Gorgonzola DOP in vaschetta: Prova d’assaggio

Gorgonzola, confidenzialmente “gorgo”, l’erborinato popolare che si odia o si ama, e quando lo ami è amore vero. Non per niente è il prodotto con l’origine protetta –DOP– che ha la zona di produzione più ampia d’Italia, suddivisa tra Lombardia e Piemonte.

Cosa che rende facile trovare il Gorgonzola Dop anche in posti abbastanza insospettabili come i discount, dignitose alcune marche rintracciabili da Lidl o Eurospin.

Quelli al banco taglio dei supermercati sono parecchi, senza troppe distinzioni tra piccole e grandi produzioni: si va dal celeberrimo Dolcelatte, che si trova ovunque, alla fetta di gorgonzola artigianale di Novara, magari venduti allo stesso prezzo.

Ma per avere la possibilità di giudicare prodotti della stessa categoria oggi parliamo di gorgonzola Dop in vaschetta. Ovvero, delle fette già porzionate, facilmente reperibili nella grande distribuzione.

Una Prova d’assaggio severa, che non può prescindere da un impiego molto comune del gorgonzola da supermercato: la fusione, finalizzata al condimento della pasta, alla mantecatura del riso e, soprattutto, alla farcitura della pizza.

prova d'assaggio; gorgonzola in vaschetta

Alcune note da considerare. Il Gorgonzola pre-confezionato risulta più asciutto di quello acquistato al banco taglio, in compenso ha una shelf-life (durata) più lunga, di circa un mese; per dare un giudizio sensato abbiamo tolto il gorgonzola dal frigorifero due ore prima dell’assaggio. Un’accortezza che si dovrebbe a tutti i formaggi, peraltro.

5. CASA LEONARDI

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Non esattamente un marchio famoso, Casa Leonardi, eppure questa che si potrebbe ribattezzare la vaschetta del vorrei ma non posso, è molto diffusa nella grande distribuzione. E no, non è una private label, cioè prodotta per conto terzi o dallo stesso distributore col proprio nome.

Appartiene in realtà a Igor (vedere posizione numero 4), verrebbe da dire che è una sottomarca, sensazione confermata non tanto dall’aspetto, che è piacente, ma dalla pasta, perlopiù semi-dura e dal sapore amarognolo.

Qualche muffetta qui e là, cremosità di poco conto, come dimostra l’evidente difficoltà a spalmarlo con il coltello. Passato in forno dà il peggio, diventa lattiginoso, troppo liquido, mentre il sapore amaro continua a imperversare.

Prezzo: 1.59

VOTO: 5

4. IGOR

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Avrà senz’altro dei meriti, visto che Igor è il punto di riferimento per il gorgonzola nella grande distribuzione italiana.

Proviamo a spiegarci meglio: dietro la maggior parte delle vaschette a marchio dei supermercati, le già citate private label, c’è l’azienda del novarese. Il gorgonzola a marchio Carrefour, per fare un esempio, è prodotto da Igor. Ma anche nel banco frigo dei discount spesso si cela la Igor S.p.A.

Non è granché nemmeno questa, che la versione originale, con riconoscibilissima etichetta che pure recita: “Ma come fanno a farla così buona?” Spiace rispondere che non è così buona. Che poi dovrebbe essere buono, casomai, il formaggio gorgonzola.

Non abbastanza cremoso, tende all’amaro con un poco gradevole retrogusto metallico. Bello invece l’aspetto: la pasta abbastanza irregolare con parti semi-dure e altre molli, invita all’assaggio. Non supera la prova della spalmabilità, nonostante le due ore trascorse a temperatura ambiente, è mediocre anche sciolto in forno.

Nota di merito: Igor è anche l’unica azienda di cui sia facile trovare il gorgonzola piccante in vaschetta. Quella versione ci piace di più, non male nel suo genere.

Prezzo: 2,37 euro (per 150 grammi)

VOTO: 6.5

3. GIM

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Invernizzi ha ripetuto per anni la faccenda della goccia (“Se c’è la goccia è Gim”) , spingendo sulla cremosità cara a tutti gli acquirenti di gorgonzola. Forte dell’eredità, oggi Galbani, proprietaria di Gim, realizza anche prodotti improbabili, come la crema in vaschetta fatta con lo stesso formaggio. Della serie: come ti svilisco una meraviglia della produzione casearia nazionale.

Ciò detto la morbidezza c’è, ma non basta. Non andrebbe mai barattata una buona marezzatura, il disegno delle muffe che emerge sul taglio del formaggio, per la celebre goccia: la fetta di gorgonzola impeccabile ha tutte e due.

Sul sapore niente da dire, è quello giusto, forse non troppo deciso, come se fosse diluito. Quanto alla nostra sfida a base di coltello e fetta di pane, Gim dovrebbe offrire il non plus ultra della spalmabilità, stando almeno a quanto promette.

Invece ci ha soddisfatti di più il prossimo gorgonzola, che poi è cugino di questo.

Prezzo: 2,57 (per 220 grammi)

VOTO: 7

2. DOLCELATTE

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Galbani e Invernizzi fanno parte dello stesso gruppo, il cui nome –Lactalis– non dirà granché a buona parte di noi ma in realtà è un gigante dell’industria agroalimentare.

Gim e Dolcelatte, per di più, si presentano al gran ballo dello scaffale da supermercato pressoché con lo stesso abito, peraltro non particolarmente riuscito, se possiamo permetterci. L’unica differenza saliente è il cibo che lo accompagna in etichetta: il primo viene presentato accanto a un’insalata e l’altro invece abbinato a un fico. Si può fare di meglio, dài.

Comunque, Dolcelatte è l’equilibrio raggiunto tra crema e muffa (potevo dirlo anche in modo meno brutale, lo so). Sapore intenso, la pasta che finalmente accompagna il taglio del coltello offrendo all’obiettivo della fotocamera una fetta in perfetto stile food porn.

L’assaggio sul pane caldo si accompagna a pensieri di varia umanità, del tipo: “se ogni media pizzeria italiana comprasse questo gorgonzola si risolverebbe uno dei drammi di questo Paese”.

Prezzo: 1,89 (per 220 grammi)

VOTO: 8

1. BIRAGHI

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Tutta un’altra storia. L’azienda che si è inventata i Biraghini, le mono-porzioni di Parmigiano, e le confezioni apri e chiudi di quello gratuggiato, ci porge il vassoio di plastica con tanto di coperchio, nel caso non fossimo abbastanza golosi da finire il gorgonzola in una volta sola. Non sia mai che il delicato formaggio ingiallisca!

Battute a parte, Biraghi propone l’erborinato da supermercato più coerente con la vera natura del Gorgonzola: molto cremoso, muffato, sorprendentemente saporito e irregolare.

A tratti soffice, tanto da far pensare alla panna, in altri punti piccante, con quella muffetta grigio chiaro, quasi trasparente, che si alterna al blu e fa la differenza anche sul formaggio scaldato.

Bello e buono, detto tra noi non ce l’aspettavamo.

Prezzo: 2,39 (per 200 grammi)

VOTO: 9

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

27 febbraio 2017

commenti (13)

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  1. Scusate ma sulla vaschetta di Igor, la scritta, come si può ben vedere dalla foto che avete pubblicato. è corretta. Non è al femminile, bensì al maschile ”
    Ma come fanno a farlo così buono?”

  2. I prodotti DOP con la zona di produzione più ampia d’Italia sono i Salamini italiani alla cacciatora DOP (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise) e non di certo il Gorgonzola DOP!
    Zone più estese ce l’hanno anche il Grana Padano DOP, il Caciocavallo Silano DOP e, probabilmente, il Provolone Valpadana DOP

  3. Il formaggio classificato al numero uno mi ha messo una fame disumana, MALEDIZIONE! 🙂

  4. Comunque da buon piemontese continuerò a chiamarla La gongorzola.

    1. E da buona piemontese andrò direttamente in caseificio fuori Novara a comprarmelo. O è buono o ne faccio volentieri a meno.

  5. Attenzione a dar del “Parmigiano” ai Biraghini, rischi di scatenare una guerra civile.
    E’ un prodotto che non si può chiamare né Parmigiano Reggiano, per ovvie ragioni, né Grana perché è fuori dalla zona di produzione (enorme peraltro) del Grana Padano e non ne segue il disciplinare produttivo.

  6. Di quelli confezionati palzola
    Al banco GDo latteria cameri sia dolce sia naturale

  7. I Biraghini NON sono monoporzioni di Parmigiano, ma di volgare imitazione

  8. brava, “i Biraghini, le mono-porzioni di Parmigiano” hai proprio indovinato….non ho assaggiato il Gorgonzoala di Biraghi, quanto agli altri dico….ma un normale Palzola al banco taglio o nella vaschetta del supermercato no?

  9. Vedo che mettere il prezzo al chilo è sempre troppa fatica….

  10. Scusate come gorgo?
    A Milano si dice Zola, c’è anche sul menù.

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