Pesaro, scrive su TripAdvisor “vino acido e ragù ricondizionato”: è critica o diffamazione?

C’era una volta il reato di diffamazione. Sorpresa: quel reato esiste ancora.

Anche se, colto e non di primo pelo (64 anni), ti sei auto-proclamato critico gastronomico di primo livello scrivendo la recensione del ristorante in cui hai appena terminato di cenare.

Ma se superi la misura rendendo noto tramite TripAdvisor che il ristorante, nel caso di specie l’osteria La Guercia, accanto a piazza del Popolo, nel pieno centro di Pesaro, è una “pessima trattoria”, o una “deludente miscellanea di maleducazione e dozzinalità”, e che si mangia “pessimo cibo con una pessima qualità degli ingredienti” oppure che “il vino è acido”, e tutto in una sola spietata recensione, allora il ricorso alle vie legali da parte degli osti è assicurato.

[I commenti non sono diritto di critica, 3 indagati per diffamazione]

Stando infatti alla recensione

— il vino era “un vergognoso liquido, acido e imbevibile”;
— i crostini “indecorosi, data la scarsissima qualità degli ingredienti”;
— le tagliatelle “condite con un ragù ricondizionto”
— Il baccalà “reso piccante da spezie aventi l’ingrato compito di dare a un pesce un sapore che aveva completamente perso probabilmente a causa della lunga permanenza nelle cucine della Guercia”.

Così i quattro titolari della trattoria pesarese –dopo aver specificato che se ordini vino sfuso non puoi pretendere di avere Brunello di Montalcino, e che i crostini sono fatti da un produttore locale che non utilizza né conservanti né additivi ma soltanto sale e pepe– e  dopo aver letto su TripAdvisor la recensione avvelenata, peraltro firmata con nome e cognome, non hanno esitato a chiamare l’avvocato per portare il sedicente critico davanti al giudice.

[Querela per TripAdvisor e l’utente che ha scritto “camerieri pezzi di me…”]

Di fronte alla prospettiva di finire in tribunale accusato di diffamazione aggravata, il mortifero commentatore ha pensato di venire a più miti consigli, proponendo una transazione pagata 1100 euro per il ritiro della querela d parte dell’osteria La Guercia.

Perché di fronte alla diffamazione aggravata, non ci sono schermi né tastiere che ti possano salvare.

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

24 gennaio 2018

commenti (14)

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  1. Orval87 ha detto:

    Dovrebbero farlo più spesso i ristoranti. E questi recensori seriali la smetterebbero di dare giudizi “a membro di segugio”.

    1. grammarnazi ha detto:

      Si chiama libertà di opinione, Orval. Anche se non sei d’accordo con i contenuti. In Italia abbiamo totale libertà di pensiero e parola, mi sembra. I toni della recensione non erano certo diffamatori. Io sarei andato avanti anche solo per il piacere di sputtanare – anche in tribunale – quel ristoratore.

    2. Carlo ha detto:

      Caro Orval ,tripadvisor nasce per dare TUTTI la possibilità di critica e giudizio senza avere patentini o attestati particolari, quindi è sottointeso che la critica sia soggettiva, se dico che un cibo è pessimo o un cameriere maleducato fa parte del mio personale diritto di giudizio, anche considerare se un cibo sia fresco o meno, se si reputa questi giudizi poco o per niente attendibili(o a membro di segugio) basta non andare a leggerli.
      Diverso ovviamente sarebbe il caso di malanimo o interesse.

  2. ROSGALUS ha detto:

    Il recensore, se è tale, deve avere piena licenza di dire le cose come stanno.
    A rigor di logica , o di recensione , le cose dette da quel signore, in sè, “stanno in piedi”, purchè siano veritiere.

    Purtroppo non lo erano ed allora – se si tratta di diffamazione conclamata – è giusto perseguire i denigratori ai sensi delle disposizioni vigenti.
    (PS .l’unica cosa che mi ha fatto sorridere e’ definire i crostini balordi a causa dei “pessimi ingredienti”: come se costui li avesse preventivamente analizzati. Una forzatura piuttosto evidente che denota malanimo preconcetto).

  3. gino ha detto:

    Voglio rispondere a grammarnazi.

    La recensione (qui ci sono poche righe) fatta del signore milanese è stata riconosciuta diffamatoria da entrambe le parti legali, infatti fin da subito la controparte ha voluto patteggiare proprio per evitare di finire in tribunale !!!

    Il risarcimento di €. 1200, tolte le spese, è stato donato in beneficenza all’associazione “Progetto Sofia” per i bambini africani e la recensione è stata eliminata.

    Il ristoratore

    1. grammarnazi ha detto:

      Personalmente, lo ritengo ridicolo, ma mi riservo di leggerla completamente per valutare. Ovvio, se insulti il cuoco e sua mamma e diffamatoria un’opinione. Se ti limiti a dire che hai mangiato da schifo, per quanto dure siano le tue parole, stai solo esercitando diritto di critica (a meno che racconti bugie acclamate, che so.. che hai ordinato un Brunello e ti hanno servito acqua ragia).

      Dalle frasi citate qui (e in altri articoli a riguardo), direi che la recensione non ha nulla di diffamatorio. Mi rendo anche conto che la legge italiana è surreale, tanto che ci sono persone condannate per aver dato del delinquente a gente condannata per mafia. La diffamazione, in questo paese, è anche questo: dire la verità. Purtroppo.

    2. ROSGALUS ha detto:

      Parole ineccepibili quelle di Grammarnazi.
      Ci mancherebbe non poter dire – se è vero – che un vino o un cibo fanno schifo !
      Scherziamo ?

    1. lorenzo ha detto:

      se si leggesse tutto senza fermarsi solo al titolo si scoprirebbe che la faccenda è un po’ diversa: “Gli unici paletti sono l’esistenza del fatto criticato (non si può criticare qualcosa di falso) e la continenza verbale (ossia l’utilizzo di una forma espressiva non inutilmente aggressiva o infamante)”
      quindi ok la critica, anche aspra, ma se si scrivono menzogne o si usa un linguaggio aggressivo e denigratorio le cose cambiano.

      è bene ricordare che il sacrosanto diritto alla libertà di opinione / parola / espressione / critica non solleva dall’assunzione di responsabilità in merito a quel che si dice o si scrive.

      dura lex, sed lex.

    2. gino ha detto:

      La Cassazione, del resto, ha sempre tutelato il diritto di critica, ritenendola come figlia del diritto di libera manifestazione del proprio pensiero. Gli unici paletti sono l’esistenza del fatto criticato (non si può criticare qualcosa di falso) e la continenza verbale (ossia l’utilizzo di una forma espressiva non inutilmente aggressiva o infamante). Entro questi limiti i giudizi aspri o polemici sono legittimi e non costituiscono diffamazione.

  4. Pier63 ha detto:

    Il recensore deve distinguere l’opinione personale dalla valutazione oggettiva. Se avesse scritto “A me quel ragù non mi è piaciuto per nulla!” Sarebbe stato inattaccabile; il ristoratore non può rispondere “Perché lei ha gusti di ….!”; anche se può essere vero.
    Invece il recensore ha dichiarato, oltre ad altre negatività, che il ragù è ricondizionato. C’è una bella differenza.

    1. grammarnazi ha detto:

      Pier, stiamo parlando di una persona comune, non di un giornalista professionista. Un semplice cittadino deve avere il diritto di dire “in questo ristorante si mangia di m***a” senza aver paura di minacce, denunce o altro.

      Se no, buttiamo pure alle ortiche il concetto di libertà di espressione.

  5. MB ha detto:

    Il problema è che essendo alla portata di TUTTI i commenti su Tripadvisor vengono letti da tutti, ivi comprese persone che non hanno la capacità di discernere se si tratta di una recensione negativa fatta sulla base di gusti personali (“Il ragù non mi è piaciuto”) o su dati generici e universali (“il ragù era ricondizionato”).
    Non tutti sono in grado di fare questa distinzione e si basano su ciò che leggono velocemente e distrattamente.
    Un conto è sconsigliare un ristorante sulla base die propri gusti, un conto è recare danno d’immagine.

  6. gino ha detto:

    Scusami tanto, ammettiamo che la tua professione sia il medico chirurgo, per te non farebbe differenza se pubblicassero : “grammarnazi non è un bravo chirurgo” oppure “grammarnazi ne ammazza più del colera”…. fammi capire !!!

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