile.
In italiano: in realtà sei allergico ma i test di laboratorio vengono negativi (errore o limite della metodica) ti “battezzano” come intollerante (perchè comunque i sintomi ce li hai). Magari dopo 10 anni assumi di nuovo quell’alimento (cui nel frattempo ti sei completamente sensibilizzato) e hai una reazione pericolosa.
@M&M: cosa sia un’allergia e’ noto, lo studio delle intolleranze e’ invece ancora in divenire. Mi ero letto un po’ di cose qualche tempo fa, a memoria mi pare di ricordare che le allergie attivino (sicuramente) una risposta mediata dalla immunoglobuline E (IgE), le intolleranze (forse), sono mediate dalle immunoglobuline A (IgA).
Comunque e’ piu’ facile distinguerle dagli “effetti collaterali”: se sei allergico la reazione e’ immediata e non dipende dalla quantita’ ingerita, se sei intollerante la reazione non c’e’ sempre, a volte devi superare una certa soglia (4 fragole niente reazione, 10 fragole reazione, 4 fragole a pranzo e 4 a cena reazione) e soprattutto puo’ essere ritardata di molte ore.
PS: quando dico che la reazione degli allergici non dipende dalla dose intendo dire che l’apparire di una reazione non dipende dalla dose, non la gravita’.
PS: d’accordissimo con Frncesca che l’allergia alimentare sia un problema serissimo che viene purtroppo sovente sottovalutato. Un plauso all’articolo.
Nutrigenomica. Siamo nella preistoria della comprensione dei meccanismi per cui si sviluppa il gusto ed il benessere / malessere collegato ai singoli prodotti. Nei prossimi anni molte convinzioni saranno modificate e molte cose nuove ci permetteranno di capire di piu’ di noi rispetto al cibo
[...] Articolo: Le allergie alimentari non sono una moda | Dissapore Articolo aggregato il 2 marzo, 2011 alle 17:45 ed archiviato in Moda. Puoi seguire il dibattito [...]
Sono contenta di aver letto questo post.
Sono allergica al pesce e questo causa non pochi problemi, sia a me che a chi mi “ospita” a casa.
I miei amici mi prendono sempre in giro quando, invitata a casa loro, faccio le mie solite domande: “ma hai usato lo stesso cucchiaio per cucinare?”. “Ti sei lavato le mani prima di preparare per me?”.
Che vita dura.
C’è anche gente che quando sente della mia allergia mi chiede candidamente: “ma allergia nel senso che non ti piace?”.
“No, nel senso che muoio”.
E non ho capito perchè sembra così difficile capire che ci vuole molto poco per contaminare i pasti. Basta un cucchiaio con tracce dell’elemento allergico.
Sono perfettamente d’accordo sul post ma vorrei solo aggiungere che per esperienza personale spesso vedo clienti che hanno solo delle gran pugnette relativamente a questo o quel ingrediente. Non voglio generalizzare o banalizzare la questione o offendere chi purtroppo ha di questi problemi ma credetemi che da ristoratore accorto e sensibile , quale penso di essere, vi posso garantire che molti clienti ( moltissime donne e mai un uomo ) ingigantiscono il problema e alla fine dell’ ordinazione non capisci come mai hanno rifiutato di ordinare il Tosone perche’ il formaggio le uccide ma poi si lanciano sul cheesecake del vicino….. allora ridi che ti passa – che e’ meglio! In dieci anni di lavoro solo 3/4 persone mi hanno detto che anche la semplice contaminazione poteva avere conseguenze nefaste gli altri alla stessa domanda hanno glissato…..
la contaminazione riguarda solo gli allergici, non le intolleranze.
Ah.. non lo sapevo. Grazie.
mi permetto di rettificare che la contaminazione riguarda anche le intolleranze. Faccio l’esempio della celiachia, che non è una allergia ma una intolleranza alla proteina del glutine. La cosiddetta “contaminazione crociata” nel settore gluten-free è uno dei problemi principali da affrontare per chi vuole preparare pasti senza glutine ai propri clienti, tanto che per legge, se si vuole fare anche cucina per celiaci, questo della contaminazione diventa un punto critico da evidenziare e sviluppare anche nel manuale di autocontrollo dell’attività.
È vero che in generale “l’intollerante” non rischia di morire come accade per “l’allergico” – ma è pur vero che le precauzioni sono le stesse (in primis, appunto, evitare la contaminazione) perché le conseguenze sulla salute, benché non mortali, sono altrettanto importanti.
scusa, hai ragione.
erroneamente non ho tenuto conto della celiachia, che è la forma di intolleranza probabilmente più grave. nelle altre intolleranze però solitamente la contaminazione non è un problema così rilevante. inoltre le intolleranze spesso regrediscono e scompaiono, la celiachia purtroppo no. ed è l’unica che ha un tasso di trasmissibilità genetica.
Per evitare discussioni ad esempio?
Perchè alla seconda insistenza uno si difende come puo’?
Il post è interessante perchè da un lato sottolinea un problema serio e sempre più diffuso (specie tra i bambini).
Dall’altro evoca le problematiche cui va incontro chi da ristoratore (o da semplice ospite) deve affrontare nel preparare i pasti a un soggetto a rischio.
Su queste pagine se ne è già discusso ampiamente qualche tempo fa a proposito di un triste caso di cronaca.
Resto dell’idea che deve essere il paziente ad autotutelarsi, sapendo esattamente quali rischi corre (dallo shock anafilattico al vago mal di pancia) e attrezzandosi alla bisogna (dalle targhette-braccialetto con indicazioni in merito alle siringhe di adrenalina autoiniettabili)
Caricare il ristoratore o la padrona di casa di “obblighi” puo’ essere inopportuno e a volte imprudente (visto che si deve tutelare la propria di pelle). Specie se chi ci ospita NON riesce a percepire la gravità del problema.
Ma infatti non penso che nessuno voglia obbligare un ristoratore a prendersi responsabilita’ che non vuole. Nel mio mondo ideale l’allergico entra al ristorante, chiede al ristoratore se e’ in grado di farlo cenare senza contaminazioni dall’alimento X. Se il ristoratore ritiene di non essere in grado, l’allergico non mangia li’ e amici come prima. Ovviamente sarebbe meglio per entrambi se questa conversazione avvenisse per telefono qualche giorno prima.
Non penso che gli allergici vogliano che il mondo si adatti a loro, ma solo che non gli venga detto “certo che possiamo” quando in realta’ non e’ vero.
Certo. Immagina un ristoratore che riceve una telefonata del tipo “Mi garantisce che cenando da lei con la mia allergia potenzialmente mortale posso mangiare sicuro al 100% che non mi succeda niente ?” Te cosa risponderesti ?
A quanto pare al mac sono in grado di evitare contaminazioni con le uova. E ristoranti per celiaci esistono. Dunque e’ possibile. Se vuoi invece sapere cosa farei io, non rischierei mai e poi mai. Meglio un cliente in meno.
Appunto.
qui ci sono un paio di pizzerie per celiaci. il fatto è che devono avere doppio forno e doppio bancone, perchè non si può lavorare e cuocere un impasto glutenfree dove è stata usata una farina tradizionale.
per un ristorante è veramente complesso gestire le possibili contaminazioni.
per i casi di allergie gravi è meglio portarsi il cibo da casa, secondo me.
Appunto. E considera che con il glutine il rischio di reazioni mortali è abbastanza trascurabile …
Da anni soffrivo di una forma fastidiosissima di colite, con gonfiori addominali e corse al bagno quasi quotidiane. Ultimamente avevo anche mani e piedi sempre gonfi, tanto che ho passato l’inverno senza poter mettere gli stivali e portando gli anelli ai mignoli e nessun medico sapeva diagnosticarne la causa.
Fatti gli esami del sangue per le intolleranze, ne ho scoperte parecchie: uova, latticini, molti cereali, lieviti.
Vi giuro che dopo una settimana di eliminazione dei cibi incriminati dalla mia dieta sono rinata: mi sento molto meglio, infilo gli anelli all’anulare e gli stivali senza problemi.
Per ora mi disintossico, tra un paio di mesi il medico prevede di reinserire gradualmente gli alimenti proibiti e pur non essendo allergica garantisco che quando mi capita di assaggiare qualcosa che poi scopro contenere proteine del latte o albume la reazione del mio corpo, anche se non da pronto soccorso, è quasi sempre immediata.
Scusate, ma anche in molti commenti si continua a confondere il concetto di intolleranza con quello di allergia! Nell’allergia si ha una reazione immediata o comunque molto veloce che coinvolge alcuni marcatori tipici come le immunoglobuline rilevabili facilmente dalle analisi del sangue; l’intolleranza invece NON HA una reazione visibile immediatamente, colpisce le cellule intestinali Th e in molti casi è piuttosto difficile da rilevare attraverso test clinici.
Quindi, se dopo aver mangiato fragole o crostacei la vostra faccia gonfia e diventate rossi come peperoni allora non soffrite di intolleranza, avete proprio un’allergia! E’ purtroppo vero che in alcuni casi si abusa di questo concetto, utilizzato come spiegazione per tutti i mali del corpo o peggio come giustificazione ipocrita per i propri capricci alimentari.
Detto questo, intolleranza al lattosio e glutine a parte (ho tre nipotini celiaci quindi non accusatemi di sottovalutare il problema), conoscete altre intolleranze alimentari scientificamente accertate?
Sottolineo “scientificamente”, il parere del vostro cristalloterapeuta di fiducia al quarto stadio di illuminazione non vale.
Quando scopriro’ a cosa sono intollerante, te lo diro’ volentieri
Esistono sicuramente altre intolleranze, dato che le riviste mediche affrontano seriamente il problema.
Al cristalloterapeuta io aggiungerei soprattutto tutti i test che si possono effettuare in qualsiasi farmacia.
Per informazione, io avevo ponfi un giorno si’ e uno no, prendendo un antistaminico. E’ durata un anno e mezzo da quando e’ comparsa gradualmente andando prima dal medico e poi da uno specialista (allergologo) che ha effettuato tutti i test allergici possibili, cutanei compresi ed e’ riuscito a farla (gradualmente) sparire alla seconda dieta provata. Da allora sto gradualmente introducendo un alimento alla volta, mangiandolo due/tre volte al giorno per tre giorni prima di sdoganarlo. Ho specificato tutto il processo per evidenziare che questo e’ l’UNICO metodo scientificamente valido per “beccare” un’intolleranza.
Questo è un commento serio.
Se io, o un altro componente della mia famiglia, soffrissi di allergie alimentari, mai mi affiderei alla buona volontà di chiunque, mamma di amichetto, ristoratore o gestore mensa. Il rischio è troppo grande, e la doggy bag il male minore.
Io volevo anche provare a riflettere sul concetto di “moda” di cui si parla nel post, perché porta a un altro ragionamento.
Se intendiamo la moda come un “fenomeno” che prima non c’era e in un certo momento “esplode” assumendo visibilità, allora rilevo che è vero, negli ultimi anni si parla molto di allergie e intolleranze, il numero di casi sembra aumentato, i casi stessi si differenziano enormemente, le persone coinvolte sono sempre di più. Di celiachia, per esempio, ho iniziato a sentir parlare recentemente, un tempo nessuno si poneva il problema di scrivere libri di ricette senza glutine, e sugli scaffali dei supermercati la dicitura “gluten free” era ignota.
Allora, le ipotesi sono tre:
- l’incidenza di allergie e intolleranze è sempre uguale negli anni, negli ultimi tempi per qualche motivo c’è stato più interesse dei media e così “sembra” che i casi siano aumentati, ma ci sono sempre stati;
- disturbi di vario genere sono sempre esistiti, ma solo ultimamente con il progredire della ricerca sono stati identificati come allergie/intolleranze, prima uno doveva tenersi i suoi sintomi misteriosi;
- il numero di soggetti allergici/intolleranti, e il numero delle sostanze colpevoli di scatenare reazioni, è effettivamente aumentato.
Quale delle tre? Una combinazione delle tre? La terza in particolare mi preoccupa: se è vera, quali sono le ipotesi in proposito?
Per la celiachia c’è stato sicuramente un aumento spropositato dei casi in rapporto al miglioramento delle tecniche diagnostiche.
In italiano. Fino a 20 anni fa il bambino celiaco era quello secco secco, ma con l’addome dilatato in stile “etiopico” diarrea e dolori addominali cronici. Diciamo 1 bambino ogni 2-3000.
Adesso i celiaci sarebbero (ovviamente con vari gradi di interessamento, anche minimo) addirittura 1 ogni 50 italiani.
Quale sia la corrispondenza tra finezza della diagnosi e gravità della sintomatologia è da valutare caso per caso. Ciò non toglie che chi ha questa “etichetta” deve poi alimentarsi di conseguenza.
Per le allergie sstesso discorso. Un tempo c’erano solo gli allergigi e asmatici “veri”. Adesso abbiamo bambini con una lieve dermatite e positività a un test molecolare. Che magari finiscono a dieta strettissima senza neanche sapere se serve davvero.
Magari era meglio tenersi la dermatite …
Può essere che l’effetto delle diete (intese come eliminazione di un alimento a cui si è allergici, magari in forma lieve) determini una risposta ancora più forte da parte dell’organismo quando l’alimento viene introdotto (anche in quantità minime, tipo contaminazione)?
Tecnicamente possibile. Nei bambini, crescendo, spesso compare tolleranza verso un alimento cui erano allergici. Per verificarlo si fa un test di esposizione a quell’alimento (challenge). Ma per gli allergici veri il test va fatto i ospedale con estrema cautela e tenendosi pronti ad intervenire fino alla rianimazione. Per il latte si comincia con una goccia, si aspetta mezz’ora, se non succede niente si procede aumentando le dosi pochissimo per volta, fino ad arrivare a una porzione nell’arco di diverse ore. E poi il paziente va osservato per vedere eventuali (meno gravi, ma possibili) reazioni tardive anche dopo 24 ore dal challenge.
Il meccanismo pericoloso è quello della sensibilizzazione: micro dosi introdotte per es., alla nascita (l’aggiunta di latte artificiale al nido) poi magari il b. prende solo latte materno per mesi. Quando si reintroduce il latte vaccino con lo svezzamento può avere anche una reazione violenta.
L’allergia non si può definire moda ma è sicuramente di moda parlarne e far sorgere sospetti alla gente comune per indurli a fare controlli o comprare farmaci. Lo shopping per paura. C’è addirittura gente che si fa vanto di certe malattie per rendersi più interessante. Un mio amico ha speso 400 euro (se non erro) per fare un test sulle intolleranze, nonostante il suo medico lo sconsigliasse, e si è riscoperto intollerante anche se in piccola parte al 90% degli alimenti. Ora dopo mesi di vani tentativi sembra che il suo problema alimentarefosse dovuto a nervosismo e troppa velocità nel mangiare.
P.s.
Ma la celiachia è un’allergia o un’intolleranza? A me hanno sempre detto fosse un’allergia causa la mancanza di qualcosa (tipo un’enzima, boh, non so) nell’organismo della persona allergica. Gradirei avere una risposta certa magari da una persona con competenze mediche e non da uno che prende inforamzioni sul web.