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	<title>Dissapore &#187; verdura</title>
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		<title>Il nuovo Esquilino, la gran fiera magnara</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 16:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Somaschi</dc:creator>
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<p>Dice, dice: oggi voliamo per il favoloso Oriente. No, no, c&#8217;è la nube, che sei matto:  oggi <em>se n’annamo</em> al mercato Esquilino. E con un solo euro di  metropolitana, siamo già nelle Asie. Il mondo si è proprio scapicollato&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/il-nuovo-esquilino-la-gran-fiera-magnara/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19009" title="I banchi del mercato Esquilino di Roma" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/166.jpg" alt="" width="700" height="487" /></p>
<p>Dice, dice: oggi voliamo per il favoloso Oriente. No, no, c&#8217;è la nube, che sei matto:  oggi <em>se n’annamo</em> al mercato Esquilino. E con un solo euro di  metropolitana, siamo già nelle Asie. Il mondo si è proprio scapicollato per te, romano, ha fatto solo un  giro, ed è qui, a casa tua: mica puoi solo <em>giocà a nascondarella</em> dietro  carciofoli, zucchine, pommidori e melenzane (se pur essi non sfigurino  quanto a patente d’esotismo: ma ci si scorda sempre di quanto siano  extracomunitari i tuoi vecchi legionari). La repubblica erbaria,  signoramia, non è più la stessa.</p>
<p>Il monte dei dasheen, delle amarissime  ampalaya e dei daikon è oggi, sui banchi, quasi più alto, e la sua  testuggine è vincente. E quei magnifichi mazzetti d’erbetta, altro non  sono, dall’agrore, se avvicini di tanto il naso, che freschi coriandoli.</p>
<p>La manioca (cassava), lo yam (igname), il topinambur nordamericano (già  nell’uso, si sà, del piemontese); i tanti tipi di patate dolci, ma anche  i cavoli cinesi, gli okra (gombo), i platani (gigantesche scivolarelle  giallo-verdi coi loro fiori, a parte, richiusi), le tenere foglie rosse  del lal shak (amaranthus cruentus), uno spinacino rosso rosso, il peloso  sayote africano (chayote, sechium edule), il fagiolo di Goa, le  zucchinette thailandesi, le varianti infinite di peperoncini: da  sfiammare l’anima <em>co tutti li mortacci</em>. E poi comunque e dovunque,  zenzero, basmati, tamarindo, e farine, mais in pannocchie (di stagione) e  fagioli e lenticchie, burgul, semola e soia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19010" title="I banchi del mercato Esquilino a Roma" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/250.jpg" alt="" width="500" height="673" /></p>
<p>Un caso che pare in sé tracimare la parola tradizione, portandola come  per gioco avanti e indietro il sipario del tempo, sul proscenio delle  merci, è l’onnipresenza del taro, o dasheen, la caucasia esculenta: le  radici bombate di questa pianta dalle foglie a orecchia d’elefante che  si è divertita a percorrere da sé, maestosa, senza uno straccio  d’Annibale tutti i continenti, si riaffaccia nei mercati romani dopo  secoli di disaffezione, dopo la caduta degli Imperi e la fine dei  commerci con l’Asia e l’Africa da cui proveniva fin negli aristocratici  ricettari di Apicio, usata come una primitiva patata, e come tale  accompagnata in stufati a carne e pollame, oppure bollita e servita con  salse speziate e garum. Proprio come adesso.</p>
<p>L’ex mercato di Piazza Vittorio, trasferito dal 2001 per bonificare  l’omonima piazza nei locali dell’ex caserma Pepe, oggi parla soprattutto  bengalese e cinese, quindi pakistano e filippino, e tutti i dialetti  dell’Africa e del sud America. Tanto che il grande Gadda, a dover  riscrivere oggi le sue mirabili pagine, vedrebbe centuplicato lo sforzo:  ma il senso primo e misterioso del gigantesco gnommero resta,  mondializzato, perché l’umanità si rimescola, restando appiccicata come  una mosca al suo cibo, come un fiore al suo frutto. E non si può  spicciare solo per pretesa di chiarezza: per chiarezza, per chiarirsi la  vista, si guarda tra i banchi dove, ortaggi noti e non fanno i loro  pacifici montarozzi, e non si “contaminano” o si “integrano”, ma  moltiplicano le loro varianti di pelli barocche, le une accanto alle  altre, al solo scopo di poter finire nei piatti, negli stomaci e nella  mutabilità delle voci.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19011" title="I banchi del mercato Esquilino a Roma" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/319.jpg" alt="" width="710" height="371" /></p>
<p><strong>Nuovo mercato Esquilino, Via Principe Amedeo, aperto dal lunedì al  sabato, dalle 7:30 alle 14:00</strong></p>
<p>(Fotografie di Maurizio Mirrione)</p>
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		<title>La frase del giorno &#124; Argomento definitivo per i pro-Ogm?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 13:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non posso credere che mancassimo di fondametali fino a questo punto. Eppure avevamo ascoltato le ragioni <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/chi-ha-detto-la-cosa-giusta-sulla-super-patata-ogm/#comments" target="_blank">di chi è contro gli Ogm, e di chi è pro</a>. Solo che questi, pur avendo per le mani l&#8217;argomento definitivo,&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/la-frase-del-giorno-argomento-definitivo-per-i-pro-ogm/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18536" title="Ogm anti-cancro, dice il professor Tirelli" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/tirelli.gif" alt="" width="485" height="142" />Non posso credere che mancassimo di fondametali fino a questo punto. Eppure avevamo ascoltato le ragioni <a title="Dissapore" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/chi-ha-detto-la-cosa-giusta-sulla-super-patata-ogm/#comments" target="_blank">di chi è contro gli Ogm, e di chi è pro</a>. Solo che questi, pur avendo per le mani l&#8217;argomento definitivo, mica lo avevano detto. Anzi, fino a ieri si ipotizzavano rischi per la salute, oggi invece il professor Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica  dell’Istituto nazionale  tumori di Aviano, <a title="Il Giornale" href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_vera_dieta_anti-cancro_e_mangiare_ogm/10-04-2010/articolo-id=436324-page=0-comments=1" target="_blank">ha ribaltato la situazione</a>. <span id="more-18535"></span></p>
<blockquote><p>&#8220;La carne va mangiata con moderazione. Nell’alimentanzione degli  animali  confluiscono sostanze inquinanti di due specie: gli ormoni e i   pesticidi che si usano nell’agricoltura. Anche le verdure contengono   pesticidi, è vero. Ma quelle però le puoi lavare, le   sostanze nocive contenute nella carne no.</p></blockquote>
<p>Infine, la nuova spiazzante verità: &#8220;Gli Ogm farebbero diminuire i  pesticidi. Se tu metti un gene  resistente ai parassiti, infatti,  proteggi la pianta e la fai crescere  sana&#8221;.</p>
<p>E ora, cosa cambia?</p>
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		<title>La frase del giorno &#124; I&#8217;m dreaming on a green Christmas</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bernardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Lo ha <a title="Google Sites" href="http://sites.google.com/site/massimobernardi/" target="_blank">scritto oggi</a> su Repubblica il capintensta di Slow Food, Carlo Petrini. Ora, presidente Petrini, guardiamoci negli occhi. Io non pretendo che il nostro pensatore ecogastronomico di riferimento, uno il cui <em>core-business</em> è essere molto&#8230; <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/im-dreaming-on-a-green-christmas/" class="read_more">continua &#187;</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12558" title="La frase del giorno, Carlo Petrini su Repubblica" src="http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/Immagine-103.png" alt="La frase del giorno, Carlo Petrini su Repubblica" width="543" height="204" />Lo ha <a title="Google Sites" href="http://sites.google.com/site/massimobernardi/" target="_blank">scritto oggi</a> su Repubblica il capintensta di Slow Food, Carlo Petrini. Ora, presidente Petrini, guardiamoci negli occhi. Io non pretendo che il nostro pensatore ecogastronomico di riferimento, uno il cui <em>core-business</em> è essere molto guru <em>trecentosessantacinque</em> giorni all&#8217;anno, faccia tacere la sua proverbiale coscienza verde proprio a Natale. Però potremmo, cortesemente, risentirci dopo le feste?</p>
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