Mangeremo al supermercato facendo la spesa

Sottotraccia o con sorprendenti colpi di scena come nel caso di Amazon Go (senza casse) e Coop (con schermi interattivi per la scelta dei prodotti) i supermercati stanno cambiando.

Una tendenza che si sta vistosamente affermando è la moltiplicazione delle insegne interne dedicate alla ristorazione, cioè la pausa snack durante la spesa.

Per rispondere al calo dei consumi i supermercati ci chiedono di dedicare più tempo alla spesa, non solo garantendo maggiore informazione sui prodotti in vendita, ma aumentando anche l’intrattenimento.

Magari offrendo il wi-fi gratuito, oppure invitandoci a socializzare senza resistere troppo agli improvvisi attacchi di fame.

Una tendenza che cresce a ritmo sostenuto: nel 2016 gli angoli per il consumo di snack spezzafame o piccoli pasti sono aumentati del 4%, con una previsione di incremento degli utili fino a 6,2 miliardi di euro.

Mentre finora in Italia l’abitudine stentava a decollare all’estero è diffusa da tempo, basti pensare ai mall, i giganteschi centri commerciali anglosassoni dove fast food e ristorantini trattengono per ore i clienti dei supermercati.

In Italia sono soprattutto le insegne principali a rincorrere la novità. Si è partiti con l’installazione di sgabelli alti e banconi per il consumo dei prodotti comprati al banco dei freschi. Come succede da Simply-City, insegna del gruppo Auchan.

Conad, all’interno dei punti vendita ‘Sapori&Dintorni’, ha predisposto angoli ristoro per consumare le specialità regionali vendute nei supermercati. Piatti e piattini (compreso il bombamisù dello chef Niko Romito) vengono cucinati in laboratori predisposti all’interno del punto vendita e spesso consegnati ai clienti con tanto di posate e bicchieri, pronti dunque a essere consumati sul posto.

In alcuni punti vendita Sapori&Dintorni c’è anche l’enoteca dove, grazie ai consigli di un sommelier, si possano degustare etichette soprattutto locali.

Carrefour si muove sulla stessa lunghezza d’onda aumentando gli “in-store restaurant” a marchio ‘Terre d’Italia’, la linea specializzata nei prodotti regionali. A questo Carrefour unisce un servizio di consegna a domicilio che, curiosamente, mette la catena francese in competizione con food delivery come Foodora e Deliveroo.

Ripensandoci, più che ai mall anglosassoni, i supermercati italiani sembrano ispirarsi al modello francese. Quello per esempio di Casino Restauration, la prima insegna della Grande Distribuzione transalpina ad aprire piccoli ristoranti all’interno dei punti vendita.

Se l’ipotesi è corretta abituiamoci all’idea di trovare nei supermercati anche dei fast food, come avviene nei grandi magazzini Géant Casino, dov’è possibile consumare pizza, hamburger, fish&chips, e il menu è suddiviso per regioni.

Infine Franprix, del gruppo Carrefour, promuove da molti anni il consumo di prodotti appena comprati mettendo a disposizione dei clienti sgabelli, banconi, distributori e piccole caffetterie per prendere un caffè o una bevanda calda.

[Crediti | Link: ItaliaOggi, Dissapore]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

11 gennaio 2017

commenti (6)

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  1. C’è già chi da tempo va all’Ikea a mangiare quelle specie di polpettine…
    Ma poi quanta tristezza che ho letto tra le righe: la gente ha bisogno del wi-fi per fare la spesa? Per “socializzare” ha bisogno di essere invitata da un supermercato? Ha bisogno di “intrattenimenti” per essere spinta ad andare a comprare del cibo con cui sostenere le proprie forze fisiche? 😮
    Inoltre l’aumento degli angoli per “snack spezzafame” io lo vedo come un segno di peggioramento nelle abitudini alimentari, molta gente mangia solo quando gli capita, e senza pensare troppo come pianificare dei pasti decenti.
    Il cibo è uno dei punti forti dell’Italia, perchè seguire questi malcostumi e unirsi allo standard di paesi dove la tradizione culinaria non è minimamente paragonabile alla nostra?
    E tutto questo cibo “comodo”, da asporto e a domicilio viene offerto in confezioni di carta/plastica? Se si, direi alla faccia degli articoli sugli sprechi: se si cucinasse a casa propria o si mangiasse in ristorante tutta quella marea di carta/plastica non verrebbe prodotta.

    1. Le cose si trasformano. Un tempo il supermercato era un posto dove andavi, compravi la tua spesa, i tuoi fusti del dash e te ne tornavi a casa. Ci possono essere altre vie: Eataly, per esempio, è a tutti gli effetti un supermercato, eppure non manca un ottimo ristorante all’ultimo piano e una serie di posti dove mangiare pesce, carne o altro direttamente mentre fai la spesa. Che c’è di male in questo? Pensa che quando sono all’estero, una delle cose che apprezzo di più sono proprio i loro mercati dove puoi fare la spesa, o fermarti a mangiare. Fra i miei preferiti c’è il Pike Market di Seattle che è un luogo dove mi perderei volentieri ogni volta che ci passo

    2. Eataly lo vedo diverso.
      Comunque che le cose si tradformino sempre è vero, che lo facciano sempre in meglio non sempre.

    3. Parole sacrosante !

      Il problema del peggioramento della qualita’ del cibo e della ristorazione in generale sta in diversi fattori.
      Per primo metterei il fatto che molte signore non sanno cucinare e nn hanno voglia di imparare dalla mamma o dalla loro nonna.
      Poi i prezzi ai ristoranti diventano proibitivi per una famiglia: cosi’ proliferano questi posti che ti assicurano mal di stomaco e cattiva digestione per tutto il giorno nella migliore delle ipotesi.

      Poi ci sono cibi esotici come questo orribile Sushi che i cannibali hanno sperimentato con successo anche in Italia.

      Che tristezza !

      Evviva il culatello ch almeno ci assicura gioia e felicita’.

  2. Da sempre l’Ikea abbina un ristorante/bar interno ai loro negozi. Nei centri commerciali le possibilita’ di sfamarsi non mancano. All’interno dei normali supermercati/ipermercati il consumo di cibo era da sempre vietato (sia per igiene ma anche per evitare di sgranocchiarsi patatine e snack associati a una bibita presa sugli scaffali e NON pagata – ne “prima” ne “dopo”). L’idea di avere un’area ristoro “interna” potrebbe essere un’idea ma e’ da vedere come applicarla. Pensavo per esempio alle gelaterie “interne” (da Grom in giu’ – o su’ 🙂 ): non e’ che puoi prendere un cono e leccartelo dopo aver finito la spesa.

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