di | lun 13 set 2010 ore 13:11
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schifiltopatici

Non si è mai troppo grandi per essere schifiltosi

La lista di cibi che mio padre non mangia è molto lunga. Essa include (tra gli altri): pomodori, peperoni, formaggi (Grana Padano o Parmigiano Reggiano, tassativamente non fusi, fanno eccezione), latte, panna e vino rosso, che lo sgomenta a tal punto da non riuscire nemmeno a servirlo ai commensali. Gran parte dei bambini attraversa una fase difficile rispetto al cibo, perlopiù tra i 2 e i 5 anni. Esiste una spiegazione evolutiva: con il raffinarsi delle abilità motorie, il bambino è più autonomo e perdere l’istinto di mangiare volentieri qualunque cosa lo protegge da potenziali avvelenamenti accidentali. Quasi tutti superano questa fase con l’adolescenza, ad alcuni invece non succede mai. Perché?

Il sentire comune è che si tratti soprattutto di una questione di educazione alimentare: ai bambini piacciono istintivamente i sapori semplici – in particolare il dolce e il salato -, sono i genitori a dover proporre una varietà ampia di alimenti differenti, invitandoli a fare esperienze nuove.

Questo è indubbiamente vero, ma non è tutta la storia.

Gli “schifiltosi” o – come dicono gli inglesi, con un termine più neutro – i “picky eaters” sono recentemente diventati oggetto di diversi studi. Una ricerca pubblicata sul American Journal of Clinical Nutrition e ripresa dal New York Times sostiene che l’influenza ambientale (ovvero, i genitori) abbia un ruolo molto limitato, mentre a fare la parte del leone sarebbe la genetica.

Su Internet esistono gruppi di supporto, come questo che ha più di 1400 membri, per persone la cui vita è resa complicata da questa condizione: nei casi più gravi – spiega il testo introduttivo del sito – esistono persone che mangiano solo “una cosa o due”.

Una dieta così limitata interferisce inevitabilmente con le relazioni interpersonali: gli “schifiltosi” guardano con terrore alle occasioni sociali in cui si debba mangiare con altri e cercano di evitarle il più possibile. Inoltre, sebbene non siano esposti agli stessi gravi rischi di salute connessi a disordini alimentari come anoressia e bulimia, una dieta ristretta porta con sé il rischio di carenze nutrizionali.

Le università di Duke e di Pittsburgh hanno creato un elenco pubblico online, al quale chiunque può accedere per inserire la descrizione delle proprie idiosincrasie alimentari. I ricercatori sperano così di individuare dei fattori comuni o un modello che aiuti a capire meglio il disturbo e, possibilmente, a trovare una cura. Alcuni fattori comuni sembrano esistere in molti “picky eaters”: spesso è la consistenza (cibi unti, viscidi o grumosi) ad essere un problema, piuttosto che il sapore;  e, a quanto pare, le patatine fritte piacciono a tutti [sic].

Dalla mia prospettiva di paladina del politically correct sarò ben contenta di poter dire a mio padre che non è colpa sua se davvero non può sopportare l’idea di mangiare un’infinità di cose: è solo un picky eater patologico, insomma uno schifiltopatico. Qualcun altro si riconosce in questa diagnosi?

[Fonti: New York Times, Pickyeatingadults.com, Duke University]

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59 commenti a Non si è mai troppo grandi per essere schifiltosi

  1. io per le bisteccone di cavallo, ma la ragione e’ semplice: mi obbligavano a mangiarle :-(

  2. E qual è il contrario di picky eater? Wholesale eater? sono io…

    • avatar Scauca

      Mi aggiungo alla schiera di quelli che assaggerebbero qualsiasi cosa sia genuino. Wholeaters?

      • avatar Nera e Grassa

        A volte neppure si può dir di no…..
        faccio una premessa, non sono più da molto una ragazzina, ma fin da piccola, i miei genitori mi hanno sempre insegnato che se qualcosa vien messo nel piatto, va, indipendentemente dalla sensazione visiva ed olfattiva, assaggiata.
        Nella cultura della mia generazione, assaggiare è una forma di rispetto della persona che ha ritenuto fare cosa gradita proponendo quel che è una sua leccornia. Quindi faccio parte, per ragioni culturali, a quella schiera di persone che assaggiano di tutto dissociandomi però dall’utilizzo del termine “purchè sia genuino”, perchè sicuramente i bachi da seta mangiati in Corea, genuini lo erano, buoni no!
        La stessa cultura, che può apparire penalizzante, mi ha dato comunque modo di non limitare a pochi prodotti la mia gamma di cibi ed allo stesso tempo mi ha permesso di riconoscere la differenza tra la qualità e la non qualità, che nulla ha a vedere con la sensazione soggettiva del buono e del cattivo.
        Purtroppo spesso col termine genuino, s’intende di qualità. Non mi sento concorde a sostenere questo connubio, gli spaghetti Mancini, per citare un nome noto, o le ruote Benedetto Cavaglieri , non sono più genuini di altre paste commerciali, ma sono decisamente di ben altra qualità.

    • questione affascinante, se la pongono anche qui http://www.englishforums.com/English/OppositeOfAPickyEater/dvlwb/post.htm e si rispondono che no, l’opposto non esiste. Io propongo “onnivoro”, che ve ne pare?

  3. a ma farebbe impressione mangiare il formaggio con i vermi, sardo.

  4. avatar Federica

    Io per lunghi anni sono stata una picky eater, aggiungendo periodicamente alcuni elementi. Ora direi che mangio quasi tutto (o non lo mangio per scelte diverse..) Qualcuno mi ha detto che il gusto delle persone cambia ogni 7/8 anni. Chissà se tra qualche anno riuscirò almeno a toccare Grana/Parmigiano….

  5. avatar Chiara (un'altra ancora)

    io faccio fatica (molta e spesso quindi evito) a mangiare le cose che si muovono…specifico: non ciò che si muove di “motu proprio” nel piatto, giacchè non vivo nel cuore della giungla, ma ciò che ha movimenti ondulatori o sussultori nel muovere il piatto. La panna cotta, se me la dai nel bicchiere/cocotte la mangio, se me la rovesci sul piatto per fare decorazioni chic non la riesco a guardare! I nervetti che fa la mamma, per non offenderla li mangio inforcandoli sulla posata ad occhi chiusi, ma il sapore mi piace…gelatine, aspic e compari di sorta? li rifuggo come la peste! In sintesi, tutto ciò che muovendo il piatto fa “bhlll” (onomatopeico) non fa per me…

  6. avatar fabrizio de luca

    Le lumache, grandi o piccole che siano, non riesco proprio a digerirle, per la verità nemmeno a ingoiarle.

  7. avatar Paola

    Io sono una schifiltosa…lo sono diventata con gli anni e in particolare dal 1995 quando,dopo una drastica dieta,ho ridotto quantitativamente e qualitativamente la mia alimentazione.Sono un problema?Sì,per tutti,il ristorante è una punizione e la sola “goduria” per me è la pizza al pomodoro senza olio…

  8. Sono “onnivoro”, ma una cosa mi terrorizza: i finocchi cotti! Bolliti, al forno, grigliati, stufati…mamma mia! Crudi, no problem. Ora, visto che mangio veramente tutto il resto, il dubbio è: ma non è che sono ontologicamente e intrinsecamente schifosi?

    • Mamma mia, speriamo che non scatti il momento dell’interpretazione freudiana

    • avatar Tommaso

      Se la ragione è genetica, allora io e te siam parenti stretti: mangio di tutto, sono persino ghiotto di finocchi crudi – con scaglie di caprino stagionato e noci, poi… – ma se sento anche solo l’odore del finocchio cotto mi vien da dare di stomaco. Letteralmente.

  9. avatar francesco

    Fino a 26 anni non mangiavo quasi nulla; adesso praticamente tutto. Se non mangio qualcosa (pochissime cose; al momento non me ne viene in mente nessuna) non è per preconcetto, ma solo perchè non mi piace. Ovviamente, sono escluse dal discorso rinunce per altri motivi (io, ad esempio, ho smesso di ordinare il tonno; faticosamente mi convincerò a fare a meno del foie gras).

  10. avatar aminuscolo

    ecco io credo che non sia schfiltoso chi non ama il formaggio con le larve. e nemmeno la testa di pecora. voglio dire, senza scomodare Freud ci sono un sacco di strade per rendere ragioni di questo tipo di “fastidi”. ma credo anche che non lo sia nemmeno paola. però l’intervento di paola è di altro tipo: adduce una ragione, un punto d’avvio al suo fastidio: quasi che l’esercizio di controllo abbia agito non sulla volontà – che sarebbe stato un esercizio da dover perpetuare all’infinito – quanto piuttosto modificando il gusto. fa riflettere. e un poco mi fa riflettere anche il fatto che non mi piacciano le patatine, ma questo è perchè non sono schfiltosa: il mio è un gusto modificato dalle intenzioni. cosa mi dice tutto questo? non lo so ma quel che credo è che ci sia una ragione altra alla genetica. forse perchè, deformazione di vedute, tendo sempre a relegare la genetica in un angolo, considerando che scomodando (questa volta sì) magari Freud o l’ambiente, o l’educazione, o la volontà, o la ratio, si possa rendere ragione di quella fatica di versare il vino rosso. ma mi piace pensare che invece questi studi possano farmi stare zitta, costringendomi ad ammettere che ci sia, untuosità o consistenza, una costante che ritorna e che consentirà previsioni e diagnosi.
    è che accidenti mi vengono due domande: la prima è che i pomodori non possono avere in loro stessi una caratteristica che possa dar fastidio geneticamente!, e la seconda è proprio una domanda, ma i cibi che infastidiscono questi soggetti sono sempre gli stessi per tutta la vita? Sara dicci se tuo padre bambino non sopportava i peperoni…

    • Qui mi si solletica sull’aneddotica familiare, cara aminuscolo tu mi inviti a nozze!
      Mio padre da bambino mangiava 7-8 alimenti, e basta: pane, pasta, marmellata, zucchero, grana. Tanto grave era il problema che potè cominciare a frequentare gli scout con i suoi fratelli solo quando acconsentirono ad acquistare del grana espressamente per lui.
      Quindi negli anni è molto migliorato, senza introdurre ulteriori idiosincrasie.

      • avatar aminuscolo

        beh vedi se è migliorato…..

        ma, in effetti, può anche essere che la sua infanzia era il risultato di
        schifiltosità come patologia + “non mi piace, non mi va, gne gne gne” tipico infantile

        quindi nel tempo ha mantenuto le schifiltosità vere, per perdere il plus che nell’infanzia ci contraddistingue tutti…

        può darsi?

        mi terrò aggiornata su questi studi, e sopratutto darò un occhiata a quali cibi non piacciono ai geni…

  11. Secondo me queste antipatie alimentari sono indotte, e qualche volta dipendono anche da fattori stupidotti, che hanno poco a che vedere con il sapore, come per esempio il nome dell’alimento.
    A me fanno impazzire, ma è più comune sentire uno che ordina qualcosa “senza” piuttosto che qualcuno che dichiari la propria passione per i CAPPERI

  12. Io odio l’amaro e, a volte, l’aspro.
    Non posso ingerire una prugna un po’ acerba (e mentre lo scrivo le ghiandole salivari si attorcigliano) ma bevo lambic come se non fosse dolce. L’uva non la mangio perchè ha i semi, e se proprio è buona da non poterci rinunciare, la sbuccio e tolgo i semi. Sto su una media di 10 acini in 3 minuti. Ma questo non è essere schifiltosi, è essere matti.
    Ciao Sara Porro!

    PS: Dimenticavo! Non fatemi dei gamberi per cena senza aver tolto quel filettino di cacchina sabbiosa, vorrei che almeno sul fatto di NON voler essere coprofagi andassimo d’accordo.

  13. Non sono schifiltoso.

    E’ la mia religione che me lo impedisce.

    Non mangio pesce che nuota ma solo quello che guarda e quello che cammina. Non mangio interiora di alcun genere, cacciagione, peperoni, aglio, coniglio, tacchino, cavallo, scarola, puntarelle, fave, trippa, ossibuchi, lattuga, cetrioli, amaretti. Aggiungo porro per piaggeria.
    Questi, tanto per cominciare.

    Mi piacerebbe trovare un filo comune al perché è così ma, ripeto, la religione spesso ha altri e più trascendenti motivi, spesso inconoscibili all’umana limitazione.

  14. Perché c’è chi mangia i cani o i lombrichi e chi no? frse non mangerei del cane . sarei schifiltoso?

  15. E’ assolutamente verosimile, concesso e per certi versi accordabile rinunciare a questo o quello alimento e pretendere rispetto (vegetariani a parte).

    Mangiare due o tre cose è altra storia. In “mai ambol opinion” è una qual forma di disadattamento alimentare, inteso come incapacità di accettare la grande maggioranza di un’insieme matematico alimentare definito.

    Mi è capitato spesso di avere a tavola persone che non mangiavano aglio (che adoro e potrebbe anche venirmi voglia di metterla in una bavarese al mango) o cibi piccanti o formaggi e vi confesso che qualche volta li ho aggiunti a loro insaputa e non se ne sono MAI accorti.

    Se io dovessi far la spesa da solo non comprerei mai piselli surgelati (per esempio) ma se dovessi trovarli in un piatto da qualche parte o proposti secondo l’espressione di un cuoco, mi limiterei a fare un’analisi il più possibile asettica tralasciando la mia personale concordanza.

    Se poi qualcuno ha bisogno dei suoi cinque minuti di gloria e gli occhi degli ospiti puntati addosso faccia pure, a me fa tenerezza.

  16. Da bambina non amavo le verdure “scure”..spinaci, cicoria, radicchio rosso (io lo vedevo sempre marrone….specie da cotto)…poi sono migliorata. Ora mangio tutto. Ho provato il serpente, la coda di coccodrillo…per i grilli non saprei, ma pare che in Messico o in Oriente (forse mi sbaglio) fritti e croccanti siano una prelibatezza. Magari un giorno….

  17. avatar fabrizio pagliardi

    Un mio amico non mangia tutto ciò che è giallo.

    Un mio cliente non mangia tutto ciò che è bianco.

  18. avatar Francesco

    Ciao, io invece ho mangiato nel corso degli anni anche questa roba qui:
    - rattlesnake (fritto, niente male, esprienza ripetuta diverse volte, hiaramente all’estero, per lo più sud ovest degli USA)
    - iguana (tamales de iguana, sembra un po’ pollo, ma siceramente non amando molto il pennuto non è che ora mi manchi l’iguana..)
    - armadillo (le prime due forchettate sono sublimi, dopo è troppo dolce)
    - tasso (bleah)
    - budellino di agnello con dentro il caglio (questo è stato duro, psiciologicamente difficile da approcciare)
    - formaggio con i vermi (buono)
    - cavallette (versione piccola) fritte, sembrano un po’ gamberetti di fascina ma questi ultimi sono decisamente migliori
    - narvalo, foca e, a quanto avavevo capito, balena o grasso di balena (crudi, tutti e 3 immangiabili e disgustosi)
    giuro, non ero a corsi di sopravvievenza, sono solo gatrocurioso, che dite ho un problema?

  19. avatar Chiara (un'altra)

    Faccio outing, ebbene sì, io sono stata una schifiltosa da ragazzina, una di quelle vere.
    Non mangiavo la fettina se c’era anche solo un filino di grasso o nervo (ma mangiavo le costine di maiale alla griglia), non mangiavo la pasta (ma solo la pastina in brodo) e non volevo neppure toccare la bottiglia del vino, per il quale avevo un orrore profondo (e un disgusto per l’odore).

    Adesso mangio tutto, anche quello che non dovrei e forse inizierò un corso per il primo livello da assaggiatore di vini.

    Sono migliorata!! :D

    Mio fratello aveva un disgusto estremo per il formaggio e per il suo odore (oltre a non mangiare moltissime cose ma perchè non gli piacevano), oggi mangia quasi tutto..tranne il formaggio..anche se scende a compromessi per la mozzarella sulla pizza e per poche altre cose.
    Ma se si mette il formaggio in un piatto lui ne sente l’odore e non lo mangia.

    Per fortuna, così almeno con lui non me lo devo litigare l’ulimo pezzo di Bagoss stagionato :P

  20. Sono di bocca buona e mi piace assaggiare tutto. Se poi non gradisco qualcosa non mi azzardo a dire che fa schifo, piuttosto che non lo gradisco. onosco un discreto gruppo di persone che letteralmente disgusta alcune cose con tanto di faccia orripilata.
    Capisco lo scetticismo di fronte a gusti molto particolari (tartufo? formaggi? asparagi? broccoli?) ma la “bocca a ciavatta (così si definiscono gli schifiltosi dalle mie parti) di fornte a alimenti buoni e goduriosi oltre ogni ragionevole dubbio proprio non la sopporto.
    Credo sia una posizione infantile e basta. Della serie “Non mi piace non lo voglio”, come fanno i bambini con le verdure.
    In alcuni casi mi sono trovata di fornte a prese di posizione: ad una mia amica non piace la cannella e rifiuta a priori qualsiasi dolce se sa che ne contiene un pò. Ma si strafoga di cinnamon rolls (disgustosi) dell’Ikea, perché convinta che non ci sia.
    E’ o non è una presa di posizione?
    Che dire poi di altre persone che rifiutano qualsiasi gusto vada oltre un piatto di pasta al pomodoro e una cotoletta panata? Ne conosco diversi e mangiare con loro è deprimente.
    Non c’entra la genetica, per me.
    E’ solo una questione di mancanza di curiosità nei confronti del cibo e di una sana e robusta attitudine da bambini viziati.
    Sarò rigida, ma ne ho viste molte, davvero.

    Marika

  21. avatar Francesco

    Io divento schifiltoso ogni volta che mi mettono qualcosa che sembra un animale morto sotto il naso.

    Non sono vegetariano: mangio volentieri una scatoletta di tonno o un filetto di salmone, ma se mi mettono un pesce intero nel piatto non riesco a mangiarlo.
    Idem con la carne: salumi e bistecche ok, ma quando vedo le porchette nelle sagre mi viene il voltastomaco.
    Pezzi di pollo sì (coscia, petto…), ma guai a servire in tavola un pollo intero: mi si chiude lo stomaco e non mangio più nulla.

  22. avatar pietro

    io di qualsiasi animale (pesci compresi) non riesco a mangiare tutto ciò che non è CARNE. nel senso che non riesco a mangiare fegatini interiora lingua frattaglie nervetti teste ecc…..mangio solo la carne, il resto per me è tutto scarto.
    utilizzo solo teste-lisca-gusci di pesce e crostacei per fare il brodo, ma poi filtro e butto tutto. non riesco a succhiare la testa ai gamberi, come fanno in molti.

    • Stessa cosa precisa precisa anche per me.
      anche se ogni tanto un pò di trippa la mangio,
      mentre l’odore del fegato mi dà il voltastomaco,
      da ragazzo quando mia madre comprava il fegato dal macellaio, prendeva una fettina per me, ma se i due incarti stavano a contatto nella busta della spesa, quando cuoceva la fettina, io sentivo l’odore cdel fegato e non la mangiavo

  23. Il fatto che i comportamenti alimentari dipendano (quasi completamente) dai geni è una cosa che mi lascia un po’ perplessa.

    A quanto pare, dalle poche informazioni che sono riuscita a trovare qua e là, si sono basati su questionari compilati dai genitori di bambini gemelli.
    I dati simili riferiti ai gemelli monozigoti sono stati assegnati a “causa genetica”, quelli relativi agli altri a “cause esterne” perché non condividono il 100% di geni. Mah.

    Qualche scienziato potrebbe dirci se gli sembra un criterio valido o un po’ traballante come pare a me?

    • Ciao Gumbo,
      senza voler entrare eccessivamente nel merito, solo una puntualizzazione: l’articolo del NY Times si riferisce esclusivamente ai “picky eaters” o “schifiltopatici” (la seconda espressione non è una parola realmente esistente), ovvero coloro che mostrano disgusto insuperabile di fronte ad un vasto numero di cibi differenti. Quindi la tesi non è che i “comportamenti alimentari dipendano quasi esclusivamente dai geni” – non è infatti certamente così – bensì che questa specifica condizione – il “picky eating” – sia prettamente genetica.

      • avatar Kapakkio

        Sara, purtroppo quando i giornali di lagra diffusione parlano di scienza bisognerebbe andare alla fonte e cioè all’articlo citato che, tra l’altro, è del 2007. Si intitola:

        “Genetic and environmental influences on children’s food neophobia”

        Da una veloce lettura , lo studio è incenntrato sulla neofobia, la paura cioè di mangiare cibi nuovi. Prendendo un largo campione di gemelli sia monozigote(100% di geni uguali) che eterozigote(50%) e considerando che gli effetti ambientali per due bambini della stessa età sono gli stessi i ricercatori hanno trovato una correlazione nella neofobia nettamente superiore nei gemelli monozigote cosa che fa concludere agli studiosi che questa attidune ha origini genetiche.
        L’articolo è a pagamento quindi non posso linkartelo.

        • Grazie Kapakkio – il “purtroppo” da dove deriva? Qualcosa di quello che hai letto invalida in qualche modo ciò che ho scritto? E il fatto che l’articolo sia del 2007 – proprio come l’articolo del NY Times – cambia qualcosa? Ignoro se la ricerca sul picky eating abbia fatto passi da gigante negli ultimi 3 anni…

          • Stando ai link, ad esempio, il “picky eater” non mangia tutta una serie di cose per tutta una serie di motivi.
            Alcuni esempi un po’ a caso sono elencati qui:
            http://www.pickyeatingadults.com/reasonsWhy.html
            La ricerca si concentrava su uno solo di questi aspetti, quindi è vero che in parte le due cose possono coincidere, ma non sono esattamente la stessa cosa.

          • avatar Kapakkio

            Sara, non fare la permalosa :-)
            Purtroppo deriva dal fatto che spesso i giornali, tipo NY times non riportano correttamente ed esaustivamente un informazione contenuta in un articolo scientifico. Ad esempio il fatto che lo studio comprendesse coppie di gemelli omo e etero zigote non era chiaro dal NY times e che questa fosse la chiave di volta della ricerca.

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  26. avatar popsylon

    Ah l’American Journal of Clinical Nutrition che fa ricerche su americani che mangiano emme dall’Alaska alla Florida. Una bell’esempio di ricerca da esportare a tutto il mondo ed ineccepibile in particolare da noi italiani.

  27. avatar blabla

    io ho questo problema da quando ero piccola, ho davvero quello che si potrebbe definire il disgusto patologico per cibi come formaggi, insaccati e pesce. purtroppo vivendo ancora con i miei sono tutt’oggi costretta a mangiare pesce. ma diciamo che il rapporto peggiore l’ho con i formagi e i salumi che non riesco neanche a toccare e tenerli vicini.

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