Adesso, quando Gualtiero Marchesi finisce di parlare, io batto educatamente le mani. Ma nel frattempo, quanti sbadigli.

Lui è sempre stato il migliore pubblicitario di se stesso, il problema è che oggi non parla che di Gualtiero Marchesi. La cucina, la chimica, la musica, l’arte esistono solo in quanto espressioni di Gualtiero Marchesi. Ma lo capisco, eh. Al di là del Marchesino, la sua creatura senile, sono stati 80 anni da incorniciare per il “Divino Marchesi” (o “Marchesi De Sade”, per i sottoposti). Colui che “ha dato patina internazionale alla cucina italiana innalzando l’umile risotto giallo a icona bizantina con foglia d’oro“. E da oggi al 20 giugno, Milano lo celebra con “Storiae d’Italia. Gualtiero Marchesi e la Grande Cucina Italiana”, un percorso espositivo di sette punti che ripercorre la sua storia, con dimostrazioni pratiche, concerti, e incontri sulla storia della cucina italiana.

commenti (5)

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  1. Avatar alessandro bocchetti ha detto:

    quanato era bello Bonvesin… Bello e elegante! Le lampade di Castiglioni, le sculture sui tavoli, le thonet ecc. Quando andavo a Milano a vedere i parenti nella bella casa della mia infanzia in via del Politecnico andare a cena lì era una festa che aspettavo con ansia.. Una Milano (forse anche un’Italia) che temo non esista più 😉
    Bravo Gualtiero!
    Ciao A

  2. Avatar 2010, medioevo nello Spazio ha detto:

    è da un po’ che non commento nelle pagine addietro: c’era bisogno di un apporto di serenità in homepage e ho fatto la mia parte, ora che è tornato il sereno stabile posso riprendere a commentare “quando” mi pare. E perciò, Gualtiero Marchesi: le due volte a Erbusco non furono un granché ma non sono qui per questo, bensì…


    volendo fortemente perculare i novelli Cavalieri della Cucina Italiana, argomento da 150 commenti bucato da Dissapore per noie tecniche ma cavalcato dal Papero (uno e due), sana concorrenza che non guasta, mi riallaccio a un passaggio dell’intervista al Maestro:

    cattedrali del gusto che sembrano però destinate a sparire…
    all’Albereta di Erbusco ho inaugurato un’offerta per i giovani: il mio menu degustazione, spiegato da me medesimo, al prezzo speciale di 100 euro.

    le sembra poco?
    in Francia le persone più umili mettono da parte i soldi per cenare, una volta all’anno, in un grande ristorante.

    26 marzo 2010, siamo ancora all’operaio “formichina” francese!
    e quel che è peggio, così pure i Cavalieri: clientela e critica più attenta che propongono – sono disposti ad accettare un progressivo taglio di scenografia e liturgia in cambio di una ragionevole riduzione sul conto finale (puntando al 30 ci contenteremmo di un 15-20%), Cavalieri della Cucina Italiana che guardano invece al futuro con

    un gruppo di fatto teso all’apertura di interesse nei molti che condividono gli stessi principi > necessità di tutelare e sviluppare il mestiere e l’immagine gastronomica italiana > e incrementare il suo valore nel mondo > questa è l’occasione propizia di diventare un esempio per i giovani cuochi


    puntano dunque a un incremento di comunicazione, tutto lì: tuttora arroccati sulla Maginot dell’operaio francese, se questo non è starsene chiusi in una grotta su Marte cogli occhi serrati e le orecchie tappate…