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	<title>Dissapore &#187; prima pagina</title>
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		<title>AAA oggetti inutili in cucina cercasi (o meglio offresi)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Scateni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[affetta mela]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gli strumenti delle nostre cucine. Ci sarebbe da scrivere un trattato, le nostre cucine potrebbero parlare per noi. Non farò l’esperta e non parlerò di pentole di rame, non farò l’ode al coltello Global e non parlerò del mortaio perfetto&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/aaa-oggetti-inutili-in-cucina-cercasi-o-meglio-offresi/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli strumenti delle nostre cucine. Ci sarebbe da scrivere un trattato, le nostre cucine potrebbero parlare per noi. Non farò l’esperta e non parlerò di pentole di rame, non farò l’ode al coltello Global e non parlerò del mortaio perfetto per il pesto, né dell’irrinunciabile grattugia Microplane, mi renderò ridicola elencando di seguito gli oggetti, arnesi, orpelli più inutili che io abbia mai acquistato. Il perché ancora ora non lo so.</p>
<p>Apro il cassetto dei mai usati e ci trovo, in ordine di demenza:</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-47410" title="Il monda fagiolini" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/272088e.jpg" alt="" width="200" height="150" />Il monda fagiolini</strong>.</p>
<p>Inutile utensile che qualche mente perversa ha creato per eliminare le estremità dai fagiolini e udite udite (la foto non rende merito) per tagliarli a julienne?! Adesso io dico, chi ha mai tagliato i fagiolini a julienne e per farci cosa? Vi prego rispondete.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-47411" title="Il cuscino per l'uovo" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/21ONSGPvuNL._SL500_AA280_.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il cuscino per l’uovo</strong>.</p>
<p>Pratico e soffice cuscino per il vostro delicato e fragile ovetto. Lo tirate fuori dal frigo e non lo vorrete mica appoggiare in una qualsiasi superficie rigida? No, vi serve senz’altro il cuscino, ma badate bene per un solo uovo.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-47412" title="Copri-limone" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/IMG_2172.jpg" alt="" width="200" height="149" />Il copri limone</strong>.</p>
<p>Un pratico cappuccetto per i vostri limoni tagliati a metà. Un preservativo per conservare al meglio il vostro ormai single mezzo limone inutilizzato.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-47413" title="Lo spremi aglio" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/51m6BCLucKL._SL500_AA280_.jpg" alt="" width="200" height="200" />Lo spremi aglio</strong>.</p>
<p>Non vorrete tenere le mani maleodoranti d’aglio perché l’avete sbucciato e tritato a mano? No, no, no. E per questo non vi serve un normale spremi aglio. No. Fate come me, compratelo di plastica, a forma di macchinina con le ruote. Mai usato. Anche bruttino da vedere. Eppure lui c’è nel mio cassetto.<br />
<br style="clear: both;" /><br />
<strong><img class="alignleft size-full wp-image-47414" title="Dosatore per spaghetti" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/41CSyxmVyLL._SL500_AA280_.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il dosatore per spaghetti</strong>.</p>
<p>La vera scoperta del nuovo millennio, mai più senza. No pesarli, no misurarli a occhio, bensì infilarli dentro questo cerchietto regolabile che vi dirà se la dose è per 1, 2, 3 o 4 persone. Mai usato.<br style="clear: both;" /></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-47415" title="Affetta-mela" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/affetta-mela.jpg" alt="" width="200" height="200" />L’affetta mela</strong>.</p>
<p>L’unico posto dove l’ho visto avere una dignità è al mercato con il dimostratore che tagliava le mele in sei parti perfette eliminando il torsolo con un colpo secco e un urlo feroce di accompagnamento.<br style="clear: both;" /></p>
<p>Il mio coming out è finito. Vorrei però chiudere con un altro bell’elenco di oggetti che grazie a Dio non possiedo, ma che nella lista degli strumenti più inutili in cucina, secondo me non possono mancare: il coltello elettrico, il separatore tuorlo/albume, l’aspira briciole elettrico, lo spremi tubetto, il taglia ananas, formine per cuocere l’uovo quadrato o a forma di fiore, cuore, amore.</p>
<p>Mi fermo qui. <strong>Mi dite i vostri?</strong> Così  mi sento meno sola?</p>
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		<title>Identità Golose 2012: quelle discussioni tra amici e colleghi che sembrano tele-risse</title>
		<link>http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-2012-quelle-discussioni-tra-amici-e-colleghi-che-sembrano-tele-risse/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[congresso di cucina]]></category>
		<category><![CDATA[discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[foodblogger]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[identità golose 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[paolo marchi]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Questa del 2012 è l’edizione di Identità Golose che le prossime edizioni dirò <strong>che edizione discussa quell’edizione</strong>. L&#8217;edizione dei <strong>due punti di vista</strong> con risvolti da kit del piccolo sociologo. Da una parte l&#8217;edizione &#8220;che ha superato ogni aspettativa&#8221;,&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-2012-quelle-discussioni-tra-amici-e-colleghi-che-sembrano-tele-risse/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47345" title="L'esibizione di Massimo Bottura e Lorenza Fumelli presentatrice" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Lesibizione-di-Massimo-Bottura-e-Lorenza-Fumelli-presentatrice.jpg" alt="" width="612" height="403" /></p>
<p>Questa del 2012 è l’edizione di Identità Golose che le prossime edizioni dirò <strong>che edizione discussa quell’edizione</strong>. L&#8217;edizione dei <strong>due punti di vista</strong> con risvolti da kit del piccolo sociologo. Da una parte l&#8217;edizione &#8220;che ha superato ogni aspettativa&#8221;, dall&#8217;altra l&#8217;edizione &#8220;passerella di sponsor che si diserta volentieri&#8221;. Se gli scrittori italiani hanno il polso dell’attualità, capace che l&#8217;argomento &#8220;cuochi che discettano sul podio per giornalisti deferenti che dovrebbero essere i loro giudici&#8221;, finisce nel prossimo libro di Fabio Volo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47346" title="Alex Atala e Conchiglia di Langa Shake di Davide Scabin" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Alex-Atala-e-Conchiglia-di-Langa-Shake-di-Davide-Scabin.jpg" alt="" width="612" height="407" /></p>
<p>Peraltro, nella blacklist degli ostentatori di disprezzo ci sono anche i fanatici del food (un tempo noti come foodblogger) <a title="Mangiare a Milano" href="http://mangiare.milano.corriere.it/2012/02/quei_golosi_con_ununica_identi.html" target="_blank">meritevoli di sdegno</a> in quanto: 1) &#8220;veicoli inconsapevoli del business&#8221;, 2) &#8220;corrieri di un mercato che li manipola&#8221;, 3) &#8220;zoccolo duro di una omologazione acritica&#8221;, 4) &#8220;comode groupies di un meccanismo che monetizza la fedeltà&#8221;, 5) marmellata da fanzine, e da ultimo, tempestatori di souvenir fotografici nella bacheca degli altrui Facebook.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47347" title="Risotto e Ananas e rosamrino al funo di Andrea Berton" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Risotto-e-Ananas-e-rosamrino-al-funo-di-Andrea-Berton.jpg" alt="" width="612" height="306" /></p>
<p>In mezzo noi, cronisti e lettori di buona o malagastronomia, che tra (A) ammiratori benevolenti e (B) esternatori contrariati e magari un po&#8217; rosiconi (<a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-2012-e-la-tempesta-di-neve-e-solo-un-lontano-ricordo/#comments" target="_blank">incluso qualche lettore di Dissapore</a>) fatichiamo a raccapezzarci.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47348" title="Rene Redzepi e Niko Romito" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Rene-Redzepi-e-Niko-Romito.jpg" alt="" width="612" height="306" /></p>
<p>Eccovi il riassunto del day-after, vedete se ci capite qualcosa e, anche per aiutarci a interpretare le prossime puntate, <strong>partecipate al gioco delle opinioni</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47349" title="Teo Musso e Lorenza Fumelli" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/424851_10150588178884308_713254307_8811902_1131126004_n.jpg" alt="" width="612" height="612" /></p>
<p><strong>(Addetti ai lavori sì)</strong>. <em>La migliore edizione di sempre di Identità Golose, la tre giorni milanese quest’anno ha davvero superato ogni aspettativa</em>. [<a title="Cibario" href="http://cibario.wordpress.com/2012/02/07/i-cuochi-il-lavoro-la-narrazione/" target="_blank">Marco Bolasco/Slow Food</a>]<br />
<strong>(Addetti ai lavori no)</strong>. <em>Identità Golose, passerella di sponsor e di chef, è una manifestazione che si diserta proprio volentieri</em>. [<a title="Mangiare a Milano" href="http://mangiare.milano.corriere.it/2012/02/quei_golosi_con_ununica_identi.html" target="_blank">Valerio Visintin/Corriere delle Sera</a>]</p>
<p><strong>(Foodblogger sì)</strong>. <em>Il convegno ha preso una nuova  forma che si conferma l’incrocio  obbligatorio del settore, il palcoscenico più rappresentativo della  ristorazione italiana</em>. [<a title="Gazzetta Gastronomica" href="http://www.gazzettagastronomica.it/2012/identita-la-conclusione/" target="_blank">Elisia Menduni/La Gazzetta Gastronomica</a>]<br />
<strong>(Foodblogger nì)</strong>. <em>Gli stand laccati, le vetrine, i televisori, le hostess, le luci: non siamo più in cucina, ma in un reality</em>. [<a title="The Chef is on the table" href="http://www.thechefisonthetable.it/2012/02/07/identita-golose-2012-non-saremo-brevi/" target="_blank">Mariachiara Montera/The chef is on the table</a>]</p>
<p>(<strong>Commentatori di Dissapore sì</strong>). <em>Iniziativa in pochi anni cresciuta tantissimo, anche all’estero. Non è superficiale, non è una pagliacciata televisiva come tante altre nel recente passato</em>. [<a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-2012-e-la-tempesta-di-neve-e-solo-un-lontano-ricordo/comment-page-1/#comment-156056" target="_blank">Pier</a>]<br />
<strong>(Commentatori di Dissapore no)</strong>. <em>La solita compagnia di giro che cerca di sopravvivere. Chi scrive, chi  fotografa, chi spinge: alfin bisogna pur vivere di qualcosa?</em> [<a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/identita-golose-2012-e-la-tempesta-di-neve-e-solo-un-lontano-ricordo/comment-page-1/#comment-155987" target="_blank">Luca</a>]</p>
<p>[Crediti | <em>Instagram di Lorenza Fumelli e <a title="OllaPolla" href="http://ollapolla.com/" target="_blank">OllaPolla</a></em>]</p>
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		<title>Dopo i 25 anni ho scoperto che anche il bollito è robba forte</title>
		<link>http://www.dissapore.com/cucina/dopo-i-25-anni-ho-scoperto-che-anche-il-bollito-e-robba-forte/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Scateni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Monsieur il bollito. L’uomo nero. Ricordo che mia madre ce lo propinava il sabato a pranzo con grande disappunto mio e di mia sorella che appena sveglie ci trascinavamo al piano inferiore quasi intorpidite dall’odore forte della gallina e&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/dopo-i-25-anni-ho-scoperto-che-anche-il-bollito-e-robba-forte/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47340" title="Bollito Misto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/photo1110.jpg" alt="" width="620" height="464" /></p>
<p>Monsieur il bollito. L’uomo nero. Ricordo che mia madre ce lo propinava il sabato a pranzo con grande disappunto mio e di mia sorella che appena sveglie ci trascinavamo al piano inferiore quasi intorpidite dall’odore forte della gallina e degli altri pezzettoni che facevano blu blu blu dalle prime ore del mattino. Quando ci andava di lusso il brodo era destinato anche ai cappelletti.</p>
<p>Ora, devo ammetterlo. Da adolescenti le sfumature tra ciò che è buono e ciò che invece fa rabbrividire sono confuse, direi quasi compromesse dagli ormoni giovani. Ci sono le prese di posizione, le imitazioni dell’adulto prescelto, le battaglie per fare esattamente l’opposto. Così anche con il cibo. E sì, il sabato del bollito era un sabato che buttava male, se poi c’era la salsa verde era ancora peggio. Piastrelle di maionese per coprirne il gusto.</p>
<p>Poi ho capito che invece è una questione di tempo e di esperienze. Così ho rivalutato molte cose alle quali da giovani dicevo no: tra queste le ostriche (prima avvisaglia per capire se il tuo palato è uscito dall’adolescenza), lo champagne che viene insieme o subito dopo, il fegato (perché bisogna saper distinguere da quello che non ti piace perché proprio non lo tolleri e quello che non ti piace perché è cucinato male) che si trasforma in uno dei tuoi piatti preferiti sotto forma di foie gras, la grappa che smette di puzzare, il Pont l’Évêque che da intollerabile olezzo francese si trasforma in sublime esperienza, il piccione che non è più quello di Piazza San Marco e poi lui… monsieur il bollito.</p>
<p>Il mio primo vero bollito l’ho assaggiato al Sambuco, ristornate milanese dell’Hotel Hermitage (che si vocifera abbia chiuso i battenti, peccato). La serata del lunedì era quella dedicata al re. Un miracolo alla vista e al palato: un tavolo circolare con ogni meraviglia si apriva di fronte agli occhi. Impossibile resistere. Al Sambuco mi sono innamorata del bollito, un amore adulto persino, quindi destinato a durare.</p>
<p>Per questo, per il mio bene e quello di chi mi legge. Ho approfondito e qui vi descrivo i pezzi da chiedere al vostro macellaio di fiducia per ottenere il re dei piatti che scaldano il cuore e il palato d’inverno: si dice che il 7 è il numero perfetto. 7 tagli di polpa, 7 ammennicoli e 7 salse di accompagnamento, così affermano gli amici della Confraternita del Bollito Misto e così dice anche il mio macellaio: Arturo.</p>
<p><strong>7 tagli di polpa</strong>.<br />
Tenerone (dal collo o coppa), scaramella (pancia e costato), muscolo di coscia, muscoletto (stinco), spalla, fiocco di punta, cappello del prete.<br />
<strong>7 ammennicoli.</strong><br />
Lingua, testina, coda, zampino, gallina, cotechino, rollata.<br />
<strong>7 bagnetti o salse</strong>.<br />
Verde rustico, verde ricco, rosso, cren, mostarda, cugna, salsa al miele (d’avìe)</p>
<p>Contorni consentiti: patate lesse, spinaci al burro, funghi trifolati e cipolle in agrodolce.<br />
E gli esperti proclamano che per finire non deve mancare una tazza di brodo caldo.</p>
<p>Ma noi, voi, tutti insomma non vogliamo sempre invitare a cena 32 persone e diciamoci la verità, non è proprio pratico comprare 14 pezzi di carne. E allora ci basterà trovare la nostra ricetta perfetta. Ecco la mia: scaramella (biancostato), muscolo, cappello del prete, testina, lingua, gallina e cotechino. Accompagnati da mostarde (tante!) senape e salsa verde.</p>
<p>E voi? Quando avete scoperto di essere diventati grandi? Di avere un palato adulto e trovarvi a<strong> dire sì a quello che prima vi faceva rabbrividire?</strong></p>
<p>[Crediti | <em>Immagine: <a title="Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/maggiecarey/" target="_blank">Flickr/Magg!e</a></em>]</p>
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		<title>Viva la mamma box: tutti i segni dell&#8217;imminente fine del mondo in uno spot</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 18:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Vi metto in guardia dall&#8217;irrispettosa brutalità del video. Non c&#8217;è nessuna plausibile ragione per guardarlo se non il turpe bisogno di soddisfare una scala di perversioni che poco hanno a che spartire con la fame. O anche solo con&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/viva-la-mamma-box-tutti-i-segni-dellimminente-fine-del-mondo-in-uno-spot/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center; margin-bottom: 20px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="620" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/S4N6HkrCYk0?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="620" height="340" src="http://www.youtube.com/v/S4N6HkrCYk0?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>Vi metto in guardia dall&#8217;irrispettosa brutalità del video. Non c&#8217;è nessuna plausibile ragione per guardarlo se non il turpe bisogno di soddisfare una scala di perversioni che poco hanno a che spartire con la fame. O anche solo con un fremito d&#8217;appettito. Anzi, ci sono talmente tanti segni dell&#8217;imminente fine del mondo in questo filmato che potreste realizzare una cosa. E&#8217; la prima volta che vi capita di vedere roba così contronatura su internet senza dover usare la carta di credito.<span id="more-47329"></span></p>
<p>Resta una curiosità, anzi, più d&#8217;una. A voi consumatori culturali voraci, modaioli e molto aggiornati le soluzioni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47331" title="Viva la mamma" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Schermata-2012-02-07-a-19.16.54.png" alt="" width="620" height="338" /></p>
<p>Per puro caso, qualcuno sa <strong>quali ingredienti ci sono dentro</strong> le trenette al pesto rinvenute e pronte dopo 2 minuti di microonde? Questo post tra il preoccupato e l&#8217;occupy si deve più che altro al nome del piatto pronto da 3,49 euro, adatto, come sottolineano i cervelli del marketing, al consumo &#8220;on the go&#8221;.</p>
<p><strong>Non fa un po&#8217; di tristezza che si chiami Viva la Mamma Box?</strong></p>
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		<title>Tornare da Marco Pierre White oggi che è solo un marchio quotabile in borsa</title>
		<link>http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/tornare-da-marco-pierre-white-oggi-che-e-solo-un-marchio-quotabile-in-borsa/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro_zz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Quando mi ci mandano di solito ci vado. Quindi ho brigato del mio per organizzare una cena frugale a Dublino con (caspita) 4 colleghi da Marco Pierre White, che ho descritto ai compagni di serata come una &#8220;steak-house di&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/tornare-da-marco-pierre-white-oggi-che-e-solo-un-marchio-quotabile-in-borsa/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47321" title="Marco Pierre White, Dublino" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/384548_10150571166571057_336008771056_10871947_1592433865_n.jpg" alt="" width="620" height="306" /></p>
<p>Quando mi ci mandano di solito ci vado. Quindi ho brigato del mio per organizzare una cena frugale a Dublino con (caspita) 4 colleghi da Marco Pierre White, che ho descritto ai compagni di serata come una &#8220;steak-house di un certo livello&#8221;. Mi ci ha mandato il fido Bob, aggiungendo che è uno dei pochi posti <em>mangiabili</em> in centro. A Dublino, che e&#8217; una citta&#8217; molto brutta.</p>
<p>La serata si e&#8217; ben prestata dopo una settimana luuuuunga di lavoro inteeeenso in periferia. Periferia di Dublino, che è una città molto brutta con una periferia molto meno brutta. E comunque non bellissima.</p>
<p><a title="Marco Pierre White, Dublino" href="http://www.marcopierrewhite.ie/" target="_blank">Funghi e lampade abbronzanti fuori dalla porta per i fumatori</a>, piccola veranda e fila (lunga) di taxi davanti.</p>
<p>Casino d&#8217;inferno dentro, roba che al confronto al Pont de Ferr pre-stella Michelin (dallo chef Matias Perdomo a Milano) si sarebbe potuta pregare tutta la novena. E accostarsi al sacramento anche.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47323" title="Marco Pierre White quando era una rockstar" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Marco+Pierre+White.jpg" alt="" width="620" height="526" /></p>
<p>[<strong>Inizio non breve inciso</strong>] <em>C&#8217;è stato un tempo in cui Marco Pierre White  non era ingordo, vagamente pingue e rosso in viso. C&#8217;è stato un tempo (circa 1995)  in cui il ragazzo prestato da una madre italiana al paese più  indifferente al mangiar bene, aveva radicalmente trasformato  l&#8217;esperienza più noiosa che si potesse immaginare: i ristoranti di  Londra. Ricavandone in cambio, lui povero in canna, ma ardito innovatore  sempre  in preda a raptus creativi, la gloria, la soddisfazione di avere  allevato rockstar come Gordon Ramsay e un patrimonio valutato intorno  ai cento milioni di euro. Poi, quando era ormai un marchio quotabile in   Borsa, l&#8217;ultima cena prima di appendere il mestolo al chiodo. Il  concerto d&#8217;addio preso d&#8217;assalto dai fan nella Oak Room dell&#8217; Hotel  Meridien. E una congrua manciata di ristoranti a suo nome sparsi per  l&#8217;Europa. Era la sera di Natale del 1999</em> [<strong>Fine non breve inciso</strong>]</p>
<p>Le occhiaie del cameriere arrivano fino alla nuca, la barbetta è incolta. Corre in spazi ristrettissimi, arranca fiero ma svelto come una madonna e dice &#8220;ciao !&#8221; e poi &#8211;povera stellina&#8211; spegne l&#8217;entusiasmo.  Non vedo una fava del menu, occhiali a casa e luce bassissima. Ordino.</p>
<p>Parfait of Fois Gras, Raisin Sec en gelee Madeira: vi suggerisco di servirlo a una temperatura superiore ai meno 20, vedrete che la gente apprezzerà di più l&#8217;equilibrio dei tre ingredienti, non originale ma (credo) indovinato; a queste temperature l&#8217;uvetta sparisce e con questa luce il madeira sembra una suola di scarpe. Anche una quantità inferiore al mezzo chilo potrebbe aiutare gli appettiti più umani dei continentali.</p>
<p>Degli altri antipasti menzionabili solo il salmone irlandese e il carpaccio di steak che rimangono incompiuti più per inappetenza da aperitivo che per desuetudine a questi stili. Non fanno il minimo testo il collega divoratutto e la sua terrina di anatra ripulita.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47322" title="i piatti del Marco Pierre White" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/i-piatti-del-Marco-Pierre-White.jpg" alt="" width="622" height="412" /></p>
<p>Poi vado sulla carne: filetto &#8220;Au Poivre Noir, Raisin Sec a l&#8217;Armagnac&#8221;, carne irlandese ovviamente, perché ci tengono a dirlo. Non sfalda ma è tenera, cottura media come da richiesta e senza una goccia di sangue in più del dovuto. Molto steak davvero, crosticina di pepe quasi ancora croccante e dolcezza di uva che accompagna senza infastidire. Buona.</p>
<p>Dessert un po&#8217; d&#8217;ordinanza ma ben fatto, forse dovrei smettere di ricorrere alla creme brulée quando sono pigro e tentare nuove strade.</p>
<p>Posto ri-frequentabile alla bisogna, ma meglio con un paio di tappi per le orecchie.</p>
<p>[Crediti | <em>Link: Marco Pierre White, immagine di Marco Pierre White: StylistCamilo</em>]</p>
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		<title>The best of Roberto Formigoni: al Pirellone bis da 571 milioni il ristorante, la gelateria e l&#8217;outlet</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 11:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p>
<p>Cara Milano, anche se mi hai accolto con quel -11° di cortesia ti parlo come fossi il tuo commercialista. C&#8217;è un estensione illimitata di banalità e modi di pensare che ti riguardano con i quali siamo cresciuti&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/the-best-of-roberto-formigoni-al-pirellone-bis-da-571-milioni-il-ristorante-la-gelateria-e-loutlet/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-47284 aligncenter" title="Pirellone bis" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Pirellone-bis.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Cara Milano, anche se mi hai accolto con quel -11° di cortesia ti parlo come fossi il tuo commercialista. C&#8217;è un estensione illimitata di banalità e modi di pensare che ti riguardano con i quali siamo cresciuti e con cui conviviamo. Milano è brutta, c&#8217;è la nebbia, il traffico, &#8220;che differenza c&#8217;è tra Roma e Milano, a parte il  		fatto che lassù si lavora&#8221;. Posso aggiungerne una? Non è ancora cliché ma presto lo diventerà: <strong>Milano ha perso il senso della realtà</strong>.</p>
<p>Com&#8217;è possibile, vista la temperie, che Roberto Formigoni <a title="Repubblica Milano" href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/02/07/news/ecco_il_pirellone_bis_costa_570_milioni_formigoni_ha_un_eliporto_e_la_foresteria-29455877/" target="_blank">spenda 571,4 milioni di euro</a> per il Pirellone bis, sede della giunta regionale? In tempi di mastini del Fisco che aggrediscono la città è logico farsi un eliporto per gli spostamenti in  elicottero? O un ufficio di due piani con foresteria collegati da una scala interna?</p>
<p>Ma la fascinazione dei milanesi operosi per il loro presidente ingoia senza batter ciglio 11.200 euro per il tavolo &#8220;direzionale&#8221; e 20.000 per i tappeti &#8220;fabbricati a mano&#8221;? Per  non parlare degli sprechi nella vecchia sede della Regione, il grattacielo Pirelli.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47285" title="Ristorante Terraferma" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/212143097-dd948081-83b5-435d-8cd3-9095ab794eff.jpg" alt="" width="600" height="399" /></p>
<p>E veniamo alle cose nostre. La mobilia di buvette e cucine costa 64mila euro. Il primo servizio di ristorazione di Palazzo Lombardia (confidenzialmente Pirellone bis) si chiama Terraferma, un <a title="Repubblica Milano" href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/20/foto/pirellone_bis_apre_il_primo_ristorante-17986354/1/" target="_blank">ristorante da 150 posti</a> riservato ai dipendenti della Regione, che nelle parole di Formigoni: &#8220;era giusto avessero all&#8217;interno del palazzo un punto di riferimento per il pranzo quotidiano&#8221;.</p>
<p>Poi, il supremo sgarbo al senso comune, la prova tangibile che esiste la sindrome del faraone tipica degli amministratori che vogliono  lasciare un segno del loro passaggio, pagato con i soldi  pubblici.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47286" title="La gelateria del Pirellone bis" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/150852276-aee0a432-6bf3-4856-8f11-171f44b53db2.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p>Come annunciava ieri un meraviglioso taglio basso di Repubblica Milano: la <a title="Repubblica Milano" href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/04/foto/pirellone_bis_dopo_il_ristorante_arrivano_un_outlet_e_la_gelateria-18640915/1/" target="_blank">gelateria frutteria</a>. Appena inaugurata. Nel palazzo della Regione.</p>
<p>P.S. E c&#8217;è pure l&#8217;outlet.</p>
<p>[Crediti | <em>Link e immagini: Repubblica Milano</em>]</p>
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		<title>Radical chic? Io vado al mercato del contadino in cerca di sogni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia Cannarella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[chilometro zero]]></category>
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		<category><![CDATA[mercato del contadino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Prima non era così ma ultimamente le cose sono cambiate. Quando parlo con qualcuno e il discorso cade sul <strong>mercato contadino</strong>, la reazione dell&#8217;interlocutore &#8211; di qualunque appartenenza &#8211; è un&#8217;acredine crescente. Sento critiche di ogni tipo, tante. La&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/radical-chic-io-vado-al-mercato-del-contadino-in-cerca-di-sogni/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47272" title="Mercato Contadino" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Mercato-Contadino.jpg" alt="" width="621" height="414" /></p>
<p>Prima non era così ma ultimamente le cose sono cambiate. Quando parlo con qualcuno e il discorso cade sul <strong>mercato contadino</strong>, la reazione dell&#8217;interlocutore &#8211; di qualunque appartenenza &#8211; è un&#8217;acredine crescente. Sento critiche di ogni tipo, tante. La più diffusa, ovviamente: “Vai al mercato contadino? Oddio, come sei <strong>radical chic</strong>”. Allora, guardiamoci negli occhi noi e voi lettori.<strong> </strong></p>
<p><strong>LO SO che 1)</strong> Se mangiassi a chilometro zero e solo a chilometro zero dovrei rinunciare alle arance, tanto per fare un mome che ha bighellonano da sempre per la classifica dei miei preferiti.</p>
<p><strong>LO SO che 2)</strong> Spendo più che in un mercato purchessia, perfino più che in certi negozietti <em>gurmè</em>.</p>
<p><strong>LO SO che 3)</strong> Ora il mercato del contadino va fastidiosamente di moda, a ogni angolo di strada spuntano banchetti che pur offrendo cavoli dall’aria depressa riescono a radunare manciate di clienti. Ai quali basta leggere mercato a filiera corta, vendita diretta  o – ancora meglio! – mercato biologico per mettere mano al portafoglio.</p>
<p>Sì, sono consapevole di tutto questo. Eppure dirigendomi al mercato contadino ogni sabato mattina vengo colta da ebbrezza. A ogni pane, formaggio, frutto comprato direttamente da chi lo produce e me lo sa raccontare la soddisfazione acquista una forza crescente. Il mio mercato del contadino è impagabile, com&#8217;è impagabile non vedere melanzane a febbraio o trovare sempre la frutta alla faccia di <a title="Corriere Ortofrutticolo" href="http://www.corriereortofrutticolo.it/content/blocco-tir-al-car-di-roma-lortofrutta-arriva-solo-dal-nord" target="_blank">qualsiasi sciopero</a>.</p>
<p>Senza contare che negli anni la seduzione del <a title="Facebook" href="http://www.facebook.com/pages/Il-Mercato-della-Terra-di-Bologna/156743565358?ref=ts" target="_blank">Mercato della Terra</a> è aumentata, non è più solo un luogo dove fare la spesa: d’inverno c’è il vin brulè, d’estate il gelato, si tengono lezioni di cucina e laboratori per bambini, si spaccia pasta madre, se il tempo è clemente ci si siede al sole a mangiare qualcosa e bere un bicchiere di vino o birra. E potrei continuare per ore a raccontare il magnetismo dell’atmosfera rilassata ma sbrodolerei, quindi mi fermo.</p>
<p>Al di là di qualsiasi discorso di tipo etico, al mercato contadino trovo lo spirito del  luogo e lo vivo come un vero piacere. <strong>Mi piacrebbe sapere dove vi collocate voi.</strong> Mercato contadino sì, no, buh?</p>
<p>[Crediti | <em>Link: Corriere Ortofrutticolo, Merfcato della terra. Immagini: <a title="Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/32165283@N03/" target="_blank">Flickr/Radio città del Capo</a>, <a title="Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/the_weed_one/" target="_blank">Flickr/TheWeedOne</a></em>]</p>
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		<title>Non c&#8217;è mai stato brodo senza lesso fino adesso</title>
		<link>http://www.dissapore.com/cucina/non-ce-mai-stato-brodo-senza-lesso-fino-adesso/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Lanconelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[brodo pronto]]></category>
		<category><![CDATA[fare il brodo]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>E&#8217; così semplice  fare il brodo! Certo, bisogna decidere che tipo di brodo si vuol fare, ma per una tazza di brodo da minestra o di brodino in ricostituente eccezione, basta comprare un pezzo di gallina (di buona famiglia)&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/non-ce-mai-stato-brodo-senza-lesso-fino-adesso/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47209" title="Brodo" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Photo17.jpg" alt="" width="620" height="392" /></p>
<p>E&#8217; così semplice  fare il brodo! Certo, bisogna decidere che tipo di brodo si vuol fare, ma per una tazza di brodo da minestra o di brodino in ricostituente eccezione, basta comprare un pezzo di gallina (di buona famiglia) un pezzo di manzo (molto muscoloso e con l’osso buono), una cipolla da steccare con i chiodi di garofano, un pezzo di sedano, una carota, sale, acqua. Metti sul fornello a fuoco basso, copri e poi vai in palestra, in piscina, al lavoro, in bici, a incontrare l&#8217;uomo della vita di un&#8217;altra. Dopo 4 ore torna a casa che il brodo è pronto. Del resto, non è che ti viene una voglia di brodo così improvvisa da non poterla programmare 4 ore prima.</p>
<p>E allora vi chiedo perché? Perché in tivù ci bombardano di pubblicità su brodini pronti preparati &#8220;come fai tu&#8221; e buoni &#8220;come il tuo&#8221;? Ma se il mio è buono, dico io, perché dovrei comprarne uno che costa il doppio? E che ti obbliga a consumare packaging? Che ti riempie il carrello di inutile e la vita di superfluo? Ma cosa ce ne facciamo di millemila programmi che insegnano come nappare e sifonare fai da te, temperare il cioccolato anziché i pastelli, se poi andiamo al supermercato per comprare brodo pronto?</p>
<p>E non sto parlando di nonne stanche e sole o uomini single, che comunque saprebbero organizzarsi meglio di noi. Parlo delle mamme che cucinano, delle giovani signore con figli al seguito e dei loro pensieri segreti : &#8220;vado a fare la spesa, compro il brodo pronto così non devo neanche pulire la cucina e sono libera di pensare a me per il resto del giorno&#8221;. Chiedo scusa alle mamme. So bene che non sono tutte così, ma qualche amica ce l&#8217;avrete.</p>
<p>Ad ogni modo, mamma, moglie, carrierista, la verità è che a tavola una pentola di brodo risolve due giorni interi. Almeno. Una pentola, diciamo, da 5 litri, tipo la mia. Non ci credete?</p>
<p><strong>Giorno 1</strong><br />
Pranzo: Tagliolini all&#8217;uovo in brodo di gallina con parmigiano a pioggia.<br />
Cena: il fondo del tegame con briciole di pane.</p>
<p><strong>Giorno 2</strong><br />
Pranzo: Risotto con il brodo restante e polpette del lesso, fritte a pranzo.<br />
Cena: Risotto con il brodo rimasto e polpette del lesso, ripassate la sera.</p>
<p>Di soluzioni su come usare gli ingredienti del brodo, i lettori qui ne sanno sicuramente più di me, quindi, alla fine del giorno, è il caso di lasciare il brodino pronto a una madre diversa da te. Forse.</p>
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		<title>B-Fest&#124; La dura vita dei lettori di Dissapore tra un calice di Berlucchi e un buffet</title>
		<link>http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Fumelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<category><![CDATA[allan bay]]></category>
		<category><![CDATA[b fest]]></category>
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		<category><![CDATA[sara porro]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiatore gourmet]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p>
<p>I lettori di Dissapore sono timidi. Ve lo aspettavate? Noi no! I 20 ingressi messi a disposizione da Berlucchi sono andati esauriti in 20 minuti.<span id="more-46836"></span></p>
<p>Alle 13 di domenica, il piccolo ma ben assortito gruppo si&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-47240" title="Immagine 15" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-158.png" alt="" width="620" height="443" /></p>
<p>I lettori di Dissapore sono timidi. Ve lo aspettavate? Noi no! I 20 ingressi messi a disposizione da Berlucchi sono andati esauriti in 20 minuti.<span id="more-46836"></span></p>
<p>Alle 13 di domenica, il piccolo ma ben assortito gruppo si raduna al primo piano di Via Gattamelata, siamo ad Identità Golose, edizione 2012. Lo stand del nostro Sponsor si riempie in pochissimo tempo e gli  schieramenti appaiono compatti e ben distinti: chiassosi editor e amici degli editor da una parte, ordinati ed eleganti lettori dall&#8217;altra.</p>
<p>Intanto l&#8217;enologo Arturo Ziliani ci racconta  la storia  del Franciacorta che stiamo per bere, è un Cellarius 2006; quando i bicchieri si toccano e la bollicina inizia a scendere, l&#8217;atmosfera finalmente si scioglie ed è tutto un salutare, abbracciare, e sorridere. Grazie quindi a Berlucchi, grazie a Guffanti per gli splendidi formaggi,  e naturalmente grazie a tutti i nostri lettori.</p>
<p>Hai mai visto una degustazione senza buffet? Non per dire, ma il nostro era da urlo.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47241" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-16-10/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47241" title="Immagine 16" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-161.png" alt="" width="630" height="454" /></a></p>
<p>Alla selezione di formaggi Guffanti non ha resistito neanche il Viaggiatore Gourmet, uno che ha visto cose che voi umani.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47242" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-17-13/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47242" title="Immagine 17" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-171.png" alt="" width="632" height="452" /></a></p>
<p>Ecco un bicchiere mai domo: appartiene a Beppe Palmieri, di professione sommelier. Alla Francescana di Modena, però.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47243" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-18-11/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47243" title="Immagine 18" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-18.png" alt="" width="636" height="457" /></a></p>
<p>È il magico momento degli editor: per una volta Carmelita Cianci potrà mangiare senza per forza <em>analizzare. </em>Voto:<strong> 10</strong> per gli splendidi riccioli rossi.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47244" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-19-9/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47244" title="Immagine 19" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-19.png" alt="" width="633" height="461" /></a></p>
<p>Gli editor di Dissapore/Intravino Fabio Cagnetti e Mauro Mattei con la direttrice delle scuole del Gambero Rosso, Francesca Riganati.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47247" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-20-7/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47247" title="Immagine 20" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-204.png" alt="" width="628" height="442" /></a></p>
<p>Chi scegliereste fra Mr. Longino e il foodblogger Fabrizio aka Arteteka? Nel dubbio tenerli entrambi, in caso di fame improvvisa fanno sempre comodo.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47248" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-21-7/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47248" title="Immagine 21" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-2113.png" alt="" width="631" height="450" /></a></p>
<p>Il lettore Giorgio Scarselli con la nostra Sara Porro. Nostra, Giorgio, capito?</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47249" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-22-11/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47249" title="Immagine 22" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-221.png" alt="" width="628" height="457" /></a></p>
<p>I lettori di Dissapore sono personcine sempre un po&#8217; speciali, vero?</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47250" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-23-6/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47250" title="Immagine 23" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-234.png" alt="" width="637" height="457" /></a></p>
<p>Lo chef televisivo Alessandro Borghese.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47251" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-24-7/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47251" title="Immagine 24" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-245.png" alt="" width="631" height="450" /></a></p>
<p>La sommelier Chiara Giovoni e il bestsellerista di libri di cucina Allan Bay studiano il perfetto abbinamento. Vino-cibo.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-47252" href="http://www.dissapore.com/cucina/b-fest-la-dura-vita-dei-lettori-di-dissapore-tra-un-calice-di-berlucchi-e-un-buffet/attachment/immagine-25-6/"><img class="aligncenter size-full wp-image-47252" title="Immagine 25" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-254.png" alt="" width="631" height="451" /></a></p>
<p>La lettrice Alexandra Asnaghi chiude degnamente la galleria di immagini dalla B-Fest che, più o meno è andata così. Visto che abbiamo serie intenzioni di creare altre occasioni di incontro con voi lettori, ditemi subito: qual è il vostro evento dei sogni, quello cui vorreste essere invitati?</p>
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		<title>Il piatto è rotto: non esistono più i clienti abituali</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Pagliardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mangiare Fuori]]></category>
		<category><![CDATA[clienti abituali]]></category>
		<category><![CDATA[cucina di casa]]></category>
		<category><![CDATA[prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[trattorie romane]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Nei miei ricordi di ragazzo le trattorie romane erano affollate da un&#8217;entità in via di estinzione: <strong>il cliente abituale</strong>. Oggi, per noi ristoratori, un cliente è abituale se viene a trovarci un paio di volte al mese; anni fa&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/il-piatto-e-rotto-non-esistono-piu-i-clienti-abituali/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-47175" title="Il piatto è rotto" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/piatto-rotto-copia21.jpg" alt="" width="614" height="445" /></p>
<p>Nei miei ricordi di ragazzo le trattorie romane erano affollate da un&#8217;entità in via di estinzione: <strong>il cliente abituale</strong>. Oggi, per noi ristoratori, un cliente è abituale se viene a trovarci un paio di volte al mese; anni fa invece era praticamente quotidiano. La trattoria dove mangiava mio padre, qui a Roma, era in via Casilina vecchia, nei pressi dell’oggi chicchissimo Pigneto, allora periferia popolare riconducibile più alle immagini  di “Accattone” di Pier Paolo Pasolini  che alla movida dei giorni nostri.</p>
<p>All&#8217;ingresso c’era il tavolone con gli antipasti, emblema di abbondanza e vetrina delle trattorie. Nel menù, oltre alla classica proposta romano-abbruzzese trovavi cose come i quadrucci in brodo, la stracciatella, il minestrone o la minestra del giorno, i capellini in brodo, la pasta al pomodoro, l’aglio olio e peperoncino, la fettina ai ferri o alla pizzaiola, l’uovo a occhio di bue o al pomodoro, il pollo al forno, il pomodoro spaccato. Tutti piatti rassicuranti &#8211;la cucina di casa dell&#8217;epoca&#8211; spariti insieme al cliente abituale nei primi anni ottanta.</p>
<p>Il pranzo era appannaggio di operai, impiegati, negozianti come mio padre, e di tanti personaggi pittoreschi del quartiere, inclusi <em>accattoni</em> e teppistelli di zona.</p>
<p>C’era il tavolo di “baston contrario” vicino al bagno, invalido conclamato e con la pensione a 40 anni; prima aveva sbarcato il lunario buttandosi periodicamente sotto le macchine sulle strisce pedonali. Si diceva che fosse invalido perché &#8220;troppo stronzo pè vive e lavorà con gli altri&#8221;, non perché zoppo. Vicino all’entrata c’era “il tirchio” col fratello, i benestanti del quartiere che arrivavano con il furgone, cofano bucato dalla ruggine e riparato con tavole di legno tenute insieme dalle fettucce delle serrande. Poi c’era la signora col ragazzino un po’ strano, ma per lei era solo capriccioso, non ha fatto in tempo a rendersene conto prima che la ammazzasse con l’accetta da pompiere.</p>
<p>Sempre le stesse facce. Sempre agli stessi tavoli.</p>
<p>La sera niente operai o impiegati, c&#8217;erano le coppie e le famiglie con i bambini. Altri habitué: vedovi, scapoli e pendolari che tornavano a casa il venerdì. Quasi tutti uomini, si salutavano tra loro scambiando poche parole senza mai condividere il tavolo, che restava uno spazio privato. Mi ricordo una coppia di anziani, per 2 anni si erano parlavati da tavoli confinanti che finalmente decisero di unire. Ma solo dopo il matrimonio, il secondo per entrambi.</p>
<p>Il pagamento era un tanto al mese senza mettersi a fare conti, ridicoli e poco opportuni.</p>
<p>Ripenso e mi interrogo:</p>
<p>Se per ragioni di lavoro o semplicemente per pigrizia, dovessi cenare sempre fuori, sceglierei lo stesso posto o cambierei continuamente?</p>
<p>Quali piatti più da casa che da ristorante non dovrebbero mancare, insomma, quali sono oggi i piatti rassicuranti?</p>
<p>Forse all&#8217;inizio cambierei spesso, ma lentamente cercherei anch&#8217;io una seconda casa. E riguardo ai piatti, difficilmente potrei potrei fare a meno di un minestrone in inverno e di pane e pomodoro quando fa caldo. Dimenticavo, senza polpette non posso vivere. Non le mangerei tutti i giorni, ma se non ci fossero affilerei la mia accetta da pompiere.</p>
<p>Gli altri &#8220;il piatto è rotto&#8221;:<br />
<a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/il-piatto-e-rotto-lettera-a-punti-sul-perche-dare-da-bere-e-da-mangiare-e-una-questione-morale/" target="_blank">Lettera a punti sul perché dare da bere e da mangiare è una questione morale</a>.<br />
<a href="http://www.dissapore.com/cucina/il-piatto-e-rotto-non-ne-posso-piu-di-sentirmi-dire-che-spendere-tanto-per-mangiare-e-immorale/" target="_blank">Non ne posso più di sentirmi dire che spendere tanto per mangiare è immorale</a>.<br />
<a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/il-piatto-e-rotto-lettera-aperta-ai-ristoratori-stellati-da-un-cliente-indignato/" target="_blank">Lettera aperta ai ristoratori stellati da un cliente indignato</a>.</p>
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