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	<title>Dissapore &#187; libro</title>
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		<title>Domanda per maschi afflitti dalla sindrome &#8220;nel weekend divento cuoco&#8221;: Si compra Cuoco per emozione di Spyros?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>La domanda è semplice. Può &#8220;Cuoco per emozione&#8221;, il libro di Spyros, fresco vincitore del primo Masterchef italiano, funzionare da deterrente contro la sindrome da &#8220;nel weekend divento cuoco&#8221; improvvisamente dilagata tra i maschi di questo Paese che dopo&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/domanda-per-maschi-afflitti-dalla-sindrome-nel-weekend-divento-cuoco-si-compra-cuoco-per-emozione-di-spyros/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47133" title="Cuoco per emozione di Spyros" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/400370_235050523247169_178557658896456_562009_1193737215_n.jpg" alt="" width="379" height="500" /></p>
<p>La domanda è semplice. Può &#8220;Cuoco per emozione&#8221;, il libro di Spyros, fresco vincitore del primo Masterchef italiano, funzionare da deterrente contro la sindrome da &#8220;nel weekend divento cuoco&#8221; improvvisamente dilagata tra i maschi di questo Paese che dopo una giornata di duro lavoro, <a title="Corriere.it" href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/27/nel_weekend_diventa_cuochi_co_7_120127035.shtml" target="_blank">stando ai giornali</a>, sognano unicamente di infilarsi un grembiule?<span id="more-47132"></span></p>
<p>E&#8217; una carriera fulminea alla Spyros Theodoridis, 37 anni, grego trapiantato a Modena con la passione per la cucina, quella desiderata dalla tribù di uomini che aspetta il weekend per accendere i fornelli e tirar fuori la bastardella, la maryse (una spatola in uso tra i pasticceri), la bacinella &#8220;cul-de-poule&#8221;, il sifone o la stravaganza tecnologica appena aquistata? Per non parlare delle chicchissime padelle.</p>
<p>O in realtà, gli uomini cercano nella cucina una dimensione più umana della vita, una pausa prima di riprendere a covare astio verso il vicino di scrivania, al riparo da fidanzate petulanti e tiranniche?</p>
<p>Quel che voglio chiedere ai compagni di genere (vabbeh) è in definitiva, se oltre a prendere d&#8217;assalto i negozi specializzati per chiacchierare e scambiarsi consigli su porzionatori, stampi da budino, coltelli per l&#8217; arrosto in manico di cervo; cloche e mestoli compreranno il libro di Spyros, magari per realizzare una tartare quadrata come insegna il neomasterchef.</p>
<p>Cari maschi sopra e sotto i 40, aggiungerete &#8220;Cuoco per emozione&#8221; ai nuovi modi per godersi la vita?</p>
<p>[Crediti | <em>Link: Corriere.it, immagine: Rizzoli</em>]</p>
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		<title>Dissapore e Malvarosa regalano: &#8220;Da Uomo a Uomo, confidenze tra uomini ai fornelli&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un ex fidanzato, parliamo di alcuni lustri orsono, aveva una grande passione per la cucina, proporzionale alla totale incapacità ai fornelli. Perquanto, sprezzante del pericolo, si avventurava in intrugli paragonabili alle torture corporali del Medioevo. Creativamente arrogante: scuoceva la pasta,&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/dissapore-e-malvarosa-regalano-da-uomo-a-uomo-confidenze-tra-uomini-ai-fornelli/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-46753" title="Da uomo a uomo" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/1199.jpg" alt="" width="250" height="364" />Un ex fidanzato, parliamo di alcuni lustri orsono, aveva una grande passione per la cucina, proporzionale alla totale incapacità ai fornelli. Perquanto, sprezzante del pericolo, si avventurava in intrugli paragonabili alle torture corporali del Medioevo. Creativamente arrogante: scuoceva la pasta, bruciava il soffritto e considerava il sale una qualunque polverina bianca. Dopo l&#8217;ennesimo risotto burro, porri e banane l&#8217;ho buttato fuori casa. Forse, e ribadisco forse, se all&#8217;epoca gli avessi potuto regalare questo libro, saremmo durati di più. Questione di mesi, si intende.</p>
<p><strong>Dissapore e Malvarosa Edizioni regalano: da Uomo a Uomo, di Marco Coppola</strong>.<br />
Se appartenete alla categoria di quell&#8217;ex fidanzato e volete migliorare le vostre doti culinarie, o magari avete un amico che attenta al vostro palato con ogni invito a cena, questo è il libro che ci vuole. Ovviamente vale anche per le ragazze: poche cose azzerano la libido come un maschio imbranato ai fornelli. Siccome vi pensiamo sempre e ci state tanto a cuore, oggi regaliamo <a title="Malvarosa" href="http://www.malvarosaedizioni.it/schedaLibro.aspx?idLibro=7" target="_blank">Da Uomo a Uomo</a>, di Marco Coppola (240 pag. 26,00 €). Una copia in regalo ai tre lettori che raccontano nei commenti, e con dovizia di particolari, l<strong>a peggiore cena cucinata da un uomo della loro carriera.<br />
</strong></p>
<p>Siate impietosi. Avete tempo fino alle 12 di domani.</p>
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		<title>Dissapore e Guido Tommasi Editore regalano &#8220;Spiriti Bollenti&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ah, gli Chef. Misteriose creature della notte dalle sembianze umane, spericolati esploratori del gusto, affascinanti stregoni travestiti da moderne rockstar.  Ma chi saranno mai? Insomma, quali oscuri pensieri, segreti, ossessioni e desideri nascondono sotto le stellate casacche bianche? Quali ostacoli&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/dissapore-e-guido-tommasi-editore-regalano-spiriti-bollenti/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-46514" title="Spiriti bollenti" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2012-01-20-a-11.02.11.png" alt="" width="220" height="424" />Ah, gli Chef. Misteriose creature della notte dalle sembianze umane, spericolati esploratori del gusto, affascinanti stregoni travestiti da moderne rockstar.  Ma chi saranno mai? Insomma, quali oscuri pensieri, segreti, ossessioni e desideri nascondono sotto le stellate casacche bianche? Quali ostacoli hanno dovuto affrontare personaggi come Carlo Cracco, Massimo Bottura, Nadia Santini, Moreno Cedroni, Ciccio Sultano o Heinz Beck nel percorso verso il successo?</p>
<p>Se l’è chiesto Raethia Corsini, giornalista milanese, romana di adozione, che spinta da innata curiosità ha indagato nella vita di 21 cuochi dell’haute cuisine. Li ha spogliati della scorza ed è arrivata al nocciolo, per poi svelare la verità tra le pagine di un libro dal titolo a dir poco evocativo.</p>
<p><strong>Guido Tommasi Editore e Dissapore regalano Spiriti Bollenti, scritto da Raethia Corsini e illustrato da Gianluca Biscalchin.</strong></p>
<p>Soltanto 3 fortunati commentatori avranno la possibilità di ricevere in regalo questo libro e, come ogni settimana, dovranno meritarselo. Ecco il <em>deal</em>: dovete dirci quali sono gli ingredienti fondamentali di uno chef per avere successo oggi.</p>
<p>Immaginateli, descriveteli, inventateli se necessario.</p>
<p>Avete tempo fino alle 12 di domani, non siate timidi.</p>
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		<title>Dissapore e Giunti Editore regalano &#8220;Grandi cuochi: Moreno Cedroni&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 14:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Moreno Cedroni è uno dei cuochi più bravi, originali ed eclettici che abbiamo in Italia. Sono stata a trovarlo in quel di Senigallia e in due giorni ho avuto l&#8217;occasione di assaggiare i salumi di mare seduta ai tavolini di&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/dissapore-e-giunti-editore-regalano-grandi-cuochi-moreno-cedroni/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-46183" title="Moreno Cedroni" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Moreno-Cedroni-copertina.jpg" alt="" width="250" height="290" />Moreno Cedroni è uno dei cuochi più bravi, originali ed eclettici che abbiamo in Italia. Sono stata a trovarlo in quel di Senigallia e in due giorni ho avuto l&#8217;occasione di assaggiare i salumi di mare seduta ai tavolini di Anikò (la salumeria ittica ideata da Cedroni), di cenare alla Madonnina del Pescatore, l&#8217;ammiraglia a due stelle Michelin. E ho visitato l&#8217;officina dove Moreno produce le sue scatolette. Non sono ancora stata al Clandestino Susci bar nella baia di Portonovo, ma ho potuto assaggiare alcuni dei suoi formidabili crudi di mare. Moreno Cedroni è uno dei motivi per cui vorrei che Senigallia si trasferisse a Roma, possibilmente proprio sotto casa mia.</p>
<p><strong>Dissapore e Giunti Editore regalano: Moreno Cedroni</strong>.<br />
Non lui in persona, purtroppo, bensì il libro della collana Grandi Cuochi scritto da Cinzia Benzi con l&#8217;introduzione di Paolo Marchi. Oltre la storia e le imprese del cuoco marchigiano, nel libro troviamo 80 ricette, tra le quali 5 menù di Susci di annate diverse, composti da sette piatti ciascuno. Come ogni settimana, alla nostra volontà di regalarvi 3 (tre) volumi, deve seguire un pizzico di impegno che oggi consiste nel raccontarci <strong>la vostra prima esperienza con il pesce crudo</strong>, in onore di Cedroni. Il regalo andrà ai tre commenti più belli, avete tempo fino alle 12 di domani. Non siate telegrafici!</p>
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		<title>Pasta by design: quanto più una persona presenta i sintomi del genio, tanto più sarà fan della pasta</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Buongiorno e sentite scuse: qui si parla ancora di pasta, non c&#8217;è tempo per i convenevoli. Vale però la pena, perché: (1) Un tal architetto George Legendre di Londra <a title="Repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/11/news/pasta_geometria-27904800/?ref=HRERO-1" target="_blank">ha scritto</a> <a title="Thames and hudson" href="http://www.thamesandhudson.com/9780500515808.html"&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/pasta-by-design-quanto-piu-una-persona-presenta-i-sintomi-del-genio-tanto-piu-sara-fan-della-pasta/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-46166" title="Pasta by design" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/photo1105.jpg" alt="" width="620" height="445" /></p>
<p>Buongiorno e sentite scuse: qui si parla ancora di pasta, non c&#8217;è tempo per i convenevoli. Vale però la pena, perché: (1) Un tal architetto George Legendre di Londra <a title="Repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/11/news/pasta_geometria-27904800/?ref=HRERO-1" target="_blank">ha scritto</a> <a title="Thames and hudson" href="http://www.thamesandhudson.com/9780500515808.html" target="_blank">Pasta by design</a>, un libro così desiderabile, da somigliare all&#8217;oggetto della nostra adorazione, la pasta, appunto; (2) Il libro ricostruisce l&#8217;albero genealogico di 92 tipi di pasta, ne ricerca l&#8217;origine geografica, il procedimento di fabbricazione, perfino l&#8217;etimologia del nome, e di ciascuno fornisce l&#8217;equazione e la ricostruzione grafica. E&#8217; insomma, la manifestazione d&#8217;affetto più vitale che sia possibile immaginare; (3) Ci interessa poco chi è Mr. Legendre, un genio o un uomo di vertiginosa mediocrità, ma non possiamo restare insensibili a questo formidabile atto d&#8217;amore, <strong>per cui dobbiamo collaborare</strong>.</p>
<p>In che modo?</p>
<p>Classificando quanti più formati di pasta riusciamo in base alla regione di provenienza, senza illuderci di coprire gli oltre 500 formati isolati dall&#8217;imprescindibile libro di Oretta Zanini De Vita, <a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/pasta-Atlante-dei-prodotti-tipici/dp/8839713344/ref=sr_1_4?ie=UTF8&amp;qid=1326353742&amp;sr=8-4" target="_blank">La Pasta</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-46167" title="Pasta by design" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/pasta-by-design-06.jpg" alt="" width="540" height="326" /></p>
<p>Inizio io dai gruppi di pasta:<br />
<strong>Lunga a sezione tonda e compatta</strong>: vermicelli, spaghetti&#8230;<br />
<strong>Lunga a sezione tonda e forata</strong>: bucatini, ziti&#8230;<br />
<strong>Lunga a sezione rettangolare</strong>: trenette, linguine&#8230;<br />
<strong>Lunga a spessore largo</strong>: lasagna, pappardelle&#8230;<br />
<strong>In nidi o matasse</strong>: capelli d&#8217;angelo, fettuccine, tagliatelle&#8230;<br />
<strong>Corta liscia</strong>: penne, fusilli, farfalle&#8230;<br />
<strong>Corta rigata</strong>: maccheroni, sedanini, rigatoni&#8230;<br />
<strong>Da minestra</strong>: ditalini, stelline, quadrucci&#8230;</p>
<p>Proseguo con i formati non più attribuibili a una singola regione.<br />
Capelli d&#8217;angelo, capellini, spaghetti, spaghettini, spaghettoni, vermicelli, linguine, mafaldine, fettuccine, lasagne, paglia e fieno, pappardelle, tagliatelle, tagliolini, taglierini, bucatini, cannelloni, cavatappi, cellentani, chifferi, ditalini, eliche, maccheroncini, manicotti, mezze penne, pasta al ceppo, penne, pennette, perciatelli, rigatoni, sedani, trenne, torchietti, tortiglioni, tuffoli, gnocchi, mezzelune, cannelloni, quadrettini, stelline, ruote, radiatori, maltagliati, fiori, conchiglie, casarecce, lasagne.</p>
<p>Per regioni adesso.<br />
<strong>Piemonte</strong>. Agnolotti.<br />
<strong>Lombardia</strong>. Pizzoccheri, casoncelli, marubini.<br />
<strong>Veneto</strong>. Bigoli.<br />
<strong>Liguria</strong>. Fidelini, fidei, bavette, linguine, reginette, trenette, colzetti, trofie.<br />
<strong>Toscana</strong>. Pici, fiorentine, sagnarelli.<br />
<strong>Emilia Romagna</strong>. Strozzapreti, anolini, cappelletti, tortellini, garganelli.<br />
<strong>Marche</strong>. Passatelli.<br />
<strong>Umbria</strong>. Stringozzi.<br />
<strong>Lazio</strong>. Bucatini.<br />
<strong>Abruzzo</strong>. Spaghetti alla chitarra, tonnarelli, fregnacce.<br />
<strong>Puglia</strong>. Troccoli, tripoline, sagne&#8217;ncannulate, cavatelli, fricelli, orecchiette.<br />
<strong>Campania</strong>. Scialatielli, fusilli, calamarata, maccheroni, paccheri.<br />
<strong>Calabria</strong>. Pasta larga.<br />
<strong>Sicilia</strong>. Ziti, Cataneselle.<br />
<strong>Sardegna</strong>. Malloreddus, fregula, culurgiones.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-46168" title="Pasta by design" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/photo1106.jpg" alt="" width="620" height="446" /></p>
<p>Per finire, alcune regole semplici per preparare un buon piatto di pasta ricavate da <a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/grande-libro-piatti-Cucina-grandi/dp/8844025795/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;qid=1326356881&amp;sr=8-2" target="_blank">Il Grande libro della pasta</a> di Giunti.</p>
<p><strong>1.</strong> Il formato di pasta va scelto a seconda del sugo che lo accompagna: più la psta è grossa più il condimento può essere ricco. Mentre i capelli d&#8217;angelo sono ottimo conditi con olio e formaggio, i bucatini si servono con ragù di carne, funghi, ecc. La pasta corta grossa è ideale per una preparazione al forno.</p>
<p><strong>2.</strong> L&#8217;acqua della pasta va salata soltanto quando ha raggiunto il bollore calcolando circa 10 gr di sale ogni litro d&#8217;acqua. L&#8217;acqua salata bolle infatti a temperature inferiori rispetto a quella non salata.</p>
<p><strong>3.</strong> Perché cuocia in modo uniforme e non si attacchi, la pasta va mescolata per tutto il tempo di cottura. Un accorgimento utile, specie per la pasta all&#8217;uovo o ripiena, è quello di versare un po&#8217; d&#8217;olio nell&#8217;acqua prima della pasta.</p>
<p><strong>4.</strong> La pasta va scolata al dente per due ragioni: essendo minore la quantità d&#8217;acqua assorbita risulta più digeribile e saporita. Qualora venga spadellata o passata a gratinare in forno è bene scolarla un po&#8217; indietro di cottura.</p>
<p><strong>5.</strong> Sia per mescolare la pasta, sia per cucinare il condimento, sia per rimescolare poi tutto nella zuppiera, adoperate sempre utensili in legno per non rischiare che elementi tossici e sapori sgradevoli si trasmettano al cibo e per evitare di spezzare la pasta.</p>
<p><strong>E il vostro turno.</strong></p>
<p>[Crediti | <em>Link: Repubblica.it, Thames and Hudson, Amazon.it, immagini: Selectism</em>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Foodie, geeky, bookie. Ovvero: 2+1 non fa 3, ma proprio tutta un’altra cosa</title>
		<link>http://www.dissapore.com/cucina/foodie-geeky-bookie-ovvero-21-non-fa-3-ma-proprio-tutta-un%e2%80%99altra-cosa/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Peronaci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[giallo zafferano]]></category>
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		<category><![CDATA[Sonia Peronaci]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em>Sonia Peronaci ha scritto uno dei bestseller di Natale: Le mie migliori ricette. Abbiamo chiesto al boss di Giallo Zafferano di raccontarci come è andata, se avete domande usate i commenti.<br />
</em></span></p>
<p>Comincerò a consigliarlo agli amici blogger come&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/foodie-geeky-bookie-ovvero-21-non-fa-3-ma-proprio-tutta-un%e2%80%99altra-cosa/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 80%;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-45160" title="Sonia Peronaci" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/primi_3.jpg" alt="" width="250" height="375" />Sonia Peronaci ha scritto uno dei bestseller di Natale: Le mie migliori ricette. Abbiamo chiesto al boss di Giallo Zafferano di raccontarci come è andata, se avete domande usate i commenti.<br />
</em></span></p>
<p>Comincerò a consigliarlo agli amici blogger come terapia contro la noia: se il vostro tran tran quotidiano, per quanto intenso, non vi basta più, la soluzione è a portata di mano. Scrivete un libro e, all’improvviso, il mondo si accorgerà di voi. Dove con “mondo” intendo giornali e giornalisti, televisioni digitali e a pagamento, insomma: tutta la batteria di media tradizionali. Tu non sei cambiato, non fai cose diverse rispetto al giorno prima: sei sempre lo stesso, eppure… Eppure tutti ti chiedono, tutti ti vogliono (per dirla con Rossini).</p>
<p>&#8220;<a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/gp/product/8804617810/ref=s9_simh_gw_p14_d0_g14_i1?pf_rd_m=A11IL2PNWYJU7H&amp;pf_rd_s=center-2&amp;pf_rd_r=1BX2HV09A73Y7CH6KJEX&amp;pf_rd_t=101&amp;pf_rd_p=214853547&amp;pf_rd_i=426865031" target="_blank">Le mie migliori ricette</a>&#8221; è uscito per Mondadori il 29 novembre, dopo sei anni passati a costruire <a title="Giallo Zafferano" href="http://www.giallozafferano.it/" target="_blank">Giallozafferano.it</a> e a supportare in cucina migliaia di persone. Sei anni, uno più di un lustro, settantadue mesi, praticamente il tempo che un neonato arrivi alle elementari: un’eternità.</p>
<p>Eppure… eppure per quel “mondo” non esisti, sei immateriale, nonostante il grande consenso popolare.</p>
<p>Passare dai pixel alla carta è stato come conquistare una certa materialità: non sono più Sonia “the ghost-cooker” Peronaci, ma Sonia “the writer”. Eh be’, tutta un’altra cosa! Strano, ma vero: sono diventata accettabile per quanti non lavorino nel web o non abbiano l’abitudine a consultarlo per la suprema ragion culinaria e mi si sono spalancate le porte dell’attenzione pubblica: interviste, video, recensioni, articoli, richieste, presentazioni… è tutto un ascoltare, rispondere e telefonare, un farsi fotografare, presenziare, girare, viaggiare: un secondo lavoro tutto da apprendere.</p>
<p>Ero pronta? Assolutamente no! Sono talmente abituata a comunicare in maniera diretta, non mediata con i miei utenti che parlo così anche con i giornalisti, senza considerare che le parole definitive, quelle che andranno in stampa – e dunque quelle “vere” –, saranno state scelte da qualcuno che non sono io. Ahia: sono giusto reduce da un succoso fraintendimento con una giornalista di un quotidiano nazionale che deve amare molto pepe e spezie varie, la quale mi ha messo in bocca, se non concetti, almeno modi di dire che mai avrei utilizzato.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-45161" title="La copertina di &quot;Le mie migliori ricette&quot;" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/GZ_cover_libro.jpg" alt="" width="250" height="337" />E allora mi viene da chiedermi: ma ne vale la pena rischiare di passare per quella che non sono? In fin dei conti, stavo benissimo nella mia cucina e sono pronta a tornarci in ogni momento… Poi però mi dico: «Già che ci sono…» Già che ci sono provo a dare alla mia “creatura” lo spazio e l’attenzione che merita. Già che ci sono mi metto in gioco e ci provo, a giocare ad armi pari con chi viene da quel “mondo”: le competenze le ho, i riscontri anche. Vale la pena? Credo di si.</p>
<p>Finché riesco a restare fedele allo spirito pionieristico e appassionato con cui è nato Giallozafferano.it e che ho abbondantemente spalmato tra le pagine di Le mie migliori ricette, che è pieno di idee e novità, sì, ma anche di solidi e sempiterni riferimenti alla tradizione: forse l’unica cosa che non passa. Ogni piatto è corredato di varianti, ove possibile, e di un mio consiglio che ne garantisce la resa al 100%. Tutti i piatti sono stati cucinati appositamente: abbiamo scattato fotografie più <em>up-to-date</em>, ma abbiamo anche verificato la correttezza di ogni ricetta, per garantire la massima precisione e qualità ai nostri lettori.</p>
<p>È stato faticoso?</p>
<p>Sì, certo, e lo è ancora. Fedeltà e costanza costano, ma ripagano in termini di soddisfazione. Nell’ultimo mese ho avuto zero minuti liberi: lavoro-lavoro-lavoro, più ci ho tenuto ad accogliere i partecipanti alle presentazioni con un piccolo buffet e a mettere a disposizione basi già pronte per provare a fare qualcosa insieme in loco. I librai mi guardavano esterrefatti: pare non sia usuale che un’autrice prepari la ghiaccia reale tra un Camilleri e un Carofiglio…</p>
<p>Forse non ne sono capaci?</p>
<p>Usuale o no, ha funzionato: è piaciuto, sono riuscita a far passare qualcosa di me, del mio modo di fare le cose. È questo che vorrei riuscire a portare nel “mondo”, che mi piacerebbe riuscire a raccontare.</p>
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		<title>La ricetta perfetta: cappelletti in brodo di Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Fratini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<category><![CDATA[Sonia Peronaci]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>E&#8217; bello quando il boss ti capisce e ti accetta come sei. Prendi me, odio tortellini, anolini, ravioletti e ogni altro involucro farcito (tranne i raviolini del plin, ma è un’altra storia). Motivo? Chissà. Però sento che le cene&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/la-ricetta-perfetta-cappelletti-in-brodo-di-natale/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-44843" title="Cappelletti" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/photo1-234.jpg" alt="" width="620" height="415" /></p>
<p>E&#8217; bello quando il boss ti capisce e ti accetta come sei. Prendi me, odio tortellini, anolini, ravioletti e ogni altro involucro farcito (tranne i raviolini del plin, ma è un’altra storia). Motivo? Chissà. Però sento che le cene coi parenti non sono del tutto estranee. Poi ricevo un email con &#8220;Che Natale sarebbe senza cappelletti&#8221; come oggetto, la firma è Massimo Bernardi. Ed eccomi a tirar di sfoglia<span id="more-44707"></span></p>
<p>[Breve inciso] Parliamo di cappelletti in brodo, quelli romagnoli a base di carne bianca e formaggio, non di magro e non emiliani. <em>Piatti</em> chiari amicizia lunga. Se non ci credete, <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/cucina/piccola-treccani-del-tortellino-emiliano/" target="_blank">guardate qua</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-44840" title="La carne" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/cappelletti1.jpg" alt="" width="619" height="414" /></p>
<p><strong>Il cappone: un animale &#8220;rimminchionito&#8221;</strong>.<br />
Se perfino mia madre, nel tempo, ha imparato a fare l&#8217;albero di Natale senza rompere le palle, perché non dovrei domare la pasta ripiena? Inforco l&#8217;Artusi, il classico dei classici. Dice testuale del cappone: “quel rimminchionito animale che per sua bontà si offre nella solennità di Natale in olocausto agli uomini”. Per un momento valuto la scelta vegetariana manco fossi Safran Foer. Nel mentre ho già scartato il ripieno suggerito dall&#8217;Artusi. Raviggiolo niet.</p>
<p><strong>Mortadella sì, mortadella no.</strong><br />
E&#8217; un&#8217;epoca social, ma ci si mette poco nei panni altrui: alla voce foodblog non trovo niente sui cappelletti in brodo. Penso che io e la pasta ripiena non siamo destinati poi seguo una foto invitante. Appartiene a una <a title="Il diario gastronomico" href="http://www.ildiariogastronomico.com/2011/01/cappelletti-in-brodo.html" target="_blank">riedizione</a> del cappelletto con il maiale al posto del cappone. Vade retro. Scopro una ricetta con la <a title="Un dejeunerdesoleil" href="http://www.undejeunerdesoleil.com/2010/02/cappelletti-in-brodo.html" target="_blank">mortadella</a>: e se i puristi s&#8217;indignano? Non se ne fa nulla, sono più aperta, viceversa, ai consigli sulle spezie: rosmarino, salvia, noce moscata e scorza di limone?</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-44841" title="Ripieno" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/cappelletti2.jpg" alt="" width="620" height="461" /></p>
<p><strong>Sonia Peronaci. O dei muscoli di Popeye</strong>.<br />
Okay per il ripieno, ma la pasta? Chiamo Sonia Peronaci, fatina del sito Giallo Zafferano e autrice del <a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/mie-migliori-ricette-GialloZafferano-Comefare/dp/8804617810" target="_blank">bestseller di Natale</a>. Mi spiega che la pasta va fatta ad arte, praticamente senza sale per non farla ingrigire, poi tirata sottilissimissima. Il quadro è amaro, dovrò dar di mattarello tutto il pomeriggio, a questo punto mi iscrivo direttamente alla palestra sotto casa. Non a caso si chiama Popeye.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-44842" title="Cappelletti" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/photo1-162.jpg" alt="" width="620" height="415" /></p>
<p><strong>La ricetta perfetta</strong>.<br />
Brodo di cappone: perfino Artusi dice di non gravare troppo sul brodo perché ”c&#8217;è il caso di crepare”. Per cui, prendete la sua ricetta che è meglio.</p>
<p>Sfoglia: 300 gr. di farina 00, 3 uova o 5 rossi.</p>
<p>Ripieno: 200 gr lonza di maiale, 300 gr. pollo o tacchino, un uovo, 30 gr. Parmigiano Reggiano, 60 gr. ricotta, noce moscata, buccia di limone grattugiata, salvia, rosmarino, vino bianco, sale, pepe, burro.</p>
<p>Preparo la sfoglia classica <a href="http://www.dissapore.com/cucina/la-ricetta-perfetta-tortelli-di-zucca/" target="_blank">come già per i ravioli di zucca</a>, e la lascio riposare coperta.</p>
<p>Faccio rosolare in poco burro la lonza e il tacchino tagliati a pezzetti, lascio cuocere per 10 minuti poi unisco salvia, rosmarino, sale e pepe. La carne ha da essere cotta ma non troppo secca, in caso, la bagno con qualche goccia di vino o di brodo. Faccio raffreddare e passo al passaverdure per ottenerne un trito abbastanza fine.</p>
<p>Ora aggiungo noce moscata, uovo, Parmigiano e ricotta. Amalgamo bene e lascio riposare. Nel frattempo stendo la sfoglia – a mano o con l’aiuto di qualche nonna papera, dipende dal vostro tasso di eroismo. Taglio la sfoglia in quadratini e sistemo al centro di ognuno una nocetta di composto. Poi, prima chiudo a triangolo facendo combaciare i due angoli opposti, quindi unisco le due punte laterali alle spalle del ripieno. Continuo così fino a quando, dopo un paio d’ore, termino il ripieno e la pazienza.</p>
<p>Faccio cuocere i cappelletti nel brodo di cappone, e servo caldi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-44844" title="Cappelletti in brodo" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Photo1-11.jpg" alt="" width="415" height="620" /></p>
<p><strong>Post Scriptum</strong>.<br />
Saggio è chi stende la pasta gradualmente così da non far seccare la sfoglia, &#8216;che bagnare i bordi dei cappelletti per riuscire a chiuderli significa alimentare il Tafazzi che è in noi.</p>
<p>Niente angelo della Thun per Natale, piuttosto fatevi regalare degli stampini nuovi. I miei tagliano storto e male, così invece dei tortellini sono usciti i cappelli degli alpini…</p>
<p>Che Natale sarebbe senza cappelletti in brodo? Banalità a parte, mi tocca ammettere che Massimo Bernardi aveva ragione. Ma guarda tu&#8230;</p>
<p>Occhio a farli troppo buoni. Se il fidanzato vi invita a ripetere l&#8217;operazione per il pranzo di Natale, obnubilate dal caldo e dal vino, potreste inavvertitamente cedere. Passerete così interi pomeriggi a chiudere la pasta all’uovo con Radio Italia in sottofondo. E non è bello.</p>
<hr size="1" />
<p><em>Le altre ricette perfette: (1) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/come-fare-la-perfetta-parmigiana-di-melanzane/" target="_blank">Parmigiana di melanzane</a>. (2) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/come-cucinare-gli-spaghetti-alle-vongole-perfetti/index.php" target="_blank">Spaghetti alle vongole</a>. (3) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/come-cucinare-la-pasta-con-le-sarde-perfetta/" target="_blank">Pasta con le sarde</a>. (4) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/come-preparare-il-gelato-alla-crema-perfetto-con-o-senza-gelatiera/" target="_blank">Gelato</a>. (5) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/come-cucinare-la-panzanella-perfetta/" target="_blank">Panzanella</a>. (6) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/come-preparare-una-marmellata-fatta-in-casa-perfetta/" target="_blank">Marmellata</a>. (7) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-del-caffe-con-la-moka-perfetto/" target="_blank">Caffè con la moka</a>. (8) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-il-minestrone/" target="_blank">Minestrone</a>, (9) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-bang-crostata/" target="_blank">Crostata</a> (10) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-tortelli-di-zucca/" target="_blank">Tortelli di zucca</a>, (11) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-tiramisu/" target="_blank">Tiramisu</a>, (12) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-piadina/" target="_blank">Piadina</a>, (13) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-mozzarella-in-carrozza/" target="_blank">Mozzarella in carrozza</a>, (14) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-il-pollo-arrosto/" target="_blank">Pollo arrosto</a>, (15) <a href="../cucina/cucina/cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-ribollita/" target="_blank">Ribollita</a>, (16) <a href="../cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-carbonara/" target="_blank">Carbonara</a>, (17) <a href="../cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-pasta-alla-norma/" target="_blank">Pasta alla Norma</a>, (18) <a href="../cucina/cucina/la-ricetta-perfetta-amatriciana/index.php" target="_blank">Amatriciana</a>, (19) <a href="../cucina/la-ricetta-perfetta-confettura-di-marroni/" target="_blank">Confettura di marroni</a>, (20) <a href="http://www.dissapore.com/cucina/la-ricetta-perfetta-creme-caramel/" target="_blank">Creme Caramel</a>. </em></p>
<p>[Crediti | <em>Link: Dissapore, Un diario gastronomico, Undejeunerdesoleil, Amazon.it. Immagini: Silvia Fratini</em>]</p>
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		<title>L&#8217;oste in translation 2: per chi non ne può più di leggere &#8220;cazzata siciliana&#8221; sul menu</title>
		<link>http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/loste-in-translation-2-per-chi-non-ne-puo-piu-di-leggere-cazzata-siciliana-sul-menu/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare Fuori]]></category>
		<category><![CDATA[come dire]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p><a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/loste-in-translation-per-chi-non-ne-puo-piu-di-leggere-certe-cose-nei-menu-e-di-scriverle-anche/" target="_blank">Settimana scorsa</a> blateravamo che “<a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/dire-Galateo-della-comunicazione-Comefare/dp/8804611464" target="_blank">Come dire</a>”  — Mondadori, 209 pagine, 13 euro – è al momento, il libro più vertiginosamente raccomandato ai ristoratori, specie per i due capitoletti che, affabilmente, li prendono in giro: “Articoli per&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/loste-in-translation-2-per-chi-non-ne-puo-piu-di-leggere-cazzata-siciliana-sul-menu/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42797" title="Menu" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/menu1-copia2.jpg" alt="" width="438" height="554" /></p>
<p><a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/loste-in-translation-per-chi-non-ne-puo-piu-di-leggere-certe-cose-nei-menu-e-di-scriverle-anche/" target="_blank">Settimana scorsa</a> blateravamo che “<a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/dire-Galateo-della-comunicazione-Comefare/dp/8804611464" target="_blank">Come dire</a>”  — Mondadori, 209 pagine, 13 euro – è al momento, il libro più vertiginosamente raccomandato ai ristoratori, specie per i due capitoletti che, affabilmente, li prendono in giro: “Articoli per la cucina”, e “L’oste in translation”. Se l&#8217;altra volta ci siamo divertiti col primo, elencando gli strafalcioni grammaticali dei menu, oggi è la volta dell&#8217;altro, il cui sottotitolo è: Come tradurre i propri manicaretti a uso dei turisti.</p>
<p><span style="color: #003366;">A dividere la ristorazione più andante e la conoscenza delle lingue pare esserci una distanza invalicabile. Ora, non sapere parlare inglese, francese, spagnolo, e tedesco non è una colpa per nessuno. Il peccato, e imperdonabile, è non sapere di non sapere una lingua. Se non sapete l&#8217;inglese, è inutile fare come Alberto Sordi; se non sapete lo spagnolo non è che potete parlare italiano aggiungendo una S finale a ogni parola. Si può simulare di essere in possesso di molte qualità, ma non si può far finta di sapere una lingua.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">E&#8217; quello che invece capita quasi regolarmente con certe trattorie da riviera turistica che offrono ai clienti stranieri un menu tradotto nella loro lingua. Il compito è già improbo poiché queste trattorie propongono spesso piatti tipici regionali: come si dice in inglese buridda, strangolapreti, saòr, cassoeula o sciue sciuè? Se ci si affida a un dizionario bilingue o addirittura al comodissimo, catastrofico traduttore automatico di Google, i risultati potrebbero essere questi:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #003366;">Antipasti freddi di pesce = <em>Appetizers fish-coldly</em>, ovvero: Aperitivi freddamente-da pesce.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Cozze alla marinara = <em>Mussel to the Duffle-coat</em>, ovvero Cozza al Montgomery, inteso come cappotto.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Pasta al pomodoro = <em>Paste to the tomato</em>, ovvero: Colla al pomodoro.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Pasta al forno = <em>Paste to the furnace</em>, ovvero: Colla alla fornace.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Penne all&#8217;arrabbiata = <em>Pens to the angry one</em>, ovvero: Penne &#8212; o, a scelta, matite &#8212; a quel tizio arrabbiato.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Rana pescatrice al forno con verdure = <em>Pescatrice frog to the furnace with verdure</em>, ovvero: Ranocchia &#8220;pescatrice&#8221; alla fornace con vegetazione.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Birra alla spina = <em>Beer to the thorn</em>, ovvero: Birra allo spino.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Contorni = <em>Contour</em>, ovvero: Profilo.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Verdure pastellate (che, evidentemente, un errore di digitazione ha trasformato in Verdure Castellate) = <em>Vegetables small castle</em>, ovvero: Piccolo castello di verdure.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Patate lesse prezzemolate = <em>Potato read with parsley</em>, ovvero: Patate lette col prezzemolo.</span></li>
</ul>
<p><span style="color: #003366;">Altre delizie intercettate nei menu sono i &#8220;Secondi di carne&#8221;, ovvero: <em>According to the meat</em> (conformemente della carne). </span></p>
<ul>
<li><span style="color: #003366;">Cotoletta alla milanese = <em>Cutlet to the from Milan one</em>, ovvero: Cotoletta a quel tizio di Milano.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Filetto di manzo ai ferri = <em>Thread of beef to irons</em>, ovvero: Filo del manzo ai ferri, da stiro.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Scaloppine a piacere = <em>Cutlet to pleasure</em>, ovvero: Cotoletta fino al &#8212; sommo? &#8212; piacere.</span></li>
<li><span style="color: #003366;">Fiorentina s.q. = <em>Beef special to irons secon quantity</em>, ovvero: Speciale manzo alla seconda quantità dei ferri da stiro.</span></li>
</ul>
<p><span style="color: #003366;">Gli strafalcioni dei nostri ristoratori sono divertenti ma per &#8220;correttezza politica&#8221; vorrei proporne di altrettanto surreali commessi da ristoratori e osti all&#8217;estero quando propongono piatti italiani. Negli anni passati ho collezionato alcune perle gastronomiche: Pizza di stazione, Agnellotto pesto, Cannelloni alla nonna. La &#8220;paglia e fieno alla boscaiola&#8221; era stata tradotta poeticamente, pure con la rima, in<em> Straw and hay in the forrester way</em>. Nel leggere il menu, mia madre visualizzava un turista che temeva di vedersi arrivare un piatto di erbe e fieno &#8220;alla moda del guardaboschi&#8221; e rideva da sola.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Invece nel ristorante sotto casa mia, nel menu compaiono <em>Dots of pig to the oven</em> cioè &#8220;Puntolini di maiale (vivo) verso il forno&#8221; (anziché Puntine di maiale al forno). Il guaio è che sono pure buoni. </span></p>
<p><span style="color: #003366;">E ancora: Ecuador: <em>Lazana, Caprichosa, Margarita, funggi, onioni</em> o un ottimo <em>jamone de Parma, noquis</em> (leggi &#8220;gnocchis&#8221;, essendo plurale), <em>suquini, zalami, spageti</em> (o nei casi peggiori anche <em>espagueti</em>) <em>a la volonesa</em> (la bolognese). Dessert: la <em>cazzata siciliana</em>.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">A Napoli, il gattò è la pizza o torta di patate. Non è affatto una storpiatura moderna e finto-chic del francese <em>gateau</em>. Deriva sì dal francese, ma più o meno come buatta, che deriva da <em>boite</em>, chiamiamoli regali della storia. Anni fa nel Napoli giocava un calciatore brasiliano di nome Canè: volete che nel suo soggiorno napoletano si sia sempre astenuto dall&#8217;ordinare un gattò?</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Su di un menu alla voce dessert, ho visto il tartufo al cioccolato diventare <em>Hypocrite to the chocolate</em>. Una gelateria di Pesaro traduceva quaclhe estate fa tutti i gusti in varie lingue: il tedesco per &#8220;Tirami su&#8221; era <em>Zieh mich auf</em>.</span></p>
<p>Spettacolo, no? Avete altro da segnalare che Bartezzaghi possa tenere in considerazione per un eventuale e a questo punto opportunissimo numero 2 di &#8220;Come Dire&#8221;?</p>
<p>[<em>Crediti | Link: Dissapore, Amazon, immagine: Stockphoto</em>]</p>
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		<title>Vallè: Non ho nulla contro la margarina e i foodblog purchè i due fenomeni non si presentino contemporaneamente</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 08:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[C'è tort@ per te]]></category>
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<p>Volevo parlare di C&#8217;è tort@ per te. Anzi: volevo non parlare di C&#8217;è tort@ per te, o quantomeno parlare del fatto che io di C&#8217;è tort@ per te non sapevo né ho mai saputo nulla. Volevo parlare di C&#8217;è&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/valle-non-ho-nulla-contro-la-margarina-e-i-foodblog-purche-i-due-fenomeni-non-si-presentino-contemporaneamente/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42784" title="Segnalazione" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/1186.jpg" alt="" width="620" height="153" /></p>
<p>Volevo parlare di C&#8217;è tort@ per te. Anzi: volevo non parlare di C&#8217;è tort@ per te, o quantomeno parlare del fatto che io di C&#8217;è tort@ per te non sapevo né ho mai saputo nulla. Volevo parlare di C&#8217;è tort@ per te, ma speravo lo facesse qualcun altro per almeno due buoni motivi: il tempo libero &#8211; banalmente &#8211; mi rende una persona migliore; ma più che altro per andare oltre &#8217;sta ossessione di voler parlare di C&#8217;è tort@ per te. Sono stato accontentato, ieri qualcuno ha inviato alla casella di Dissapore l&#8217;email che vedete.</p>
<blockquote><p>&#8220;Vorrei sottoporre ala Vs attenzione (nel caso vi sia sfuggita),  l&#8217;interessante diatriba nata su Facebook tra Sigrid Verbert (famoso <a title="Cavoletto di Bruxelles" href="http://www.cavolettodibruxelles.it/" target="_blank">Cavoletto</a>)  e un gruppo di foodblogger co-autrici di un libro appena uscito in  libreria&#8221;.</p></blockquote>
<p>Il libro è  <a title="La valle del benessere" href="http://www.lavalledelbenessere.com/ce-torta-per-te.html" target="_blank">C&#8217;è tort@ per te</a>, appunto.</p>
<p>Ma cos&#8217;ha scritto di così sconvolgente Cavoletto, il mito di un&#8217;intera generazione di foodblogger, per provocare addirittura una diatriba? La risposta è nell&#8217;email ricevuta ieri.</p>
<blockquote><p>&#8220;Diommio. Ho appena &#8217;scoperto&#8217; l&#8217;esistenza di un ricettario &#8217;scritto dalle 16 foodblogger più autorevoli&#8217; (scusi? <img src='http://www.dissapore.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  e sponsorizzato da&#8230; un marchio di margarina?! Forse questo è persino peggio del formaggio fuso ricompattato a fettine. Ma, care blogger, voglio dire, su, ma perché fate cose del genere??&#8221;</p></blockquote>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42785" title="Le ricette delle foodblogger" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-11-15-a-09.48.52.png" alt="" width="620" height="444" /></p>
<p>Al pungente stato di Facebook della <em>Migliore</em> seguono un centinaio di commenti sintetizzabili grossomodo in due:</p>
<p><strong>1)</strong> Vallè, azienda che produce margarina, prodotto non proprio salubre, <em>guadagna</em> dal libro (il ricavato delle cui vendite è devoluto alla LILT per la prevenzione del tumore al seno) e dal coinvolgimento delle foodblogger. Per capirci, anche fare <em>greenwashing</em> del proprio marchio equivale a guadagnare.</p>
<p><strong>2)</strong> Le foodblogger, che si sentono un po&#8217; tradite dalla bisbetica nota della loro beniamina, hanno partecipato all&#8217;ininiziativa inviando la ricetta del cuore e sono  state premiate con la pubblicazione, un sicuro motivo di soddisfazione. Che male c&#8217;è?</p>
<p>Ora, malgrado qui le manifestazioni emotive piacciano eccome, anche quando contengono punte di disprezzo o aggressività, <strong>volete dirci da che parte state comportandovi come bambini educati e buoni?</strong></p>
<p>P.S. Certo che pure Vallè, la margarina che chiede una ricetta del cuore!</p>
<p>[<em>Crediti |Link: Cavoletto di Bruxelles, La valle del cuore. Immagine: La valle del cuore</em>]</p>
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		<title>L&#8217;oste in translation: per chi non ne può più di leggere certe cose nei menu. E di scriverle, anche</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 09:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare Fuori]]></category>
		<category><![CDATA[come dire]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
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		<category><![CDATA[stefano bartezzaghi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>D&#8217;accordo, la parte con più terminazioni nervose è l&#8217;orgoglio. E se le vostre mamme, cari i miei piccoli ristoratori e pregiati clienti annessi, leggessero &#8220;Come Dire&#8221; di Stefano Bartezzaghi darebbero all&#8217;affabile linguista una ragione vera per piangere. Perché vi&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/loste-in-translation-per-chi-non-ne-puo-piu-di-leggere-certe-cose-nei-menu-e-di-scriverle-anche/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42377" title="Un menu" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/MAU46005-copia1.jpg" alt="" width="620" height="414" /></p>
<p>D&#8217;accordo, la parte con più terminazioni nervose è l&#8217;orgoglio. E se le vostre mamme, cari i miei piccoli ristoratori e pregiati clienti annessi, leggessero &#8220;Come Dire&#8221; di Stefano Bartezzaghi darebbero all&#8217;affabile linguista una ragione vera per piangere. Perché vi prende in giro. Affabilmente, chiaro. Ma &#8220;<a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/dire-Galateo-della-comunicazione-Comefare/dp/8804611464" target="_blank">Come dire</a>&#8221; &#8212; Mondadori, 209 pagine, 13 euro&#8211; è anche il libro più vertiginosamente fruttifero che potete comprare quest&#8217;anno, specie nei due capitoletti a voi riservati: &#8220;Articoli per la cucina&#8221;, e &#8220;L&#8217;oste in translation&#8221;. Lettura ideale per chi non ne può più di leggere certe cose nei menu e per chi non ne può più di scriverle.</p>
<p><span style="color: #003366;"><strong>1) IL MENU</strong>. Chi è convinto che il linguaggio è fatto solo per comunicare deve essere accompagnato al ristorante. Non per mangiare, ma per leggere il menu, anzi in primo luogo per guardarlo. Chi è l&#8217;artista concettuale, l&#8217;ingegnere della comunicazione, l&#8217;idraulico dell&#8217;acquolina che ha deciso l&#8217;impostazione grafica e linguistica dei menu del ristorante? Tuttavia, non sarebbe onesto negare che esistono pur sempre dei locali in cui il menu segue criteri classificatori ed espressivi di sobrio tradizionalismo: Antipasti; Primi piatti (o: Minestre, in Emilia Romagna, dove qualsiasi primo piatto, anche un eventuale lingotto di maccheroni, si chiama &#8220;minestra&#8221;, di conseguenza esiste la fantastica tipologia delle &#8220;minestra asciutta&#8221;); Secondi piatti, eccetera.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Se avete un ristorante e, pur non volendo voi sembrare pretenziosi, un menu così semplice vi pare poco entusiasmante, potete seguire un misterioso trend, nato sul finire dello scorso secolo e seguito da tutte le pizzerie più chic: l&#8217;uso dell&#8217;articolo determinativo.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Gli antipasti.<br />
I primi piatti.<br />
I secondi di carne.<br />
I secondi di pesce.<br />
I formaggi.<br />
La frutta.<br />
I dolci.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Solo un dettaglio, infatti, separa il titoletto &#8220;Antipasti&#8221; dal titoletto &#8220;Gli antipasti&#8221;: ma in quel dettaglio c&#8217;è un mondo, anzi un universo della precisione, dall&#8217;immagine sfocata all&#8217;alta definizione.<br />
Antipasti: sa di pigrizia, guarda un po&#8217; che c&#8217;è in frigo, ma sì, mettiamoci anche le schegge di parmigiano e crepi l&#8217;avarizia.<br />
Gli antipasti: sono proprio quelli, gli antipasti che potete desiderare, un assortimento che sa riscoprire degnamente la nozione nobile di &#8220;antipasto&#8221;, chiedere qualcosa di più o diverso sarebbe esorbitare dal sensato, se non dall&#8217;umano.</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong>2) L&#8217;AGGETTIVO <em>NOSTRI</em></strong>. Non mettetelo proprio in <em>tutte</em> le voci, perché rischia di diventare stucchevole. Ma qui o là sta bene, dà un senso di rassicurante produzione casereccia: I nostri primi, I nostri dessert. Se un cliente vi chiede come mai dichiarate &#8220;vostri&#8221; i primi, ma non i secondi, rispondete che naturalmente anche i secondi sono assolutamente genuini, ma che in particolare per i primi piatti vi ispirate alle ricette che vi ha insegnato vostra nonna e che quindi li sentite particolarmente &#8220;vostri&#8221;. Ricordate che l&#8217;aggettivo <em>nostro</em> è una parola magica. E&#8217; stato calcolato che è la parola che più ricorre nei discorsi politici di Silvio Berlusconi.</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong>3) I PUNTI DI SOSPENSIONE</strong>. Elemento importantissimo. Si possono usare in testa, in centro, in coda. Per esempio:<br />
Andiamo a incominciare&#8230;<br />
Non solo pizza&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #003366;">I&#8230; nostri dolci<br />
Gli stuzzichini che&#8230; sfiziano</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8230; L&#8217;ultimo buchino<br />
&#8230; E per digerire&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #003366;">I tre punti di sospensione servono per alludere: dire che qualcosa c&#8217;è, ma non dire cosa. Sono essi stessi stuzzicanti, fanno con il senso delle loro frasi quello che le spogliarelliste fanno ai sensi dei loro spettatori. In inglese si dice: <em>tease and deny</em>, stuzzica e nega. Stiamo dicendo che la nostra anima (nel caso, la nostra cucina) è capace di produrre qualcosa di molto piacevole che però la nostra lingua non è in grado di descrivere. La papilla ha ragioni che il dizionario non conosce.</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong>4) </strong><strong>I RISTORANTI STELLATI</strong>. Salendo di livello gastronomico, salgono anche le velleità letterarie del menu e si arriva a quegli espedienti linguistici che cercano di intimidire il lettore e lo sprofondano nello sgomento facendolo sentire indegno fruitore di opere che lo sovrastano. Esempi: pietanze &#8220;declinate&#8221;, &#8220;scomposte&#8221;, &#8220;destrutturate&#8221;, &#8220;virtuali&#8221;, e preparazioni in forma di &#8220;soffi&#8221;, &#8220;nuvole&#8221;, &#8220;arie&#8221;, &#8220;ventagli&#8221;, &#8220;tramonti&#8221;, &#8220;idee&#8221;, &#8220;ombre&#8221;, &#8220;suggestioni&#8221;, &#8220;declinazioni&#8221;, &#8220;variazioni&#8221;. Il budino diventa una &#8220;formella di biancolatte con pioggia di cacao forte, stille di caramello e ribes nero&#8221;. L&#8217;elencazione degli ingredienti si fa esaustiva sino alla mania: &#8220;la scaloppa di vitella su letto di scarola di campo con ristretto di marsala, scaglie di cedro e sale di Cervia&#8221;. La ricerca di stupore si fa barocca: &#8220;confidenze dell&#8217;orto raccolte in coccio&#8221;.<br />
Personalmente detesto il lezio che accompagna tutta l&#8217;operazione. Non sopporto soprattutto che, per iscritto o addirittura oralmente, mi venga rivolto a tavola un qualsiasi derivato anche verbale del termine &#8220;coccole&#8221;. Se vado al ristorante non è per risolvere le mie carenze d&#8217;affetto ma quelle d&#8217;affettato.</span></p>
<p>Niente male, eh, come rassegna di ogni parte cruciale per ridurre il numero di errori del menu. <strong>Qualcosa in contrario?</strong></p>
<p>[<em>Crediti | Link: Amazon, immagine: Maurizio Camagna</em>]</p>
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