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	<title>Dissapore &#187; marco bolasco</title>
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		<title>Slow Food Editore e Dissapore regalano “Cronache Golose&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 15:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-45869" title="Cronache golose" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2012-01-05-a-16.54.20.png" alt="" width="200" height="291" />Non è un Paese per vecchi? Carissimo Cormac McCarthy (autore del romanzo omonimo) ti dò una notizia: il nostro, intendo l&#8217;Italia, è senza dubbio un Paese per vecchi. Da noi più che altrove, non appartenere all&#8217;età cronologica della conoscenza (dai sessanta in su? ditemelo voi) è un difetto di fabbrica in ogni ambito socio culturale, compreso quello enogastronomico. E&#8217; un punto debole, un motivo per non essere ascoltati e considerati competenti. &#8220;Ma che ne vuoi sapere tu, sei una ragazzina!&#8221;, mi sento dire spesso, ed è strano considerato che galoppo allegramente verso i ??@#?? anni. Come sopperire quindi alla mancanza di un vissuto storico? Con il metodo più comune: leggere ( libri, saggi, riviste).</p>
<p><strong>Dissapore e Slow Food Editore regalano tre copie di Cronache Golose</strong>.<br />
Se credete che Fini sia stata solo una famosa fabbrica di tortellini o che il pittore veneziano Vittore Carpaccio non c&#8217;entri entri nulla con l&#8217;omonimo piatto di carne cruda è  il momento di leggere &#8220;<a title="Amazon.it" href="http://www.amazon.it/Cronache-golose-storie-italiani-Slowbook/dp/8884992494" target="_blank">Cronache golose</a>&#8221; (brossura, 288 pag. Slowbook, 14:50 euro) di Marco Bolasco, direttore editoriale di Slow Food, e del giornalista de La Repubblica, Marco Trabucco. 50 storie, 50 cuochi e 50 ricette che hanno cambiato volto all&#8217;Italia della tavola descritte in modo svelto e coinvolgente.</p>
<p>Raccontate la <strong>prima volta in un grande ristorante</strong>, vogliamo rivivere le vostre emozioni, esaltateci con una confessione sincera. Regaliamo “Cronache golose” a 3 di voi che lasciano nei commenti di questo post i ricordi più immedesimabili. Avete tempo fino a domani a mezzogiorno. Non siate telegrafici.</p>
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		<title>Festa a Vico &#124; Gli chef stellati scelgono i 10 migliori piatti degli chef emergenti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 15:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
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<p>E finalmente qui a Vico si è cominciato a fare sul serio. Ieri sera il Bikini, lo stabilimento balneare di Vico Equense, ha ospitato la prima delle due serate dedicate agli assaggi, quella dal titolo &#8220;è solo l&#8217;inizio&#8221; per&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/festa-a-vico-gli-chef-stellati-scelgono-i-10-migliori-piatti-degli-chef-emergenti/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35349" title="Festa al Bikini" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/bikini1.jpg" alt="" width="700" height="526" /></p>
<p>E finalmente qui a Vico si è cominciato a fare sul serio. Ieri sera il Bikini, lo stabilimento balneare di Vico Equense, ha ospitato la prima delle due serate dedicate agli assaggi, quella dal titolo &#8220;è solo l&#8217;inizio&#8221; per chef emergenti e per ristoranti appena avviati. Il colpo d&#8217;occhio è pazzesco: un gigantesco e affollatissimo villaggio vacanze per gourmet con più di 50 banchetti in stile street food occupati da altrettanti giovani e talentuosi chef. C&#8217;è persino l&#8217;animazione: un dj-set a cura dei musicisti Roy Paci e Pau dei Negrita (foto in basso a sinistra)</p>
<p>Il gioco funziona così: bicchiere-muniti, gli ospiti si spostano da un banchetto all&#8217;altro dove gli chef preparano e servono il piatto scelto per la Festa. All&#8217;inizio non è facile capire cosa vale davvero la pena assaggiare e la certezza è quella di non poter testare tutte le offerte. Ma basta aspettare una mezz&#8217;ora e le voci tra gli ospiti cominciano a girare incontrollate.</p>
<p>Tra tutte le opinioni, ho scelto di affidarmi a 10 giudici di eccezione che hanno decretato <strong>i 10 piatti migliori della serata</strong> (secondo loro e sulla base degli assaggi fatti). Alle loro scelte voglio aggiungere le proposte di due chef con base a Roma: le Ali di Galletto, curry e ananas di Roy Caceres del Metamorfosi e il Raviolo cacio e pepe con carciofi, gamberi e limoni di Luigi Nastri di Settembrini. Buonissimi entrambi i piatti.</p>
<p>Cominciamo:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35350" title="Andrea Berton e il suo piatto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/a.berton.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Lo chef del Trussardi alla Scala, l&#8217;altissimo Andrea Berton, si è preso una cotta per la piadina dei ragazzi della comunità di Sampa. Io ho provato la combinazione fontina e pancetta, ottima.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35351" title="Moreno Cedroni e il suo piatto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/cedroni1.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Moreno Cedroni, lo chef della Madonnina del Pescatore di Senigallia, ha scelto l&#8217;hamburger alla piastra di Lorenzo Cogo, ristorante El Coq di Marano Vicentino (VI). Piccolo ma davvero esplosivo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35352" title="Mauro Uliassi e il suo piatto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/uliassi1.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Anche l&#8217;altro grande Chef della cittadina marchigiana, Mauro Uliassi, ha gradito la carne: il mini-burger tre fegati di Gionata Rossi, ristorante Ossidiseppia di Firenze. Goloso.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35353" title="Roy Paci e Roberto Liberati" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/paci-liberati.jpg" alt="" width="700" height="265" /></p>
<p>Uno dei piatti più acclamati della serata è stato quello di Adriano Baldassare del nuovo Salotto Culinario di Roma: Vico incontra l&#8217;Egeo. Si tratta della insolita combinazione tra testina di maiale e Scampo.  E&#8217; anche la scelta di Roy Paci e del Macellaio romano Roberto Liberati, omonima Bottega.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35354" title="Piergiorgio Parini" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/parini.jpg" alt="" width="700" height="263" /></p>
<p>Altro piatto forte della serata dedicata agli emergenti è  la Rapa affumicata della chef Antonia Klugmann, Antico Foledor Conte Lovaria, Pavia di Udine. Per Piergiorgio Parini, chef del Povero Diavolo di Torriana, questa è stata la portata migliore in assoluto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35356" title="Pau e Arcangelo Dandini" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/pau1.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Per Pau, cantante dei Negrita, il vincitore è uno solo: il romano Arcangelo Dandini con i suoi magnifici Supplì.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35357" title="Teo Musso" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/teomusso.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Il birraio Teo Musso ha fatto invece una scelta de panza: tra tutti i banchetti, la signora del ristorante &#8216;e Curti in provincia di Napoli lo ha conquistato oltre ogni apsettativa con il suo ragù d&#8217;agnello e piselli.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35358" title="Antonino Cannavacciuolo e il suo piatto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/cannavacciuolo.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Antonino Cannavacciuolo ha selezionato un altro ragù, quello Secondo Riccardo realizzato dallo chef <em>resident</em> del Bikini Domenico De Simone. Squisito.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35359" title="Marco Bolasco" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/bolasco1.jpg" alt="" width="700" height="264" /></p>
<p>Infine, il curatore delle guide Slow Food, Marco Bolasco, ha optato per la Cipolla di zucchero soffiato ripiena di formaggio di capra fresco e cipolla caramellata, uno dei piatti più amati dagli ospiti della serata, realizzato da chef Mattias Perdomo de Al Pont De Ferr di Milano.</p>
<p>Se eravate presenti ieri sera al Bikini, lasciate la vostra opinione perché nessuno di noi ha potuto assaggiare tutto, quindi bisogna raccogliere il maggior numero di testimonianze per elaborare un giudizio verosimile. Per chi non ci era: spero che il racconto possa servire per immaginare in quale paradisiaco inferno siamo caduti noi qui, e il deliro sta per ricominciare.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-35360" title="Colazione a Vico " src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/colazione-1.jpg" alt="" width="700" height="523" /></p>
<p>In attesa della serata di questa sera, quella dei Big, all&#8217;Hotel Moon Valley di Vico ho consumato una strepitosa colazione realizzata, tra gli altri, dal pasticcere Franco Aliberti di Vite, San Patrignano. Così. Tanto per iniziare bene la giornata!</p>
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		<title>Scrittori Verdi Fritti al Salone del Libro: ecco come è andata</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 14:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
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<p>Da aspirante scrittrice mi sono sempre immaginata gli editori come omaccioni tristi e pure un po&#8217; grigi, spocchiosi perché in grado di cambiare il destino delle persone e presuntuosi perché spetta a loro decidere cosa ha senso pubblicare e&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/scrittori-verdi-fritti-al-salone-del-libro-ecco-come-e-andata/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-34499" title="Scrittori Verdi Fritti al Salone del Libro di Torino " src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/SVFfoto1.jpg" alt="" width="620" height="468" /></p>
<p>Da aspirante scrittrice mi sono sempre immaginata gli editori come omaccioni tristi e pure un po&#8217; grigi, spocchiosi perché in grado di cambiare il destino delle persone e presuntuosi perché spetta a loro decidere cosa ha senso pubblicare e cosa è destinato a ingiallire nel cassetto. Ma quelli che hanno partecipato alla tavola rotonda per <em>Scrittori Verdi Fritti</em> sabato scorso, nel delirio di un Salone Internazionale del Libro affollatissimo, non erano esattamente così. Esigenti sì, severi pure, ma vivaci, chiacchieroni, generosi nel consigliare e, guarda un po&#8217;, persino simpatici. E colorati.</p>
<p>Con <a title="Salone del Libro" href="http://www.salonelibro.it/it/salone/storia/biografie-ospiti/ospiti-2011/72-l/11006-lamacchia-alessandro-e-stefano-cavalitto.html" target="_blank">Stefano Cavallito</a> (editore con Lamacchia e Iaccarino della guida piemontese Cento50) abbiamo letto le <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/cucina/scrittori-verdi-fritti-5-aspiranti-autori-al-salone-del-libro-con-dissapore/" target="_blank">5 storie scelte tra le tante che ci avete mandato</a> chiedendo agli ospiti di giudicare quale fosse la migliore. C&#8217;erano Luisella Arzani di <em>Lonely Planet</em>, Marco Bolasco di <em>Slow Food</em>, Luca Burei di <em>Edizioni Estemporanee</em> e Roberto De Meo di <em>Giunti</em>.</p>
<p>Questi i cinque scrittori verdi fritti alla sbarra:</p>
<p><strong>Daniele Cortese</strong><br />
&#8220;Sara&#8221; è la storia di una donna quarantenne che, a causa di un incidente, non riesce più a sentire i sapori. La sua condizione sarebbe stata sopportabile &#8220;se avesse fatto di mestiere l’archeologa o la commercialista, la clarinettista al limite. Ma si occupa delle materie prime nella cucina di un grande albergo romano, forse il più importante. Non vuole perdere il lavoro e allora ricorda, ricostruisce, “restaura” una memoria emotiva legata al cibo, alla materia, ai ricordi di bambina&#8221;.</p>
<p><strong>Samuela Conti e Manuela Micucci</strong><br />
Marì Sol è una giovane cittadina metropolitana con i file al posto dei neuroni. Grazie all&#8217;amicizia con un contadino ritroverà il rapporto con la terra e con il cibo nel suo aspetto più rurale: &#8220;Il bollore del latte riflesso negli occhi, la rottura della cagliata, la creazione manuale delle forme di cacio, saranno celebrazioni solenni che arricchiranno l’inossidabile morale della ragazza vestita di tecnologia&#8221;.</p>
<p><strong>Riccardo Impallomeni</strong><br />
Il protagonista del romanzo dal titolo: &#8220;Osteria dell&#8217;Orologio Fermo&#8221; è un Oste, &#8220;un gran bastardo di Oste con un occhio verde come un oceano di erba appena falciata e l’altro giallo venato d’inferno&#8221;. Ha una malformazione congenita che gli impedisce di camminare correttamente ma non è di certo questa l&#8217;unica caratteristica di diversità del nostro vecchio. Nel villaggio, infatti, tutti credono che oltre cucinare abbia poteri magici.</p>
<p><strong>Mariateresa Paternoster</strong><br />
&#8220;[La mia idea consiste in] un ricettario letterario. Aneddoti di vita vissuta, inerenti le problematiche tipiche della vita di ogni giorno: amore, amicizia, lavoro, incontri casuali, mobbing, ricordi, matrimoni, festività, morte, cinema, libri, tutti scritti in uno  stile differente, quello che meglio si addice al tema trattato […] A questi racconti viene associata una ricetta scritta nel medesimo stile, ricette che riporteranno il procedimento non in maniera puntuale ma metaforicamente&#8221;</p>
<p><strong>Caterina Vianello</strong><br />
Questa l&#8217;idea: un ragazzino sedicenne si inventa una personalità alternativa attraverso blog e social network spacciandosi per uno chef in guerra contro una multinazionale che ha causato la chiusura del suo ristorante. Con l&#8217;aiuto dell&#8217;anziana nonna franco-friulana e grazie ad un uso brillante del 2.0, ingaggerà una battaglia telematica in nome di territorio e tradizione convincendo la platea telematica.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-34500" title="Scrittori Verdi Fritti al Salone del Libro di Torino" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/SVFfoto2.jpg" alt="" width="620" height="467" /></p>
<p>Il giudizio è stato unanime: Mariateresa Titty Paternoster, tra l&#8217;altro presente alla tavola rotonda, ha avuto l&#8217;idea più convincente (con tanto di scambio dei contatti con un editore… in bocca al lupo!) Dopo di lei, Daniele Cortese con &#8220;Sara&#8221;.</p>
<p>I nostri editori hanno spiegato che negli altri racconti il cibo sembra essere solo una scusa per scrivere il romanzo, il ché va bene in termini di narrativa, ma rende difficile iscrivere la storia nella categoria Romanzo Gastronomico. Categoria che rappresenta un ottimo tentativo di superare il linguaggio tecnico e ormai superato di molti saggi, guide e ricettari ma deve necessariamente mantenere la centralità sul cibo. Chiedono e consigliano più coraggio, più intraprendenza, competenza e idee brillanti. Suggeriscono poi di presentare le storie in modo originale perché, come sempre, è il primo approccio che convince alla lettura. Senza quello il manoscritto finisce nel tritacarte, per dirla in modo romanzato.</p>
<p>Ora sapete più o meno come la pensano gli editori di mestiere, ma siccome da queste parti il vostro giudizio è quello che conta, come la pensate voi? E così, a occhio, quale tra queste cinque storie avreste preferito?</p>
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		<title>Leggendo &#8220;Lo chef è un Dio&#8221;, il Kitchen Confidential de Noantri</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 07:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> <span style="font-size: 80%;"><em>Dopo <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/lo-chef-e-un-dio-il-libro-che-fa-tremare-le-cucine-italiane/" target="_blank">il primo assaggio nel fine-settimana scorso</a>, avevamo promesso nuovi brani del libro che sta mettendo a soqquadro le cucine italiane. &#8220;<a title="Feltrinelli" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491016.html;jsessionid=34DF8BA689272C09274B4C19A4A3440B.applprod02" target="_blank">Lo chef è un Dio</a>&#8220;, scritto da Ilaria Bellantoni, la</em></span>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/leggendo-lo-chef-e-un-dio-il-kitchen-confidential-de-noantri/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-27681" title="La copertina di Lo chef è un Dio" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-11-05-a-08.51.481.png" alt="" width="200" height="295" /> <span style="font-size: 80%;"><em>Dopo <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/lo-chef-e-un-dio-il-libro-che-fa-tremare-le-cucine-italiane/" target="_blank">il primo assaggio nel fine-settimana scorso</a>, avevamo promesso nuovi brani del libro che sta mettendo a soqquadro le cucine italiane. &#8220;<a title="Feltrinelli" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491016.html;jsessionid=34DF8BA689272C09274B4C19A4A3440B.applprod02" target="_blank">Lo chef è un Dio</a>&#8220;, scritto da Ilaria Bellantoni, la giornalista che ha passato un mese nella cucina milanese di uno chef famoso, ribatezzato Vito Frolla, <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/lo-chef-e-un-dio-il-libro-che-fa-tremare-le-cucine-italiane/#comments" target="_blank">ha diviso i nostri commentatori</a> in due scuole di pensiero genericamente riassumibili in 1) &#8220;Spassoso! Il re è nudo” e 2) &#8220;Pura spazzatura&#8221;. Ma rischia di trasformarsi in un piccolo caso editoriale.</em></span></p>
<p><strong>Sul motivo per cui gli chef sono così popolari</strong>. C’è una teoria che spiega l’interesse fenomenale che i media hanno  rivolto agli chef negli ultimi tempi: gli chef sono popolari come i  personaggi dello spettacolo perché la gente non fa più sesso e mangia  nei ristoranti stellati per sublimare il desiderio con il cibo. Potrebbe  essere.</p>
<p><strong>Probabilmente su Luca Gardini, campione del mondo dei sommelier e direttore del ristorante Carlo Cracco. </strong>“Tu non hai proprio idea di quello che ho visto accadere nei ristoranti  dove ho lavorato.” “Pendo dalle tue labbra.” “Una volta, in uno stellato  di Novi Ligure, una donna in tailleur si è seduta al tavolo con il suo  compagno.” “E&#8230; ” “Era così distinta. E l’ho beccata ad armeggiare  sotto la tovaglia tra le braghe dell’uomo che cenava con lei.” “Capirai.  Non sarà stata né la prima, né l’ultima.” “Sì, però questa ha  continuato mentre le versavo nel bicchiere del Sauvignon Blanc. E lui ha  raggiunto l’orgasmo nel momento esatto in cui ho sistemato la bottiglia  nel secchiello del ghiaccio.” “Da cosa l’hai capito?” “È venuto sopra  la tovaglia.” “Okay, hai vinto.” “Un’altra volta, a Roma, una ragazza e  un manager di mezza età si sono alzati nello stesso momento e hanno  raggiunto il bagno delle donne correndo.” “Uno dei due stava male?” “No,  dovevano assolutamente trombare. In sala si sentivano le loro urla.” “E  i clienti?” “Hanno fatto finta di niente. Con i russi, invece, si  tratta di veri e propri show. Mangiano, ruttano, si drogano, trombano,  vomitano. E non sempre in quest’ordine.” “Scusa, perché non li  cacciate?” “Perché i russi ti ricoprono di denaro. Una volta, un  gruppo  di Mosca ha speso 20.000 euro per una cena in un hotel di Forte dei  Marmi.” “Ma come hanno fatto?” “Bevono come spugne, si sa. E scelgono le  etichette più costose. Quella volta lì, uno mi ha dato le chiavi della  sua Ferrari: la sua bionda aveva dimenticato la pochette di Dior sul  sedile della macchina. Sono uscito a recuperargliela.” “E poi?” “Hanno  estratto dalla borsa della polvere bianca e si sono messi a sniffarla  sul tavolo.” “Davanti a tutti?” &#8220;C’erano solo loro. Quella sera ho  ricevuto 1.000 euro di  mancia. Comunque, se uno spende ventimila euro  per una cena, gli lecco anche il buco del culo.” “Che schifo.”</p>
<p>“E questo  non è niente. In un elegante ristorante di Torino che dirigevo qualche  anno fa è successo di peggio. Se tu fossi stata lì ti sarebbe venuto un  coccolone.” “Mi tremano già le gambe.” “Un signore e una signora sui  sessanta prenotano un tavolo per festeggiare il loro anniversario di  matrimonio.” “E poi finisce che fanno sesso sul tavolo?” “Magari.  Cominciano a bere. Pesante. Ma nessuno ci fa  caso, sono qui perché sono  trent’anni che stanno insieme e brindano al loro amore.” “Finché non  arriva l’amante di lui, che fa una scenata e spiaccica la torta  dell’anniversario sulla faccia di lei.” “No, smettila. Succede che a un  certo punto lei sta male. ‘Mi gira la testa,’ avverte. Si alza dalla  sedia e cade.” “Morta stecchita?” “No. Questa casca e io la soccorro  perché il marito è ubriaco quanto lei. La prendo in braccio e cerco di  portarla in bagno.” “Dove, già che ci sei, te la trombi.” “Succede che,  dopo che ho superato la prima rampa di scale con la sciura in braccio,  sento dei rumori sinistri provenire dal suo stomaco.” “Quindi lei ti  vomita sulla giacca.” “Sì, e poi scoreggia. A quel punto la lascio  stramazzare sul pavimento di marmo. Dove si caga anche addosso.” “Non ci  posso credere.” “Credici. Se l’è fatta addosso nell’ingresso del  ristorante.” “Letteralmente, una figura di merda. Io mi sarei  ammaz- zata.” “Invece quelli hanno chiamato un taxi e se ne sono tornati  a casa.” Bon appétit!</p>
<p><em>La protagonista del libro intervista Fausto Arrighi, direttore della Guida Michelin.<br />
</em></p>
<p><strong>Fausto Arrighi sui critici gastronomici</strong>.  Il critico gastronomico  dovrebbe essere al di sopra del palato comune.  Con la penna divinizza o  fa cadere nello sconforto i ristoratori che,  di solito, si difendono  dandogli semplicemente dell’incompetente. Non  so chi abbia davvero  ragione, ma a me è sembrato che in Italia ci sia  troppa “vicinanza” tra  critici e chef. “Vede, da noi la critica fa  paura. I cuochi si abbattono  terribilmente quando qualcuno scrive male  di loro e quindi, per  reazione, coccolano i giornalisti. I giornalisti,  dal canto loro, sono  grandi approfittatori: pretendono di mangiare  sempre gratis. Lo so  perché tutte le volte che ne ho invitato uno a  pranzo non ha mai tirato  fuori il portafoglio. Non fanno neanche il  gesto, sa? Io mi comporto  così.</p>
<p><strong>Su Edoardo Raspelli, conduttore di Mela Verde e critico de La Stampa</strong>.  Tra i critici in carne, il più narciso è Edoardo Raspelli, pregevole  firma della “Stampa”, che non si è accontentato di raccontare di sé in  rete. Del resto, pesando 126 chili per un metro e 76 centimetri, avrà  pensato di essere da solo un uomo-notizia. Dopo averle provate tutte per  dimagrire, alla fine si è fatto inserire un palloncino nello stomaco e  ha invitato le telecamere a entrare al Policlinico di Milano per  trasmettere l’operazione in diretta su Canale 5: che coraggio. È seguito  un dibattito con Platinette, of course. Conclusione: anche i critici  hanno fame di fama. Ma va’? Raspelli è stato l’unico tra i critici che  ho intervistato a fare della Zia della Piccola Fiammiferaia (<em>l&#8217;autrice del libro</em>) una donna felice: mi ha ricordato che gran parte di quel che ha inventato Vito Frolla (<em>presumibilmente Carlo Cracco</em>)  è solo “una boiata pazzesca”. Ed è stato proprio un bel momento, quando  me lo ha rivelato al telefono: ci siamo messi a sghignazzare  all’unisono. Grazie.</p>
<p><strong>Su Enzo Vizzari, direttore della Guida I ristoranti dell&#8217;Espresso</strong>. “Guardi che Raspelli scrive da quarant’anni lo stesso articolo. È chiuso pregiudizialmente al nuovo, posizione che non condivido. Così come detesto i critici che organizzano festival o fanno gli impresari: o fai il critico, o fai altro,” precisa Enzo Vizzari. Ex manager e goloso da sempre, ora dirige la Guida ai Ristoranti dell’“Espresso”. Quando provo un ristorante a me non interessa sapere se lo chef è in cucina, perché i cuochi non sono né geni, né artisti, né attori, bensì artigiani più o meno valenti. Quindi, se uno chef è bravo è in grado di creare il modello che la sua squadra riproduce alla perfezione anche quando lui non c’è. Tutto qui.” “Cucino benissimo,” puntualizza per mettermi subito a mio agio. “Non ci crede? Guardi che ho la lista d’attesa con Davide Scabin del Combal.Zero e Andrea Berton del Trussardi alla Scala che si autoinvitano a casa mia. Apparecchio io, massimo per dieci persone. Ho pregiatissimi servizi di piatti e almeno seicento bicchieri; uso solo batterie di pentole di rame, le migliori. Scrivo anche il menu con i vini, ma i cuochi ridono, dicono che la mia è la migliore carta dei vini perché ho un’intera cantina a disposizione degli ospiti. L’altra sera, dopo la terza portata Scabin mi ha chiesto chi c’era davvero in cucina. Io, che domande. I miei piatti sono famosi, chieda in giro della mia panissa di riso con il salam d’la duja e i fagioli.” Pentola d’Oro mi stringe la mano, mi saluta e promette di aggiungere il mio nome alla sua celebre waiting list. Deve avermi piazzato proprio in fondo perché non mi ha ancora chiamato.</p>
<p><strong>Sul mondo della cucina</strong>. Quello della cucina è un mondo per uomini duri. Si lavora dalle 8 alle 15 e dalle 17 all’1 del mattino per uno stipendio medio di 1400 euro al mese, se va bene. Non esistono straordinari né giorni di malattia, i cuochi non si ammalano mai. Sanno che, se cedessero, metterebbero in difficoltà la loro brigade e, visto che ciò che regola la vita tra i fornelli è il senso dell’onore, la disciplina e la venerazione del capo, tutti scoppiano di salute.</p>
<p><strong>Su Paolo Marchi, organizzatore del congresso per cuochi Identità Golose</strong>. Paolo Marchi del “Giornale”, invece, mi ha telefonato un paio di volte ed è merito suo se sono finita a “spassarmela” nelle segrete di via Gavroche. È stato lui a presentarmi Testa di Sugo (presumibilmente Carlo Cracco), quindi sono ancora incerta se essergli grata o non rivolgergli più la parola. Identità golose è opera sua. Come altri colleghi ha un passato da giornalista sportivo, ma dal 12 marzo 2007 ha scelto definitivamente la cucina. Sai, sono un ingordo e me ne frego della linea, basta guardarmi. Invece, bisognerebbe tenerci, trattenersi e mangiare leggero. Non a caso, l’Alta Cucina va in questa direzione, anche se è più facile essere tradizionali che creativi.</p>
<p><strong>Su Marco Bolasco, direttore editoriale di Slow Food</strong>. “La cucina è arte, una delle più avanzate e complesse.” Così la pensa Marco Bolasco, il golden boy della critica tricolore: a 32 anni curava già la Guida del Gambero Rosso e a 36 poteva permettersi di rinunciarvi perché in tempi di carestie “non avevo più i mezzi per lavorare come avrei voluto”. Dal momento che il ragazzo era molto stimato nell’ambiente, è stato salvato dal precariato dalla Slow Food, che gli ha affidato all’istante la direzione della casa editrice. Altrimenti, avrebbe dovuto accontentarsi di una manciata di recensioni sparse su riviste di settore e blog per gastrofighetti, come accade ai suoi coetanei freelance. Che tra i liberi professionisti della penna sono i meno remunerati. State a sentire questa. Anticipano le spese di tasca propria, cioè pagano con i loro soldini pasti stellati da centinaia di euro. Visti i compensi da recessionisti, spesso capita che lavorino quasi gratis. Per amore della cucina o per la gloria. Andando ad affollare la categoria ignominiosa dei bamboccioni. Alcuni si trovano un lavoro vero che foraggi il loro hobby, altri, pur di appartenere all’oligarchia enogastronomica, finiscono a fare “marchette”: compilano comunicati stampa di sponsor golosi, diventano ghost writer di chef di grido e insomma si arrendono ai peccati della gola vendendosi al miglior offerente. Ma Marco Bolasco no, lui è il più talentuoso, il più giovane, il più bramato: “Sono laureato in Scienze della comunicazione e ho avuto la fortuna di frequentare corsi di cucina e per sommelier. Sa, i colleghi della generazione precedente per scuola hanno avuto solo la loro passione,” strombetta il fanciullone falso magro. Rimpinzandosi per mestiere ha messo su otto chili: “Ma neanche si notano: sono alto un metro e novantatré, io. I francesi, comunque, ci superano in maestosità. Noi italiani siamo solo morbidi, rispetto a loro. Anche i nostri chef sono affilati, l’avrà constatato da Frolla (<em>presumibilmente Carlo Cracco</em>). Me lo lasci dire senza indugio: la scuderia di Vito (<em>ancora Carlo Cracco, forse</em>) è tecnicamente molto preparata e rigorosa e lavora in armonia assoluta.” “Armonia? Mi conceda il lusso di nutrire qualche perplessità,” chioso. E lui: “Ci vuole un po’ per cogliere ciò che sta dentro un piatto. Lei, del resto, ha passato solo un mese in cucina”. “Già. Lei, però, non ci ha mai passato neanche un giorno. Arrivederci, arrivederci.”</p>
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		<title>Marco (Slow Food) Bolasco</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 14:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Do you remember</em> Marco Bolasco, il pacioso ex direttore della guida <em>Ristoranti d&#8217;Italia</em> del Gambero Rosso, che si era <em>autoeseguito</em>, ehm, <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/marco-bolasco-si-e-dimesso-dal-gambero-rosso/" target="_blank">dimesso lo scorso giugno</a> perché in disaccordo con i tagli imposti dalla nuova proprietà dell&#8217;editore romano,&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/marco-slow-food-bolasco/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8819" title="Marco Bolasco passa a Slow Food?" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/bolasco-300x1741.jpg" alt="Marco Bolasco passa a Slow Food?" width="300" height="174" />Do you remember</em> Marco Bolasco, il pacioso ex direttore della guida <em>Ristoranti d&#8217;Italia</em> del Gambero Rosso, che si era <em>autoeseguito</em>, ehm, <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/marco-bolasco-si-e-dimesso-dal-gambero-rosso/" target="_blank">dimesso lo scorso giugno</a> perché in disaccordo con i tagli imposti dalla nuova proprietà dell&#8217;editore romano, compresi quelli alla sua redazione? Secondo la mail che abbiamo appena ricevuto da una fonte credibile, sarebbe il nuovo responsabile delle guide <em>Slow Food</em>, la popolare associazione eco-gastronomica fondata da Carlo Petrini, i cui libri vengono distribuiti dall&#8217;editore Giunti di Firenze. L&#8217;arrivo, che era stato ostacolato dalla resistenza di alcuni senatori di <em>Slow Food</em> (perché non Stefano Bonilli?) sarebbe stato formalizzato nelle ultime ore.</p>
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		<title>Vissani è tornato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 07:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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<p>Gianfranco Vissani non fa un piatto interessante da 5 anni. Per quanto sembri un concetto marziano, questo era il genere di cose che si sentiva in certi circoli. Era stato il &#8220;cuoco di D&#8217;Alema&#8221;, ma ora la cosiddetta sinistra&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/vissani-e-tornato/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5657" title="La stanza dove si consumano i piatti de L'ora e L'ora by night, le offerte low-cost di Casa Vissani" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/foto1ora.jpg" alt="La stanza dove si consumano i piatti de L'ora e L'ora by night, le offerte low-cost di Casa Vissani" width="540" height="300" /></p>
<p>Gianfranco Vissani non fa un piatto interessante da 5 anni. Per quanto sembri un concetto marziano, questo era il genere di cose che si sentiva in certi circoli. Era stato il &#8220;cuoco di D&#8217;Alema&#8221;, ma ora la cosiddetta sinistra al caviale gli preferiva cuochi più concettuali, uno per tutti: Massimo Bottura. Addirittura la guida del Gambero Rosso lo  aveva retrocesso dal primo al sesto posto. Vissani, così orrendamente sovraesposto, era considerato poco moderno.</p>
<p>Ma ora il vento sembra essere cambiato.</p>
<p>Poco importa se il merito è da condividere con il figlio Luca, ma Casa Vissani ha ripreso a far parlare di sé, anche per aver impostato un concetto di <em>low-cost</em> (<a title="Chef di cucina" href="http://www.chefdicucinamagazine.com/notizie/si-chiama-1-ora-vissani-20052008.html" target="_blank">l&#8217;ora Vissani</a> e l&#8217;ora Vissani by night, rispettivamente 30 euro a pranzo, e 50 a cena) che scippato o meno, sembra avere i <a title="Gambero Rosso Forum" href="http://gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=7&amp;t=52932&amp;sid=6a475b163e95523e0b29095c529ed920" target="_blank">suoi tifosi</a>. Tornando poi alla scena delle guide, dopo le dimissioni di Marco Bolasco, <span style="text-decoration: line-through;">non esattamente un simpatizzante</span>, a (co)dirigere quella del Gambero Rosso c&#8217;è ora l&#8217;avvenente Clara Barra, che della cucina di Vissani è da sempre profondamente innamorata. Mentre ieri, Enzo Vizzari, curatore delle guide L&#8217;Espresso, ha <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/ginafranco-vissani-e-il-valzer-delle-ore/#comment-7041" target="_blank">confessato</a> proprio qui su Dissapore di aver fatto da Vissani uno dei due pranzi dell&#8217;anno. I miei 5 centesimi: l&#8217;edizione 2010 delle guide santificherà di nuovo Vissani. Voi che vi piccate di essere esperti, cosa ne pensate?</p>
<p>[Imamgine: Gambero Rosso Forum]</p>
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		<title>Ditelo con parole vostre (Gambero Rosso e A.I.S.)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 17:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenzo Sartore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aldo grasso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4928" href="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/words.jpg"></a>Negli ultimi giorni qui su <em>Dissapore</em> abbiamo notato almeno un paio di commenti tragicamente ingessati; il primo, a firma <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/marco-bolasco-si-e-dimesso-dal-gambero-rosso/#comment-5702">Ufficio Stampa</a>, segue le dimissioni di Marco Bolasco dal Gambero Rosso esordendo con un ossimoro fenomenale: &#8220;rinnovamento nella tradizione e&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/ditelo-con-parole-vostre/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4928" href="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/words.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4928" title="words" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/words-300x210.jpg" alt="words" width="300" height="210" /></a>Negli ultimi giorni qui su <em>Dissapore</em> abbiamo notato almeno un paio di commenti tragicamente ingessati; il primo, a firma <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/marco-bolasco-si-e-dimesso-dal-gambero-rosso/#comment-5702">Ufficio Stampa</a>, segue le dimissioni di Marco Bolasco dal Gambero Rosso esordendo con un ossimoro fenomenale: &#8220;rinnovamento nella tradizione e nella continuità&#8221;. Innanzitutto: ma la vogliamo finire, con &#8217;sto benedetto anonimato sui <em>blog</em>? Finirà che hanno ragione i detrattori quando dicono che è pieno di gente che non si firma, qui in giro. Chi  è Ufficio Stampa? Mah. E ancora: vi è rimasta nella tastiera quella parte di dichiarazione che di solito fa così: &#8220;Nell&#8217;accettare la decisione assunta da Marco, lo ringraziamo per i lunghi anni di preziosa collaborazione, certi che i prossimi incarichi lavorativi&#8230;&#8221; eccetera, eccetera. Come mai l&#8217;avete scordata? Lo sappiamo noi, colpa del maledetto gesso che vi blocca le articolazioni. Tranquilli, è arrivato il vostro infermiere ortopedico, ci pensa <em>Dissapore</em> a rimuovere l&#8217;ingombro.</p>
<p>E vogliamo parlare di <a href="http://www.dissapore.com/vino/il-vino-e-una-cosa-troppo-importante-per-lasciarla-in-mano-ai-sommelier/#comment-5767">Terenzio Medri</a>? <em>Dissapore</em> è felicissimo di accogliere la puntualizzazione del Presidente nella vicenda che <a href="http://www.flickr.com/photos/burde/3610221039/sizes/o/">contrappone</a> l&#8217;Associazione Italiana Sommelier al critico televisivo Aldo Grasso, dopo la dubbia performance televisiva del <a href="http://www.bibenda.it/notizie_news.php?id=254">Premio Internazionale del Vino</a>. Tuttavia: caro Terenzio, perché lei parla in terza persona? Il suo commento serve forse a fischiare un rigore al potentissimo Franco Ricci? Riafferma il suo ruolo di presidente? Nel caso, suvvia, questo è un blog: dica pure con parole sue, si liberi dell&#8217;ingessatura.</p>
<p><em>Dissapore</em> è convinto che ci sia qualcosa di buono in tutto questo: il bicchiere è mezzo pieno. I potenti attori del mondo enogastronomico scendono nell&#8217;agone della comunicazione orizzontale, ma serve qualche aiuto, serve un bel paio di attrezzi da taglio per liberarli da quell&#8217;ingombrante gesso; siamo qua apposta, benvenuti.</p>
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		<title>Marco Bolasco si è dimesso dal Gambero Rosso</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 10:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Abbiamo saputo che Marco Bolasco ha lasciato il Gambero Rosso e, dunque, la direzione della guida Ristoranti d’Italia. Spiega lo stesso Bolasco: &#8220;Non posso fare altrimenti, non condivido le scelte editoriali e organizzative della nuova proprietà. Non ritrovo più il&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/marco-bolasco-si-e-dimesso-dal-gambero-rosso/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4871" title="Marco Bolasco" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/bolasco-300x174.jpg" alt="Marco Bolasco" width="300" height="174" />Abbiamo saputo che Marco Bolasco ha lasciato il Gambero Rosso e, dunque, la direzione della guida Ristoranti d’Italia. Spiega lo stesso Bolasco: &#8220;Non posso fare altrimenti, non condivido le scelte editoriali e organizzative della nuova proprietà. Non ritrovo più il progetto culturale del Gambero Rosso che avevo sposato alcuni anni fa e in cui avevo creduto. L’azienda sta operando una serie di tagli che hanno colpito tutti i settori, compresa la redazione delle guide… La verità è che non sono più nelle condizioni di portare avanti il mio lavoro quotidiano come ho sempre fatto. E se non posso lavorare secondo i miei canoni, preferisco lasciare.”</p>
<p>Un altro della impressionante serie di illustri ex del Gambero Rosso che contatteremo al più presto per saperne di più.</p>
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		<title>Guide, c&#8217;era una volta la scheda ristorante</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 05:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Caffarri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare Fuori]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[gambero rosso]]></category>
		<category><![CDATA[guide ristoranti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>Yawn</em>. Non sbadigliate, parleremo ancora di guide: di ristoranti, di critici, di critiche, di recensioni. E forse, anche di punteggi. Perchè se il Bolasco direttore della guida ristoranti del Gambero Rosso, qui tra di noi si <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/cucina/per-quale-ragione-scegliamo-un-ristorante/#comment-4936" target="_blank">chiede</a>&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/guide-cera-una-volta-la-scheda-ristorante/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-4315" title="La scheda ristorante di una guida" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/fatt-300x200.gif" alt="La scheda ristorante di una guida" width="300" height="200" />Yawn</em>. Non sbadigliate, parleremo ancora di guide: di ristoranti, di critici, di critiche, di recensioni. E forse, anche di punteggi. Perchè se il Bolasco direttore della guida ristoranti del Gambero Rosso, qui tra di noi si <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/cucina/per-quale-ragione-scegliamo-un-ristorante/#comment-4936" target="_blank">chiede</a> &#8220;mi piacerebbe sapere cosa succederebbe a me se scrivessi in una recensione una frase del tipo&#8221; e via citando l&#8217;amara considerazione del Bernardi, assai <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/cucina/per-quale-ragione-scegliamo-un-ristorante/#comment-5064" target="_blank">poco soddisfatto</a> della sua visita alla <em>Madonnina</em> di Moreno Cedroni, io qualche domandina me la pongo. Mi rendo conto che sia cosa di poco conto per il resto della popolazione: ma per noi che di questo ci nutriamo alcuni fatti saltano agli occhi. Li ricapitoliamo, tanto per non perdere di vista la rotta.<br />
Il mesto resoconto di Bernardi è uscito sulla Rete, più precisamente su un blog. <em>Questo </em>blog. Le recensioni di Bolasco escono &#8211; di solito &#8211; sulla carta. La qual cosa, se non vedo male, pare gettare il seme del dubbio: che da una parte si possa fare che dall&#8217;altra invece no.</p>
<p>Ecco dunque la prima batteria di domande: perchè parlare di ristoranti sulla carta è diverso dal parlare di ristoranti sulla Rete? Forse perchè i contenuti della rete sono, come si dice, di pubblico dominio? Oppure perchè in fondo la carta è sempre la carta?<br />
Eppure anche la carta ci regala una serie di sfumature: una cosa è raccontare una certa esperienza in una rubrica settimanale con spazio a disposizione, foto e impaginazione curata, altro è districarsi nell&#8217;angusto ambito della scheda in una una guida, stretti tra l&#8217;esigenza di fornire in trenta righe &#8211; ma anche meno &#8211; informazioni pratiche, impressioni, valutazioni.</p>
<p>In definitiva, che contributo ha dato la blogdiversità, con i suoi contenuti eterogenei, arruffati, ingenui ma spesso vividi e sanguigni, alle schede dei ristoranti? E da quale parte di questi contenuti le guide di carta dovrebbero farsi contaminare?</p>
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		<title>&#8216;Se assumete vi mando il CV. Sono &#8220;giovane&#8221; e appassionato. Stefano Bonilli&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 18:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Tomacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 85%"><em>Chi ha commentato questa settimana</em>?</span></p>
<p><strong>—</strong> &#8220;Io sono un freelance, se assumete vi mando il CV. Sono “giovane” e appassionato…&#8221; &#124; <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/dissapore-casting-avanti-il-prossimo/#comment-192" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Stefano Bonilli</span></a></span> in: <em>Dissapore Casting: avanti il prossimo</em><br />
<em><span style="font-style: normal;"><strong>—</strong> &#8220;</span></em>Alla Briciola una presenza fissa, spesso solitaria è l’ex&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/se-assumete-vi-mando-il-cv-sono-giovane-e-appassionato-stefano-bonilli/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1440" title="commenti" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/bite2-130x130.jpg" alt="commenti" width="130" height="130" /><span style="font-size: 85%"><em>Chi ha commentato questa settimana</em>?</span></p>
<p><strong>—</strong> &#8220;Io sono un freelance, se assumete vi mando il CV. Sono “giovane” e appassionato…&#8221; | <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/dissapore-casting-avanti-il-prossimo/#comment-192" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Stefano Bonilli</span></a></span> in: <em>Dissapore Casting: avanti il prossimo</em><br />
<em><span style="font-style: normal;"><strong>—</strong> &#8220;</span></em>Alla Briciola una presenza fissa, spesso solitaria è l’ex calciatore Bergomi, uno con l’aria impiegatizia&#8221;.<em><span style="font-style: normal;"> <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/dove-mangiano-i-ricchi-e-famosi-victoria-beckham/#comment-328" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Camilla Baresani</span></a> in <em>Dove mangiano i ricchi e famosi: Victoria Beckham</em></span></em><br />
<em><span style="font-style: normal;"><strong>—</strong> &#8220;</span></em>Razzismo ? Quando ero in America mi chiamavano <em>fucking sicilian<span style="font-style: normal;">, </span></em>ma mi difendevo con la stessa energia. La cucina è fatta di gerarchia militare<em><span style="font-style: normal;">.</span><span style="font-style: normal;"> | <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/forum/filippo-la-mantia-non-assume-karol-racz-giusto-o-sbagliato/#comment-707" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Ciccio Sultano</span></a> in </span>Filippo La Mantia non assume Karol Racz: giusto o sbagliato?</em><br />
<strong>—</strong> &#8220;Ma lasciateci mangiare in pace, asceti giovanilisti wertheriani di ’sta ceppa.&#8221; |<span style="color: #ff0000;"> <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/5-alle-9-strilli-quotidiani/#respond"><span style="color: #ff0000;">Tommaso Farina</span></a></span> in <em>5 alle 9 strilli quotidiani</em><br />
<strong>—</strong> &#8220;Si possono lasciare commenti senza che mi vengano prese le impronte digitali prima, e che una ronda le moderi dopo…evviva | <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/dissapore-casting-avanti-il-prossimo/#comment-192" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Bio Dol</span>l</a></span> in: <em>Dissapore Casting: avanti il prossimo </em><br />
<strong>—</strong>&#8220;Perchè tu ti faresti consigliare da Vizzari un negozio di scarpe?&#8221; | <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/dove-mangiano-i-ricchi-e-famosi-victoria-beckham/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Francesco Annibali</span></a></span> in <em>Dove mangiano i ricchi e famosi</em><br />
<strong>—</strong> &#8220;Domanda: ma quanti anni ha Bolasco? I tempi d’oro di Paracucchi sono gli anni Ottanta&#8230;&#8221;  - <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/5-alle-9-strilli-quotidiani-5/#comment-601" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Fabrizio Scarpato</span> </a><em>in 5 alle 9, strilli quotidiani</em></p>
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