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	<title>Dissapore &#187; cucina italiana</title>
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		<title>Quale famoso chef vedremo presto in prima serata Tv?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 11:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Probabilmente lo sapete, <em>La notte degli chef</em>, il game-show condotto da Alfonso Signorini con Gennaro Esposito, Davide Oldani e Fulvio Pierangelini, in onda giovedì prossimo alle 21 su Canale 5, è un format originale prodotto da <a title="Endemol" href="http://www.endemol.it/" target="_blank">Endemol</a>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/quale-famoso-chef-vedremo-presto-in-prima-serata-tv/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-36306" title="Indovinello" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/blind3_04-copia2.jpg" alt="" width="340" height="256" />Probabilmente lo sapete, <em>La notte degli chef</em>, il game-show condotto da Alfonso Signorini con Gennaro Esposito, Davide Oldani e Fulvio Pierangelini, in onda giovedì prossimo alle 21 su Canale 5, è un format originale prodotto da <a title="Endemol" href="http://www.endemol.it/" target="_blank">Endemol</a> (qualunque cosa queste parole significhino). Ma da quel che ci risulta, anche <a title="Magnolia" href="http://www.magnoliatv.it/it/" target="_blank">Magnolia</a>, l&#8217;altra grande società di produzione italiana, sta lavorando a una prossima prima serata televisiva incentrata sulla cucina.</p>
<p>Per questo ha messo sotto contratto un famoso chef italiano, che <strong>non è mai stato chiamato</strong> a <em>La Notte degli chef</em> proprio in ragione dell&#8217;esclusiva concessa a Magnolia. Malgrado i buoni rapporti con Alfonso Signorini, cui dispensa consigli telefonici su come disimpegnarsi a La notte degli chef.</p>
<p>Chi è questo famoso chef?</p>
<p>a) Carlo Cracco.</p>
<p>b) Massimo Bottura.</p>
<p>c) Moreno Cedroni.</p>
<p>[<em>Crediti | Link: Endemol, Magnolia</em>]</p>
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		<title>Lo chef è un Dio, il libro che fa tremare le cucine italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 08:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em>Ilaria Bellantoni, giornalista che odia cucinare, ha passato un mese nella cucina milanese di uno chef famoso, ribattezzato Vito Frolla. Ora ha scritto un libro che farà rumore, <a title="Feltrinelli" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491016.html;jsessionid=34DF8BA689272C09274B4C19A4A3440B.applprod02" target="_blank">Lo chef è un Dio</a>, per metà un episodio</em></span>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/lo-chef-e-un-dio-il-libro-che-fa-tremare-le-cucine-italiane/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-27516" title="Lo chef è un Dio di Ilaria Bellantoni" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-11-05-a-08.51.48.png" alt="" width="200" height="295" />Ilaria Bellantoni, giornalista che odia cucinare, ha passato un mese nella cucina milanese di uno chef famoso, ribattezzato Vito Frolla. Ora ha scritto un libro che farà rumore, <a title="Feltrinelli" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491016.html;jsessionid=34DF8BA689272C09274B4C19A4A3440B.applprod02" target="_blank">Lo chef è un Dio</a>, per metà un episodio di Casalinghe disperate, per l&#8217;altra il <a title="Feltrinelli" href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=1741979" target="_blank">Kitchen Confidential</a> de noantri. Ha scritto anche qualcosa per Dissapore, ma&#8230; ci torneremo, per ora gustatevi alcuni brani del libro <a title="Feltrinelli" href="http://www.feltrinellieditore.it/BlogItem?item_id=30007" target="_blank">e il suo blog</a>.</em></span></p>
<p><strong>Probabilmente su Carlo Cracco</strong>. Quando mangia, al ristorante, è parco. Assaggia tutto, ma a pranzo e  cena si concede solo insalata e un paio di grissini. Esagerando. Mi  piace come si veste VF (<em>Vito Frolla, forse lo pseudonimo di Carlo Cracco</em>) perché tutte le volte che lo guardo è come se  schiacciassi rewind e tornassi negli anni ottanta, quando ero una  bambina e volevo sposare Simon LeBon. Porta ancora i pantaloni a  palloncino ocra o rossi come andavano allora, le camicie a righine  gialle, azzurre, bianche con nonchalance sopra la cintura. Ai piedi All  Star blu, se vi par poco.</p>
<p><strong>Probabilmente su Luca Gardini, campione del mondo dei sommelier e direttore del ristorante Carlo Cracco</strong>. “Devo svuotare le palle, altrimenti non riesco a lavorare. Non mi  arrivano i neuroni al cervello,” mi mette al corrente Tony (<em>Tony forse è lo pseudonimo di Luca Gardini</em>). È il  migliore sommelier d’Europa, ma al posto della bocca ha una fogna da cui  escono espressioni che imbarazzerebbero uno a caso dei trans che ha  messo nei pasticci Piero Marrazzo. Tony passa metà del suo tempo a  portarsi a letto qualsiasi cosa che si muove, l’altra metà a raccontarlo  a tutti senza omettere alcun dettaglio sulle sue prestazioni. Per  questo, qui lo chiamano “il Marmoreo” e sostengono che rispetto a lui Sting con le sue otto ore medie di  performance sia un dilettante. Sempre che sia vera una storia su cento di quelle di cui tutti i giorni lui ci informa ripercorrendo per  nostra edificazione la sua performance minuto per minuto. Quando caccia  il suo biglietto da visita nel portaconto delle clienti più graziose,  aggiunge: “Altro che Sting”. Le più astute capiscono all’istante dove  vuole andare a parare ed emettono insistenti trilli di giubilo. Le altre  no, ma a Tony non importa perché mira solo alle prede facili, le  smaliziate. Quando ha cominciato a spararle grosse sulle sue prestazioni  erotiche, credevo lo facesse per impressionarmi. Accartocciava il naso  da criceto e dondolava la testa finché non mi metteva bene a fuoco.  Infine, tutto giocondo, attaccava la solita tiritera: “Come ti piace  farlo? E quando lo fai tieni addosso le scarpe? Io devo scopare tutti i  giorni, se no impazzisco”. Io rispondevo così: “Ma tu sei scemo o lo  fai?”. E mi giravo dall’altra parte. Poi ho capito che Tony è  monomaniaco, è più forte di lui. Peccato che con me non attacchi.  Frequento da troppo tempo il mondo dello spettacolo e i suoi bassifondi: non mi stupisco più di nulla. Con lui, però, ho riso  come non mi succedeva dai tempi del liceo. Era da allora che non sentivo  tante panzane tutte insieme. “Io mi trombo anche una cinquantenne, se è  buona,” mi ha informato una mattina che stavo amabilmente parlando con  VF della sua sfolgorante carriera.</p>
<p><em>A un certo punto del libro la protagonista del libro intervista Gualtiero Marchesi, che si toglie qualche sassolino</em>.</p>
<p><strong>Gualtiero Marchesi su Andrea Berton, chef del Trussardi alla Scala di Milano</strong>. Andrea Berton del ristorante  Trussardi ha lavorato da me e moltissimo in Francia. Lui è micidiale:  una volta l’ho mandato via, non lo sopportavo più. ‘La devi smettere di  parlare così, di massacrare le persone del tuo team’.” ‘Fa così perché  non vuole pagarmi di più’, mi ha risposto. E io: ‘Ti pagherò di più  quando parlerai meglio’. Dopo qualche mese è tornato dicendo che si era calmato. Ma non era vero e io non l’ho  voluto più vedere. Nella vita normale era un ragazzo gentile ed  educato, ma in cucina diventava una bestia.</p>
<p><strong>Gualtiero Marchesi su Carlo Cracco</strong>. “Quando siamo andati a Erbusco non comandavo più. (<em>A Erbusco c&#8217;è il ristorante del resort l&#8217;Albereta, guidato da Marchesi</em>). Si erano messi  di mezzo gli amministratori e mi avevano creato non pochi problemi.  Avevano scelto Vito (<em>Carlo Cracco</em>) come chef e un giorno lui m’ha detto: ‘La cucina è  sua, i cuochi sono miei’. Ma come può dire una cosa del genere a me che  l’ho visto crescere? Non ho mai avuto niente contro di lui, ma non mi  piace il modo che ha di comandare, di imperversare sulla gente: si  insegna, si spiega. Se quelli che sono usciti da me diventano bravi è  perché io spiego tutto. Odio i metodi duri. Deve maturare umanamente.  Era mol-<br />
to preciso, però.</p>
<p><em>La protagonista del libro va a mangiare al ristorante D&#8217;O di Cornaredo, dopo pranzo ha questo dialogo con lo chef e proprietario Davide Oldani</em>.</p>
<p><strong>Su Davide Oldani</strong>. “Ho notato che ha preso appunti. Non voglio che lei scriva di questo  pranzo.” “Perché?” “Non voglio parlare di VF.” (<em>Cioè probabilmente di Carlo Cracco</em>). “Non lo abbiamo fatto. E  in ogni caso le ricordo che nonostante in Italia qualcuno si permetta di  fare leggi ad personam esiste ancora la libertà d’opinione, e io sono  libera di scrivere che questo pranzo non è stato tra i miei preferiti. O  che l’ho apprezzato moltissimo.” “Lei non solo mi ha offeso, ma sta  giocando con me.” È impazzito. Ma io agli uomini che gli faccio? “Esci  da quel corpo!” vorrei urlare al demone che si è impossessato del più pop e  democratico e cordiale degli chef. Invece, gli rispondo così: “L’ho solo informata di certe regole che probabilmente non conosceva”.  “Allora adesso paga il conto.” “Se le fa piacere&#8230; mi tolga una  curiosità. Pensa che sia venuta fin qui per scroccarle un pranzo?” “Lei  mi ha fatto incazzare.” “Accetta carte di credito?” “No.” “Allora temo di non arrivarci.” “Ce la fa, ce la fa. Sono trentadue euro  per il menu degustazione,” conclude dopo aver lanciato una rapida  occhiata al mio portafoglio di Marc Jacobs. E la storia del Robin Hood  dei quattro fuochi? Quella che favoleggia sugli 11,50 euro del menu fisso di mezzogiorno, accessibile “perfino” alla gente del  posto? Si vede che mi considera vagamente forestiera, ma io sono  pietrificata dalla vergogna. Per lui, beninteso. Ed è lo stesso per i  suoi cuochi-camerieri. Che screanzato. Ma come si fa a trattare così una  donna?</p>
<p><strong>Sul congresso per cuochi Identità Golose</strong>. Non mi ero ancora avventurata nel mondo dei  “foodies”. Più che appassionati, sono ardenti maniaci del cibo e del  vino e da noi sono 4 milioni e 500 mila, quasi il 10 per cento degli  italiani. Sessantacinque su cento sono uomini tra i venticinque e i  cinquantaquattro anni e si pappano il meglio che ci sia sul mercato.  Fanno la spesa nei negozi bio e spendono l’ira di Dio in ristoranti  stellati. Immagino amino anche cucinare tutto quello che comprano: e che  le loro mogli siano le più fortunate sulla faccia della terra, visto  che non sono condannate alla tirannia della padella. Però le inviterei a  farsi un giro alle fiere dei gourmet. Io sono stata a Identità golose,  il congresso della cucina d’autore, e ho visto ventenni in minigonna che  neanche nel backstage di Vasco Rossi. Erano lì per rendere l’ambiente  un po’ più glamorous, I suppose. Trotterellavano intorno agli chef  trattati come celebrità hollywoodiane e procedevano a grandi falcate tra  i talebani del gusto reggendo vassoi colmi di ogni genere di bontà  commestibili. Ho notato un signore con i capelli bianchi, il ventre  gonfio, le mani impiastricciate di maionese e le labbra distese in un  ghigno compiaciuto: era quasi in paradiso.</p>
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		<title>Eataly New York &#124; Identità Golose minuto per minuto</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 09:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima volta <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-new-york-linvasione-italiana/" target="_blank">che abbiamo parlato di cucina italiana a New York</a> &#8212; presentavamo l&#8217;episodio di <a title="Identità Golose" href="http://www.identitagolose.it/" target="_blank">Identità Golose</a> ambientato a Eataly, tra la Quinta e la Broadway &#8212; <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-new-york-linvasione-italiana/#comments" target="_blank">alcuni commenti ci hanno detto che siamo degli ingenui</a>. Leggendo noi sembrava che nella Mela atterrasse lo shuttle, invece, ai newyorkesi, di incontrare 11 tra i migliori chef italiani importa quanto a me di ascoltare una playlist di Giovanni Allevi sull&#8217;iPad. Scrivo qui 10 cose che abbiamo imparato dai nostri lettori. Mi dite cosa ne pensate? (Ah, nel frattempo, sbirciate le foto di <strong>Franca Formenti</strong>, raccontano una Eataly inedita, mai vista).</p>
<p><span id="more-26647"></span></p>
<p><strong>1)</strong> &#8220;Eataly New York è &#8216;the new Mario Batali’s place&#8217;, Oscar Farinetti nessuno manco sà che esiste&#8221;. <strong>2)</strong> &#8220;Identità Golose è uno dei mille eventi  mensili, un capriccio non una vetrina tricolore, Eataly sarà pieno anche domani&#8221;. <strong>3)</strong> Paolo Marchi, organizzatore di Identità Golose, è un buon businessman, nulla di cui vergognarsi, ma i richiami alla passione e al sacro suolo li lasci ad altri altrimenti sembra presa in giro&#8221;. <strong>4)</strong> &#8220;A Eataly New York c’è coda ogni giorno della settimana, <em>fully booked</em> dall’apertura a oggi&#8221;. <strong>5)</strong> &#8220;Neanche il pubblico medio italiano conosce gli chef invitati a Eataly New York&#8221;. <strong>6)</strong> &#8220;La cucina italiana a New York è famosa, ma è quanto di più lontano  dall idea di cucina-gourmet che i gastrofanatici hanno in Italia.<strong> 7)</strong> &#8220;Eataly New York incassa in media 200.000 dollari al giorno&#8221;. <strong>8 -</strong> &#8220;A far correre Eataly New York è Mario Batali che  va in televisione e la descrive ogni momento&#8221;. <strong>9)</strong> &#8220;Oscar Farinetti è un vanto per gli italiani e una persona di rara capacità. Sul romanticismo nei confronti del cibo italiano andrei molto, ma molto cauto&#8221;. <strong>10)</strong> &#8220;Oggi l&#8217;Italia a New York è più cibo che moda e auto&#8221;.</p>
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		<title>La grande cucina italiana è straniera</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17775" title="kotaro-noda" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/kotaro-noda-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Nemmeno con gli occhi ricoperti da due fette di mortadella &#8211; pistacchi e tutto &#8211; possiamo fingere di non vedere i rigurgiti nazionalistici, le preoccupazioni, l&#8217;insofferenza verso lo straniero. La contrapposizione tra il binomio tradizione e nazione, pur se forzata e priva di basi storiche, è propugnata, puntellata dalla controfigura dell&#8217;amor patrio, mentre lo Straniero che bussa alle frontiere è lì a corrodere l&#8217;integrità italica. Difficile stabilire quanto prendere sul serio i brividi che attraversano la società crivellata dalla crisi, anzi <em>dalle </em>crisi: crisi economica, crisi dei valori, crisi politica, crisi religiosa, crisi e basta. Difficile tanto più che il mondo vero, quello che calpestiamo noi bipedi ogni giorno, pare essere totalmente scollegato da quello rappresentato sui piccoli medi e grandi schermi: un po&#8217; come la <em>reclame </em>delle merendine a colazione, è distante dalle nostre colazioni frettolose arruffate e soprattutto senza sole, che noi ci si sveglia molto, molto prima.</p>
<p>Questo pensavo, ripassando mentalmente la composizione delle squadre di molti ristoranti. Chiarissima cucina italiana, senza l&#8217;ombra di meticciato se non a livello di puro contributo tecnico e creativo, ma con mani &#8211; e teste &#8211; provenienti dal paese di Molto Molto Lontano.</p>
<p>Qualche esempio: la bella cucina lineare di Noda Kodaro all&#8217;enoteca &#8220;La Torre&#8221;, di Viterbo, pur vividamente territoriale. Oppure la convincente prova di potenza &amp; controllo del colombiano Roy Caceres ad Albano Laziale nel ristorante &#8220;Pìpero&#8221;. O ancora Hide Matsumoto, fedele scudiero al &#8220;D&#8217;O&#8221; dello chef Davide Oldani, che lo eleva con le sue parole di convinta stima a ruolo di maestro nell&#8217;arte delle cotture di pasta e riso. O il funambolo Matias Perdomo, passaporto uruguayano, al &#8220;Pont de Ferr&#8221; a Milano. O il tunisino Karim Larbi, all&#8217;emergente &#8220;Osteria del Mare&#8221; a Olbia.</p>
<p>Ancora guardiamo con occhi glauchi a quell&#8217;orientale che non manca mai nelle grandi cucine, ma anche di quelle quotidiane: eppure Sensuchi Mori è da dieci anni al comando del battaglione di cucina a &#8220;Casa Vissani&#8221;, e i cucinieri con gli occhi di taglio de &#8220;L&#8217;altra isola&#8221; a Milano, sono da sempre immersi nel rigore filologico del regno della costoletta, del riso giallo e degli ossobuchi.<br />
Sarei curioso di sapere se i varii <em>Mario&#8217;s</em> in giro per il mondo oltre a rappresentare nell&#8217;insegna il classico cuocone italiano con il fazzoletto i baffoni e il ventre prominente cucinano italiano con cuochi italiani, oppure con controfigure cartonate che parlano come dentro il testo di That&#8217;s Amore.</p>
<p>Oppure, magari è venuto il momento di rendersi conto che i confini non sono righe disegnate per terra ma sono solo convenzioni e magari conta solo quello sai fare, cosa fai e come lo fai: a prescindere dall&#8217;idioma che ci ha insegnato la mamma.</p>
<p><em>Immagine: lo chef  Noda Kotaro, da Porzioni Cremona</em></p>
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		<title>Tagliatella Day con la ricetta del ragù bolognese di Massimo Bottura</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 10:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bottura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%"><em>Mille ristoranti nel mondo festeggiano domani la cucina italiana servendo il classico ragù bolognese. E&#8217; il <a title="Agi" href="http://www.agi.it/food/notizie/201001141738-eco-rt10285-food_domenica_nel_mondo_il_tagliatella_day_alla_bolognese" target="_blank">&#8220;Tagliatella Day&#8221;</a> (Giornata Mondiale delle Cucine Italiane) organizzato dal Gruppo Virtuale Chef Italiani di Mario Caramella. Dissapore partecipa alla festa con</em></span>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/tagliatella-day-con-la-ricetta-del-ragu-bolognese-di-massimo-bottura/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%"><em>Mille ristoranti nel mondo festeggiano domani la cucina italiana servendo il classico ragù bolognese. E&#8217; il <a title="Agi" href="http://www.agi.it/food/notizie/201001141738-eco-rt10285-food_domenica_nel_mondo_il_tagliatella_day_alla_bolognese" target="_blank">&#8220;Tagliatella Day&#8221;</a> (Giornata Mondiale delle Cucine Italiane) organizzato dal Gruppo Virtuale Chef Italiani di Mario Caramella. Dissapore partecipa alla festa con una interpretazione della &#8220;<a title="Google Sites" href="http://sites.google.com/site/massimobernardi/ragu-classico-bolognese" target="_blank">ricetta vera e autentica tramandata ai posteri dal dott Nuvoletti Conte Giovanni</a>&#8220;, firmata come questo post dallo chef Massimo Bottura</em>.</span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-14225" title="La Tagliatella al ragù di Massimo Bottura" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-01-14-a-20.45.58.png" alt="La Tagliatella al ragù di Massimo Bottura" width="600" height="403" /></p>
<p>Questa tagliatella è una chiara evoluzione della  preparazione classica. Non è una rivoluzione. Ho dato vigore alla pasta aumentando la percentuale dei tuorli e inserendo il succo delle uova embrionali. Diventerà più difficile tirarla ma il risultato al palato sarà spettacolare. <span id="more-14222"></span>Infatti la sfoglia prenderà quell&#8217;aspetto calloso che permette al ragù di <em>aggrapparsi</em>, rimanendo più croccante  alla masticazione. Avrete notato che nella ricetta non specifico di saltare la tagliatella sul fuoco diretto. Il mio consiglio per questo ultimo passaggio prima di servirla, è di mescolarla con il ragù in  purezza come  faceva mia nonna. Mescolate, rigirate fino a quando la pasta smetterà di assorbire i succhi. Così avremo nel piatto una tagliatella senza eccessi di grasso.</p>
<p>Per ultimo il ragù. Ho deciso questo tipo di cottura cuocendo la carne a bassa temperatura per salvaguardarne la qualità. I succhi di cottura recuperati diventeranno parte del ragù stesso. Utilizzare il midollo ci permetterà di girare la tagliatella in padella senza ripassare dal fuoco così che possa restringersi e creare il perfetto amalgama. Siccome non ho mai amato il pomodoro, ho pensato di prepararlo utilizzando la tecnica della concentrazione in forno a 80 gradi per 4 ore, profumandolo con fettine d’aglio timo sale e pepe. Non ci sarà bisogno di aggiustarlo con lo zucchero perchè userò i pomodori preparati da Giovanni Assante. W la TAGLIATELLA.</p>
<p>Ricetta.<br />
<strong>Per la pasta</strong> servono 200 g di farina, 2 tuorli, 4 uova embrionali, 1 uovo, un pizzico di sale, 50 g di farina per aggiustare le  proporzioni in caso di necessità.</p>
<div>
<p><strong>Per il ragù</strong> servono 200 g coda di vitello, 100 g di midollo spurgato, 100 g impasto per salsiccia, 100 g di lingua di vitello, 100 g  guancia di manzo, 50 g pancetta steccata, 100 g di pomodori confit, sedano, carote e cipolla alloro e rosmarino, 1\2 bicchiere di vino bianco, 50 ml brodo di cappone.</p>
<p><strong>Per la preparazione del ragù</strong>, appassire la brunoise di sedano, carota  e cipolla in padella a fuoco lento con un filo d’olio di oliva. Togliere  dal fuoco e riporre con anche il rosmarino e l’alloro. Sbollentare  il midollo in acqua salata e riporre su carta assorbente. Fare  sudare la dadolata di pancetta  in una seconda  casseruola  ampia e aggiungere la salsiccia. Scottare ed appassire. Eliminare l’unto  in eccesso, aggiungere i pezzi di carne, scottare leggermente  e sfumare con il vino bianco. Inserire tutte le preparazioni in un sacchetto  sottovuoto cui aggiungere del brodo, chiudere il sacchetto   e cuocere nel <em>roner</em> per 24 ore a 63 gradi. Togliere dal sottovuoto,  scolare facendo attenzione a salvare i succhi. Riporli in casseruola  e restringerli.  Pestare la carne  grossolanamente con la  punta del coltello. Reinserire in una casseruola calda e amalgamare tutto.</p>
<p><strong>Per la preparazione della pasta</strong>, preparare una fontana di farina, inserire  al centro l’uovo i tuorli e il succo delle uova embrionali schiacciate.  Impastare con la forchetta quindi con le mani usando i palmi con molta energia fino a ottenere un impasto omogeneo con qualche vescichetta  in superficie (è indice di un buon impasto). Lasciare riposare almeno  mezz’ora e stendere la pasta con il matterello ottenendo una sfoglia  sottile ma non troppo. Lasciare riposare sul tagliere la sfoglia e prima  dell’essicatura arrotolarle e tagliare le tagliatelle mantenendo una  lunghezza di circa 30 centimetri.<br />
Cuocere nel brodo e scolarle bene asciugandole  leggermente prima di adagiarle in padella sul ragù ben caldo. Rigirare con la forchetta fino a quando la tagliatella assorbe   il succo del ragù. Spiattare rifinendo con una spolverata di pepe.</div>
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		<title>Mangiare di destra o di sinistra &#124; Quando chiederlo non fa sbadigliare</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 10:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[conservatori]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Chissà quante volte vi è capitato. Dico di impegolarvi in una di quelle barbose discussioni sul mangiare di destra e di sinistra. Yawn&#8230; Zzz&#8230; Poi basta che a <em>maneggiare</em> la questione sia <a title="Hunch" href="http://www.hunch.com/" target="_blank">un sito che ti piace</a>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/mangiare-di-destra-o-di-sinistra-quando-chiederlo-non-fa-sbadigliare/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà quante volte vi è capitato. Dico di impegolarvi in una di quelle barbose discussioni sul mangiare di destra e di sinistra. Yawn&#8230; Zzz&#8230; Poi basta che a <em>maneggiare</em> la questione sia <a title="Hunch" href="http://www.hunch.com/" target="_blank">un sito che ti piace</a> e tutto è diverso. Allora vediamo <a title="Hunch" href="http://www.hunch.com/media/reports/food/" target="_blank">come cambiano le scelte alimentari</a> in base alla <strong>preferenza politica</strong>. Una precisazione, sito (qui <a title="Matteo Vannucchi" href="http://matteovannucchi.nova100.ilsole24ore.com/2009/06/hunch-il-motore-di-ricerca-che-aiuta-a-scegliere.html" target="_blank">vi spiegano</a> cosa fa) e campione che partecipa al sondaggio sono americani ma i risultati sembrano del tutto esportabili. Ditemi se anche voi la pensate così e se vi riconoscete negli schieramenti.</p>
<p><a title="Hunch blog" href="http://blog.hunch.com/?p=8794" target="_blank">Rapido riassunto</a> | <strong>A destra</strong> si preferisce la cucina di casa, il <em>comfort food</em> come lo chiamano gli americani. Graditi e frequenti i piatti di carne. Cedere ai richiami del fast food è più facile che a sinistra, piacciono molto i cheeseburger e la pizza. L&#8217;idea di cucina internazionale è molto tradizionale, quasi sempre coincide con la cucina italiana.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-11183" title="Una rappresentazione della cucina di destra" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/conservativesmall31-700x580.jpg" alt="Una rappresentazione della cucina di destra" width="500" height="336" /></p>
<p>A sinistra ci sono forchette più avventurose che non disdegnano scelte internazionali come il cibo giapponese o thai. Meno attratti dal fast food rispetto ai conservatori, amano le alternative locali (per dire, in Italia il recente <a title="Dissapore" href="../primo-piano/davide-nella-forma-di-un-ghiotto-hamburgher-contro-goliamcdonalds-lespansionista-americano/" target="_blank">Mc Bun</a>). Se possono, scelgono alternative vegetariane e in genere più salutiste.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-11180" title="Nell'illustrazione, la cucina di sinistra" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/20091111-liberalkitchen.jpg" alt="Nell'illustrazione, la cucina di sinistra" width="500" height="336" /></p>
<p>Beh, a occhio, essere di destra o di sinistra cambia sensibilmente il modo in cui mangiamo. Più nel dettaglio, la lattuga &#8220;Romana&#8221; piace a tutti, ma mentre a destra piace la variante &#8220;<a title="Mercato Lusia" href="http://www.mercatolusia.it/lattuga.htm" target="_blank">Brasiliana</a>&#8220;, a sinistra si preferisce la rucola (sic!).</p>
<p>&#8211; La cucina piace più calda, di legno e possibilmente in stile country a destra. In acciaio inox, a sinistra.</p>
<p>&#8211; Le bevande analcoliche (cola, acqua tonica, tè freddo&#8230;) piacciono a destra, meno il vino. Chi sta a sinistra preferisce le opzioni vegetariane (succhi, aperitivi&#8230;) e frequenti porzioni di frutta.</p>
<p>Anche a queste domande il campione ha risposto in modo molto diverso.</p>
<p>&#8211; Sei un un <em>foodie</em>? (Un gastrofanatico, okay: un buongustaio) ? A destra il 29% ha detto sì, mentre il 48% non crede di sapere cosa significa &#8220;foodie&#8221;. A sinistra la percentuale di buongustati reo confessi sale al 41%. Il 33% non conosce il significato della parola.</p>
<p>&#8211; Che cos&#8217;è il cibo etnico? Per il 94% del campione di destra è cibo cinese. A sinistra il 29% dice cibo asiatico, o cucina fusion francese.</p>
<p>&#8211; Come sono le porzioni di cibo che preferite? Per la destra grandi e presentate come viene. Per la sinistra, piccole, guarnite e presentate con cura.</p>
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		<title>Orgoglio e pregiudizio della cucina italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Ditemelo voi perché io non so decidermi. Di questi omaggi alla cucina italiana, 82 chili di polpetta <a title="Usa Today" href="http://www.usatoday.com/news/offbeat/2009-11-01-meatball_N.htm" target="_blank">messi insieme</a> nel New Hampshire dal cuoco americano Matthew Mitnitsky, e 1.075,92 di Tiramisu <a title="Tiscali Notizie" href="http://notizie.tiscali.it/feeds/09/10/30/t_02_01_20091030_000009.html?esteri"&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/orgoglio-e-pregiudizio/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10680" title="Polpetta e Tiramisu da Guinness dei primati, preparati rispettivamente negli Stati Uniti e in Francia" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/cucina.jpg" alt="Polpetta e Tiramisu da Guinness dei primati, preparati rispettivamente negli Stati Uniti e in Francia" width="700" height="224" /></p>
<p>Ditemelo voi perché io non so decidermi. Di questi omaggi alla cucina italiana, 82 chili di polpetta <a title="Usa Today" href="http://www.usatoday.com/news/offbeat/2009-11-01-meatball_N.htm" target="_blank">messi insieme</a> nel New Hampshire dal cuoco americano Matthew Mitnitsky, e 1.075,92 di Tiramisu <a title="Tiscali Notizie" href="http://notizie.tiscali.it/feeds/09/10/30/t_02_01_20091030_000009.html?esteri" target="_blank">assemblati</a> da pasticceri francesi al salone del cioccolato a Villeurbanne—tutti e due iscritti nel Guinness dei primati—dobbiamo essere contenti o dispiaciuti? <span id="more-10673"></span> Io direi la seconda. Specie se calcoliamo che ormai nei ristoranti italiani il Tiramisu si trova solo decomposto, mentre le polpette al sugo si sono estinte nel lontano 1965.</p>
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		<title>La frase del giorno</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 18:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Come ogni volta che deve promuovere <a title="IBS" href="http://www.ibs.it/code/9788807490897/cipriani-arrigo/prigioniero-una-stanza.html" target="_blank">un nuovo libro</a>, oggi Arrigo Cipriani dell&#8217;<em>Harry&#8217;s Bar</em> di Venezia (e molto altro) <a title="Corriere del Veneto" href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2009/29-ottobre-2009/abbasso-chef-meglio-trattorie-1601932176559.shtml" target="_blank">si è tolto qualche sassolino</a>. [Corriere del Veneto]</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10582" title="Le ultime parole famose di Arrigo Cipriani" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/marchesi2.jpg" alt="Le ultime parole famose di Arrigo Cipriani" width="500" height="234" /></p>
<p>Come ogni volta che deve promuovere <a title="IBS" href="http://www.ibs.it/code/9788807490897/cipriani-arrigo/prigioniero-una-stanza.html" target="_blank">un nuovo libro</a>, oggi Arrigo Cipriani dell&#8217;<em>Harry&#8217;s Bar</em> di Venezia (e molto altro) <a title="Corriere del Veneto" href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2009/29-ottobre-2009/abbasso-chef-meglio-trattorie-1601932176559.shtml" target="_blank">si è tolto qualche sassolino</a>. [Corriere del Veneto]</p>
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		<title>Italia, Spagna, Francia, cucine a giudizio</title>
		<link>http://www.dissapore.com/cucina/la-cucina-italiana-la-cucina-spagnola-la-cucina-francese-qual-e-la-migliore/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 07:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Trovo le quattro cucine cinesi adorabili, sia messo agli atti. Ho poco da obiettare su quella spagnola. Penso che l&#8217;appannamento della cucina francese sia dovuto a una profonda fase di rinnovamento. Se dico che la cucina messicana è vivace consistenza&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/la-cucina-italiana-la-cucina-spagnola-la-cucina-francese-qual-e-la-migliore/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6435" title="Un farmer's market di Los Angeles, cosa pensano gli americani della cucina italiana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/immagine-1-300x240.jpg" alt="Un farmer's market di Los Angeles, cosa pensano gli americani della cucina italiana" width="270" height="216" />Trovo le quattro cucine cinesi adorabili, sia messo agli atti. Ho poco da obiettare su quella spagnola. Penso che l&#8217;appannamento della cucina francese sia dovuto a una profonda fase di rinnovamento. Se dico che la cucina messicana è vivace consistenza chi legge mi immaginerà grassissimo, pazienza. E la cucina italiana? Come il 99,9% degli italiani la metterei sotto tutela. Ma il mondo cosa pensa? Il mondo non so, ieri però abbiamo ricevuto risposte interessanti in un farmer&#8217;s market di Los Angeles. Non tutta l&#8217;America è <a title="L'Espresso Food&amp;Wine" href="http://espresso.repubblica.it/food/multimedia/made-in-italy-gastronomico:-la-sfida-dei-cloni/6618281" target="_blank"><em>Italian Sounding</em></a>, per fortuna. Guardate da voi. (&#8220;Molecolar gastronomy? What&#8217;s molecolar gastronomy&#8221;).</p>
<p>Regia, riprese e montaggio sono di Linda Di Franco.</p>
<p><object width="480" height="385" data="http://www.youtube.com/v/6MiQ3cUyMqo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6MiQ3cUyMqo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>[L'Espresso Food &amp; Wine]</p>
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		<title>Non ci sono più gli italiani di una volta</title>
		<link>http://www.dissapore.com/cucina/non-ci-sono-piu-gli-italiani-di-una-volta/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 07:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cucina italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ogni volta che faccio la spesa vorrei essere qualcun altro. Intendiamoci, col tempo ho imparato a cavarmela, ma smaliziato come una nonna, una mamma [inserire gradi di parentela femminile a scelta] non lo sono mai stato. Per cui, scoprire in&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/non-ci-sono-piu-gli-italiani-di-una-volta/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5465" title="La Cucina Italiana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/cucina22.jpg" alt="La Cucina Italiana" width="306" height="330" />Ogni volta che faccio la spesa vorrei essere qualcun altro. Intendiamoci, col tempo ho imparato a cavarmela, ma smaliziato come una nonna, una mamma [inserire gradi di parentela femminile a scelta] non lo sono mai stato. Per cui, scoprire in un&#8217;<a title="Fipe" href="http://www.fipe.it/fipe/Ufficio-st/Comunicati/FIPE/2009/nota-italia-a-tavola.doc_cvt.htm" target="_blank">indagine</a> che gli italiani pensano di esserlo, mi sorprende. Tutt&#8217;al più leggiamo meglio le etichette, questo sì. Ammetto anche di cucinare peggio dei miei genitori, fosse per me la cucina italiana sarebbe a rischio estinzione. La mamma mi ha insegnato tutto e i libri sono al secondo posto. La tivù? Sai quanti avvocati avrei pagato se avessi imparato dalla tivù. Matrimonialisti, si capisce.</p>
<p>Chi fa la spesa in casa vostra? La media italiana dice soprattutto donna, con gli uomini in ripresa al sud. Comprando, la prima cosa che guardiamo è il prezzo, poi la &#8220;marca&#8221; e gli ingredienti. Terrorizzante: pensiamo di mangiare cose meno sicure e meno buone di una volta. E&#8217; così?</p>
<p>Sappiamo comprare il pesce (sarà, a me qualche dubbio rimane), ma di riconoscere le uova fresche dalle altre non se ne parla. Aiuto! Solo la metà di noi sa che la farina 00 è quella di grano tenero.</p>
<p>La domenica continua a essere il giorno della festa, pasti leggeri e brunch ci <em>rimbalzano</em>, gli italiani mangiano di più e possibilmente meglio degli altri giorni. Levatevi dalla testa la cucina molecolare, va forte quella locale.</p>
<p>Mio Dio! Per colpa della crisi quasi la metà degli italiani non mangiano più al ristorante o in pizzeria. Non so come commentare. Se scrivo che certe indagini non vanno prese sul  serio, qualcuno salta su e mi ricorda <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/se-2500-euro-son-pochi-quanto-ha-sottratto-la-crisi-al-vostro-incasso/" target="_blank">le cifre</a> della crisi. Se mi preoccupo, qualcuno salta su e mi ricorda che certe indagini non andrebbero prese sul serio. Mettiamola così: non è questo il momento migliore per avere un ristorante.</p>
<p>Ora, vista la faticaccia per riassumere i risultati, un segno tangibile della vostra riconoscenza sarebbero due righe di commento. Vi riconoscete nel rapporto tra gli italiani e il cibo ricostruito da questa indagine? Siamo proprio così o sono le solite banalità?</p>
<p>Imamgine: Ciaffi</p>
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