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	<title>Dissapore &#187; green economy</title>
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		<title>Duelli epici &#124; Carlo Petrini (l&#8217;angelo di Slow Food) vs Guido Barilla (l&#8217;industria, il merendista rassicurante)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 08:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ci aspettavamo silenzio e facce schifate, in fondo le condizioni esistenziali dei barbuti Carlo Petrini e Guido Barilla sono diverse. Il primo è l&#8217;angelo di Slow Food e nostro pensatore ecogastronomico di riferimento, l&#8217;altro è l&#8217;industria, il più pericoloso&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/duelli-epici-carlo-petrini-langelo-di-slow-food-vs-guido-barilla-lindustria-il-merendista-rassicurante/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center; margin-bottom: 20px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="550" height="330" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pCRd1eRRPtw&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="550" height="330" src="http://www.youtube.com/v/pCRd1eRRPtw&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>Ci aspettavamo silenzio e facce schifate, in fondo le condizioni esistenziali dei barbuti Carlo Petrini e Guido Barilla sono diverse. Il primo è l&#8217;angelo di Slow Food e nostro pensatore ecogastronomico di riferimento, l&#8217;altro è l&#8217;industria, il più pericoloso &#8220;spacciatore internazionale di merendine&#8221; in circolazione.</p>
<p><span id="more-28556"></span></p>
<p><a title="La Stampa" href="http://www3.lastampa.it/cucina/sezioni/notizie/primo-piano/articolo/lstp/377795/" target="_blank">Ad attovagliarli è stata La Stampa</a> con il direttore Mario Calabresi, Dissapore, che dando seguito a una battuta di Barilla, <a title="Dissapore" href="../primo-piano/barilla-slow-food-a-cena-col-nemico/" target="_blank">aveva chiesto a Slow Food se sarebbe andato a cena col nemico</a>, si è ritagliato il ruolo di paraninfo. Peccato che l&#8217;ambientazione non proprio seducente della trattoria Gatto Nero di Torino, tolga un po&#8217; di tensione erotica all&#8217;incontro. Ma voi seguitelo comunque, e diteci una volta per tutte da che parte state: il <em>merendismo</em> rassicurante di Barilla che rivendica i meriti dell&#8217;industria, o il piccolo-è-bello-senza-se-e-senza-ma di Petrini?</p>
<p><strong>Industria vs piccoli produttori</strong>. L&#8217;inizio è soft, ma si capisce che Petrini ha voglia di puntualizzare. Dice Barilla che il grande merito del&#8217;industria è di averci dato alimenti comunque salubri con ricette migliorate nell’arco del tempo, a prezzi  accettabili. Petrini è d&#8217;accordo, ma secondo lui la vera questione è un’altra. I metodi dell&#8217;industria hanno mortificato le piccole produzioni, un &#8220;disastro&#8221; per l&#8217;agricoltura. Slow Food non vuole colpevolizzare l&#8217;industria ma il &#8220;coccio&#8221; non va stritolato e la piccola produzione è il vaso di coccio.</p>
<p><strong>La colpa è/non è dell&#8217;industria</strong>. Barilla, da principio accomodante, sopporta poco le estremizzazioni. Si scalda, rifiuta completamente il ruolo di colpevole, è pronto per l&#8217;affondo. &#8220;Non è vero che l&#8217;industria ha distrutto il piccolo commercio&#8221;, al contrario, ha dimostrato una &#8220;straordinaria attenzione alla qualità&#8221;, e se molti piccoli produttori non ce l&#8217;hanno fatta è perché mancavano di competitività. Petrini si difende affermando di non aver mai accusato l&#8217;industria, ma l&#8217;altro è scatenato, e lo accusa di aver detto cose gravi  tipo che l&#8217;industria nasconde la verità sulla filiera dei prodotti per vendere di più.</p>
<p><strong>La crisi</strong>. Con l&#8217;ironia del <em>self made man</em> langarolo che tanto gli invidiamo, Petrini riprende il centro della scena. &#8220;Allora dirò che la colpa è di Bajon, come cantava mia nonna&#8221;. La sua linea è che le colpe sono tante, &#8220;anche i consumatori, cioè noi tutti, facciamo molti errori&#8221;. La risposta adeguata alla crisi che viviamo non è incitare a consumare di più. La crisi si affronta <strong>1)</strong> Difendendo l’ambiente. <strong>2)</strong> Proteggendo la biodiversità (e quindi la diversità culturale dei piccoli produttori). <strong>3)</strong> Aumentando la giustizia sociale, non sono i piccoli produttori a influenzare le decisioni europee bensì le multinazionali con delle vere e proprie lobby, e riguardo alla pubblicità, i piccoli non possono permettersi la  potenza di fuoco degli altri. <strong>4)</strong> Riducendo il guadagno della grande distribuzione (supermercati, grandi magazzini, catene di negozi, cooperative di consumo) &#8220;che mangia la torta più  grande a scapito sia dei piccoli produttori che delle industrie&#8221;.</p>
<p><strong>Il prezzo</strong>. Per Barilla quello su la Grande Distribuzione è una specie di assist, ce l&#8217;ha in particolare con la corsa  al prezzo più basso. &#8220;E&#8217; un meccanismo folle perché  genera un abbassamento della qualità&#8221;. E&#8217; a questo punto che il direttore de La Stampa si ricorda di essere lì per fare delle domande, possibilmente insidiose. &#8220;Ma per noi consumatori, che differenza c’è tra un pacco da mezzo  chilo di pasta Barilla che compriamo a 90 centesimi e un pacco di fusilli  di Gragnano, presidio Slow Food, per cui spendiamo 4 euro?&#8221;</p>
<p><strong>La pasta di Gragnano (non) è fatta a mano</strong>. Esce fuori l&#8217;anima gastrofanatica di Petrini, che si lascia scappare &#8220;i fusilli di Gragnano sono lavorati a mano&#8221; (<a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/intervista-doppia-con-carlo-petrini-e-roberto-burdese-di-slow-food/" target="_blank">si tratta della sua pasta preferita</a>). Ma Barilla non fa sconti: &#8220;Sempre che lo siano&#8221;. Hem, Barilla io glielo dico, il resto dei lettori lo penserà senza dirglielo, se nella confezione c&#8217;è scritto che i fusilli di Gragnano sono fatti a mano dobbiamo crederci o no? Se ne sa di più ci avvisi, eh! Petrini dice che sì, sono fatti a mano, e che se le donne che li lavorano cantassero sarebbero più buoni.</p>
<p><strong>Lo spreco</strong>. Per Petrini i prezzi troppo bassi della Grande Distribuzione sono una causa dello spreco, &#8220;buttiamo tonnellate di alimenti ogni giorno, li compriamo e poi non li mangiamo&#8221;. Qui Barilla parla dei &#8220;milioni di euro buttati ogni giorno nel gioco d’azzardo  o in altri consumi superflui&#8221;, ma a occhio, non sembrano discorsi risolutivi.</p>
<p><strong>Gli Ogm</strong>. Sul tema Petrini attacca per non essere attaccato. Si iscrive al campionato mondiali di &#8220;maniavanti&#8221; e chiede: &#8220;Slow Food ha fatto della lotta gli Ogm una sua bandiera, Barilla come vede il problema?&#8221; L&#8217;altro non dice la cosa che Petrini vorrebbe sentire: &#8220;Non li consideriamo di per sé il diavolo&#8221;. &#8220;Forse la scienza può aiutarci ad affrontare l’incremento della popolazione&#8221;. &#8220;Non bisogna essere contrari all’innovazione se non corriamo pericoli&#8221;. Allora Petrini tuona: &#8220;Chiedo il  diritto di precauzione&#8221;. Rievoca il fenomeno della <em>mucca pazza</em>, esploso 25 anni dopo che si è iniziato ad alimentare i bovini con le farine animali, e cita gli effetti della <em>Green Economy</em> visti in India: &#8220;avrebbe  dovuto essere una panacea, invece i contadini si suicidano perché che non riescono a pagare i debiti&#8221;. Gran finale: La scienza deve dialogare con i contadini senza pensare che la verità stia solo dalla sua parte&#8221;.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong>. Eccoci alla fine dell&#8217;epico duello. A poche ore dal secondo <a title="Barilla cfn" href="http://www.barillacfn.com/programma" target="_blank">Forum internazionale sull&#8217;alimentazione e la nutrizione</a> che inizia domani all&#8217;Università Bocconi di Milano, dove i due <span style="text-decoration: line-through;">si scontreranno</span> si incontreranno di nuovo, diteci, chi vi ha convinto di più? Meglio le ragioni dell&#8217;angelo di Slow Food, o il piglio dello &#8220;spacciatore di merendine&#8221; vi ha definitivamente conquistati?</p>
<p>[<em>Fonti: La Stampa, Barilla Cfn</em>]</p>
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		<title>Fatto colazione?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 07:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il <em>McGangBang</em> è un doppio Cheeseburger di McDonald&#8217;s con un <em>McChicken sandwich</em> infilato dentro. Non cercatelo nei menu ufficiali, è una manipolazione nata in Florida, si narra, nel 2006. Anche il nome è inventato, ispirato da una pratica sessuale il&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/fatto-colazione/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5535" title="mcgangbang" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/mcgangbang.jpg" alt="mcgangbang" width="540" height="405" />Il <em>McGangBang</em> è un doppio Cheeseburger di McDonald&#8217;s con un <em>McChicken sandwich</em> infilato dentro. Non cercatelo nei menu ufficiali, è una manipolazione nata in Florida, si narra, nel 2006. Anche il nome è inventato, ispirato da una pratica sessuale il cui vivace cerimoniale è <a title="Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gang_bang" target="_blank">spiegato qui</a>.</p>
<p><span id="more-5534"></span></p>
<p>Da quando mesi fa, su YouTube è apparso il video del <a title="YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=IPSrfzyPXX4" target="_blank">primo ordine</a> di un McGangBang, il panino è diventato famoso attraverso i social network. Oggi ha <a title="Facebook" href="http://www.facebook.com/pages/McGangbang/63714399801" target="_blank">una pagina</a> su Facebook, <a title="MySpace" href="http://www.myspace.com/mcgangbang" target="_blank">una</a> su MySpace, <a title="Flickr" href="http://flickr.com/search/?q=mcgangbang&amp;w=all" target="_blank">14 foto</a> su Flickr, mentre ormai, i video su YouTube non si contano più. Ieri, pure McDonald&#8217;s ha <a title="Eat me daily" href="http://www.eatmedaily.com/2009/03/the-mcgangbang-a-mcchicken-sandwich-inside-a-double-cheeseburger/" target="_blank">detto la sua</a> sul McGangBang.</p>
<p>Capito dove si annidano i veri nemici della <em>green economy</em> di Obama?</p>
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