Fiera del Tartufo d’Alba 2015: e ora come supero la delusione?

Tutte le ragioni per cui La Fiera del tartufo di Alba 2015 è stata una grossa delusione

Si sa, di aspettative è meglio non averne. Tuttavia, io ci casco sempre, specialmente quando si tratta di cibo. Partiamo dal presupposto che la “Fiera del tartufo bianco di Alba” rientra tra gli eventi imperdibili ma io, chiedo venia, sebbene ami il tartufo come praticamente tutti voi, non ci ero ancora stata.

Aggiungete un’ora di strada tra vigneti e alberi di cachi e capirete che mi aspettavo qualcosa di buono.

Peccato che, una volta arrivata all’ingresso di Alba, ad accogliermi non ci sia neanche un’indicazione, nemmeno un manifesto, né uno di quegli striscioni di dubbio gusto che però ti rassicurano confermandoti che sei arrivato al posto giusto.

Che si tratti di Alba, tuttavia, non c’è alcun dubbio: peccato che neanche l’aria profumata di nocciola, l’aroma dell’Impero Ferrero insomma, riuscirà a scrollarmi di dosso la delusione.

I motivi? Almeno quattro.

alba

#1 LE INDICAZIONI

Ci tuffiamo nella mischia cercando indicazioni per la fiera. Niente di niente, neanche proseguendo. Non un cartello, né una mappa; nemmeno una scritta o un pittogramma, se è per questo: non una traccia che ci indichi di essere al posto giusto e che scacci dalla mente l’idea di avere sbagliato weekend o mese, ecco.

Smarriti, ci spingiamo sempre più verso il centro. Intanto, però, l’ansia di chi al vagare preferisce avere una meta precisa, aumenta. E con questo il senso di disagio per una fiera che si proclama internazionale e che non ha nemmeno l’ombra di un cartello a indicare la via a chi non è di casa.

#2 IL MERCATO DEL TARTUFO

mercato del tartufo, tartufo, alba
Sia come sia, alla fine arriviamo all’ingresso del Mercato del Tartufo, dopo essere incappati più volte nel Duomo e nelle stesse identiche vie, dopo essere passati con lo sguardo perso tra stradine acciottolate e piazze ampie con il cielo azzurro.

Alba è bella, su questo non c’è che dire. Ma la delusione arrivati alla nostra meta è grande, e anche su questo non c’è dubbio.

Toglietevi dalla testa l’idea di una fiera in mezzo alla città, con bancarelle ovunque, sovrabbondanza di prodotti, tripudio di chef che spuntano in mezzo alle piazze, eccesso, gioia ovunque.

La “Fiera del tartufo bianco d’Alba” è circoscritta in un misero quadrato, il Cortiletto della Maddalena. Un cortile interno e basta.

mercato del tartufo, alba

Niente bancarelle in giro per la città, niente odore di tartufo in Piazza del Risorgimento. La rinomata Fiera Internazionale è tutta lì, chiusa dentro un prefabbricato, uno di quei capannoni in cui nelle fiere di paese si vendono abiti da sposa e pentole inox.

Entri dentro e ti si apre il mondo del tartufo. Per entrare, però, paghi tre euro, che sono pochi, certo, ma son pur sempre un dazio.

#3 I PREZZI

Mettiamo che abbiate deciso di ignorare la delusione e di pagare i tre euro. Cosa ci trovate dentro a questo benedetto Mercato del Tartufo? Sua Maestà, chiaro, il Tuber Magnatum Pico. E qui nulla da dire, ci mancherebbe.

tartufo, alba

Di tartufi ce n’è di ogni forma e dimensione, di neri e di bianchi, dall’odore inconfondibile che per un attimo mi fa scordare la mancanza di segnaletica e il fatto che la grande fiera stia tutta in un quadrato.

tartufo nero, alba

I tartufi sono al centro, dove i cercatori dal cappello di paglia e dai baffi bianchi li svelano agli occhi curiosi (e ai portafogli pieni).

Mi viene una gran fame e una gran voglia di scoperchiare tutte le vetrinette in cui vengono custoditi gelosamente i tartufi, come diamanti o rubini nelle gioiellerie Cartier.

tartufo, alba

E delle gemme, lo sapete anche voi, hanno decisamente il prezzo: il tartufo bianco quest’anno va dai 350 ai 400 euro l’etto.

In pratica significa che un tartufo della dimensione di una biglia lo pagate 32 euro. Se poi volete mezza biglia di tartufo (nero, però), allora ve la cavate con una decina di euro.

mercato del tartufo, alba

Lo ammetto, mi dichiaro sconfitta e aspiro odore a più non posso per poi dirigermi verso le bancarelle che del tartufo vendono l’aroma: salami al tartufo, tome al tartufo, lardo al tartufo, creme di tartufo, carpaccio di tartufo. Vada per l’olio, mi dico. E confido nella zona food, dove farmi una bella scorpacciata.

#4 L’AREA FOOD

Errore, errore grosso. Qui ad Alba non c’è ombra dello street food che imperversa altrove e che, forse a ragione, ha fatto la fortuna di fiere come “Cheese” o il “Salone del Gusto”.

No, qui ad Alba c’è un angolo con un menù su cui campeggiano i piatti della tradizione: carne cruda, uovo al palèt (sarebbe quello al tegamino), tajarin alle uova, agnolotti burro e salvia. Punto.

Se avete fame, questo c’è.

alba, tartufo

Certo, potete nobilitare il tutto con una grattata di tartufo, che da sola costa sui trenta euro. Il che significa che per il famoso uovo al tegamino, accompagnato da un bicchiere di Barolo, si pagano 41 euro.

Sorge spontanea una domanda: capisco i puritani del tartufo, quelli che pagherebbero l’occhio della testa purché nel piatto ci sia Sua Maestà. Ma gli altri?

Non è venuto in mente a nessuno di offrire qualche fetta di salame al tartufo o una di quelle belle tome in vendita nelle bancarelle tre metri indietro?

E che dire di un piatto di tajarin al sugo di porcini e tartufo? O degli agnolotti che ho visto vendere a quella signora con il grembiule, ripieni di champignon e tartufo?

No, niente da fare: qui il tartufo si mangia sborsando o non si mangia affatto. Di prevedere qualche assaggio a portata di mortali borsette non se ne parla proprio.

Alba Truffle Show

Mi dirigo verso l’uscita con il mio sacchetto in cui girovaga la bottiglia d’olio. In pancia ho qualche assaggio di salame e in bocca l’amaro delle aspettative disattese: non riesco a non pensare di essere finita in una trappola per stranieri, più che in una fiera.

Stranieri che (numerosi più degli italiani), una volta qui, non possono fare altro che ordinare l’uovo al tegamino con grattata di tartufo e sborsare i 41 euro, per poi instagrammare il tutto con l’hashtag #truffle.

L’uovo al tegamino me lo mangerò a casa, penso, con l’olio aromatizzato al tartufo. E di Instagram, questa volta, farò volentieri a meno.

[Crediti | Link: Immagini: Lucia Gaiotto, Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba]

Lucia Gaiotto Lucia Gaiotto

16 Novembre 2015

commenti (64)

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  1. Avatar Hamburgese ha detto:

    Quando passo da Alba in questo periodo non entro alla fiera ma giro per negozi e bancarelle presenti in città per cercare un piccolissimo tartufo che vada bene per le mie tasche. C’è sempre una discreta concorrenza (forse quest’anno meno).

  2. Avatar rosangela ha detto:

    …il castigo per chi compra l’olio “al tartufo” è perdersi per sempre , la trifula si gratta ” poca ma buona” sulle uova ,sui tajarin e sulla carne cruda . Torna , prova e assaggia …….

    1. Avatar enrica ha detto:

      se non torna va anche meglio per scrivere cose cosi’ indecenti preferisco che non si scriva niente

  3. Avatar Giovanni ha detto:

    la persona sbagliata nel posto sbagliato, io più che domandarmi “tutto qui?” mi sarei chiesto “cosa ci faccio io qui?”

    1. Lucia Lucia ha detto:

      Ciao Giovanni,
      ho creduto erroneamente che la fiera fosse un evento aperto a tutti, anche ai meno “esperti”.
      Mea culpa 😉

  4. Avatar Fresc0baldi ha detto:

    Certo che pagare 3 euro per entrare in un tendone da sfollati, e 41 E-U-R-I per un uovo al tegamino con una grattatina di niente sopra… Se poi volete sentirvi dire “Arrivederci”, magari con un mezzo sorriso stentato, sono 20 euro in più. 10 per ciascuna voce. Ad Alba dovrete sudarvi anche l’aria.

  5. Avatar loziogiulio ha detto:

    fiera del tartufo 2015 10 ottobre 15 novembre , solo ad ottobre mezzo milione di visitatori , quest’anno tartuti introvabili ( sono piemontese appassionato e conoscitore ) mi sfugge qualcosa , gentilissime enrica e federica potete aiutarmi . grazie

    1. Avatar Fresc0baldi ha detto:

      500.000 persone in quel tendone????? Sarà come la borsa di Mary Poppins :-)))))
      In pratica, buttandoci dentro le uova al tegamino e qualche salamaccio aromatizzato acchiappa-citrulli, il tendone di Alba fattura quanto il PIL del Portogallo… Forti questi piemontesi…! Very very good 😀

    2. Avatar Federica ha detto:

      Ho un parente “trifulau” e ti garantisco che i tartufi si trovavano, sicuramente non tanti come negli anni passati ma si trovavano…

  6. Avatar pippolimpionico ha detto:

    Facemi meglio a leggere qualcunque articolo sul tema o chiedere a qualche amico! E’ così da decenni!!! Complimenti hai scoperto l’acqua calda. Ma d’atronde se ci hai messo così tanto a trovare il tendone……. Una volta su Dissapore leggevamo Sara Porro… poveri noi!

    1. Avatar luca63 ha detto:

      Una volta leggevi Sara Porro…Estiquatsi

    2. Lucia Lucia ha detto:

      Ciao!
      Sicuramente c’è chi la fiera già la conosce a menadito, l’articolo però si rivolgeva anche ai meno “esperti” che la fiera non l’hanno ancora scoperta. Per quanto riguarda il tendone esistono le iperboli, quando si scrive: un modo ironico di rendere un concetto semplice. In questo caso: mancanza di indicazioni. 🙂

  7. Avatar pippolimpionico ha detto:

    Dimenticavo, hai dimenticato di scrivere che di tartufo piemontese li neppure l’ombra!

  8. Avatar sensazioni di pasta ha detto:

    Qui dalle mie parti (marche nord) di fiere dei tartufi c’e n’è più d’ una…. (Aqualagna, Pergola, S. Angelo in Vado) e se non sei mai stata saresti piacevolmente sorpresa.
    E’ un evento festante e festoso, pieno di gente (anche troppo) e alla fine molto democratico.
    Ovvio i tartufi costano, (e ancora non mi và giù che per una roba “trovata” si richiedano tanti soldi..) ma c’e anche molto, molto altro.
    In ogni modo, mi dicono, tartufari e non solo, che molto tartufo marchigiano, umbro e non solo, si “nobilita” una volta che è spedito a d Alba….

    1. Avatar BERNY52 ha detto:

      Si “nobilita” anche quello molisano, vai tranquilla.
      comunque San Miniato va più che bene

  9. Avatar sensazioni di pasta ha detto:

    Dimenticavo!
    Ovviamnete al ritorno da ogniuna di quelle manifestazioni citate, cena a casa di amici con nell’ ordine:
    tagliatelle (rigorosamente autoprodotte e larghe, “sorte” e al dente) con abbondante grattata, la volta sucessiva risotto e frittata e l’ ultima volta abbiamo ripetuto le tagliatelle.
    Se passi da queste parti, sei benvenuta.
    (la casa degli amici è comoda ed accogliente, ed ho carta bianca negli inviti. Il patto è quello di continuare a portare vini e tartufi e/o funghi e posso invitare chi voglio…)