Perché mangiamo gli animali? Cogito ergo dubito
Avvertenza: l’argomento è ancora quello che ha scavato solchi tra i lettori, aprendo varchi tra le schiere. Animali, nutrizione; animali, vegetali e animali. Da qualche giorno ci penso, con un comandamento che mi insegue: l’unica certezza che ho è il dubbio. Non ho verità da dispensare, ma qualche riflessione e molti quesiti. Il primo: nessuno mi ha ancora convinto che un’alimentazione strettamente vegetariana sia davvero salubre per l’uomo. Non esito a credere che l’uomo sia vissuto a lungo con una forte prevalenza di alimenti vegetali, forse anche perchè procurarsi carne per il piccolo e gracile Sapiens non doveva essere così facile. Anzi, proprio qui, qui in Padanìa, fino a pochi decenni fa la carne in tavola era un’evenienza riservata a matrimoni e feste patronali. Non una scelta, dunque, ma una situazione subita, dovuta a una povertà ai limiti dell’inedia. Ora pare che la scelta vegan sia l’ultimo grido radical chic dalle parti del nordamerica.
Non esito nemmeno a credere di poter sopravvivere – bene? male? – a un regime vegetabile: anche se immaginando una vita senza il turgore di una bistecca, o le infinite sfumature dei prodotti del mare non riesco a trattenermi dal pensare che sarebbe una vita un po’ meno bella, un po’ meno completa.
Eppure anche su queste pagine gli interventi più interessanti erano proprio quelli più problematici, più interrogativi che assertivi. Perchè nella vasta gamma delle personali sensibilità resta il ginepraio dei distinguo. Tacchini sì e tassi no, cefali sì e balene no. Già, perchè, che t’hanno fatto i cefali? Cos’è, forse che i cefali hanno quella faccia da pesce lesso mentre il pesce pagliaccio è appena uscito da Alla ricerca di Nemo, e quindi è simpatico e ci fa tenerezza? Allora perchè non riesco a svegliarmi di notte con la coscienza che mi rimorde per questi gamberi? Eppure sento dire No, non riesco a mangiare nulla che abbia avuto occhi, e non riesco a fare finta di credere che sia una tirata post-borghese da panze piene che devono trovare un modo per infliggersi una privazione intellettualmente giustificabile.
L’Italia è il primo paese vegetariano in Europa.
Attorno al taglio di carne c’è una storia, una cultura, e non è – incredibilmente – solo cultura della morte: il giorno in cui si uccideva il maiale in casa era ancora un momento di festa, di convivio, di lussuria, ed era ieri l’altro. Eppure sento dire No, non mangio nulla che sia stato vivo… e trovo assai più urticante la bislacca obiezione Mbeh, il sedano non era vivo?
Alla fine non sono abbastanza iopocrita da nascondere a me stesso che, atteso che posso scampare con carote fagiuoli e patate, la carne si riduce a poco più che un elemento di maggior piacere. NOn nel mille avanti Cristo, non in tempo di guerra, ma qui ed ora. Non resta che consumarne il meno possibile, la migliore possibile.
Ma il dubbio ce l’ho.
[Tabella: Repubblica]








Personalmente, per ragioni di salute devo controllare la quantità di proteine che ingerisco giornalmente. Proprio per questo la qualità deve essere alta, e quindi mangio carne e pesce. Non sono mai stato un gran mangiatore di carne (tranne per l’occasionale bistecca o le interiora) ma di certo non ci rinuncio per presupposti sensi di colpa che non ho.
Secondo me (e secondo i dietologi che mi assistono) una dieta equilibrata comprende tutto, nelle giuste quantità.
E sì, dietro a certe scelte, non tutte, ma certe sì,c’è una “tirata post-borghese da panze piene che devono trovare un modo per infliggersi una privazione intellettualmente giustificabile”.
Domanda: “Perchè mangiamo gli animali?”
Mia risposta: “Perchè a cucinarli bene, oppure a mangiarli crudi, sono buoni, a volte molto buoni, eccezionalmente sono buonissimi”
E non essendo razzista non faccio una distinzione di razza o specie, mi piacciono indistintamente tutti, dal languido agnellino da latte all’irsuto cinghiale. Dalla straordinaria beccaccia alla benefica sarda (adoro tutto il pesce azzurro).
Premettendo un rigoroso rispetto delle leggi, sono anche sensibile alle tematiche riguardanti le specie a rischio che praticamente ho smesso di consumare.
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Generalizzano posso dire che rifiuto l’idea di dovermi fare carico di ogni singolo problema del mondo. Ho capito da tempo che non ci riuscirei. Allora ho deciso di sceglierne alcuni e battermi per quelli.
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Ciao
Bum ! ma se a colazione mangi il delfino con le uova del martin pescatore e a cena panda in umido !
perché tu non sai quanto spende per bere, soprattutto se ordinano gli amici poco attenti
Vigna, quando trovi una bella beccaccia mi fai un fischio che vengo giù a dividerla con te?
Diffido degli estremismi, anche e sopratutto quando si autocelebrano come moralmente più evoluti.
Le proteine animali vanno consumate con moderazione, per tanti e validi motivi, dalle norme di buona alimentazione, a fattori ambientali ed ecologici.
Se ci comportassimo con un minimo di buon senso avremmo allevamenti “umani” e questo a me basterebbe.
Evidentemente rispetto la scelta di chi non vuole mangiare carni di alcun tipo, ma non la considero in nessun modo una scelta etica migliore di chi mangia carne “responsabilmente”
(Oggi ri-nevica, Fante ha parlato seriamente. )
In fondo è quello che dicevamo io e paola. Ti appoggio in pieno.
Hahaha, sei un po’ cattivo con l’amico Di Pietro…
Mangiare e’ anche un atto culturale, e quindi politico. Sarebbe bene quindi che da ogni parte ci fosse un pizzico di rispetto in piu’ per le scelte altrui (gia’, dimenticavo che siamo in Italia, terra dei campanili…).
L’unica posizione che personalmente disprezzo e’ quella della non-scelta, di chi si disinteressa di cio’ che ha nel piatto.
Detto cio’, e da onnivora totale, apprezzo e condivido quasi completamente le ragioni della scelta vegetariana che parte da presupposti economico-politici. L’attuale produzione di carne e’ immorale per tante ragioni (e non menatemela che voi mangiate solo chianina o blonde d’aquitaine allevate a suon di Mozart nel giardino del vicino, stiamo parlando di zilioni di tonnellate di bovini ormonati o di eserciti da armageddon di polli in batteria che manco riescono piu’ a camminare) e credo che occorra un forte movimento di opinione per invertire questa tendenza. Capisco meno, e non condivido, le ragioni “etiche” (le cose che hanno gli occhi, etc): ma, appunto, qui si entra nel personale e non vado a giudicare le scelte di vita altrui.
condivido tutto, ma soprattutto questa frase:
“L’unica posizione che personalmente disprezzo e’ quella della non-scelta”
Stefano
Mi pare che più un animale è vicino all’uomo come storia di coabitazione (cani e gatti)o per ragioni genetiche (scimmie) e più forte diventa il tabù riguardo al loro utlizzo alimentare.
La ragione per me forse è non è così complicata. Si mangia la carne perché è buona, e questo è un fatto. Non per niente i mussulmani inducono spesso i propri figli a considerare la carne di maiale cattiva, come motivo di dissuasione al consumo.
Ammettere che la carne (qualunque carne) è buona, induce automaticamente al desiderio. Noi sempre desideriamo ciò che è buono.
Cani, gatti, balene, ecc. ecc. sono solo barriere, spessore che mettiamo tra il mondo commestibile e noi stessi. La ragione è solo la paura di diventare noi stessi cibo.
Luk
> Cani, gatti, balene, ecc. ecc. sono solo barriere,
> spessore che mettiamo tra il mondo commestibile e
> noi stessi. La ragione è solo la paura di diventare
> noi stessi cibo.
Ottimo punto.
o semplicemente perché culturalmente noi occidentali non mangiamo mammiferi predatori in linea di massima, per quanto riguarda cani e gatti.
Scusa, ma questa non è una spiegazione, ma al limite una constatazione.
Luk
Sto cercando di diventare vegetariano per il 95% dell’anno, sto reintroducendo il rito di mangiare animali o pesce fresco solo in certe rare occasioni, prediligo le carni, il latte le uova di bestiame allevato a terra e allo stato brado, in territori marginali. Quando mi è possibile e son nel giusto territorio, caccio animaletti facili, lumache, vongole, cozze, ricci di mare, ancor più amo raccogliere erbe, frutti e funghi spontanei/selvatici. Credo ancora nella cultura del raccogliere con attenzione e premura all’ambiente. Credo che sia necessario, abbassare il tenore di alimentazione e di vita in generale. Credo che il vegetarianesimo, radicale e animista, sia un’ipocrisia antropocentrica.
Perché noi uomini mangiamo gli animali? nemmeno tutti se è solo per quello.
Se hai tempo leggiti “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Roy Lewis, te lo spiega in chiave fantascientifica umoristica (oltre a spiegarti tante altre cose).
La domanda vera secondo me è: come in occidente si mangia così tanta carne e soprattutto come mai ne viene allevata e macellata molto più del fabbisogno mentre in altre zone si muore di fame o di sete?
A me piace molto la carne (in realtà mangio tutto e mi piace tutto purché di qualità minima) eppure ne mangio poca, lo stretto necessario e come Vigna non faccio distinzioni di specie o razze. Mi sentirei ipocrita a non mangiare un agnellino ma fregarmene del bovino adulto “tanto nella bistecca non c’è più la forma dell’animale” come sento dire spesso.
Tre anni fa avevo messo sul blog le foto di come avevo sporzionato (=fatto a pezzi) e messo sottovuoto un capretto. E nessuno si è scandalizzato.
)
Se lo facessi oggi scatenerei un vespaio.
(non linko sennò Caffarri dice che faccio spam
il libro è questo
http://www.ibs.it/code/9788845915918/lewis-roy/piu-grande-uomo.html
1. leggevo Lewis quanto tu ti trastullavi ancora con Kierkegard e Teofrasto Bombasto (detto Paracelso)
2. Ti direi che ti autolinki autopromuovendo surrettiziamente il tuo weblog, lo spam è ammalato di benaltrismo
*sghignazza*
sicuro che non fosse Jerry…
1. l’ho letto quando studiavo paleontologia dei vertebrati all’università, tu non eri nato
2. questa è subdolamente cattiva (ma vera)
la possibilità di scelta é una conferma della libertà ma non ho mai compreso…
- quelli che ricorrono ai cartomanti e ascoltano l’oroscopo
- quelli che dormono il pomeriggio
- i vegetariani
Cosa vi è mai di poco comprensibile nel pisolino pomeridiano alla Paolino Paperino?
the paisolaine é.. una perdita di tempo, ascoltare la musica in cuffia..
i vegetariani disconoscono consapevolmente solo alcuni aspetti…quelli cruenti per tutto il resto non mi pare
Basta vederla da un altro punto di vista: il pisolino pomeridiano è ottimo se poi vuoi vivere sveglio di notte, è solo una traslazione del sonno.
Non è perdita di tempo ma uso diverso del tempo.
traslazione del sonno?.. qualcuno diceva che chi dorme il pomeriggio ha a disposizione due giorni e non uno solo ma se utilizzare diversamente il tempo significa dormire preferisco essere utilizzato dal tempo.
il pisolino é in realtà un abbiocco quotidiano che scaturisce spesso da una cattiva alimentazione.. una tralslazione indotta, obbilgata
Io so che sonnecchiare pallido e assorto, la domenica pomeriggio, è meglio spesso del sesso.
Ma mucchiamola che siamo OT e poi mi si turba il Berny .
Consiglio spassionato leggetevi questo romanzo, non risolverà il problema, ma ne parla in maniera geniale.
Confessioni di un cuoco eretico
http://www.anobii.com/books/01d689abaa6345c797/?edit=1
A proposito di Alla ricerca di Nemo, io sono rimasto sconvolto quando ho scoperto che nel periodo di uscita del film c’è stato un fortissimo aumento di vendite di questi pesci per gli acquari. Esattemente l’opposto del messaggio del film. Tutto questo per dire che il rapporto uomini-animali è spesso bislacco e incoerente e non per colpa di quest’ultimi…
Cit. Francesca Martini, sottosegretario alla Salute con delega alla veterinaria, sul caso Bigazzi : “I gatti sono animali d’affezione tutelati dalla legge 281 del 1991 che recita: Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione”. Niente a che vedere con quei bastardi dei maiali, insomma.
Comunque il libro definitivo sull’argomento è quello che ho già citato qui: “Buono da mangiare”, di Marvin Harris, Einaudi.
E’ un saggio sui più comuni tabù alimentari, sulla loro formazione e diffusione.
In questi giorni (sull’argomento) è uscito in Italia anche l’ultimo libro di Johnatan Safran Foer “Se niente importa” sulla realtà degli allevamenti intensivi…
Temo che le proteine animali siano indispensabili per il nostro corpicino: soprattutto nella crescita e nello sviluppo.
I nostri progenitori sono onnivori: altri animali vivono solo di questo, non credo sopravviveremmo in buona salute al posto loro.
La nostra dieta s’è formata in tempi in cui la disponibilità di queste proteine era ben scarsa (tenuto conto che come cacciatori abbiamo dovuto puntare più sull’ingegno che sul fisico: anche per questo, si era soprattutto insettivori). Per cui, la scarsezza di risorse e la difficoltà di conservazione della carne compensava, e forse insieme creava questa forza istintiva, quest’archetipo della carne come bene assoluto, come forma di prosperità superiore alle altre. In qualche società cosiddetta primitiva, la bestia cacciata fonte di vita venne considerata anche sacra, degna di rispetto infinito, e sacrificata solo attraverso un rituale particolare (come, in certi luoghi e in certe culture contadine sopravvive riguardo al maiale, per esempio).
Il retaggio di questa lunga storia ce lo ritroviamo oggi, nelle società opulente, come “condanna” e come distorsione: un pollo costa meno di un sacchetto d’insalata. Però troviamo anche, come un lusso che ci possiamo permettere, tra gli altri, come lo spendere maggior parte del nostro tempo nel discutere piuttosto che nel procurarci del cibo, forme di pensiero e di comportamento diverse. Positive perché costringono in un modo particolare ad una riflessione, e perché contengono una critica ad un modello di consumo indegno della nostra intelligenza.
Riguardo alla questione di quali animali si mangiano, dove e perché, rimanderei alla lettura del bellissimo libro di Marvin Harris, “Buono da mangiare”, che ho piacevolmente risfogliato in occasione degli ultimi post. Harris riduce un po’ tutto il discorso al binomio “costi-ricavi”: però, a leggere bene anche certi ritorni e certe eccezioni, il discorso rimane aperto. Scrive Harris: “perché mai una specie non venga mangiata, perché diventi un pet e non una specie paria (disprezzabile), dipende ancora una volta dal modo in cui si colloca all’interno del sistema complessivo in base al quale una determinata cultura produce cibo, beni e servizi”. Ma tra i due estremi, l’animale che non mangi (o non mangi più) perché coccoli a casa tua e quello che disprezzi (qui e oggi) perché non mangi, si colloca una forbice piuttosto ampia. Almeno quanto tutte le altre nostre differenze culturali.
Vedo che abbiamo consigliato la stessa cosa quasi contemporaneamente. Non è un caso… In realtà siamo la stessa persona…
Tommà: mi farò crescere la barba…
I motivi per cui mangiamo questa o quella carne, o meglio non mangiamo certe carni, può dipendere da fattoti culturali o religiosi, da fattori emotivi ( animali domestici o d’affezione), persino fattori mediatici (i cerbiatti Bamby, che fa tutt’uno col capriolo, il pesce pagliaccio ), da repulsione (la lista lunga e ad effetto che va dalle rane, ai bighi, passando per le lumache e le formiche del Borneo)e ancora da motivi ecologici e di sostenibilità (tonno rosso, balene…), per finire con fattori di sensibilità ai maltrattamenti ( oche intubate, polli in batteria, allevamenti intensivi). Si sceglie.
Quindi il mondo è bello perché vario, ma soprattutto perché condizionabile: leggo l’articolo di J. Safran Foer e non riesco a comprendere perché sia sufficiente individuare un problema per fare scelte radicali anzichè cercare di risolvere il problema stesso.
Safran Foer non mangia più carne perché gli allevamenti intensivi producono carni infettate da virus (ce li mangiamo direttamente, bah) e intossicate da antibiotici causa un uso massiccio e non terapeutico: non c’è nessun motivo per spingere una persona verso l’allevamento intensivo, dice, pur considerando tutti i fattori da quello culturale, a quello identitario fino a quello edonistico che stanno dietro la scelta del cibo.
No, anzichè denunciare e proporre rimedi, non si mangia carne. Allo stesso modo spesso si parla di intolleranze: sono la malattia (???) del nuovo millennio, tutti sono intolleranti. Ma le intolleranze, a parte quelle di tipo enzimatico e serie come quelle al lattorio o al glutine, non esistono, sono invenzioni non accertate, vaghe sia nella dinamica immunologica che diagnostica, un modo per ricomprendere i disturbi più svariati e classificarli per rispondere ad una esigenza psicologica e alla fine consumistica.
Ecco: mi domando quanto di modaiolo, di assolutamente consumistico, quanta leva sul disordine alimentare e culturale, ci sia dietro certe scelte radicali del nostro tempo.
Come dice Luciano Vignadelmar, i problemi vanno affrontati e ognuno nel suo piccolo, secondo sensibilità, può adottare comportamenti a che possano esser risolti: negare, proibire, eliminare, radicalizzare è come mettere la polvere sotto il tappeto.
ma veramente no, dare una risposta radicale significa proprio il contrario che mettere la polvere sotto al tappeto. Comunque non credo che uno sia in grado di smettere di mangiare carne, pesce, latte, uova, “solo” perchè è sensibile alle tematiche dell’allevamento. O magari ci riesce, però tutte le sere sogna salame.
Appunto.
A me è capitato di frequentare alcuni vegetariani e vegani convinti, che a furia di decantare entusiasticamente quel tipo di alimentazione come infinitamente più sana e più etica, mi hanno incuriosita.
Quando mi incuriosisco di qualcosa, normalmente decido di sperimentare com’è, e così ho fatto per un po’.
Ho iniziato da vegetariana (senza carne e pesce) e poi
sono passata a vegano-macrobiotica.
Devo dire che è stato interessante: ho scoperto tutta una serie di cibi alternativi o inusuali per l’alimentazione media comune attuale e mi ha indotta a portare maggiore attenzione a ciò che mangiavo.
Non ho avuto problemi di salute, ma non so se è stato per la dieta ipocalorica o per altre motivazioni non necessariamente legate all’alimentazione, sta di fatto che sono dimagrita di parecchi chili.
A quel punto, svanita la novità, capito il meccanismo, finito lo slancio di alternativismo…bé, ho cominciato ad annoiarmi e a rattristarmi immensamente ogni volta che decidevo volontariamente di privarmi di qualche gustosa specialità conosciuta o sconosciuta soltanto perché di origine animale.
Di conseguenza ho deciso di tornare onnivora – se possibile anche più di prima!
Però è stato solo per il gusto, curiosità, un piacere sensoriale, per assaggiare cose nuove – tranne quelle che non mi ispirano (senza necessariamente saperne il motivo)
Magari difetto di eticità, ma da questo punto di vista il fatto di non mangiare carne e pesce tutti i giorni, cercare di fare attenzione alla provenienza…oh per me al momento è sufficiente.
Se qualcun altro lo giudica troppo poco ed egoista…pazienza!
Una donna, un mito. Il cuore oltre l’ostacolo.
è normale. QUanto ai vegani-macrobiotici, al primo ricovero cambieranno idea
@fabrizio!
@Ganascia: Ma va, molti sono vegani tipo da 30 anni e non hanno nessun problema fisico. Al limite sono in media un po’ più mingherlini, ma l’obesità non è che per la salute sia tanto entusiasmante. In pratica, puoi nutrirti male e in modo squilibrato con qualunque tipo di alimentazione, la differenza la fa sempre la consapevolezza e la conoscenza con cui mangi!
Il problema, credo, è che rinunciando a dei “concetrati” di proteine, ferro e calcio quali sono la carne, le uova e il latte il rischio di andare incontro a squlibri è più alto.
I vegani devono porre maggior attenione di un onnivoro a bilanciare tutti i componenti della dieta e assumere grosse quantità di legumi per compensare.
Indubbiamente ci vuole uno sforzo iniziale maggiore perché partendo dall’alimentazione europea e americana “normale” di oggi, se ti limiti a togliere tutte le proteine animali, deperisci di sicuro.
Però se fai caso a come mangia la media delle persone teoricamente onnivore…uhmmm…non sono tanto sicura che il rischio di andare incontro a squilibri sia più alto. Semplicemente è diverso il tipo di sbilanciamento e di conseguenze per la salute.
Su questo sono ampiamente daccordo con te. Sicuramente non soffriranno di ipercolesterolemia!
Secondo me l’unica vera controindicazione è la dieta dei bambini. Privare nella fasi della crescita un bambino di latte, uova, pesce e carne è molto rischioso.
E’ un aspetto che non conosco più di tanto perché nella mia fase vegan non era un mio problema, ma sicuramente è una questione che merita 1000 volte più attenzione.
Devo dire che conosco una coppia vegan che ha due bambine sanissime, pasciute, allegre e con un ottimo rapporto con il cibo e che non hanno mai mangiato proteine animali. C’è da dire che la madre fa la cuoca e ha anche preventivamente studiato anche i principi dell’alimentazione in senso medico-scientifico classico e ha un approccio coerente alla sua scelta ma non fanatico – e questo mix non è da tutti!
E’ vero anche che molti fanno scelte drastiche e le impongono ai figli senza adeguate informazioni e questo in effetti non mi sembra giusto; ma anche il disinteresse totale di quelli che lasciano che i figli s’ingozzino delle peggio schifezze è altrettanto pericoloso – quindi il problema di fondo resta lo stesso!
Le affermazioni circa l’immoralità del mangiare carne non mi hanno mai convinto. Si tratta di una cosa naturale, e la natura non ha mai avuto morale.
Credo che le pellicce, la caccia, l’allevamento industriale in batteria, la macellazione violenta, lo spreco consumistico di carne siano problematiche su cui si possa discutere in termini etici. Ma non l’atto di mangiare carne in quanto soddisfazione di un bisogno primario. Vivere nutrendosi solo di vegetali può essere una scelta, per carità, ma dato la natura onnivora dell’uomo vuol dire anche limitarsi a una sola opzione. Un animale deve morire per far sì che io mangi una fiorentina? Beh, mors tua vita mea.
come diceva Plutarco: se pensi che mangiare la carne sia naturale, prova ad ammazzare una bestia a mani nude.
quanto al fatto di “mors tua vita mea”, la vita di un essere umano non dipende dalla morte di una bestia, questo è risaputo. Mangiare carne è una scelta, e le altre argomentazioni sono abbastanza futili. Se a uno non crea troppi problemi..
Mangiare carne è una scelta per un individuo adulto ma durante lo svezzamento di un lattante è ampiamente provato che l’assenza di proteine animali può provocare gravi squilibri metabolici.
le proteine animali non sono solo nella carne, comunque francamente anche io (che non mangio carne) non farei una scelta simile tanto a cuore leggero.
Plutarco era un ottimo provocatore ma credo che questa sua affermazione non confuti affatto l’atto di mangiare carne. Senza dilungarmi in merito, mi limito a ricordare l’abitudine preistorica del cibarsi di carcasse abbandonate.
La citazione latina “mors tua vita mea”, invece, non andava presa letteralmente. Non si voleva dimostrare la vitale necessità dell’uomo di nustrirsi di carne, ma che la morte di un animale a suo beneficio nutrizionale è accettabile. Ovviamente parlavo per me…
La Bibbia dice che Dio avrebbe permesso agli uomini di mangiare le bestie dopo il diluvio perchè non c’era modo di coltivare la terra, e al di là di crederci o meno, mi sembra una spiegazione plausibile. Anche questo va in direzione del “mors tua vita mea”: parlando per me, il fatto che possa nutrirmi senza dover mangiare animali uccisi da altri, è una buona ragione per evitare questa pratica, anche se non sono così ipocrita da non riconoscere che questo resta comunque un sacrificio e che la carne sia parecchio buona da mangiare.
(e traendo le conseguenze, proprio siccome è e resta un sacrificio, mi dà sui nervi sentir dire che i vegetariani sono viziati e radical chic e queste boiate qui. in fondo voi potete avere più carne da mangiare, razzadingrati.)
Ma perché nessuno considera l’ipotesi che a certe persone della carne semplicemente non piace il sapore???
Non mi pare probabile
Può non essere comune, ma ti assicuro che con me è sempre stato così.
ma come mai per voi onnivori è così incomprensibile che a un’altra persona la carne possa non piacere? siete davvero convinti che i vegani di notte sognino salami o che senza una fiorentina di un chilo la vita non abbia senso?
siate più curiosi. vegetariano non significa solo zucchina pallida ai semi di lino cotta in un’idea di vapore. basta contaminare e lasciarsi contaminare, e la cucina vegetariana diverte non poco.
trovo così vecchio stile sostenere che non si vive senza lardo di colonnata.
vi assicuro che dopo anni di scelta vegetariana ci sono cose che é davvero impossibile ricominciare a mangiare.
Ma…non è questione di stile vecchio o nuovo. E’ questione di gusti.
Ovviamente non c’è niente di strano nel non sentire per niente la mancanza di carne, pesce e salumi – ma neanche niente di strano nel sognarsi la notte fiorentine e lardo!
E lo dico per esperienza e pur apprezzando innumerevoli e gustosissime ricette vegetariane!
perdonate la sintesi (perdonereste molto meno l’esaustività)
- non esiste nessun atto umano che non abbia un significato simbolico. non c’è cibo che non abbia un significato simbolico (vuol dire che “si può, non si può mangiare”, ha anche un fondamento simbolico). il signicato simbolico non è in rapporto biunivoco con un qualche tipo di necessità biologica; diciamo che non è “obbligato” da fatti del tipo fa bene al nostro organismo, fa male ecc.
- ciò non vuol dire che non ci siano limiti biologici. i cavalli, anche volendo, non possono mangiare carne (i cosacchi ci provarono, a fargliela mangiare, per andarsene lieti in posti dove di erba ce n’era davvero poco e niente; in antropologia è un noto caso di tentativo di forzare i limiti dei processi culturali); l’uomo sì.
quindi ci sono limiti biologici e un’ampia varietà simbolica di interpretazione di questi limiti.
per esempio, pensare che noi si possa mangiare gatti perchè fanno bene alla salute, per dire, richiede – nella nostra cultura – una rivoluzione simbolica ( e i significati simbolici non sono quisquilie o cavolate che dir si voglia) .
Lo dico sempre che le cose più belle accadono nei commenti.
E’ simbolico anche lo smarrimento e la consuguente ricerca di approdi sicuri propria del nostro tempo: la paura, che è un simbolo, determina decisioni, tra le altre anche assumere determinati comportamenti alimentari.
Come la fede e le religioni, perchè spesso hanno simili connotazioni, le scelte alimentari hanno lo scopo di dare conferme, sicurezze, scopi e risposte a domande complesse e pressanti. Spesso ci si rifugia nel mondo vegetariano, come nella falsa e compiacente retorica dell’intolleranza alimentare, per conti in sospeso con se stessi e col mondo, per una ricerca di conferme e scopi, senza considerare il fatto che, così facendo seppur nella libertà dei comportamenti di ognuno, si è vittime di ingranaggi economici e di mercato non secondari.
Ho deciso, quando smarrirò la strada sceglierò te come mio guru!
..mmmmh. Si, però, a parità di simbolismi, la scelta di essere vegetariani può essere anche dettata da una matura e coraggiosa intenzione di rompere l’assedio di un conformismo e di un cieco consumo privo di dubbi, di problemi e responsabilità. Ossia, l’esatto rovesciamento del tuo discorso, e ugualmente valido.
Tenuto conto del fatto che certi dubbi bisognerebbe sempre tenerli aperti e ben in sospeso, e mai chiuderli per sempre, francamente preferisco chi questi interrogativi se li pone, almeno una volta nella vita, e getta, anche goffamente, un sasso nel proprio e nell’altrui stagno.
Che poi tutti debbano portare per forza di cose al dogmatismo e alla religione, questo rimane da vedere. Bisognerebbe ricavare dall’esperienza personale di ognuno e dalle altrui scelte non solo il godimento della diversità, ma anche quello delle somiglianze, quando queste vanno nel senso di una migliore qualità di vita attraverso una critica motivata dell’esistente.
…mmmmmh 2, meno retorico.
Se tutti smettessero di mangiare carne di merda, forse non mi importerebbe poi tanto delle singole ragioni di ognuno, quanto del fatto di poter condizionare la produzione e la vendita di suddetta m., e cambiare rotta nei consumi.
Faccio un parallelismo più “eccentrico”: se tutti si rifiutassero di andare in guerra, non mi starei tanto a domandare se per paura di crepare, o per rispetto del prossimo.
Oppure, vogliamo negare del tutto il peso di certe scelte individuali?
Se poi il mercato si orientasse verso la vendita di costosissime pistole a spruzzo o di granaglie dorate, diciamo non ci farei tanto caso.
Va sempre bene se qualcuno si pone e pone agli altri dei dubbi, se usa punti interrogativi: è il pensare, e quindi vivere. Io sono qui a condividerli, quei dubbi e quelle domande, soprattutto quando e se qualcuno mi fa pensare.
, per contrastare la produzione di carne di m. è più efficace non mangiare carne o scegliere e promuovere carne migliore?
Diverso se si fanno corto circuiti esclamativi, se si saltano i passaggi: contrastare gli allevamenti intensivi eliminando la carne, anziché promuovere e cercare chi la carne la produce con rispetto e qualità, mi sembra gettare il bambino con l’acqua sporca. Si fa prima, si elimina il problema alla fonte, di fatto non ci poniamo domande, ma si esclama la propria avversione. Facendone movimento e crociata.
In riferimento allo mmmmmmh 2
Safran Foer dice che molti suoi amici spesso si ammalano per 24 ore di sconosciute e indiagnosticabili patologie gastroenteriche: la causa sono i virus che albergano nella carne proveniente da allevamenti intensivi. A me sembra una scorciatoia, modaiola, comoda, spaventata e pervasa di insicurezza: modalità e argomentazione che contraddistinguono le capacità di scegliere di molti, oggi, sia che si parli di alimentazione, sia di intolleranze, fino agli ogm o all’energia nucleare. Si pensa di eliminare il problema allontanandolo, salvo diventare clienti di mercati fintamente alternativi che marciano nelle farmacie, nelle erboristerie, nella falsa pubblicità, nel wellness, nelle omeopatie, nella diagnostica senza scrupoli eccetera eccetera.
Scusate se mi intrometto,ma tra scegliere di non mangiare carne e supportare allevamenti “di un certo tipo”, non vedo continuità, in quanto non credo che certi allevatori mettano le mucche in determinate condizioni perchè sono particolarmente cattivi,ma perchè rispondono ad una domanda nell’unico modo possibile in cui si possa rispondere. Se tutti volessero carne allevata con pazienza e con “umanità”, questo genere di allevamenti non riuscirebbe a soddisfare minimamente la domanda e i prezzi salirebbero a dismisura. Pertanto credo che non si possa arrivare a questa situazione se non attraverso la diminuzione dei consumi di carne. Smettere di mangiare carne è un di più che credo non dipenda solo dalla considerazione delle condizioni d’allevamento,delle malattie etc., sennò sarebbe una scelta senza alcuna sostanza, e in questo sono d’accordo sulle critiche che fate alle argomentazioni di quello scrittore.
Inoltre (per mancanze mie) non riesco a capire come possa conciliarsi il fatto che la scelta vegetariana sia dettata sia da meccanismi di mercato sia da paure e simboli.
Sono d’accordo, il tuo è un ragionamento propositivo, interrogativo: temo però che sia molto, molto diffusa, in questo contesto, quella che tu definisci “scelta senza sostanza”, dettata da “altro” e a questo mi riferivo nell’evidenziare e criticare l’articolo di Safran e i comportamenti “esclamativi”, senza un percorso vero e libero.
Vengo da una famiglia pastorale. Da bambino e da giovane carne ne ho mangiato, non troppa però, più verdure e legumi. L’uccione di un animale l’ho vista, vi ho partecipato. Anche da bambino non porovavo sensi di colpa perchè il tutto era dentro un ritmo ed un ciclo naturale. I problemi reali, per la nostra società sono cominciati con l’industrializzazione delle produzioni agricole, con gli allevamenti di massa. Oggi continuo a far della carne un consumo limitato, non solo per ragioni salutistiche ma anche per un mio personale rapporto con la natura. Potendolo fare, vivo in un’area con molti allevamenti al pascolo, consumo solo carni di animali che pascolano liberi,
concordo di brutto
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al 4° posto il buongustaio
La nostra storia ci ha già indicato da tempo la retta via!:
Il poco mangiare e poco parlare non fece mai male.
Quando arriva la minestra non c’è più sinistra o destra.
Tutto ciò che è proibito, è boccon dell’appetito.
Donne, ricette e mode, chi li capisce gode.
E poi non dimentichiamoci del vino!
Un pasto senza vino è come un giorno senza sole.
Brillat-Savarin
Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.
Hemingway
“Io sono vegano di quinto livello, non mangio nulla che proietti un’ombra” (citazione necessaria)
[...] voi come mai questi segnali arrivano tutti insieme? Noi ce lo siamo chiesto perché mangiamo gli animali, ma le risposte non sono state troppo originali. Mangiare carne è immorale vs No, è naturale. La [...]
[...] voi come mai questi segnali arrivano tutti insieme? Noi ce lo siamo chiesto perché mangiamo gli animali, ma le risposte non sono state troppo [...]
[...] voi come mai questi segnali arrivano tutti insieme? Noi ce lo siamo chiesto perché mangiamo gli animali, ma le risposte non sono state troppo [...]
Io partirei da una domanda:
la carne E’ TUTTA COMMESTIBILE?
Sì è la risposta.
Perchè allora in tutte le culture è sempre esistito il tabù del CANNIBALISMO?
Perchè l’unica carne non commestibile è sempre stata considerata quella umana?
Cosa distingue un animale-umano da un qualsiasi altro animale?
La cultura per essere tale deve avere un insieme di costumi, credenze, atteggiamenti, valori.
Oggi molti studi hanno dimostrato che anche gli ANIMALI hanno valori,abitudini, atteggiamenti, credenze diverse, così come gli UOMINI.
Cosa distingue allora UOMINI E ANIMALI: solo la parola.
Forse è per questo che mangiamo animali?
non hanno la parola e quindi facciamo finta di non sentire la loro sofferenza?