di Prisca Sacchetti 25 Novembre 2015
Cristina Bowerman

Il Messaggero di oggi, cronaca di Roma. Intervista a Cristina Bowerman, “stella Michelin e chef di fama internazionale” che ha perso il bando per il mercato natalizio (“Fiera della Befana”) di Piazza Navona.

Vi cadranno le braccia, ma a vincere ancora una volta è stata la famiglia Tredicine.

Per chi ha poca dimestichezza con i cuochi e i ristoranti stellati romanila chef pugliese Cristina Bowerman è proprietaria di Glass Hostaria a Trastevere e di Romeo chef & baker in via Silla, zona Prati.

Per chi ha poca dimestichezza con i Tredicine, la famiglia a partire dagli anni Sessanta ha costruito un impero economico, sempre smentito, con il commercio ambulante di caldarroste, le castagne arrostite al fuoco di cui i romani sono ghiotti. In seguito sono venuti locali e camion bar, il monopolio sul commercio degli ambulanti a Roma e l’arresto del rampollo Giordano nell’inchiesta Mafia Capitale

Spiega Cristina Bowerman: “Abbiamo presentato la domanda ma la richiesta non è stata neppure presa in considerazione. Fare ricorso non avrebbe senso, tra un mese il mercato sarà praticamente finito”.

Quando le chiedono quale fosse la sua proposta per il bando risponde che si era impegnata per un mese puntando tutto sulla qualità, avrebbe portato la sua cucina, le ricette tradizionali, gli ingredienti bio.

“Volevo dare un’immagine diversa della città, libera da una serie di agganci. Abbiamo partecipato sperando sinceramente di vincere, Piazza Navona è un luogo di riferimento e si respira aria di rinnovamento. Ma senza il supporto delle istituzioni”.

Aria di rinnovamento? A proposito della Fiera della Befana e della nuova vittoria dei Tredicine il sito Roma fa schifo parla apertamente di bando truffa, e della difesa dell’indifendibile da parte del responsabile romano del Pd Matteo Orfini.

Oltre a proporre una soluzione in extremis per salvare Piazza Navona dal bando truffa.

Sarebbe il caso.

[Crediti | Il Messaggero, Dissapore, Roma fa schifo. Immagine: Coaching per donne]

commenti (15)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    Povera illusa…ma non si è accorta che sta a Roma?!
    Ah la vecchia Italia…non cambia mai nulla…
    Comunque, ma è possibile che nessuno si prenda mai la briga di investigare su tali bandi? E’ possibile che sempre i soliti vincano e abbiano quasi il monopolio?!

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Voleva partecipare a un bando che era scritto come tutti i bandi pubblici: con nome e cognome del predestinato scritto tra le righe. Irrilevante che si tratti di Roma: così sono scritti tutti i bandi dell’operoso nord-ovest e altrettanto operoso nord-est. Per sicurezza, di solito, l’interessato partecipa in forme più o meno palesi alla redazione del bando stesso

    2. Avatar gentilezza ha detto:

      si, ma intendevo qual era la sua proposta

    3. Avatar Veronica ha detto:

      avere un banco al mercato di piazza navona, portando ristoro di qualità invece delle caramelle gommose e dei lecca lecca made in china

  2. Avatar TonTon ha detto:

    questo perché il problema di Roma e dell’Italia tutta era Marino con i suoi rimborsi.

  3. Avatar Marco ha detto:

    Vale la pena di ricordare che i danni del monopolio dei tredicine a Roma non si limitano certo a piazza Navona.
    C’è l’impossibilità di avere uno street food di qualità tutto il resto dell’anno in una città che sarebbe ideale, per conformazione e tradizione storica, pensate non solo al centro ma alle grandi ville storiche, alle piazze semicentrali supertrafficate a tutte le ore del giorno e della notte, al mare di Ostia… sarebbe un’opportunità enorme non solo per chef stellati e proprietari di ristoranti già avviati ma per centinaia di giovani imprenditori del settore.

    E invece niente, lo street food a Roma è tredicine, “zozzone” o kebab. Non si sfugge.

    1. Avatar gentilezza ha detto:

      e la pizza al taglio? e le rosticcerie buone? dai su, mi sembra un po’ pessimista la tua visione

  4. Avatar Durthu ha detto:

    Poteva farsi dare qualche consiglio da Cracco, che di bandi ad personam ne sa qualcosa.

    1. Avatar luca63 ha detto:

      O da Farinetti ,che e’ un Tredicine molto piu’ in grande.

    2. Avatar Veronica ha detto:

      paraganore i tredicine al patron di eataly è demenziale, mi sa non avete idea di chi sono i tredicine

  5. Avatar Giovanni ha detto:

    Quello che nessuno spiega è se la bowerman voleva partecipare al bando secondo le specifiche dello stesso oppure se intendeva ottenere una sorta di wild card, infatti, occorre ricordare che si tratta di una “fiera della befana” quindi una merceologia ben definita con regole e normative tutte diverse da quello del chioschetto stellato che fa il cacio e pepe a 15 euro

    se poi vogliamo cambiare e magari anche aumentare il livello, ok sono il primo a dire facciamolo, così come sono il primo a dire perché il comune di Roma ante o post Marino non abbia fatto una delibera in tal senso… ma… ora come ora prima di sparare a zero giudizi, occorre contestualizzare

    1. Avatar Paolo ha detto:

      La questione della proposta mi sembra davvero speciosa, visto che si partecipa secondo quanto scritto nel bando. E che Bando!
      Non per nulla è stato annullato dallo stesso Comune ‘per evidenti irregolarità nella sua stesura’. Senza dimenticare l’elenco delle domande (accolte) che risultavano spedite… prima dell’apertura degli sportelli postali!

  6. Avatar luca ha detto:

    Bisognerebbe fare in modo che partecipassero dei giovani onesti ed emergenti. Visto quello che è ancora successo a Piazza Navona la vedo dura. Ma adesso al Comune di Roma, ci sono quelli bravi… Riguardo la signora Cristina Vituli (Bowerman), deve già gestire Glass Hosteria e Romeo chet & baker, che non è poco. In più scrive o si fa scrivere libri, va in televisione, e chi più ne ha più ne metta. Un vecchio articolo di Camilla Baresani dice che dorme 4 ore per notte, e ha un figlio da crescere. Si accontentasse di quello che ha, e lasciasse emergere dei giovani, magari sconosciuti ma meritevoli. Assolutamente niente contro la signora Vituli (Bowerman), ma i nomi che ricorrono sono sempre gli stessi. A Roma si dice: il troppo stroppia.