Shopping last-minute: i torroni più buoni più d’Italia

Shopping last-minute: i torroni più buoni più d’Italia

Panettoni e panettoni per gastromaniaci? Celo. Bianchi rossi e bollicine? Pure. Cosa manca allora, prima che sia inappellabilmente Natale (oh gioia! Ansia finita). Cribbio, il torrone. Dico, mica vorrete affrontare lo shopping last-minute, il solo praticato dall’italiano medio posto che ancora gli sia rimasto qualcosa, senza i consigli di Dissapore.


Sperlari. Cremona significa Sperlari, azienda fondata nel 1836 da Enea Sperlari per produrre torrone e mostarda. Il super classico della città è quello duro alle mandorle, alternativa assai apprezzata il tenero vanigliato. E ancora mandorlati, alle nocciole e ricoperti al cioccolato.

Vergani. Contende a Sperlari il titolo di torrone più famoso di Cremona, ma è nato ancora prima, nel 1881 pare. A ogni tipo di torrone, unisce la peculiarità degli inediti mix di frutta secca: mandorle e nocciole, cioccolati e marron glacé.

Torrone Bandirali, cremaBandirali. Da Cremona a Crema per scoprire Mauro Bandirali. Nella sua gelateria-scrigno si trovano varietà esotiche di tè, mieli rari e inappuntabili gusti di gelato. Ma il meglio è nel torrone friabile, fatto con le mandorle pugliesi di Toritto, mieli Thun e zucchero di canna.

Garzotto Rocco & Figlio. La tradizione veneta nella forma più pura, il mandorlato di Cologna Veneta, paesone di 8700 anime che è riuscito a portare il suo torrone nel mondo. Leggenda vuole che a ridosso del 1900, lo speziale Rocco Garzotto, profittando dei commerci della vicina Venezia che rendevano disponibili rarità come le mandorle di Ceglie dal Campo o il miele di Zafferana Etnea, inventò una specialità al miele con albume, zucchero e mandorle sbucciate, antenato dell’odierno torrone.

Torrone ScaldaferroScaldaferro. Il torrone italiano numero uno, per chiarire subito di chi stiamo parlando, con la tipica posatura manuale in fiocchi che lo rende subito riconoscibile. Solo un torroniere di Dolo (Venezia) poteva immaginare l’uso del miele salato proveniente dalla barena veneziana (le terre sommerse periodicamente dalla laguna), ma sono otto le limited edition (mieli di ciliegio, nespoli, rosmarino…) insieme alle versioni più classiche, attraverso cui si esprime l’estro di Pietro Scaldaferro, erede di una tradizione familiare centenaria e grande affabulatore. Da comprare a scatola chiusa.

Davide Barbero. Cosa dirvi ancora del torrone d’Asti D.Barbero dopo avervi portato nel laboratorio dove prende forma? Forse che proprio lì, nel 1883, il classico torrone di Cremona si separò dalle mandorle fatalmente attratto dalla nocciola del Piemonte, creando una coppia solida e per molti insuperabile. Pezzo forte di D.Barbero sono le torronfette, l’uovo di Colombo per mangiare il torrone friabile senza mettere a repentaglio il “lavoro del tuo dentista” cit.

Sebaste. Azienda di Alba seconda per giro d’affari solo a Sperlari, che da 125 anni propone la stessa ricetta: 50% di miele, glucosio, zucchero, albume e gelatina alimentare, cotte per almeno sette ore. Anche il marchio ‘Antica Torroneria Piemontese’, rivolto al mercato gourmet, appartiene a Sebaste.

Torrone RelangheRelanghe. Tra le aziende più recenti del settore, nata dal genio imprenditoriale dei fratelli Ceretto di Alba, produttori di grandi vini e distributori del raffinato cioccolato Gobino, realizza un ottimo torrone friabile alla Nocciola Piemonte IGP.

Antica Casa Faccio. La prima produzione di torrone piemontese inizia nel 1956 a Cassinasco (AL) ed è ormai alla quinta generazione. Un dolce insaporito dal miele d’acacia che diventa anche ‘torroncina’, crema di torrone in vasetti abbinata a nocciole molto tostate.

Pernigotti. Forse non tutti sanno che, questa azienda di Novi, tra Piemonte e Liguria, era famosa per torrone e mostarda già a fine ‘800. Oggi, proprietà della famiglia Averna, realizza torroni di ogni tipo, su tutti i ricoperti al cioccolato e i ripieni alle nocciole.

Canelin. In provincia di Alessandria, a Visone, si fa un prodotto a suo modo leggendario, il Canelin di Giovanni Verdese. Ultra ottantenne, ancora oggi sceglie di persona le nocciole migliori per un torrone dalla ricetta segreta già decantato dal grande critico Luigi Veronelli.

Fratelli Nurzia. Il torrone artigianale dell’Aquila, nato da un’idea di Gennaro, capostipite della famiglia Nurzia, che intuì le potenzialità dell’abbinamento con il cioccolato. Vitalità dimostrata anche dopo il terremoto del 2009, quando il laboratorio riprese la produzione in tempi record, seguito dal bel negozio-caffè in stile liberty di piazza Duomo, una delle prime aree riscattata dalla zona rossa della città abruzzese dopo il collasso del centro storico.

Sorelle Nurzia. Stessa tradizione familiare dei Nurzia, ma rivolta a un mercato più ampio con l’integrazione di lievitati e altri dolci da ricorrenza come Colombe o uova al cioccolato, oltre ai classici torroni alla mandorla pelata.


Alberti. Altra classica tradizione italiana: il torrone di Benevento. Dovuta in buona misura alla Alberti, l’azienda che inventato il liquore Strega (distillato di circa 70 erbe e spezie diverse), con cui aromatizza un impasto ricoperto da ciocciolato fondente extra, nelle due versioni morbido e friabile. Da provare il torrone al miele di Zagara e agli olii essenziali di limone.

Torrone dell’Irpinia. Una storia antica quella dell’azienda avellinese (precisamente di Ospedaletto di Alpinolo) che dal 1830 produce un torrone con nocciole ‘avellane’ o mandorle pugliesi, localmente chiamato ‘cupeto’.

Pruneddu. Come nella migliore tradizione artigianale, il primo torronificio sardo dolcifica il suo prodotto solo con il miele, senza zuccheri aggiunti. Lo impone Tonara, sui monti della Barbagia, una specie di roccaforte del torrone sardo, e sede della popolarissima sagra pasquale.

Condorelli. Scolpiti nella nostra memoria di consumatori da un fortunato spot, oggi i torroncini sono il prodotto di punta dell’azienda catanese, che realizza anche ottime stecche morbide.

Caffe Sicilia. Poteva il più famoso (e mediatico) pasticcere siciliano non rivoluzionare il torrone? Una versione, quella di Corrado Assenza, organizzata intorno a una pasta morbida dai contenuti meno barocchi rispetto alla tradizione siciliana, che esalta la meraviglia degli ingredienti: pistacchi, canditi e la mandorla di Noto.

[Crediti | Immagini: Andrea Soban, Garzotto & Rocco, Italianbox.com, Torrone irpinia]