Il cibo degli astronauti: prova d’assaggio

Cibo spaziale. No, non stiamo parlando per iperboli. Intendiamo proprio ‘cibo nello spazio’: cioè quello che gli astronauti, nelle loro Odissee nello Spazio, mangiano quotidianamente.

Proprio come noi, fratelli bipedi ancora sulla faccia della Terra a salutarli tendendo le manine, gli astronauti hanno bisogno di nutrisi. Senza per questo rinunciare al gusto.

Perché –casomai non ne foste a conoscenza– nutrirsi in un modulo spaziale, in assenza di gravità, non è cosa così semplice.

Le azioni che si possono compiere sui cibi sono limitate: tanto per dirne una, Samantha Cristoforetti è stata la prima a potersi preparare un caffè nella sua capsula spaziale, lontana dal pianeta terra. Un caffè per Samantha e un grande passo per l’umanità, insomma.

Questo accade perché sono moltissimi i parametri che gli alimenti devono rispettare prima di essere ‘imbarcati’ nello spazio: le dimensioni (tutto deve essere tagliato a pezzetti piccoli), il packaging adeguato, la possibilità di essere mangiato freddo e invece l’impossibilità di cuocere pietanze con qualsivoglia forma di calore o fuoco.

Insomma, non si dispone propriamente della cucina di un ristorante stellato, ma ci si deve per forza nutrire, capitano Spock.

C’è un’azienda italiana che si preoccupa di sfamare gli astronauti: è la Argotec che, dal 2011, offre alle agenzie spaziali pasti preparati secondo i loro dettami molto rigidi.

I pasti devono essere preparati da un’apposita autoclave, devono avere una conservazione dai due ai tre anni, e la combinazione dei singoli ingredienti deve permettere lo sfruttamento al centesino delle loro proprietà chimiche.

Vice ha inviato i suoi degustatori per una cena spaziale nella sede di Argotec, però restando coi piedi per terra.

I risultati sono stati abbastanza singolari: non è una cena gourmet, ma nemmeno una porcheria new-wave. Tanto per dirne una: non fa ribrezzo come una barretta energetica Soylent.

Antipasto: orzo e gamberi

 

I gamberetti fanno molto aperitivo anni Ottanta. Ma sono semplici da mangiare, non richiedono grande cura e danno l’impressione di essere una persona normale.

Condiscono un’insalata di riso e orzo: per il principio spiegato prima, i cibi a chicchi o pezzettini restano attaccate alle pareti dello speciale packaging, evitando di svolazzare qua e là per la capsula spaziale.

Secondo i degustatori, il sapore è decisamente insipido: il motivo è prontamente spiegato dagli esperti. Nello spazio, la percezione dei sapori cambia notevolmente a causa della congestione dei liquidi tra naso e collo.

Un po’ come capita quando abbiamo il raffreddore e abbiamo percezioni alterate dei sapori. Quindi, i cibi devono assicurare un’ampia variabilità di sapori, in modo da poter soddisfare tutti.

 

Capitolo a parte la consistenza: incredibilmente, tutti gli ingredienti conservavano la loro consistenza ‘naturale’. Più che un piatto ‘spaziale’, sembrava qualcosa di pratico da portare al picnic, o all’università.

Primo: riso con pollo e verdure

 

Sapori etnici per un primo piatto nello spazio: riso con pollo e verdure saltate.

La prima cosa che si nota è la consistenza: il riso è molto al dente, le verdure erano di colore naturale, il che le rendeva facilmente identificabili. La carne si sfilacciava proprio come capita sul globo terracqueo.

 

Come sapori, quello delle spezie sembra predominare su tutto. Nella fattispecie, qui si usa la curcuma che, oltre a insaporire, dalla notte dei tempi assicura la conservazione dei cibi. Anche nello spazio.

Secondo: sorgo e manzo

 

Interessante il continuo utilizzo di cereali, probabilmente sia per sostituire la quota di carboidrati in assenza di farinacei, sia per la loro indubbia facilità di conservazione una volta precotti.

Il secondo, un’insalata di sorgo (coltivato sopratutto nel Sud Est asiatico, nelle zone paludose, ricco di fibre e privo di glutine) e manzo, si rivela il piatto più riuscito della degustazione.

I degustatori hanno mangiato l’insalata direttamente dal ‘pacchetto spaziale’, per sentirsi un po’ astronauti, e hanno potuto vedere con i loro occhi i chicchi appiattirsi contro le pareti: probabilmente la scoperta scientifica aziendale più importante è stata proprio questa.

 

Contorno: insalata di quinoa

 

Il piatto preferito da Samantha Cristoforetti durante la sua missine spaziale è l’insalata di quinoa, il primo piatto a essere letteralmente ‘cucinato’ nello spazio. Aprire una busta, assemblare gli ingredienti e mangiarli secondo proprio gusto è un passo importante nella missione spaziale.

L’insalata era dominata dal sapore dello sgombro, che per qualità di conservazione è molto simile al tonno e quindi adatto alle lunghe trasferte. Anche quelle anni luce, a quanto pare.

Dolce: barrette e succo di frutta

 

Un pasto non può considerarsi completo senza dolce, e anche una coccola come un infantile succo di frutta può risultare utile a centinaia di migliaia di km da casa.

Riprendendo i discorsi sulla facilità di trasporto (e, forse, anche le tendenze contemporanee), il dolce è costituito da una barretta pressata di cereali, bacche di Goji e cioccolato; il succo è una purea di fragola, mela e pera.

La barretta è del tutto simile a una di quelle che mangiano i presunti ipersalutisti: cioccolato praticamente assente e bacche di Goji da masticare con dovizia da ruminante, mentre il succo di frutta riporta glicemici ricordi d’infanzia, della merendina a scuola.

[Crediti | Link: Vice, Foto: Chiara Esposito]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

19 Settembre 2016

commenti (2)

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  1. Avatar Anonimo codardo ha detto:

    Ciao, qualche appunto tecnico:
    – Spock era ufficiale scientifico, non capitano. L’appellativo corretto è “comandante Spock”.
    – la stazione spaziale non sta a centinaia di migliaia di km ma a meno di 410 km di altezza. La velocità, quella si, è enorme: 27 000 km/h. Se così non fosse cadrebbe.