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	<title>Dissapore &#187; d&#8217;o</title>
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		<title>D&#8217;O di Davide Oldani: per principio non ascolto chi lo descrive come il regno del vorrei ma non posso</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 15:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Romanelli</dc:creator>
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<p>&#8211;Il sistema Oldani è esemplare, il D&#8217;O un modello di ristorazione da imitare.<br />
&#8211; Non scherziamo, è solo un ristorante di Cornaredo (!?) che intristisce gli appassionati di cucina, non essendo vera cucina.<br />
&#8211; 11 euro e&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/do-di-davide-oldani-per-principio-non-ascolto-chi-lo-descrive-come-il-regno-del-vorrei-ma-non-posso/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-46409" title="Davide Oldani" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/122536335-6982abd7-5e63-432d-839d-7dbd2d45dcb9-copia.jpg" alt="" width="620" height="349" /></p>
<p>&#8211;Il sistema Oldani è esemplare, il D&#8217;O un modello di ristorazione da imitare.<br />
&#8211; Non scherziamo, è solo un ristorante di Cornaredo (!?) che intristisce gli appassionati di cucina, non essendo vera cucina.<br />
&#8211; 11 euro e 50 a pranzo, servizio e coperto compreso, sono troppo pochi per compiacere il tuo ego?<br />
&#8211; Deprime i gourmet, lo vedono come un cippo funebre genere &#8220;Qui giace l&#8217;alta cucina, al suo posto il nutrificio del vorrei ma non posso&#8221;.</p>
<p>Il dialogo tra sordi potrebbe proseguire all&#8217;infinito. Ma una cosa è ascoltare lo chef Davide Oldani mentre parla di cucina Pop, altro è andare al D&#8217;O e tradurre in realtà cosa significa un ristorante a Cornaredo, landa desolata dell&#8217;hinterland milanese e non, per esempio, nel Chianti, un posto che le persone le attira da solo. La trattoria che 9 anni fa ha ridisegnato il futuro della ristorazione italiana si trova sulla statale principale, e la piazzetta con chiesa sul retro non “vale il viaggio”, come scrivono le guide turistiche del Touring Club.</p>
<p>Ma  la cucina di Davide Oldani sì. Il menu in bella vista fuori dal locale non lascia margine d&#8217;errore: a pranzo il menu con due piatti a 11,50 euro c’è tutti i giorni, servizio e coperto compresi. Altrimenti menu degustazione a 32, alla carta a 35/40  per 3 portate. L&#8217;ingresso è garbatamente conservatore, caldo il bancone che annuncia la sala principale, cui ne segue un’altra più raccolta.</p>
<p>Foto diffuse alle pareti, in bianco e nero, con il Nostro protagonista  in vari momenti della sua vita professionale. E per mostrare l&#8217;attitudine a innovare, il personale è intercambiabile, tutti si alternano con tutti tra sala e cucina.</p>
<p>Parto con la cipolla caramellata con Grana Padano Riserva caldo e freddo (grande classico, una volta era il Parmigiano mi si sa che&#8230;).</p>
<p>Densa e croccante la pasta, gradevolmente tenace la cipolla, ruffiana e diffusa la sensazione di dolcezza. Gli uomini veri sono avvisati. L’uovo affogato con cardi, uva marina, sedano ed eucalipto è delicatissimo, con quel pizzico di acidità che lo ravviva; un piatto d’entrata che riposa il palato.</p>
<p>Con il riso uvetta, cacao e salsa di acciughe, cremoso e invogliante, inauguro felice un nuovo anno di utilizzo della Visa. La fregola della fregola con il panettone è ottima, i cubetti tostati del dolce  daranno anche consistenza, ma se ne puo fare a meno.</p>
<p>La salsa dattero sdrammatizza i ricci di mare raccolti nella verza come un accessorio (questa me l&#8217;ha suggerita la commessa di una boutique). Il midollo di bue al tamarindo, con scarola al vapore e pompelmo candito è il classico Oldani che parla al grande pubblico: frattaglie sdoganate e grande pubblico che osanna. Il babà alla milanese, ovvero con la zucca, inzuppato dal rhum e sormontato da crema al mascarpone è il degno finale.</p>
<p>Carta dei vini snella, non di quelle strettamente appassionanti, ma con tutte le etichette necessarie. Commovente, di questi tempi, vedere la sala piena di gente di ogni età felice di essere lì.</p>
<p>Quattro portate,  più la classica “entrèe”, a <strong>32 euro</strong>, servizio e coperto inclusi menu degustazione.</p>
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		<title>La notte degli chef &#124; Le ultime parole sono di Davide Oldani</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 06:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Ciancio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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<p>Domenica mattina mi arriva un sms:<em> &#8220;Se ti va aggiungi all&#8217;intervista che sono il Mourihno dei cuochi&#8221;</em>. Firmato Davide Oldani. Spaesata: cosa voleva dirmi il <a title="Rcs" href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/2927_la_mia_cucina_pop_oldani.html" target="_blank">pop chef</a>? Che è il migliore del mondo? Che è belloccio?&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/la-notte-degli-chef-le-ultime-parole-sono-di-davide-oldani/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-36555" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-07-02-a-17.34.34.png" alt="" width="574" height="319" /></p>
<p>Domenica mattina mi arriva un sms:<em> &#8220;Se ti va aggiungi all&#8217;intervista che sono il Mourihno dei cuochi&#8221;</em>. Firmato Davide Oldani. Spaesata: cosa voleva dirmi il <a title="Rcs" href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/2927_la_mia_cucina_pop_oldani.html" target="_blank">pop chef</a>? Che è il migliore del mondo? Che è belloccio? Che odia l&#8217;Italia? Dissipa i dubbi un secondo sms: <em>&#8220;La definizione nasce dalle polemiche che ho fatto in trasmissione&#8221;</em>. Ahhh, ecco, sei un rompiballe! <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/liveblog-la-notte-degli-chef-ultima-puntata/" target="_blank">Nell&#8217;ultima puntata di La Notte degli Chef</a> non ha risparmiato nessuno. Cazziatoni come se piovesse. Invece Davide deve essere una di quelle persone che ride dentro, che può arrivare anche a sbellicarsi, ma senza dare nell&#8217;occhio. Forse il passato da calciatore, il presente da ciclista amatoriale (la cosa più importante dopo famiglia e cucina, mi racconta) gli hanno dato un rigore, una disciplina che poco concede ai fuoripista o ai discorsi di pancia. Qualcosa però, secondo me, è venuto fuori. Ladies&amp;Gentlemen, le ultime parole su La Notte degli Chef sono di Davide Oldani.</p>
<p><strong>Iniziamo dalla fine, dai dati auditel. Gli ascolti sono calati puntata dopo puntata. Come ha reagito la produzione? </strong><br />
Io la penso diversamente. Che Superquark andasse meglio ce lo aspettavamo, è un grande classico. L&#8217;obiettivo degli autori  era quello di stare tra il 13 e il 15 per cento di share. Poi si sa, partire con una trasmissione nel mese di giugno significa perdersi tutta una fetta di pubblico che la sera preferisce fare altro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-36556" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-07-02-a-17.22.25.png" alt="" width="574" height="302" /></p>
<p><strong>E invece della tua partecipazione cosa mi dici, contento? </strong><br />
Contentissimo. Ti dirò di più, mi sono divertito tanto. Io faccio tante cose e, chi mi conosce, sa che ci metto sempre tanta passione, ma non sempre mi diverto. Alla Notte degli Chef  ho riso tanto e non succedeva da un po&#8217;.</p>
<p><strong>Eppure non sembrava. Piuttosto davi l&#8217;impressione di essere molto concentrato e anche un po&#8217; serioso.</strong><br />
In questo ha ragione Massimo Bernardi quando dice che dovrei &#8220;sciogliermi&#8221; un po&#8217;, sembro troppo rigido. Nell&#8217;ultima puntata è andata meglio,  se ce ne fosse stata una quarta,  mi avreste visto anche sorridere.</p>
<p><strong>Quindi ti sei rivisto?</strong><br />
Mi ci hanno quasi costretto. Però dai, non male. Se ripenso alla mia prima volta in tv, nel &#8216;92 su Rai 2 al fianco di Gualtiero Marchesi, lì si che c&#8217;era da divertirsi. Ero il cuochetto accanto al grande maestro, ma eravamo anche degli antesignani: facevamo ricette in tv, tra i primissimi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-36557" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-07-02-a-17.29.02.png" alt="" width="575" height="317" /></p>
<p><strong>A proposito di &#8220;cuochetti&#8221;&#8230; e di Matteo Arisi, il vincitore de La Notte degli Chef, che idea ti sei fatto?</strong><br />
E&#8217; come una piantina da innaffiare un po&#8217; per volta, acerbo ancora su tanti passaggi, ma dotato di grande intelligenza e autocontrollo. Sulla prova del &#8220;poker chef&#8221; (la ricetta da fare con ingredienti scelti a caso, ndr) ha dimostrato una calma bestiale. Belli anche i nomi dei piatti: un ventenne che cita la canzone &#8220;Zingara&#8221; dell&#8217;Iva Zanicchi ti<br />
sorprende.</p>
<p><strong>E come credi che saranno i suoi mesi di stage al il D&#8217;O?</strong><br />
Chiaro che non partirà da zero. E&#8217; un po&#8217; come l&#8217;Inter che compra tre giocatori che hanno lo stesso ruolo: si allenano,  giocano e fanno panchina rispettando un turn over.</p>
<p><strong>Anche tu sei il vincitore di questa prima edizione&#8230;</strong><br />
Ma no! Mi sono limitato a una stretta di mano e a una pacca sulla spalla di Matteo. Non sono troppo cerimonioso. Anche perchè gli ho spiegato che deve fare attenzione a non montarsi la testa. Questo è un episodio aperto e chiuso. Fare il cuoco è un&#8217;altra cosa. Matteo però lo ha capito, non ha mai fatto lo spavaldo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-36558" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-07-02-a-17.34.29.png" alt="" width="575" height="313" /></p>
<p><strong>Passiamo a colleghi e &#8220;critici&#8221;: l&#8217;Oldani pensiero su di loro</strong><br />
Comincio dal padrone di casa, Alfonso Signorini. Preziosissimo con i suoi consigli sui tempi televisivi: mi suggeriva quando e come intervenire. Abbiamo parlato anche delle nostre madri milanesi e dei piatti della tradizione: il riso con la luganega, ad esempio. La sua aggiungeva vino bianco,  mia mamma preferiva il vino dolce. Fulvio Pierangelini è un fenomeno, un vero poeta. Lo conoscevo solo di fama, ma si è rivelato alla mano e simpatico. Abbiamo parlato a lungo e spesso solo di una cosa,  vi lascio immaginare il tema. Gennaro Esposito è un grande (detto alla milanese segue un &#8220;ca..o&#8221;, ndr), non so come dire, buono, sa di pane. E poi è bravissimo nel suo essere così rigoroso.</p>
<p><strong>E la giuria?</strong><br />
Alessandro Borghese è uno showman che fa il cuoco, almeno così mi ha detto. Mai visto all&#8217;opera in tv. Mi ha invitato a &#8220;Cucina con Ale&#8221; su Real Time e ho accettato. Sono curioso di assaggiare qualche suo piatto. Camilla Baresani la conosco da tanto tempo, è stata tra le prime a credere nella cucina Pop. E&#8217; una signora perbene, anche quando dice che <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/la-notte-degli-chef-leggete-cosa-dice-camilla-baresani/" target="_blank">copro la stempiatura alta con il taglio a caschetto</a>! Davide Rampello mi segue da venticinque anni, da quando veniva a mangiare da Marchesi. Goloso come pochi, ha spazzolato tutti i dolci preparati per le gare.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-36559" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-07-02-a-17.34.26.png" alt="" width="575" height="319" /></p>
<p><strong>I gastrofanatici di Internet storcono il naso davanti a tanta sovraesposizione televisiva. Tu, che hai un bel seguito anche sui blog, cosa rispondi?</strong><br />
Che accontentare tutti è impossibile. Dico solo che, sa da un lato credo nella forza democratica dei blog, dall&#8217;altro noto spesso una scorrettezza di fondo nell&#8217;uso che se ne fa. Pur di conquistare nuovi lettori si spinge sulla polemica, travisando volontariamente le dichiarazioni. Ci sono cascato anche io. Ma ho imparato la lezione.</p>
<p><em>(Davide Oldani si riferisce a una polemica  di qualche tempo fa provocata dalle sue dichiarazioni sulle donne in cucina, non in grado di sostenere  &#8211; <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/cucina/non-ci-sono-donne-in-cucina-perche-non-ce-la-fanno-firmato-davide-oldani/" target="_blank">si leggeva nel post </a>- i ritmi dei grandi ristoranti. Mi ha chiesto di non parlarne, ma io ne approfitto per ricordargli invece una sua smentita, uscita sempre su Dissapore. Davide, questo è un video. <a title="YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=ygTeH4nnaS4" target="_blank">E qui ci sei piaciuto!</a>)</em></p>
<p>[<em>Link: Rcs, Dissapore. Immagini: Canale 5</em>]</p>
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		<title>Ecatombe di un concetto: D&#8217;O &#8211; Davide Oldani</title>
		<link>http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/ecatombe-di-un-concetto-do-davide-oldani/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 16:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro_zz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Si bisbiglia di una cucina stretta e lunga mentre attendiamo le solite ritardatarie. Curiosiamo la carta appesa fuori e gli scambi sommessi  tra chef e brigata dalla finestra semi-aperta. Arriva la &#8220;bella gente&#8221;, macchinone bianco in divieto, sex appeal&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/ecatombe-di-un-concetto-do-davide-oldani/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35291" title="Davide Oldani" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/davide-oldani-copia.jpg" alt="" width="620" height="1015" /></p>
<p>Si bisbiglia di una cucina stretta e lunga mentre attendiamo le solite ritardatarie. Curiosiamo la carta appesa fuori e gli scambi sommessi  tra chef e brigata dalla finestra semi-aperta. Arriva la &#8220;bella gente&#8221;, macchinone bianco in divieto, sex appeal che latita e noi a far da ostacoli al parcheggio selvatico (hashtag #pirla). Sboroni ad alta voce in giacca blu bottoni oro. Un cane abbaia stanco, lasciato solo dentro l&#8217;auto in attesa nel parcheggio. Veranda impolverata con cassonetto d&#8217;ordinanza. Stradone trafficato. Esterno notte, periferia. Chiesa di paese.</p>
<p>Amen.</p>
<p>Siamo a San Pietro all&#8221;Olmo, frazione di Cornaredo, ovest di Milano. Siamo qui, di fronte alla rivoluzione, l&#8217;insurrezione e la disobbedienza. L&#8217;eversione della cucina creativa, dello chef sborone che alza i prezzi perche&#8217; le materie prime e perche&#8217; gli investimenti e perche&#8217; la creativita&#8217; e perche&#8217; siamo tutti in regola e piripi&#8217; e piripo&#8217;. Ma pagheremo comunque i nostri settantasette a testa, anche se con centosedici per due bottiglie di vino.</p>
<p>Da Oldani paghi il giusto, confermato. Magari evitiamo l&#8217;etichetta di low-cost che e&#8217; eccessiva.</p>
<p>Naturalmente i bicchieri obliqui risplendono di fascino, il cubo di pelle inutile crea interrogativi da fumetto e la posata tutto fare ci rapisce. Ma non ci piace. O meglio: ci piace molto e ci incuriosisce anche di piu&#8217; ma e&#8217; scomoda come una madonna &#8230;  per mangiare, che_ne_so_per_esempio, la cipolla caramellata con le diverse consistenze di grana, pardon: parmigiano.</p>
<p>No problem, abbiamo gusti strani e incontentabili. Alla fine siamo sette cagacazzi, ma illuminati. Infatti non incolpiamo la beata ignoranza della signora senza sex-appeal se la toilette da&#8217; direttamente sul nostro tavolo (pero&#8217; chiudi la porta, ignorante).</p>
<p>Il tono e&#8217; questo, osteria bella ma un po&#8217; piccola e rumorosa. Ci si impegna in brigata e in sala.</p>
<p>La cipolla dunque: mito di gioventu&#8217; e architrave della cucina del D&#8217;O, elemento fondante del manifesto del locale. E&#8217; dolce ma, intelligenti come siamo, ce lo aspettavamo. Ha le sue punte di salato. Che sono decisamente poche, dimodoche&#8217;, complice un po&#8217; di rabbietta per la posata assurda, dopo meta&#8217; ne hai le palle piene. Arriveremo tutti in fondo, ma in parte scontenti. Stavolta siamo quasi tutti risonanti, troppo dolce.</p>
<p>In tema di dolce: arriva una composizione bella da vedere con gorgonzola, mascarpone e pan di spagna &#8230; leggerissima &#8220;al peso&#8221;. Un macigno da deglutire, sapore troppo, troppo, TROPPO grasso. Metti_tipo_non_so un foie-gras con spalmata una mano di crema di mascarpone. Lo lasciamo, ma non per snobismo, proprio perche&#8217; non si riesce a mandar giu&#8217;. Peccato sembrava anche una buona idea.</p>
<p>Vedono la nostra scarsa prestazione e gentilmente_prontamente_dolcemente rimediano con una bella macedonia in gelatina con sorbetto al basilico. E&#8217; bella fresca e il contrasto con il mattone precedente farebbe sembrar buona anche la miniatura  del duomo di Milano fatta di burro acido. Ma siamo comunque contenti.</p>
<p>In mezzo e&#8217; passata una cena godibile e a tratti emozionante, con le animelle e le interiora (su espressa richiesta/proposta), a riposare sulla robusta coda di vitello. A tratti meno: con la trippetta di pesce, la cui consistenza mi infastidisce, ammollata dentro un bel risottino.</p>
<p>Recentemente, un caro collega, mi ha spiegato la differenza tra due espressioni romanesche che noi scimmiottatori polentoni utilizziamo senza alcuna cura. Differenza che, si badi, ha gia&#8217; causato ben piu&#8217; d&#8217;una crisi diplomatica. &#8220;&#8216;Stiqatsi&#8221; e &#8220;&#8217;stoqatso&#8221; &#8230; la prima, tra l&#8217;altro, gia&#8217; vituperata dal circuito dei media mainstream.</p>
<p>In breve: &#8217;stiqatsi, spesso preceduta da &#8220;eeeee&#8230;.&#8221;, verrebbe utilizzata quando il romano intende sottolineare estraneita&#8217; di interesse all&#8217;argomento, la seconda rimane invece a testimoniare grosso accento e meraviglia.</p>
<p>Ho provato a chiedere al collega cosa ne pensasse del D&#8217;O ma una telefonata urgente me l&#8217;ha portato via improvvisamenteeeeeeeeee&#8230;.</p>
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		<title>Didascalizzami questa &#124; &#8220;Al posto delle tette&#8221;</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/didascalizzami-questa-al-posto-delle-tette/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 16:42:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuele Berti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em>Conservi un briciolo di humor malgrado  il supplizio dei ragali di Natale? Allora trova una didascalia più risolutiva della nostra: &#8220;Al posto delle tette&#8221;.</em></span></p>
<p>La conduttrice di Cotto e mangiato Benedetta Parodi e il cuoco-star Davide Oldani sono i testimonial&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/didascalizzami-questa-al-posto-delle-tette/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-29532 alignleft" title="La copertina di Panorama" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/1104.jpg" alt="" width="304" height="400" /><span style="font-size: 80%;"><em>Conservi un briciolo di humor malgrado  il supplizio dei ragali di Natale? Allora trova una didascalia più risolutiva della nostra: &#8220;Al posto delle tette&#8221;.</em></span></p>
<p>La conduttrice di Cotto e mangiato Benedetta Parodi e il cuoco-star Davide Oldani sono i testimonial della copertina di Panorama dedicata al neorinascimento della cucina italiana.</p>
<p>[Immagine: Panorama]</p>
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		<title>Cose che non sai se possono funzionare in Italia: la doggy bag</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 14:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ve li figurate uomini d&#8217;affari <em>ingiaccaccravatati</em> accompagnati da dame tacco 12 che escono da ristoranti costosi brandendo una busta riempita con gli avanzi della cena? Sì, stiamo parlando della <strong><em>doggy bag</em></strong>, di gran moda in America e <a title="Pianeta Donna"&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/cose-che-non-sai-se-possono-funzionare-in-italia-la-doggy-bag/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-29281" title="Pietro Leemann con la doggy-bag" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/leemann.jpg" alt="" width="250" height="295" />Ve li figurate uomini d&#8217;affari <em>ingiaccaccravatati</em> accompagnati da dame tacco 12 che escono da ristoranti costosi brandendo una busta riempita con gli avanzi della cena? Sì, stiamo parlando della <strong><em>doggy bag</em></strong>, di gran moda in America e <a title="Pianeta Donna" href="http://www.pianetadonna.it/casa/casalinga-perfetta/michelle_obama_doggy_bag.html" target="_blank">tanto cara a Michelle Obama</a>, che la Onlus Associazione Cena dell&#8217;Amicizia <a title="Corriere Milano" href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_dicembre_16/ristorante-avanzi-doggy-bag-chef-18188367069.shtml" target="_blank">ha proposto ai nostri ristoratori</a> come gesto etico per combattere gli sprechi. I primi ad essere interpellati sono stati gli chef <strong>Pietro <span style="text-decoration: line-through;">Leeman</span></strong> <strong>Leemann</strong> (Joia) e <strong>Davide Oldani</strong> (D&#8217;O), i quali si sono dimostrati entusiasti della proposta che nel frattempo ha preso forma diventando un progetto dal nome: &#8220;Il Buono che Avanza&#8221;. C&#8217;è già il logo: un piccolo sacchetto con tanto di manici che fa l&#8217;occhiolino.</p>
<p>I ristoranti italiani che hanno aderito alla rete &#8220;<strong>avanzi zero</strong>&#8221; sono già 20, e se vi capitasse di andare a cena proprio in uno di questi, a fine pasto oltre al conto, vi sarà consegnato un sacchetto con quel che avete lasciato nel piatto.</p>
<p>Il senso ci è chiaro, e visti i <strong>trentasette miliardi di euro</strong> in cibo buono che vengono buttati dalle nostre famiglie (secondo uno studio dell&#8217;Università Bicocca di Milano), ha senz&#8217;altro la sua importanza.</p>
<p>Ma quello che ci chiediamo è: proprio qui, nel Belpaese, dove mangiar fuori spesso e purtroppo è simbolo di status sociale, <strong>la busta con gli avanzi potrà funzionare</strong>?</p>
<p>[Crediti |  link: Corriere Milano, Pianeta Donna, immagine: Club Papillon]</p>
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		<title>Lo chef è un Dio, il libro che fa tremare le cucine italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 08:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em>Ilaria Bellantoni, giornalista che odia cucinare, ha passato un mese nella cucina milanese di uno chef famoso, ribattezzato Vito Frolla. Ora ha scritto un libro che farà rumore, <a title="Feltrinelli" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491016.html;jsessionid=34DF8BA689272C09274B4C19A4A3440B.applprod02" target="_blank">Lo chef è un Dio</a>, per metà un episodio</em></span>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/lo-chef-e-un-dio-il-libro-che-fa-tremare-le-cucine-italiane/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-27516" title="Lo chef è un Dio di Ilaria Bellantoni" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-11-05-a-08.51.48.png" alt="" width="200" height="295" />Ilaria Bellantoni, giornalista che odia cucinare, ha passato un mese nella cucina milanese di uno chef famoso, ribattezzato Vito Frolla. Ora ha scritto un libro che farà rumore, <a title="Feltrinelli" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491016.html;jsessionid=34DF8BA689272C09274B4C19A4A3440B.applprod02" target="_blank">Lo chef è un Dio</a>, per metà un episodio di Casalinghe disperate, per l&#8217;altra il <a title="Feltrinelli" href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=1741979" target="_blank">Kitchen Confidential</a> de noantri. Ha scritto anche qualcosa per Dissapore, ma&#8230; ci torneremo, per ora gustatevi alcuni brani del libro <a title="Feltrinelli" href="http://www.feltrinellieditore.it/BlogItem?item_id=30007" target="_blank">e il suo blog</a>.</em></span></p>
<p><strong>Probabilmente su Carlo Cracco</strong>. Quando mangia, al ristorante, è parco. Assaggia tutto, ma a pranzo e  cena si concede solo insalata e un paio di grissini. Esagerando. Mi  piace come si veste VF (<em>Vito Frolla, forse lo pseudonimo di Carlo Cracco</em>) perché tutte le volte che lo guardo è come se  schiacciassi rewind e tornassi negli anni ottanta, quando ero una  bambina e volevo sposare Simon LeBon. Porta ancora i pantaloni a  palloncino ocra o rossi come andavano allora, le camicie a righine  gialle, azzurre, bianche con nonchalance sopra la cintura. Ai piedi All  Star blu, se vi par poco.</p>
<p><strong>Probabilmente su Luca Gardini, campione del mondo dei sommelier e direttore del ristorante Carlo Cracco</strong>. “Devo svuotare le palle, altrimenti non riesco a lavorare. Non mi  arrivano i neuroni al cervello,” mi mette al corrente Tony (<em>Tony forse è lo pseudonimo di Luca Gardini</em>). È il  migliore sommelier d’Europa, ma al posto della bocca ha una fogna da cui  escono espressioni che imbarazzerebbero uno a caso dei trans che ha  messo nei pasticci Piero Marrazzo. Tony passa metà del suo tempo a  portarsi a letto qualsiasi cosa che si muove, l’altra metà a raccontarlo  a tutti senza omettere alcun dettaglio sulle sue prestazioni. Per  questo, qui lo chiamano “il Marmoreo” e sostengono che rispetto a lui Sting con le sue otto ore medie di  performance sia un dilettante. Sempre che sia vera una storia su cento di quelle di cui tutti i giorni lui ci informa ripercorrendo per  nostra edificazione la sua performance minuto per minuto. Quando caccia  il suo biglietto da visita nel portaconto delle clienti più graziose,  aggiunge: “Altro che Sting”. Le più astute capiscono all’istante dove  vuole andare a parare ed emettono insistenti trilli di giubilo. Le altre  no, ma a Tony non importa perché mira solo alle prede facili, le  smaliziate. Quando ha cominciato a spararle grosse sulle sue prestazioni  erotiche, credevo lo facesse per impressionarmi. Accartocciava il naso  da criceto e dondolava la testa finché non mi metteva bene a fuoco.  Infine, tutto giocondo, attaccava la solita tiritera: “Come ti piace  farlo? E quando lo fai tieni addosso le scarpe? Io devo scopare tutti i  giorni, se no impazzisco”. Io rispondevo così: “Ma tu sei scemo o lo  fai?”. E mi giravo dall’altra parte. Poi ho capito che Tony è  monomaniaco, è più forte di lui. Peccato che con me non attacchi.  Frequento da troppo tempo il mondo dello spettacolo e i suoi bassifondi: non mi stupisco più di nulla. Con lui, però, ho riso  come non mi succedeva dai tempi del liceo. Era da allora che non sentivo  tante panzane tutte insieme. “Io mi trombo anche una cinquantenne, se è  buona,” mi ha informato una mattina che stavo amabilmente parlando con  VF della sua sfolgorante carriera.</p>
<p><em>A un certo punto del libro la protagonista del libro intervista Gualtiero Marchesi, che si toglie qualche sassolino</em>.</p>
<p><strong>Gualtiero Marchesi su Andrea Berton, chef del Trussardi alla Scala di Milano</strong>. Andrea Berton del ristorante  Trussardi ha lavorato da me e moltissimo in Francia. Lui è micidiale:  una volta l’ho mandato via, non lo sopportavo più. ‘La devi smettere di  parlare così, di massacrare le persone del tuo team’.” ‘Fa così perché  non vuole pagarmi di più’, mi ha risposto. E io: ‘Ti pagherò di più  quando parlerai meglio’. Dopo qualche mese è tornato dicendo che si era calmato. Ma non era vero e io non l’ho  voluto più vedere. Nella vita normale era un ragazzo gentile ed  educato, ma in cucina diventava una bestia.</p>
<p><strong>Gualtiero Marchesi su Carlo Cracco</strong>. “Quando siamo andati a Erbusco non comandavo più. (<em>A Erbusco c&#8217;è il ristorante del resort l&#8217;Albereta, guidato da Marchesi</em>). Si erano messi  di mezzo gli amministratori e mi avevano creato non pochi problemi.  Avevano scelto Vito (<em>Carlo Cracco</em>) come chef e un giorno lui m’ha detto: ‘La cucina è  sua, i cuochi sono miei’. Ma come può dire una cosa del genere a me che  l’ho visto crescere? Non ho mai avuto niente contro di lui, ma non mi  piace il modo che ha di comandare, di imperversare sulla gente: si  insegna, si spiega. Se quelli che sono usciti da me diventano bravi è  perché io spiego tutto. Odio i metodi duri. Deve maturare umanamente.  Era mol-<br />
to preciso, però.</p>
<p><em>La protagonista del libro va a mangiare al ristorante D&#8217;O di Cornaredo, dopo pranzo ha questo dialogo con lo chef e proprietario Davide Oldani</em>.</p>
<p><strong>Su Davide Oldani</strong>. “Ho notato che ha preso appunti. Non voglio che lei scriva di questo  pranzo.” “Perché?” “Non voglio parlare di VF.” (<em>Cioè probabilmente di Carlo Cracco</em>). “Non lo abbiamo fatto. E  in ogni caso le ricordo che nonostante in Italia qualcuno si permetta di  fare leggi ad personam esiste ancora la libertà d’opinione, e io sono  libera di scrivere che questo pranzo non è stato tra i miei preferiti. O  che l’ho apprezzato moltissimo.” “Lei non solo mi ha offeso, ma sta  giocando con me.” È impazzito. Ma io agli uomini che gli faccio? “Esci  da quel corpo!” vorrei urlare al demone che si è impossessato del più pop e  democratico e cordiale degli chef. Invece, gli rispondo così: “L’ho solo informata di certe regole che probabilmente non conosceva”.  “Allora adesso paga il conto.” “Se le fa piacere&#8230; mi tolga una  curiosità. Pensa che sia venuta fin qui per scroccarle un pranzo?” “Lei  mi ha fatto incazzare.” “Accetta carte di credito?” “No.” “Allora temo di non arrivarci.” “Ce la fa, ce la fa. Sono trentadue euro  per il menu degustazione,” conclude dopo aver lanciato una rapida  occhiata al mio portafoglio di Marc Jacobs. E la storia del Robin Hood  dei quattro fuochi? Quella che favoleggia sugli 11,50 euro del menu fisso di mezzogiorno, accessibile “perfino” alla gente del  posto? Si vede che mi considera vagamente forestiera, ma io sono  pietrificata dalla vergogna. Per lui, beninteso. Ed è lo stesso per i  suoi cuochi-camerieri. Che screanzato. Ma come si fa a trattare così una  donna?</p>
<p><strong>Sul congresso per cuochi Identità Golose</strong>. Non mi ero ancora avventurata nel mondo dei  “foodies”. Più che appassionati, sono ardenti maniaci del cibo e del  vino e da noi sono 4 milioni e 500 mila, quasi il 10 per cento degli  italiani. Sessantacinque su cento sono uomini tra i venticinque e i  cinquantaquattro anni e si pappano il meglio che ci sia sul mercato.  Fanno la spesa nei negozi bio e spendono l’ira di Dio in ristoranti  stellati. Immagino amino anche cucinare tutto quello che comprano: e che  le loro mogli siano le più fortunate sulla faccia della terra, visto  che non sono condannate alla tirannia della padella. Però le inviterei a  farsi un giro alle fiere dei gourmet. Io sono stata a Identità golose,  il congresso della cucina d’autore, e ho visto ventenni in minigonna che  neanche nel backstage di Vasco Rossi. Erano lì per rendere l’ambiente  un po’ più glamorous, I suppose. Trotterellavano intorno agli chef  trattati come celebrità hollywoodiane e procedevano a grandi falcate tra  i talebani del gusto reggendo vassoi colmi di ogni genere di bontà  commestibili. Ho notato un signore con i capelli bianchi, il ventre  gonfio, le mani impiastricciate di maionese e le labbra distese in un  ghigno compiaciuto: era quasi in paradiso.</p>
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		<title>Tornare a Taste of Milano nonostante tutto</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 13:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro_zz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Piove. Saranno contente le tamerici arse, ma le mie impressioni di settembre vanno in mona. Niente rugiada, niente sole, e neppure il cavallo. Piove dunque su <strong>Taste of Milano</strong>. Le previsioni del tempo, <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/taste-of-milano-al-sapore-di-kabul-durante-la-guerra/" target="_blank">il bel post di</a>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/tornare-a-taste-of-milano-nonostante-tutto/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piove. Saranno contente le tamerici arse, ma le mie impressioni di settembre vanno in mona. Niente rugiada, niente sole, e neppure il cavallo. Piove dunque su <strong>Taste of Milano</strong>. Le previsioni del tempo, <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/taste-of-milano-al-sapore-di-kabul-durante-la-guerra/" target="_blank">il bel post di Suzukimaruti</a>, i commenti informati e le acconciature rifatte l&#8217;avevano quasi spuntata, ma non ho mollato. Dopo il giro di mezzo castello (da cerebrolesi della direzione) entriamo. Ore 8.10pm circa, zero coda, ne abbiamo fatta a sufficienza in macchina. Milano, due gocce d&#8217;acqua e bla bla bla. Ci danno il minisoprabito stile concerto, intasco e faccio il figo con il cappellino sotto la pioggia. Non battente, ma sicura di se&#8217;.</p>
<p>Lascio il gruppo e punto uno stand, un po&#8217; di gente. Skippo al successivo, solo stand commerciali: un po&#8217; vuoti di interesse. Skippo ancora e arrivo in fondo. Ristorante di Oldani, poco prima delle 8.30pm. Avanti.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25824" title="Il D'O di Davide Oldani" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/oldani.jpg" alt="" width="250" height="188" />Ristorante D&#8217;O, chef Davide Oldani:</strong> legume al cucchiaio, stracciatella di bufala e fichi cotti. Ottimo, contrasto come da titolo e fico in spolvero in fila dietro al legume. Qualche dubbio sulla consistenza della stracciatella che forse soffre l&#8217;esterno, ma in ogni caso il piatto sara&#8217; a lungo il vincitore di serata.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong>Alice, chef Viviana Varese</strong>: mousse di cioccolato con cuore di liquirizia, salsa allo zafferano e aceto balsamico. Buono, avrei osato di piu&#8217; sul balsamico, ma il cioccolato &#8220;ruzza alla grande&#8221; e lo zafferano rimane giustamente li&#8217;, senza rompere. Alle 8.31 Alice ha battuto 247 scontrini.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong>Cracco, chef Carlo Cracco:</strong> crema di riso allo zafferano con cioccolato al riso croccante. Buono, un equilibrio spezzato dalla croccantezza del riso, zafferano molto nascosto (credo che questo piatto necessiti di opportuna &#8220;nasata&#8221; non adatta all&#8217;esterno)  e cioccolato che meriterebbe un accento in piu&#8217;. Alle 8.43 Cracco ha staccato 278 scontrini.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25825" title="Trussardi alla Scala con Andrea Berton" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/trussardi.jpg" alt="" width="250" height="188" />Trussardi alla Scala, chef Andrea Berton:</strong> raviolo di stinco di vitello, con consomme&#8217; al lemongrass. E&#8217; un po&#8217; che mi incuriosisce questo Berton ma il locale vero mi intimorisce troppo. Qui il raviolo e&#8217; molto buono, e di gusto ruffianamente popolare. Soffre tantissimo perche&#8217; si riesce solo a indovinare il profumo di lemongrass ucciso dalla brezza e dagli odori della pioggia e del parco. Peccato. Inutilmente snob come al solito rifiuto di assaggiare l&#8217;insalata liquida con sfera di baccala&#8217; al nero, e me ne pentiro&#8217;.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25830" title="The Park, chef Filippo Gozzoli" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/hyatt.jpg" alt="" width="250" height="188" />The Park Restaurant, chef  Filippo Gozzoli:</strong> rigatoni trafilati al bronzo con carbonara di mare. Oooopps, qui sbaglio qualcosa, io o lo chef <img src='http://www.dissapore.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> . La pasta e&#8217; ovviamente buona, ma la carbonara di mare fa troppo business hotel, oppure diciamo che fa un po&#8217; penne panna e salmone. L&#8217;aneto mi piace un sacco ma con salmone e acquavite, altrimenti uccide tutto il resto.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25829" title="Fingers, chef Roberto Okabe" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/fingers.jpg" alt="" width="250" height="188" />Finger&#8217;s, chef Roberto Okabe:</strong> rolls selection four seasons (astici con uova e pesce volante, anguilla e mango, salmon grill &amp; cheese, tempura di gamberi e avocado). Un break importante dai gusti italiani, facile pensare che &#8220;non c&#8217;inzerti niente&#8221; invece ci sta. Da prendere comunque per quello che e&#8217;: un break qualitatoso, soprattutto per gli ignoranti (io) della cucina jappo.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25826" title="Ristorante Savini con Matteo Torretta" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/savini.jpg" alt="" width="250" height="188" />Ristorante Savini, chef Matteo Torretta:</strong> brasato al cucchiaio con pure&#8217; affumicato. Spettacolo di tradizione dove la digressione e&#8217; qualche grano di sale grosso a vista. Non vincera&#8217; la mia inutile classifica perche&#8217; la tradizione e&#8217; davvero davvero forte e in generale preferisco i tentativi di innovazione (anche quando pindarici); rivaluto l&#8217;idea di una cena li&#8217;, certo dovrei verificare i prezzi prima. Scontrini alle 9.34: 375.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25827" title="Il luogo di Aimo e Nadia Moroni" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/il-luogo.jpg" alt="" width="250" height="188" />Il Luogo Di Aimo e Nadia, chef Aimo Moroni:</strong> dolci ortaggi (tortina di farina di castagne, composta di finocchi e arance, cioccolato rio caribe, crema al bergamotto). Sdilinquano in gruppo per questo dolce che e&#8217; senz&#8217;altro buono, ma servito troppo freddo. Si indovina un coacervo di sapori intriganti ma la temperatura lascia troppo all&#8217;immaginazione. Davvero fuori luogo la gestione del banco, con &#8220;scleri&#8221; ripetuti, ingiustificati e talvolta irritanti per sedie spostate, piatti vuoti lasciati sul bancone e &#8220;facce da attesa&#8221; (solo facce). E&#8217; una fiera, comunque la si voglia chiamare, se la vostra cucina volete farla in un ambiente &#8220;controllato&#8221; continuate pure con il ristorante ed evitate esperienze del genere. E tenetevi le vostre opere d&#8217;arte a casa.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-25828" title="Ristorante Bianca, chef Omar Allievi" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/bianca.jpg" alt="" width="250" height="188" />Ristorante Bianca, chef Omar Allievi:</strong> parmigiana bianca flan di melanzane, consomme&#8217; di pomodoro e spuma di mozzarella di bufala. Mentre son li&#8217;, satollo di sapori, che negozio la buonuscita mi svirgola l&#8217;idea di provare questo qui, complice anche una certa agilita&#8217; allo stand. Sorpresa, davvero &#8230; sul filo di lana appaia Oldani come top di serata, lasciando anche qualcosa di perfettibile in una quantita&#8217; di spuma riducibile pena il soverchio sul resto. Ottima, anche la cortesia sveglia a contrasto dello stand di fianco (che e&#8217; quello di cui sopra).<br style="clear: both;" /></p>
<p>E poi.</p>
<p>Si !. C&#8217;era la Maserati ma era nera, c&#8217;era anche la Bi Emme Vu (il Caff avrebbe gradito ? <img src='http://www.dissapore.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ), c&#8217;era l&#8217;edonismo milanese fuori luogo. C&#8217;erano gli stand &#8220;biecamente&#8221; commerciali, ma erano appunto commerciali, non accademici. C&#8217;era la festa del PDL li&#8217; vicino e c&#8217;erano la pioggia e il fango. C&#8217;era il biglietto del babbeo a 50 euro, ma se ti sei fatto &#8230; ehm &#8230; ciulare &#8230; non puoi mica prendertela con l&#8217;organizzazione.</p>
<p>C&#8217;era casino sotto le tende e c&#8217;erano gli ombrelloni che scaricavano acqua anche se eri sotto gli stand. C&#8217;erano tavolini e sedie bagnati.</p>
<p>Poi c&#8217;era il cibo, e quello mi e&#8217; piaciuto. Molto.</p>
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		<title>E ora, qualcosa di completamente diverso: il D&#8217;O di Davide Oldani</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Cortese</dc:creator>
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<p>La cucina e il credo del ristorante di Davide Oldani, Il D’O di  Cornaredo, in provincia di Milano, si potrebbero riassumere leggendo il menù degustazione. Quattro portate,  più la classica “entrèe”, a <strong>32 euro</strong>, servizio e coperto inclusi. Beninteso, non&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/e-ora-qualcosa-di-completamente-diverso-il-do-di-davide-oldani/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22735" title="Davide Oldani nello stadio Meazza di Milano" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/259.jpg" alt="" width="700" height="411" /></p>
<p>La cucina e il credo del ristorante di Davide Oldani, Il D’O di  Cornaredo, in provincia di Milano, si potrebbero riassumere leggendo il menù degustazione. Quattro portate,  più la classica “entrèe”, a <strong>32 euro</strong>, servizio e coperto inclusi. Beninteso, non è il prezzo che fa il ristorante, ma qui parliamo di alta  cucina (e non potrebbe essere altrimenti quando ci si forma nelle cucine  di  Albert Roux, Alain Ducasse, Pierre Hermè e Gualtiero Marchesi) senza orpelli a prezzi popolari.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22736" title="Parmigiana caramellata" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/PARMIGIANA_2010_01.jpg" alt="" width="700" height="525" /></p>
<p>So di essere in ritardo quasi imperdonabile, ma è la mia prima volta al D’O, la curiosità di capire il &#8220;sistema&#8221; Oldani è forte. Un ristorante sempre pieno, tanto che in Europa solo a El Bulli di Cala Montjoi, il locale di Ferran Adrià, si  hanno le stesse difficoltà per prenotare un tavolo.</p>
<p>Il menù con i prezzi, esposto all’esterno del ristorante, mi sembra un segno tangibile di grande civiltà.</p>
<p>La prima cosa che sorprende è l’ambiente, nel senso che conoscendo la storia di Davide Oldani, te lo aspetteresti più raffinato. Invece hai l’impressione di essere capitato nella classica trattoria padana, con le  pareti dipinte di giallo paglierino, il finto cotto come pavimento e le sedie impagliate, compreso, per completare il quadro, l’eccessivo rumore di fondo  causato dalla quantità di persone stipate nella piccola stanza dove sono seduto.</p>
<p>Se questo è il prezzo da pagare per sedersi nel ristorante dal rapporto qualità/prezzo migliore d’Italia, allora mi taccio.</p>
<p>Continuo avvertendo una certa distonia, questa volta in positivo, tra  l’ambiente e il resto. La causa è il personale del D’O.</p>
<p>Tutti ragazzi molto giovani ma di grande professionalità, e non troppo ingessati come capita nei  ristoranti dove le pareti sono in resina, il pavimento in listoni di legno francese  e le sedie di Kartell. Poi, quando dopo qualche minuto parli con Oldani, capisci che se sapesse solo cucinare non  riuscirebbe mai a portare avanti il suo ristorante. L’impressione è di trovarti al cospetto di un cuoco moderno, un  cuoco “manager”, che tiene abilmente sotto controllo costi e  ricavi del suo locale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22737" title="La Zuppa di melone di Davide Oldani " src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/ZUPPA_MELONE_03.jpg" alt="" width="700" height="525" /></p>
<p>In un  unico aspetto, il D’O, cucina a parte, ricorda i grandi ristoranti, quelli dal registro un po&#8217; serioso. Poco civilmente secondo il mio parere, non permette di fotografare i  piatti a chi paga il conto. E sì, perché alcuni piatti andrebbero fotografati per ricordarseli.</p>
<p>La “Vellutata di  legumi tiepida, cappelletti di curry e cioccolato” è roba fine, così come andrebbe fotografato per  farne un poster da appendere alle pareti, il piatto con la &#8220;Lingua di  maiale laccata, &#8220;buccine&#8221; di mare alla liquirizia&#8221;. Commetterò un unico errore al D’O. Mi farò incuriosire, vedendola servita  al tavolo di fianco, dalla “Parmigiana caramellata, grana caldo e  freddo” che ordinerò come fuori carta.</p>
<p>Chi come me ha fra i capelli il tipico “ciuffo” della  melanzana, tante e indimenticabili sono le parmigiane &#8211; quelle originali &#8211; mangiate  dalle mie parti, non riesce ad apprezzare questa versione, anche se di grana  caldo e freddo ne avrei mangiato a oltranza. Dico tuttavia che nel menù la parola “Parmigiana” era volutamente virgolettata, proprio a indicare qualcosa di diverso da quella originale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22738" title="Dolce di parmigiano, pere e ficoidea glacialis" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/DOLCE_PARMIGIANO_01.jpg" alt="" width="700" height="525" /></p>
<p>Il vino che mi ha fatto conoscere il sommelier del D’O, un  merlot, Ronco Severo 2006, si è rivelato una buona scoperta.</p>
<p>Davide Oldani è il profeta dello chic senza fronzoli cui ogni giorno si continua a chiedere  il buono (e il bello) ma che sia pratico e accessibile, un modello di ristorazione quanto mai attuale, difficilmente  replicabile altrove almeno agli stessi livelli.</p>
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		<title>Cosa fa Davide Oldani al Festival della Mente?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 14:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Scarpato</dc:creator>
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<p>Domenica mattina attraversavo il centro di Sarzana con un pensiero fisso: mi cadesse in testa una mela, forse mi aiuterebbe a capire. Capire e pensare, in questi giorni del <em>Festival della Mente</em>, potrebbe sembrare cosa scontata, in fondo non&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/salute/cosa-ci-fa-davide-oldani-al-festival-della-mente/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8555" title="Colazione al Festival della Mente di Sarzana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/1-caffe.jpg" alt="Colazione al Festival della Mente di Sarzana" width="640" height="480" /></p>
<p>Domenica mattina attraversavo il centro di Sarzana con un pensiero fisso: mi cadesse in testa una mela, forse mi aiuterebbe a capire. Capire e pensare, in questi giorni del <em>Festival della Mente</em>, potrebbe sembrare cosa scontata, in fondo non diversa dalla caduta di una mela, specie se la notte precedente, sugli spalti della fortezza, Piergiorgio Odifreddi ne aveva dato conto attraverso la lettura di passi da “I Principia” di Isacco Newton.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8556" title="il Festival della Mente di Sarzana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/2-festival.jpg" alt="il Festival della Mente di Sarzana" width="640" height="460" /></p>
<p>A me sarebbe bastato trovare un punto di equilibrio gastronomico, una chiave per collegare tradizione e innovazione, soprattutto dopo che, nelle stesse piazze, Carlin Petrini, in polo arancione, allargando a dismisura le braccia, aveva tuonato sarcastico contro “questi chef e questi stellati”, colpevoli di appropriarsi indebitamente dell&#8217;identità della cucina italiana, che spetta di diritto alle nostre donne, alle nostre mamme, vere e uniche depositarie delle centinaia di ricette che costituiscono la nostra tradizione: della serie “vogliamo mettere una bella tagliatella?” Un applauso scrosciante e convinto aveva accolto il nostro guru, tra sorrisi e gesti di approvazione, riaprendo nel mio animo di <em>gurmé</em>, l&#8217;antica, primaverile ferita di origine strisciante.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8557" title="La T-Shirt del Festival della Mente di Sarzana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/3-t-shirt.jpg" alt="La T-Shirt del Festival della Mente di Sarzana" width="640" height="473" /></p>
<p>Attraversavo Sarzana per andare ad ascoltare Davide Oldani e Camilla Baresani: confidavo che avrebbero fatto cadere la mela, che mi avrebbero aiutato a capire.<br />
&#8220;Io sono un cuoco pop&#8221;, esordisce Oldani: sono popolare, ma anche popolano, legato alle mie tradizioni e al mio territorio, a materie prime spesso dimenticate e umiliate, ma da rivalutare nel nome del gusto e della originalità, della irripetibilità e della stagionalità dei piatti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8558" title="Camilla Baresani e Davide Oldani al Festival della Mente di Sarzana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/7-oldani-baresani.jpg" alt="Camilla Baresani e Davide Oldani al Festival della Mente di Sarzana" width="640" height="422" /></p>
<p>La Cucina Pop ci può condurre fuori dell&#8217;oceano rosso e burrascoso della competizione esasperata, della qualità fine a se stessa, per portarci nel calmo mare blu di una cucina comprensibile, accattivante, di qualità costante e rivolta al maggior numero di persone grazie a prezzi accessibili. Sempre sul pezzo, dice, goccia a goccia: sono un cuoco, non uno chef.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8559" title="Davide Oldani al Festival della Mente di Sarzana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/9-do.jpg" alt="Davide Oldani al Festival della Mente di Sarzana" width="303" height="480" /></p>
<p>Una cucina che non può allontanarsi dalle persone e dalla memoria: per questo Oldani sceglie come luogo Cornaredo, dove non c&#8217;è il mare, né i monti e nemmeno le terme, ma dove si respira una atmosfera priva di frenesia. E&#8217; la sua casa, il suo posto, la sua terra e lì nasce la sua trattoria, che si chiama il D&#8217;O, che per di più in giapponese significa “La Via Giusta”.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8560" title="Il libri di Camilla Baresani e Davide Oldani" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/6-libri.jpg" alt="Il libri di Camilla Baresani e Davide Oldani" width="640" height="493" /></p>
<p>La mela era finalmente caduta. Anzi era una cipolla, addirittura caramellata. Pop.<br />
Camilla Baresani, proponendo con delizioso garbo la definizione di Pop Chic, sottolinea, a scanso di equivoci, che ci troviamo di fronte a una cucina raffinata, tecnicamente ineccepibile, bella da vedere, che risveglia nuove sensazioni al palato e in cui nulla è lasciato al caso: dalla sequenze dei piatti, all&#8217;aspetto salutista, dalla filosofia dei contrasti equilibrati, al ridimensionamento del vino, fino all&#8217;affermazione di libertà e convivialità in barba ad ogni galateo, al grido di “viva la scarpetta”, condizione necessaria, addirittura richiesta come attestazione di godimento.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8561" title="La Maglietta del Festival della Mente di Sarzana" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/4-maglietta.jpg" alt="La Maglietta del Festival della Mente di Sarzana" width="373" height="480" /></p>
<p>La Cucina Pop vuole esser Movimento, cantiere di progetti e idee, scuola e gavetta, punto di partenza per giovanissimi ragazzi: i giovani sono come spugne, assorbono, assorbono e un giorno cominceranno a rilasciare, diceva il Maestro (Gualtiero) Marchesi. Un progetto pensato ed elegante, la cucina al centro e attorno altre attività, dal design al fumetto, dal marketing all&#8217;editoria: sogni e idee che Oldani persegue con evidente passione, saggiamente passo dopo passo, un po&#8217; alla volta, ma anche per gioco, persino con un certo imbarazzo, come quando gli proposero di indossare un terrificante e improbabile paio di occhiali <em>glamour</em> alla Andy Warhol.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8562" title="il cervello, uno dei simboli del Festival della Mente" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/5-brain.jpg" alt="il cervello, uno dei simboli del Festival della Mente" width="349" height="480" /></p>
<p>Conoscevo Oldani, ma la cipolla caramellata pop che mi è caduta in testa finisce col convincermi, mi piace, resto affascinato dal progetto, anche se ogni tanto, nel lungo termine, difficilmente potrei resistere all&#8217;irrefrenabile bisogno di salire sulle montagne russe di una sconvolgente e dissacrante cucina Rock. Se esiste. Davide Oldani è giovane, insegue e caramella i suoi sogni, per crescere: la sera, un altro ragazzo, pallido e vestito di scuro, ha parlato dei suoi sogni di prigioniero. Roberto Saviano sarebbe felice di potersi sedere tranquillo, guardando gli amici negli occhi, a un tavolo del D&#8217;O. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
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		<title>Perché scoprire la cucina pop di Davide Oldani, 11 euro e 50 a parte</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 07:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[davide oldani]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Da tifosi <a title="Peperosso" href="http://peperosso.libero.it/2005/21_06_06_le_oldaniadi_perche_davide_olda/#more-3604" target="_blank">preistorici</a> del cuoco Davide Oldani, profeta dello chic senza fronzoli cui ogni giorno continuiamo a chiedere il bello [o il buono] ma che sia pratico e accessibile, settimana scorsa eravamo alla presentazione del suo secondo&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/perche-scoprire-la-cucina-pop-di-davide-oldani-11-euro-e-50-a-parte/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3493" title="Intervista a Davide Oldani alla presentazione di La mia cucina pop" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/oldex.jpg" alt="Intervista a Davide Oldani alla presentazione di La mia cucina pop" width="240" height="144" />Da tifosi <a title="Peperosso" href="http://peperosso.libero.it/2005/21_06_06_le_oldaniadi_perche_davide_olda/#more-3604" target="_blank">preistorici</a> del cuoco Davide Oldani, profeta dello chic senza fronzoli cui ogni giorno continuiamo a chiedere il bello [o il buono] ma che sia pratico e accessibile, settimana scorsa eravamo alla presentazione del suo secondo libro: <a title="IBS" href="http://www.ibs.it/code/9788817029278/oldani-davide/mia-cucina-pop.html" target="_blank">La mia cucina pop</a>. Nel video trovate le risposte dell&#8217;eroe impavido che ha mollato i Marchesi e i Ducasse per misurarsi con cipolle, radici e sardine al D&#8217;O, dove<strong>—</strong>secondo i più<strong>—</strong>è nato il futuro della ristorazione italiana: alta cucina senza orpelli a 11 euro e 50. [Riprese e montaggio: Francesca Ciancio]</p>
<p><object width="480" height="385" data="http://www.youtube.com/v/N4qSob5Tibk&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/N4qSob5Tibk&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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