lingue straniere

Il Novissimo Dizionario FrancoMariaRiccese – Italiano.

ricci1E tre! Il plenipotenziario dell’associazione italiana sommelier di Roma, Franco Ricci, ne ha detta un’altra delle sue: in neanche un mese di tempo è un bel record. Sentite questa: “Abbiamo la certezza che più di 50 milioni di italiani non sappiano cosa sia il vino. Una cultura ignorata da ogni fascia economica declinata tra la ricchezza e la povertà”. E ancora quest’altra: “Malgrado i nostri accorati messaggi i poteri dello Stato, Regioni e Province continuano a preferire sostanziosi investimenti in eventi che siano redditizi un po’ per tutti. Mentre la cultura è a carico dei privati, pochissimi in verità, che si affannano a raccontare questo prodigio della natura Italia.”

Adesso apro il Dizionario FrancoMariaRiccese – Italiano e traduco per voi: “con i corsi da sommelier a 1.600 euro a botta non ci sto dentro. Si, lo so, più di ogni altro ho contribuito ad allontanare la gente comune dal vino, a farne un prodotto d’elite, ma ora sono sinceramente pentito: datemi un po’ di finanziamenti a pioggia, qualche programma televisivo co’ Vespa a famme da valletta, quarcosa da fà, ‘nzomma! Voglio diventare il maestro Manzi del vino e per farlo sono  disposto a buttare a mare pure Albano.

Beh, magari la forma che Lui ha usato è più elegante, ma io sono un comunicatore dal linguaggio semplice: però vuoi mettere, vengo giù aggratis!

Login with Facebook:
Login

 

8 commenti a Il Novissimo Dizionario FrancoMariaRiccese – Italiano.

  1. Di Ricci ricordo un discorso fantastico qualche settimana fa a una degustazione sui vini lombardi, molto simile alle parole citate nel post. Solo che, dopo averci detto l’importanza di conoscere e bere il vino, ci ha tenuto per 30 minuti coi calici vuoti (i sommelier non potevano versare) per un’interminabile e pallosissima consegna di attestati ai produttori. E’ un mito, non si discute…

    P.S.
    Ma i corsi adesso costano ‘solo’ 1.600? Ero rimasto più sui 2.500, dev’esse’ la crisi…

  2. Immagino (sic!) che Vespa e Mentana abbiano fatto i tre anni di corso e che lo abbiano pagato (da noi in provincia i tre anno costano effettivamente sui 1600 euro, non so se a Roma si può optare per valigette e attrezzature più fèscion).
    Dico questo perchè ricordo una lista di due, tre pagine buone di Sommeliers ad honorem sulla rivista AIS: mi chiedo se anche questo è fare cultura del vino, se non si sia cercato troppo l’effetto traino di volti noti, spesso solo indirettamente legati al mondo del vino, e infine se, stando a quanto riferisce Aldo Fiordelli, lo sforzo “a carico dei privati” non finirebbe col ricadere sui semplici sommeliers, in una infinita sequela di esami, e costi relativi, anche post diploma (degustatore, relatore, patentino di conoscitore e chissà quant’altro). Alla fine, temo, diventare sommelier dopo tre livelli e spesso due o tre anni solari, non costituirebbe una grande attrattiva.

Lascia un commento

1. Ospite
Commenta subito
2. Iscritto a Facebook o Twitter
Commenta con il tuo profilo social
accedi
3. Iscritto a dissapore