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	<title>Dissapore &#187; Corriere della Sera</title>
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		<title>Perché McDonald&#8217;s vuole disperatamente essere Slow Food?</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/perche-mcdonalds-vuole-disperatamente-essere-slow-food/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 12:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Arriverà un giorno in cui saranno le barzellette a ridere di noi. Quando mi hanno detto che <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/con-i-panini-mcitaly-vivace-e-adagio-oltre-a-minuetto-gualtiero-marchesi-puo-stringere-la-mano-al-collega-ronald-mcdonalds/" target="_blank">Gualtiero Marchesi si era messo con McDonald&#8217;s</a> ho pensato che quel giorno fosse arrivato.<span id="more-40768"></span></p>
<p>Ma l&#8217;indomani è stata&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/perche-mcdonalds-vuole-disperatamente-essere-slow-food/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-40772" title="Pubblicità McDonald's e contropubblicità Slow Food a confronto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/slowmac2.jpg" alt="" width="620" height="451" /></p>
<p>Arriverà un giorno in cui saranno le barzellette a ridere di noi. Quando mi hanno detto che <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/con-i-panini-mcitaly-vivace-e-adagio-oltre-a-minuetto-gualtiero-marchesi-puo-stringere-la-mano-al-collega-ronald-mcdonalds/" target="_blank">Gualtiero Marchesi si era messo con McDonald&#8217;s</a> ho pensato che quel giorno fosse arrivato.<span id="more-40768"></span></p>
<p>Ma l&#8217;indomani è stata McDonald&#8217;s ad aumentare lo spread tra sé e i neuroni comprando questa <a title="Ninja Marketing" href="http://c-r-e-a-t-e.it/2011/10/il-marketing-che-non-vogliamo-gualtiero-marchesi-e-mcdonalds/" target="_blank">pagina pubblicitaria</a> sul Corriere. Cui Slow Food, inserendosi nel trend degli indignatos, <a title="Slow Food" href="http://www.slowfood.it/sloweb/C2744B88189671E173WL52FD92BA/slow-vs-fast" target="_blank">ha risposto con quest&#8217;altra</a>. Tanto per far capire che non sono lì a velicarsi il batacchio (reazione apprezzabile anche in nome del lessico: via un avverbio, ristabilità la verità).</p>
<p>Ma siccome non è la giornata della sospensione della morale, in quanto uomini di mondo una cosa ve la chiederò, <strong>perché McDonald&#8217;s vuole così disperatamente essere Slow Food?</strong></p>
<p>&#8220;Slow e fast non possono andare d&#8217;accordo, tanto meno per esigenze pubblicitarie&#8221;, osserva Slow Food, &#8220;sono due approcci diversi. Alla vita, al mondo, al cibo&#8221;. Parole sentite dagli anni del Topexan, luogocomunismi evidenti a tutti, perfino a chi sta al terzo mojito.</p>
<p>Non a McDonald&#8217;s, bramoso di essere wow come Slow Food. Perché? Un paio di risposte prima delle vostre.</p>
<p>(1) Il rosicamento genera mostri. McDo, colpevole d’essere meno buono, pulito e giusto insiste per giocare nello stesso campionato con la tigna di chi non supera i traumi infantili, di chi deve dimostrare troppe cose non  importa  quanti successi professionali ottenga.</p>
<p>(2) Siccome i <em>fastfudisti</em> lo sanno che non si comprano prodotti ma aspirazioni, il diritto a far parte di un gruppo, allora cercano spiragli di splendore riflesso. Che ne sapete voi di cosa si prova a essere per tutta la vita Brufolazzi, l&#8217;adolescente zimbello di Tapparella, la canzone degli Elio, che nessuno invitava alle feste?</p>
<p><strong>P.S.</strong> La risposta di Slow Food è stata lesta e niente male, ma se vuole dare a McDonald&#8217;s una ragione per piangere <a title="YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=5mo5KQKiNwQ" target="_blank">trova tutto qui</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-40773" title="La pubblicità &quot;Ciao sono un Mac, ciao sono un PC“" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-10-10-a-12.05.56.png" alt="" width="620" height="389" /></p>
<p>[<em>Crediti | Link: Dissapore, Ninja Marketing, Slow Food]</em></p>
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		<title>Il mestiere del padre &#124; Se non sai scrivere di ristoranti prendi lezioni da Valerio Visintin</title>
		<link>http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/il-mestiere-del-padre-se-non-sai-scrivere-di-ristoranti-prendi-lezioni-da-valerio-visintin/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 10:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morichetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare Fuori]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p>
<p>Valerio Massimo Visintin è il critico gastronomico del Corriere della Sera e il tenutario del blog <a title="Mangiare a Milano" href="http://mangiare.milano.corriere.it/" target="_blank">Mangiare a Milano</a>. Di suo ho appena finito di leggere in anteprima il nuovo libello &#8220;<a&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/il-mestiere-del-padre-se-non-sai-scrivere-di-ristoranti-prendi-lezioni-da-valerio-visintin/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-39058" title="anton-ego" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/anton-ego1.jpg" alt="" width="620" height="250" /></p>
<p>Valerio Massimo Visintin è il critico gastronomico del Corriere della Sera e il tenutario del blog <a title="Mangiare a Milano" href="http://mangiare.milano.corriere.it/" target="_blank">Mangiare a Milano</a>. Di suo ho appena finito di leggere in anteprima il nuovo libello &#8220;<a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/Mestiere-Del-Padre-Giornalisti-Famiglia/dp/8861891799/ref=sr_1_1?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1315392150&amp;sr=1-1" target="_blank">Il mestiere del padre</a>&#8220;. Visintin è uno dei pochi giornalisti che abbia qualcosa di sensato e rispettabile da dire sul mestiere del critico enogastronomico. Una mosca bianca nell&#8217;ambiente: gira <a title="Mangiare a Milano" href="http://mangiare.milano.corriere.it/2009/08/una_vita_in_incognito.html" target="_blank">in incognito</a>, nessuno ne conosce la fisionomia se non per supposizioni, evita gli <em>happening</em>, se ne strafrega di essere amico dei cuochi e degli uffici stampa, difende con orgoglio il proprio stile: &#8220;Vado al ristorante, mangio, pago e torno a casa. Faccio tutto come un cliente qualsiasi, nel più completo incognito&#8221;.</p>
<p>Nel libro, Visintin annoda pensieri su vita, affetti e professione attorno al ricordo del padre Luciano, brillante cronista del Corriere della Sera, attraverso 6 fotografie di famiglia, dall&#8217;orgogliosa esibizione del <em>Giugno 1980 &#8211; Minacce </em>(&#8220;La scritta apparsa una mattina sul muro di casa nostra, due settimane dopo l&#8217;omicidio di Walter Tobagi: LUCIANO VISINTIN, SE SEI VIVO E&#8217; SOLO PERCHE&#8217; SEI STUPIDO. Firmata con falce, martello e la stella a cinque punte delle Brigate Rosse&#8221;) a <em>Gennaio 1990 &#8211; Gli appunti</em>: &#8220;Se oggi scrivo quello che scrivo, è per via di certi suoi appunti&#8221;.</p>
<p>VMV scrive bene, il suo stile è funzionale alla rappresentazione di un posto, non di se stesso, per questo è interessante leggerlo. Al contrario, il 90% delle recensioni è un mix insopportabile di formule linguistiche melense, assenza di emozione e incapacità di fotografare lo spirito di un ristorante partendo dal dettaglio per rappresentare l&#8217;intero. Visintin fa giornalismo, lo fa su Internet ma onorando la lezione paterna anche nell&#8217;enogastronomia: &#8220;Basta un vago accenno critico per invelenire la delicatissima suscettibilità dei ristoratori. Temprato dalle esperienze di mio padre, tiro dritto senza scompormi. Ho un armadio zeppo di proteste dietro la scrivania. Le estraggo soltanto per fermare le porte nelle giornate di vento&#8221;.</p>
<p>Io nell&#8217;armadio ho giusto qualche ritaglio di quando anche mio padre scriveva <a title="Corriere.it" href="http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/14/hamburger_getta_ombra_sulla_salute_co_0_9402146327.shtml" target="_blank">per il <em>Corsera</em></a> ma tengo ben a mente l&#8217;esempio di Visintin, pur riuscendo a seguirlo solo in parte. Condivisibili o meno i giudizi, mi piacciono la serietà esemplare, l&#8217;autonomia dal giudicato, l&#8217;aspro anticonformismo. Il mestiere del padre parla di questo e non solo. Faccio tesoro della lezione e, in cambio, lascio a VMV un piccolo trucco per ricordare i piatti senza dare nell&#8217;occhio, evitando il bagno, i registratori vocali di fortuna, i click fotografici: rubare il menù. Funziona, sempre.</p>
<p>[<em>Crediti | Link: Mangiare a Milano, Amazon.it, Corriere</em>]</p>
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		<title>E adesso è in fin di vita morto: Francesco Arrigoni</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/e-adesso-e-in-fin-di-vita-francesco-arrigoni/</link>
		<comments>http://www.dissapore.com/primo-piano/e-adesso-e-in-fin-di-vita-francesco-arrigoni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 14:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Vino &#38; Cucina trattati per 15 anni sul Corriere, senza che Via Solferino gli riconoscesse il ruolo di riferimento che meritava. Prima una breve esperienza come inviato del Gambero Rosso andata a rotoli anche per colpa di un carattere &#8220;difficile&#8221;.&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/e-adesso-e-in-fin-di-vita-francesco-arrigoni/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-38028" title="Francesco Arrigoni" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/giornalista43.jpg" alt="" width="200" height="267" />Vino &amp; Cucina trattati per 15 anni sul Corriere, senza che Via Solferino gli riconoscesse il ruolo di riferimento che meritava. Prima una breve esperienza come inviato del Gambero Rosso andata a rotoli anche per colpa di un carattere &#8220;difficile&#8221;. Lui che, bergamasco come Luigi Veronelli &#8212; l&#8217;inventore della critica gastronomica nazionale &#8212; ne era stato l&#8217;allievo prediletto tanto da fondare e dirigere il Seminario Permanente  Veronelli. <a title="WebWineFood" href="http://webwinefood.corriere.it/" target="_blank"></a></p>
<p><a title="WebWineFood" href="http://webwinefood.corriere.it/" target="_blank">Francesco Arrigoni</a>, 52 anni, uno dei giornalisti più defilati e alla stesso tempo più capaci dell&#8217;ambiente, <span style="text-decoration: line-through;">da domenica scorsa è in fin di vita colpito probabilmente da un ictus</span> è morto a causa di un aneurisma.</p>
<p>Ciao Francesco.</p>
<p>[<em>WebWineFood. Immagine: Scuochi</em>]</p>
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		</item>
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		<title>Per Corriere.it l&#8217;Osteria dell&#8217;Angelo è il ristorante migliore di Roma. Commento: Ha</title>
		<link>http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/per-corriere-it-losteria-dellangelo-e-il-ristorante-migliore-di-roma-commento-ha/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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<p>Qui le cose sono due. O mettiamo su il melodrammone, o diamo al Corriere il lasciapassare definitivo per imporre la sua idea di &#8220;<a title="Corriere.it" href="http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&#38;idSondaggio=8427" target="_blank">ristoranti preferiti di Roma</a>&#8220;. Solo che quell&#8217;idea fa così “Paese Reale” che uno&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/per-corriere-it-losteria-dellangelo-e-il-ristorante-migliore-di-roma-commento-ha/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-30342" title="Roma di notte" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-01-21-a-13.58.25.png" alt="" width="598" height="398" /></p>
<p>Qui le cose sono due. O mettiamo su il melodrammone, o diamo al Corriere il lasciapassare definitivo per imporre la sua idea di &#8220;<a title="Corriere.it" href="http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&amp;idSondaggio=8427" target="_blank">ristoranti preferiti di Roma</a>&#8220;. Solo che quell&#8217;idea fa così “Paese Reale” che uno potrebbe tranquillamente smettere di guardare Barbara D&#8217;Urso. Allora io vorrei sapere una cosa, e la vorrei chiedere ai commentatori. (1) A quelli insofferenti al <em>meleconleperismo</em>, che non si capacitano di come un primario quotidiano italiano possa mettere tra i <strong>10 pretendenti al titolo</strong> mangiatoie di lusso tipo Il Pagliaccio e la salumeria-enoteca-zupperia <a title="Ditta Trinchetti" href="http://www.dittatrinchetti.it/Ditta_Trinchetti/Home.html" target="_blank">Ditta Trinchetti</a>. E sì che <a title="Corriere.it" href="http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_15/il-pagliaccio-nel-cuore-di-roma-roberto-perrone_9cec7b06-207a-11e0-bf27-00144f02aabc.shtml" target="_blank">qualcuno li aveva avvisati</a>. O di come possa inserire l&#8217;Osteria dell&#8217;Angelo di via Bettolo e allo stesso tempo escludere Il Glass Hostaria di Cristina Bowerman. (Agli strati più pelosi di questa categoria segnalo anche la completa assenza di: La Pergola, Open Colonna, Convivio Troiani, Agata e Romeo, Acquolina tra gli altri).</p>
<p>(2) A quelli stufi del <em>pelonelluovismo</em> dei blog, il partito cui gli strali dei gastrofanatici stanno sulle scatole. E che credono nel superiore diritto degli esseri umani di scrivere ciò che possono, anche se son giornalisti del Corriere, e insomma, Dissapore, rilassati ed esci un po&#8217; che ti fa bene.</p>
<p>Ecco, cari commentatori, volevo chiedervi quale delle due impressioni prevale leggendo i 10 ristoranti preferiti di Roma scelti dal Corriere e votati dai suoi lettori. No, almeno mi regolo.</p>
<p>PS. Dando in pasto ai propri lettori 10 nomi così <em>eterogenei</em> non c&#8217;è da meravigliarsi che nei risultati l&#8217;Osteria dell&#8217;Angelo sia al primo posto mentre Arcangelo all&#8217;ultimo.</p>
<p>PS2. Il mio attuale tentavivo di Top Ten <em>generalista</em> romana.  (1) La Pergola, (2) Il Pagliaccio, (3) All&#8217;Oro, (4) Agata e Romeo, (5) Acquolina, (6) Il convivio Troiani, (7) Glass, (8) Settembrini, (9) Arcangelo, (10) Open Colonna.</p>
<p>[<em>Crediti | Corriere.it, Ditta Trinchetti, immagine: New York Times</em>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La frase del giorno: vi riconoscete nell&#8217;ideologia dello slow food?</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/la-frase-del-giorno-vi-riconoscete-nellideologia-dello-slow-food/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 13:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Già uno che si chiama tutt&#8217;insieme <em>ernestogallidellaloggia</em> un po&#8217; d&#8217;impressione la fa, no? Dopodiché, se l&#8217;editoriale che ha scritto domenica per il Corriere della Sera, dal titolo &#8220;<a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/editoriali/10_marzo_21/della-loggia-italia-anticristiana_c190fd5e-34c3-11df-b226-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Un&#8217;Italia anticristiana</a>&#8220;, lo ritroviamo <a title="La Stampa"&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/la-frase-del-giorno-vi-riconoscete-nellideologia-dello-slow-food/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17601" title="Una parte dell'editoriale di Ernesto Galli Della Loggia per il Corriere della Sera" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/slowfood.gif" alt="" width="485" height="205" /></p>
<p>Già uno che si chiama tutt&#8217;insieme <em>ernestogallidellaloggia</em> un po&#8217; d&#8217;impressione la fa, no? Dopodiché, se l&#8217;editoriale che ha scritto domenica per il Corriere della Sera, dal titolo &#8220;<a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/editoriali/10_marzo_21/della-loggia-italia-anticristiana_c190fd5e-34c3-11df-b226-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Un&#8217;Italia anticristiana</a>&#8220;, lo ritroviamo <a title="La Stampa" href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&amp;ID_articolo=735&amp;ID_sezione=396&amp;sezione=" target="_blank">copiancollato su un altro quotidiano</a> (l&#8217;Osservatore Romano di ieri) — cosa mai vista prima — è la volta che ah uh gridolini di stupore come se piovesse. Un fenomeno. <span id="more-17603"></span>Che a un certo punto del famoso editoriale, pur occupato a prendersela con gli atteggiamenti anticristiani degli italiani, sente il bisogno di fare un distinguo.</p>
<blockquote><p>&#8220;Tutto ciò che è antico, che sta in una tradizione, è sempre più sentito come lontano ed estraneo, unica eccezione  l&#8217;eno-gastronomia: l&#8217;ideologia dello slow food è la sola tradizione in  cui gli italiani di oggi si riconoscono realmente&#8221;.</p></blockquote>
<p><em>Ussanta</em>, pensa che bello se fosse così. Ma non ci avevano detto che &#8220;l&#8217;ideologia dello slow food&#8221; aveva il limite di essere elitaria? Che mangiare slow <strong></strong>sarebbe bello, ma è un lusso per pochi, magari &#8220;snob&#8221; e &#8220;comunisti&#8221; <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/mcitaly-il-mcministro-risponde-al-guardian-e-a-noi-gastrofanatici-radical-chic/" target="_blank">se a parlare</a> è il ministro delle politiche agricole Luca Zaia.</p>
<p>Aiutatemi a capire, quelli che tra il 2008 e  il 2009 &#8220;<a title="Confcommercio" href="http://www.confcommercio.it/home/Testo-consumi-40-anni.doc_cvt.htm" target="_blank">hanno tagliato tutto il tagliabile: alcolici e tabacco, alimentari (-3,5), bar e ristoranti (-2,7%)</a>&#8220;, sono gli stessi italiani che si riconoscono nella tradizione rappresentata dall&#8217;ideologia dello slow food? Cioè, sono disposti a pagare di più per avere una qualità migliore?</p>
<p>Oppure dobbiamo liquidare il distinguo <em>gurmé</em> di <em>Ernestogalliblablabla</em> con luogocomunismi quali: “se di cibo possono parlare tutti che almeno non si addentrino  nel ginepraio delle cose in cui si riconoscono gli italiani”?</p>
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		<title>La frase del giorno &#124; Carlo Petrini riabilita l&#8217;happy hour</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 18:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Tempo di riabilitazioni a Milano. Nell&#8217;intervista <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/20/Petrini_happy_hour_cultura__co_7_100120067.shtml" target="_blank">rilasciata</a> al Corriere della Sera dopo la presentazione a Milano del libro &#8220;Terra Madre&#8221;, Carlo Petrini riscatta dalla vergogna uno dei simboli della città, l&#8217;happy hour. Sbalorditi attendiamo l&#8217;onore degli altari&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/carlo-petrini-riabilita-lhappy-hour-e-le-patatine-fritte-no/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-14549" title="Carlo Petrini di Slow Food sul rito dell'aperitivo" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-461.png" alt="Carlo Petrini di Slow Food sul rito dell'aperitivo" width="550" height="161" /></p>
<p>Tempo di riabilitazioni a Milano. Nell&#8217;intervista <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/20/Petrini_happy_hour_cultura__co_7_100120067.shtml" target="_blank">rilasciata</a> al Corriere della Sera dopo la presentazione a Milano del libro &#8220;Terra Madre&#8221;, Carlo Petrini riscatta dalla vergogna uno dei simboli della città, l&#8217;happy hour. Sbalorditi attendiamo l&#8217;onore degli altari per sottaceti e patatine fritte.</p>
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		<title>I supplì sono un&#8217;istituzione profondamente romana. Dove mangiarli?</title>
		<link>http://www.dissapore.com/forum/i-suppli-sono-unistituzione-profondamente-romana-dove-mangiarli/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Eravamo pronti a liquidare <a title="Corriere" href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/09/Suppli_mozzarella_ragu_street_food_co_9_100109050.shtml" target="_blank">l&#8217;articolo sui supplì</a> (&#8220;lo street-food alla romana&#8221;) scritto da Maria Laura Rodotà sabato scorso sul <em>Corriere</em> con <em>luogocomunismi</em> quali &#8220;se di cibo possono parlare tutti che almeno non si addentrino nel ginepraio delle&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/forum/i-suppli-sono-unistituzione-profondamente-romana-dove-mangiarli/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-14051 alignleft" title="I supplì di Roma" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/2967073180_a72e4a0a041.jpg" alt="I supplì di Roma" width="147" height="185" />Eravamo pronti a liquidare <a title="Corriere" href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/09/Suppli_mozzarella_ragu_street_food_co_9_100109050.shtml" target="_blank">l&#8217;articolo sui supplì</a> (&#8220;lo street-food alla romana&#8221;) scritto da Maria Laura Rodotà sabato scorso sul <em>Corriere</em> con <em>luogocomunismi</em> quali &#8220;se di cibo possono parlare tutti che almeno non si addentrino nel ginepraio delle top-ten&#8221;. Pregiudizi. Ci siamo ricreduti.</p>
<p>L&#8217;idea che il supplì sia un&#8217;istituzione profondamente romana è vera, &#8220;a Roma è più facile comprare un supplì che un pacchetto di sigarette&#8221;. E indubbiamente, una caccia al perfetto supplì è un bel modo di girare la città.</p>
<p>Della top ten compilata dal <em>Corriere</em> diteci voi: <strong>vi sembrano questi i 10 migliori spacciatori di piacere romano?</strong> <span id="more-14049"></span>Sono proprio questi 10 luoghi che possiedono lo status amichevole e molto romano di tempio del supplì? E soprattutto, il supplì romano, rampollo della squisitezza passata alla storia come arancino sisicliano, &#8220;<a title="Garbaland" href="http://garbaland.net/archives/156-Suppli-Vs.-Arancino.html" target="_blank">un tenero involucro di riso pastellato</a>&#8221; contenente un ripieno di piselli e carne al sugo, è ROSSO o BIANCO?<br />
Ecco la top ten del Corriere.</p>
<p>1 &#8211; <a rel="nofollow" href="http://www.franchi.it/"><strong>Franchi</strong></a>, via Cola di Rienzo 200, tel. 06 68.74.651<br />
2 &#8211; <a rel="nofollow" href="http://www.volpetti.com/"><strong>Volpetti</strong></a>, via Marmorata 47, tel. 06 57.42.352<br />
3 &#8211; <strong>Frontoni</strong>, via.le Trastevere 52, tel. 06 58.12.436<br />
4 &#8211; <strong>Panattoni</strong>, via.le Trastevere 53, tel. 06 58.00.09.19<br />
5 &#8211; <strong>Mondi</strong>, via Flaminia vecchia 468, tel. 06 33.36.466<br />
6 &#8211; <strong>Euclide</strong>, via Flaminia nuova km 8.2, tel. 06 33.39.027<br />
7 &#8211; <a rel="nofollow" href="http://www.alpeperoncino.it/"><strong>Al peperoncino</strong></a>, via Ostiense 369, tel. 06 54.10.192<br />
8 &#8211; <strong>La casa del supplì</strong>, p.zza Re di Roma 20, tel. 06 70.49.14.09<br />
9 &#8211; <a rel="nofollow" href="http://www.gusto.it/"><strong>‘Gusto</strong></a>, p.zza Augusto Imperatore 9, tel. 06 32.26.273<br />
10 &#8211; <strong>Simposio di Costantini</strong>, p.zza Cavour 16, tel. 06 32.03.575</p>
<p>Immagine: <a title="Anice e Cannella" href="http://aniceecannella.blogspot.com/" target="_blank">Anice e Cannella</a>.</p>
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		<title>Qual è la verità nella guerra del pane sprecato?</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/qual-e-la-verita-nella-guerra-del-pane-sprecato/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 14:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Ormai i comuni italiani fanno a gara a chi ne butta più. Come un detonatore <a title="Corriere" href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_03/pane_buttato_9daa83c8-f842-11de-bb47-00144f02aabe.shtml" target="_blank">l&#8217;articolo del Corriere</a> sul <strong>pane sprecato</strong> ha fatto crollare l&#8217;argine della decenza. La discussione si è accesa coinvolgendo le alte sfere&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/qual-e-la-verita-nella-guerra-del-pane-sprecato/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13857" title="Egypt FAO" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/pane.jpg" alt="Egypt FAO" width="450" height="293" /></p>
<p>Ormai i comuni italiani fanno a gara a chi ne butta più. Come un detonatore <a title="Corriere" href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_03/pane_buttato_9daa83c8-f842-11de-bb47-00144f02aabe.shtml" target="_blank">l&#8217;articolo del Corriere</a> sul <strong>pane sprecato</strong> ha fatto crollare l&#8217;argine della decenza. La discussione si è accesa coinvolgendo le alte sfere vaticane. Di cosa stiamo parlando? Rispondiamo ricostruendo i fatti. Tutto inizia lo scorso luglio quando in Inghilterra esce un piccolo libro: “Waste: Uncovering the Global Food Scandal“. L&#8217;autore è un giovanotto inglese Tristram Stuart che ha scoperto una verità tremenda: nel mondo si spreca metà del cibo prodotto. <em>Dissapore</em> riprende quelle terribili immagini <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/non-si-butta-via-niente/" target="_blank">facendone un post</a> molto discusso, ricordate?</p>
<p>Qualche mese più tardi, l&#8217;onda lunga del libro arriva sulla stampa di tutto il mondo, Italia compresa. Si comincia a dibattere, ecco finalmente titoloni e inchieste. Fino all&#8217;articolo dell&#8217;altro giorno sul <em>Corriere</em>, una bomba piazzata sotto il nostro sedere di consumatori. Tra i primi a usare parole di condanna il presidente della conferenza episcopale <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_05/bagnasco-spreco-pane-scandaloso_10130444-fa14-11de-ad79-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Monsignor Bagnasco</a>: &#8220;Questo spreco enorme del pane è scandaloso&#8221;. Non passa un giorno che la lista dei rei confessi si infoltisce, in prima fila tra gli sprecono ci sono Brescia e la <a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=298542&amp;IDCategoria=1" target="_blank">Puglia</a>. Nel frattempo, si ribellano panificatori e fornai, indicati da tutti come i veri colpevoli. Intervengono le associazioni di categoria sollevando dubbi sul pezzo del Corriere, accusato di aver drogato i dati.</p>
<p>Luca Vecchiato, presidente della <em>Federpanificatori</em> <a href="http://www.fornaioamico.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=932:lo-spreco-inventato&amp;catid=23:primo-piano&amp;Itemid=12" target="_blank">dice senza mezzi termini</a> che &#8220;lo spreco è inventato&#8221;. E smentisce il quotidiano milanese pubblicando dati diversi sul sito dell&#8217;associazione. &#8220;Se le cifre del <em>Corriere</em> fossero reali, l&#8217;Italia getterebbe nella spazzatura 24.000 tonnellate di pane al mese&#8221;. Dove sta la verità? Nel sacchetto della spazzatura, ovvio. In entrambi i casi sono numeri forniti dai panifici che non tengono conto della quantità di cibo che finisce nella spazzatura dei milanesi, pane compreso. E nessuno si preoccupa di capire perchè il pane viene buttato via con tanta facilità. Qualche giorno fa <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/getta-oggi-il-nostro-pane-quotidiano-milano/" target="_blank">abbiamo avanzato un&#8217;ipotesi</a>, il pane di Milano fa schifo, diventa duro come pietra poche ore dopo essere uscito dal forno.</p>
<p>Non tutti i lettori erano d&#8217;accordo, ma secondo Giuseppe Barile è proprio questo il problema che accorcia la vita del pane italiano. Chi è Barile? È il Presidente del Consorzio Pane DOP di Altamura, uno che di croste e molliche ne ha masticate. Ecco cosa ha detto alla Gazzetta del Mezzoggiorno.</p>
<p><strong>D.: Come è possibile che il pane venga buttato?</strong><br />
R.: «Di sicuro non avviene per il vero pane di Altamura, quello Dop».<br />
<strong>D.: Perché ne è così sicuro?</strong><br />
R.:«Semplice, perché il vero pane di Altamura si conserva fresco e buono anche per una settimana, quindi non è possibile sprecarlo».<br />
<strong>D.: A che cosa è dovuta questa caratteristica?</strong><br />
R.: «Al lievito madre utilizzato: garantisce la fermentazione batterico-lattica e quindi una lunga conservazione. Il pane &#8220;normale&#8221; viene invece fatto con il lievito di birra a fermentazione alcolica. Il risultato è che un panino fatto la mattina, al pomeriggio è già duro e non si vende».<br />
<strong>D.: Perché non usano tutti il lievito madre?</strong><br />
R.: «Perché ci vogliono non meno di sei ore per far lievitare e cuocere il pane di Altamura. Un panino in un’ora e mezza è già pronto. E’ una bella differenza di tempi e costi».</p>
<p>Una lezione e un&#8217;accusa a noi che mangiamo in fretta con gli occhi e il palato chiusi. Che vogliamo il pane a poco perché non diamo più valore al cibo. Eppure, al di là delle parole di Bagnasco, non c&#8217;è cosa più sacra del pane.</p>
<p>Riguardatevi la breve intervista al nostro eroe Tristram Stuart, il trentenne integralista ecologico (<em>freegan</em>) che per anni si è nutrito del cibo scartato dai supermercati, e che nei giorni scorsi ha presentato in Italia il suo libro.</p>
<p>Una ventina in tutto i presenti. Molti milioni gli assenti.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="510" height="290" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/R1dWT7ahxhg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="510" height="290" src="http://www.youtube.com/v/R1dWT7ahxhg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La frase del giorno</title>
		<link>http://www.dissapore.com/salute/la-frase-del-giornometti-una-sera-a-cena/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Lo ha detto lo &#8220;spacciatore internazionale di merendine&#8221; Guido Barilla <a title="Vittorio Zincone" href="http://www.vittoriozincone.it/interviste/guido-barilla-sette-dicembre-2009/" target="_blank">rispondendo</a> a Vittorio Zincone su <em>Sette</em> del Corriere della Sera. Questa la domanda. &#8220;Il <a title="Barillacfn" href="http://www.barillacfn.com/" target="_blank">Center for Food and Nutrition</a> di Barilla che&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/salute/la-frase-del-giornometti-una-sera-a-cena/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12087" title="Guido Barilla oggi su Sette del Corriere della Sera" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/petrini4.jpg" alt="Guido Barilla oggi su Sette del Corriere della Sera" width="500" height="215" /></p>
<p>Lo ha detto lo &#8220;spacciatore internazionale di merendine&#8221; Guido Barilla <a title="Vittorio Zincone" href="http://www.vittoriozincone.it/interviste/guido-barilla-sette-dicembre-2009/" target="_blank">rispondendo</a> a Vittorio Zincone su <em>Sette</em> del Corriere della Sera. Questa la domanda. &#8220;Il <a title="Barillacfn" href="http://www.barillacfn.com/" target="_blank">Center for Food and Nutrition</a> di Barilla che si occupa di cibi salubri, ambiente e sostenibilità, e che da oggi organizza a Roma il <em>Forum sull’alimentazione</em>, è un’operazione d’immagine?&#8221; Barilla ha aggiunto che con Carlo Petrini &#8220;andrebbe a cena mille volte&#8221;. Maledizione, perché tutta l&#8217;industria saliva per Slow Food?</p>
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		<title>Gli italiani non hanno più voglia di lavorare</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 08:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Gli italiani non hanno più voglia di lavorare</strong>, ma voi ci credete? E un&#8217;altra cosa. Chiamare un libro &#8220;<a title="Ibs" href="http://www.ibs.it/code/9788804593591/cazzullo-aldo/italia-noantri-come.html" target="_blank">L&#8217;Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali</a>&#8220;, non vi sembra un&#8217;idea vagamente razzista? A meno che alle nuove&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/gli-italiani-non-hanno-piu-voglia-di-lavorare/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11261" title="La copertina di L'Italia de noantri, come siamo diventati tutti meridionali, di Aldo Cazzullo" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2009-11-14-a-09.14.37.png" alt="La copertina di L'Italia de noantri, come siamo diventati tutti meridionali, di Aldo Cazzullo" width="203" height="306" /><strong>Gli italiani non hanno più voglia di lavorare</strong>, ma voi ci credete? E un&#8217;altra cosa. Chiamare un libro &#8220;<a title="Ibs" href="http://www.ibs.it/code/9788804593591/cazzullo-aldo/italia-noantri-come.html" target="_blank">L&#8217;Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali</a>&#8220;, non vi sembra un&#8217;idea vagamente razzista? A meno che alle nuove star del giornalismo italiano, tipo Aldo Cazzullo, sia concessa qualsivoglia scorrettezza. Per sostenere la sua tesi, l&#8217;inviato del Corriere <a title="Corriere del Veneto" href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cultura_e_tempolibero/2009/12-novembre-2009/gli-italiani-non-hanno-piu-voglia-lavorare-1601999180652.shtml" target="_blank">racconta nel suo nuovo libro</a> un episodio accaduto a Vicenza, capoluogo di una provincia che fa un terzo dell&#8217;export della Grecia. &#8220;Entro al Café Restaurant Nodari, prendo un prosecco al banco. È mezzogiorno, ci sono almeno dodici cameriere. Una è thailandese, molto graziosa. Le altre hanno accenti sudamericani e polacchi. Un romeno, unico maschio, con la maglietta arancione e i guanti di plastica, fa da maître. Dietro la cucina a vista, una nera, un&#8217;asiatica e altri cuochi cominciano a preparare baccalà alla vicentina e bigoli con l&#8217;anatra&#8221;.</p>
<p>Come dire che perfino in una città insospettabile, il turista non trova un solo vicentino che lavori per lui, e in generale, per i servizi fondamentali offerti a chi è di passaggio. Ma è proprio vero che certe cose, inclusa la cucina italiana dei nostri ristoranti, sono ormai in mano agli immigrati?</p>
<p>C&#8217;è un altro aspetto che Cazzullo mette in evidenza, secondo lui, logica conseguenza dell&#8217;altro. Molte città italiane hanno perso identità. &#8220;Locali appena aperti con i tavolini fuori, la musica jazz a tutto volume, il pesce crudo che è un po&#8217; il nuovo piatto nazionale, scampi e gamberi semoventi su letti di ghiaccio anche in città terragne come questa&#8221;.</p>
<p>Siete d&#8217;accordo? Forse senza i privilegi di Cazzullo, ma anche a noi capita di viaggiare per l&#8217;Italia. Sono queste le cose che vediamo?</p>
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