stravaganze bio

Quando ragionare col “cervello di gallina” ci aiuta a capire

Allevare galline in batteria è criticabile per come gli animali vivono la loro (breve) esistenza. Stanno in strutture metalliche dalla superficie piana leggermente inclinata, le cosiddette stie, alte 40 cm e larghe 550. Servite da mangiatoie e abbeveratoi a rifornimento automatico, le gabbie sono sovrapposte in 4-5 livelli, dentro vivono 5 animali, densità di popolazione: 22 galline per mq. In altre parole, ogni animale dispone di uno spazio equivalente a un foglio A4.

Per le galline è un problema anche riposare, le ore di oscurità sono ridotte al minimo con l’illuminazione artificiale che serve a ottimizzare la produzione di uova. Negli allevamenti più “evoluti” le  galline depongono le uova direttamente su un nastro trasportatore che le porta al confezionamento. La gallina è in pratica una macchina per fare uova che dopo circa un anno deve essere sostituita.

E’ così che l’animale sviluppa una serie di comportamenti anomali dovuti allo stress da sovraffollamento che possono sfociare nel cannibalismo, per questo è necessario mutilargli il becco.

Questo metodo è stato di fatto messo al bando dalla direttiva  CE 99/74. Entro il 2012 e dal 2003 tutti i nuovi impianti per allevamento in batteria devono allestire gabbie “modificate o arricchite” con una superficie di 750 cm2, un’altezza di 45 cm, posatoi con almeno 15 cm disponibili per capo, 12 cm di mangiatoia disponibili a pollo, 2 abbeveratoi e un nido per gabbia, una lettiera per razzolare e dispositivi per il taglio delle unghie che non possono usurarsi da sole senza sufficiente razzolamento. Le gabbie devono essere separate da corridoi larghi almeno 90 cm.

Inoltre, esistono già oggi sistemi di allevamento alternativi come l’allevamento a terra e all’aperto (free range), o all’aperto in regime di alimentazione biologica. In quest’ultimo caso le galline sono tenute in strutture coperte con una densità di popolazione non superiore ai 6 animali per m2, in comunità non superiori a 3000 galline per ricovero. In aggiunta, possono passare all’aperto almeno un terzo della loro vita con uno spazio ulteriore di 4 m2 a capo. L’alimentazione è esclusivamente a base di granaglie da agricoltura biologica.

Un tipo di allevamento ideale per la vita delle galline, non trovate?

Ecco però che un gruppo di ricercatori tedeschi dell’Università di Bochum si è preso la briga di analizzare il cervello di 3 diversi tipi di galline (si apre un Pdf). Da batteria, da gabbie arricchite, da allevamento biologico.

La prima sorpresa viene da un esame del piumaggio ben visibile nella foto in alto: le galline A e B sono quelle da allevamenti in gabbia, la gallina C proviene dall’allevamento bio. Non ha una bella cera, vero?

Ma cosa si scopre analizzando il cervello di queste galline? Le galline da allevamento bio presentano un area del cervello più sviluppata, l’ippocampo, importante per la memoria e l’orientamento nello spazio. Questo è sicuramente dovuto al fatto che la galline dispongono di uno spazio più grande e più complesso, dove esiste un dentro e un fuori ed è presente  la vegetazione.

Le cose stanno diversamente se si analizza un’altra area del cervello connessa con la deprivazione sociale e lo stress cronico: in questo caso è il cervello delle galline bio a presentare delle anomalie non presenti negli altri due tipi di galline. Perché le galline bio sono così stressate? Perché tendono a beccarsi tra di loro al punto di rovinare il piumaggio?

Il problema sono le condizioni di allevamento innaturali: una comunità di circa 3000 individui è troppo grande per animali che faticano a stabilire gerarchie sociali, e porta le galline a conflitti continui che favoriscono dosi elevate di stress individuale. Per poter stabilire gerarchie sociali adeguate, le galline devono vivere in comunità più piccole con al massimo 30-50 individui.

Ciò detto, lo studio non dimostra che l’allevamento in batteria sia migliore di quello all’aperto, casomai, che la soluzione di un problema non è mai scontata. Per migliorare le condizioni di vita della gallina bisogna rispettarne le strutture sociali, non basta garantirgli più spazio.

Prima di mangiare un uovo la prossima volta, provate a pensare col cervello di una gallina.

[Fonte e immagine: Journal of Chemical Neuroanatomy]

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27 commenti a Quando ragionare col “cervello di gallina” ci aiuta a capire

  1. Oddio. Translando il ragionamento dovrebbe valere anche per gli umani.
    Un carcere non è certo una struttura gradevole in cui vivere, ma le celle offrono ai residenti (entro certi limiti) privacy e “protezione e, tutto sommato, ci si vive “discretamente”.
    Una prigione a “campo aperto” in cui convivono “liberamente” alcune centinaia di detenuti (con una gerarchia “autocostruita”) determina probabilmente maggiori condizioni di stress sui “meno forti”.
    Alla fine c’è da chiedersi se l’uovo “di batteria” frutto di una vita piatta sia davvero così “peggiore” delle uova “libere” ma stressate. Le galline “bio” fanno poche uova (o relativamente meno delle altre) perchè poste in ambiente più naturale o come conseguenza del maggiore stress ??

    • Ecco il paragone con gli umani sinceramente non l’ho capito. Qualcuno ha proposto di fare un bel recinto e metterci dentro i detenuti e poi fatti loro?
      Per l’ultimo punto, sicuramente l’argomento merita altri approfondimenti.

      • E’ un’estrapolazione del tipo “per assurdo”.
        Tradizionalmente si pensa che le povere galline ingabbiate si stressano assai più di quelle libere di beccare.
        Questo studio “dimostrerebbe” il contrario.
        Ma se estrapoliamo la condizione di “detenuto” agli umani, “a occhio” percepiamo che i reclusi veri si “stressano” meno dei reclusi “liberi” (tanto per fare esempi cinematografici, l’isola alla “Fuga da New York” o “da Absolom” o “da Lost” può in media essere assai più stressante della prigione tradizionale … :-)

        • salve a tutti :)
          volevo dire che secondo me fare un paragone con i carcerati mi sembra una vera stupidagine, il motivo principale è perchè l’uomo è dotato di intelligenza e se è in carcere è “colpa sua” mentre la gallina non penso che abbia avuto scelta!!! l’uomo poteva costruirsi una vita cercando di non finire in una cella la gallina no!!!
          E.

  2. Bel topic! Inoltre, per rafforzare la tesi secondo cui la tipologia d’allevamento delle galline non migliori necessariamente la vita delle stesse, uno studio abbastanza noto dell’università di Milano ha evidenziato come non ci siano grosse differenze tra le uova derivanti da galline bio e galline allevate in batteria, le quali, in alcuni casi, producono uova anche migliori nutrizionalmente.

  3. difatto le uova prese dal contadino hanno sapore/consistenza/colore diversi da quelle prodotte in batteria. Ovviamente parlo di allevamenti con un 10-20 esemplari in cui, stando alla fonte di Kapakkio, le gerarchie sociali sarebbero assicurate.

    Tale studio può spiegare anche il fatto che le carni della gallina/pollo di batteria siano sensibilmente piu morbide di quelle da allevamento, che invece sono piu toste?(entrambi cucinati negli stessi modi)

    • le galline allevate in batteria sono più morbide perché nella loro miserabile vita non hanno mai potuto muovere un muscolo.
      quanto all’articolo, secondo me è inconcepibile cercare delle giustificazioni “scientifiche” ad un tale trattamento nei confronti di questi animali.

      • Sara,
        sarebbe come sempre auspicabile avere un atteggiamento laico su queste posizioni e nelle conclusioni del lavor citato non c’è nessun endorsement all’allevamento in batteria.
        La questione deve essere posta in questo modo:
        l’allevamento in batteria è una pratica da superare ma, forse, l’attuale allevamento free range non è la soluzione giusta.
        I piccoli pollai del contadino credo siano dal punto di vista della numericità e delle condizioni l’ideale ma forse dovremmo rassegnarci a consumare meno uova e sopratitto a recuperare una certa stagionalità anche nel consumo di questo prodotto.
        I polli da carne vengono comunque allevati a terra.

        • possibile che non ci sia una soluzione di mezzo? dividere in gruppi le galline lasciando comunque loro spazio per girare e senza l’utilizzo delle gabbie?

          Per i polli da carne allora forse si tratta di cibo?

        • Uova ne consumeremo sempre di più perchè è un ottimo prodotto sotto l’aspetto nutrizionale e costa relativamente poco (forse per questo si è pensato un sistema per aumentarne il costo di produzione).
          Il consumo è già stagionale !, ….pensate agli ingredienti di ciò che mangiate (d’inverno si consuma tre volte di più che d’estate).

          Faccio notare che nel mondo ci sono sempre più persone che soffrono la fame e muoiono per questo; le rivolte nei paesi più poveri sono principalmente dovuti al fatto che le materie prime scarseggiano e costano sempre di più (C’E’ FAME !!!)
          C’è bisogno di produrre di più mantenendo le qualità e riducendo i costi di produzione.
          Spesso si fà il contrario, ad esempio rifiutando le coltivazioni OGM.

          • Gli OGM sono proprio il sistema che le multinazionali hanno pensato per affamre ancora di più i poveri del mondo, le piante che nascono dai sementi OGM non si riproducono, quindi gli agricoltori sono costretti a comprare tutti gl’anni nuove sementi da Monsanto & Co.

  4. L’unico cervello di gallina di cui varrebbe la pena di discutere è quello degli allevatori senza scrupoli ne rispetto per gli animali.
    Allora si che si potrebbe parlare di anomalie cerebrali!!!

  5. Mah bisognerebbe vedere chi ha “patrocinato” questo studio.

    Che io sappia le galline allevate in batteria non si beccano semplicemente per gli viene tagliato il becco appena nate, con enorme sofferenza delle stesse.

      • Bravo mi sembra il caso di fare ironia sull’argomento

        “Secondo Gail Damerow, autore del manuale ‘Chicken health handbook’, il confinamento e’ la principale causa di incitamento al cannibalismo, comportamento, questo, del tutto estraneo alla natura delle galline. Altri fattori sono stati imputati a questo fenomeno tra i quali l’intensita’ dell’illuminazione, il mangime e gli ormoni. Per ridurre questo problema ed altri danni fisici provocati da beccaggi e risse, gli allevatori tagliano parte del becco alle galline. Questa procedura viene effettuata senza anestesia anche se e’ chiaro che si tratta di una operazione dolorosa per le galline e dovrebbe essere fatta sotto la supervisione di un veterinario. Alcuni strumenti usati per taglare il becco vengono elencati nel manuale di Gail Damerow. Tra questi figurano rudimentali ferri, pistole per applicare il silicone, strumenti simili agli accendini delle macchine ed altri. Tagliare il becco alle galline non diminuisce il loro atteggiamento aggressivo ma rende meno effettivo il danno. Per molti anni l’industria del settore si e’ difesa dalla brutalita’ di questa procedura sostenendo che il taglio del becco era necessario e paragonabile al taglio delle unghie”

  6. @ Kapakkio

    Questo problema riguarda anche altre tipologie di prodotti. Leggi che regolamentavano il commercio di molti prodotti stanno subendo modifiche o addirittura ne stanno nascendo delle nuove.

    Ho in mente la legge sulla tracciabilità per l’olio uscita a Luglio dello scorso anno. Bello sapere da dove viene quell’olio, ma è assurdo non sapere se quell’olio effettivamente fa bene o male alla salute o se è difettato.

    Il problema dei polli è ancora più grave. C’è grande richiesta e il prezzo al dettaglio è molto basso, per questo i produttori allevano grandi quantità..
    Non so bene quale possa essere una soluzione, ma rimango sconvolto quando vedo le immagini degli allevamenti in batteria….

    Per non parlare poi di come fanno il “Foie gras” se vogliamo uscire dal territorio nazionale….

  7. @Kapakkio

    se si resta circoscritti alla logica di questo post potrei anche essere d’accordo.
    Non vi è dubbio che seguendo da un pò quello che hai scritto sul blog pure in precedenza si nota una certa predilezione nello smontare uno alla volta gli assunti di chi fa una scelta di tipo bio. Ma a quali conclusioni vuoi arrivare?
    Indigestioni di chimica, cibo industriale etc.

    Quale sarà il prossimo post? L’apoteosi di quattro salti in padella?

    • La mia predilezione è per la conoscenza e lo studio. Non mi piace dividere il mondo apoditticamente con l’accetta: di qua il cibo bio e i buoni di là gli OGM e i cattivoni delle multinazionali, di qua la natura di là gli additivi. Queste divisioni sono fuorvianti e la realtà e più complessa di quanto crediamo.
      Tutto è chimica: le molecole sono dappertutto e non ha senso usare questa parola con accezione meramente negativa.
      Se proprio vuoi saperlo non ho mai mangiato un cibo pronto in vita mia, non per motivi salutistici, ma perchè nel cibo cerco qualcosa che non è solo nutrimento.

  8. Sarà come hai scritto non ci sono i cattivoni un lato ed i buoni dall’altro.
    Ma dai tuoi post si evince che tu schematizzi la realtà in “stupidoni/creduloni” che scelgono il bio ed intelligentoni che sanno discernere realmente il bene dal male.

    Personalmente penso che con tutte queste kappa del nel nickname non puoi che essere un kattivone prezzolato dai superkattivi delle multinazionali :-)

      • Ritornando ai quattro salti in padella. Devo dire che, non essendo uno che schematizza qualche volta li ho assaggiati. Devo dire che le tagliatelle ai funghi porcini non sono niente male.

        Ho presente che tutto è chimica ma questo non ci deve autorizzare a non fare le dovute differenze tra naturale e sintetico.

        Nel cibo bisogna cercare nutrimento dell’anima. Più che chimica l’alta cucina dovrebbe avere una aspirazione di tipo alchimistico. Il vero alchimista era chi riusciva a trasformare prima la sua anima ed il suo spirito in qualcosa di sublime poi i metalli in oro.

        • Belle parole, peccato che a trasformare il piombo in oro nessuno mai ci sia riuscito! :-)
          Se ti piacciono 4 salti in padella è un problema tuo, significa che la tua anima è di bocca buona. ;-)

        • Ma dai non esiste differenza a livello molecolare tra naturale e sintetico. non riuscioresti a capire mai se una qualunque molecola è stata sintetizzata in laboratorio o in vivo. Per cui…

  9. Pingback: Uova in codice » Scienza in cucina - Blog - L'espresso

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