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Caffè: Pellegrinaggio fra le mecche della più laica fra le bevande. Dite la vostra, prego

Oggi, solo in rare occasioni gli italiani fanno caso a quanto sono in debito, in termini di natura e disposizione, a un gesto essenziale e sobrio come quello del sorseggiare un caffè. Può aiutare il Washington Post che di recente ha riassunto le mecche dei nostrani caffeinomani.

Ce ne accorgiamo praticamente solo in vacanza, unico caso forse in cui è giocoforza separarsi dalla tazzina, nostra confidente quotidiana, per più di ventiquattro ore consecutive.

Ce ne accorgiamo perché del caffè ci mancano il sapore definitivo, la nota acre che sale in testa come il mi cantino di un soprano, l’avvicinarsi tempestoso dell’orgasmo della moka e, in assoluto, il “rito” – così si dice.

Perché se è vero che questo nettare concentrato viene da lontano – anzi è uno dei vizi meno ecosostenibili se si pensa che per ogni tazzina si fanno fuori 140 litri d’acqua – il caffè ha permeato del suo aroma riottoso lo spirito del popolo italico. E se si dovesse fare un laicissimo pellegrinaggio alla ricerca dell’essenza della più laica delle bevande, ci troveremmo indiscutibilmente qui, chez nous. Dove vengono tutti. Per il caffè, anche.

Andate al Caffè dei Frari di Venezia, e provate a chiedere un macchiatone: capirete che tutto ha un senso nel capriccioso catalogo dei modi di farsi fare un caffè. Il posto parla della Venezia mascherata e teatrale, anche per come è fatto: una balconata ovale dal piano di sopra ha l’affaccio sulla profumata cavea dove, al bancone, ruggisce la macchina da espresso.

Se poi fate un salto anche al Florian, occhio: rischierete di rimanere delusi dal gusto quanto deliziati dalla vista, perché è emozionante pensare di trovarsi in un tempio del caffè ma, sarà che il numero di turisti sta rischiando di superare quello dei piccioni, c’è poco da commuoversi sulla qualità dell’arabica.

Prossima tappa Firenze, ma bisogna farlo con la giusta dose di coraggio e consapevolezza. Avventurarsi in piazza della Repubblica fra lanciatori di girandole fluo e karaoke amplificati a palla può abbattere la poesia, ma è lì che, con buona pace di cinesi imbottiti di waffel e ammerigane in uggs e canottiera, si trovano le storiche Giubbe Rosse.

È lì, insomma, che il caffè nostrano è diventato un’operazione intellettuale. Un due tre caffè caffè caffè, cantilenava un giocondo Palazzeschi. Ma le sale sovraffollate di tele dai colori lividi giurano di aver visto gente meno godereccia e più… ermetica (magari in loden) celebrare con il rito mattutino del liquor d’ebano il loro scrivacchìo dalla torre d’avorio.

A Roma poi, regola aurea del caffè Sant’Eustachio vuole che i fanatici dell’amaro smettano i panni di puristi col naso arricciato e si accostino umilmente alla voluttuosa versione della casa: un cremosissimo e dolcigno bicchierino di savoir faire da Roma capoccia, touché.

E la moka oversize del caffè Gambrinus di piazza del Plebiscito? E le macchine napoletane nella loro stantuffante bellezza démodé, diverse dalle altre anche nella versione da bar? Leve dal misterioso funzionamento che sembrano gli argani dei pescherecci maruzzelli ormeggiati poco lontano.

In attesa di scoprire le vostre personali mecche del caffè, me ne resterei volentieri in questo caffè senza nome di corso Umberto I. Un bicchierino – sudicio, da prassi – colmo fino all’orlo di acqua (s)gassata come a dire “Crepi l’avarizia”, avventori pittoreschi come i vicoli dei “bassi” da dove sono usciti e la voce rotta dal tabacco masticato che, prima di girare l’angolo, lascia un caffè. Sospeso.

[Crediti | Link: Washington Post, immagine: Maurizio Camagna]

Prisca Sacchetti

commenti (70)

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  1. Un caffè molto buono io lo bevo nella mia città: Crema. E’ un baretto che hanno aperto da poco, si chiama Enrcio IV, non ha tavolini quindi si viene serviti solo al banco, ma il caffè è veramente buono, anche il cappuccino.

    1. A Crema c’è anche la mitica Torrefazione Cremasca di via Mazzini 49.
      Il cappuccino del Paolo è praticamente perfetto.

  2. A Roma: Torrefazione Contrucci a Via Alessandria, Caffetteria Napoletana a Piazza di Pietra e Nonna Carla a Viale Eritrea (una pasticceria famosa per le crostate, che propone le miscele di Gianni Frasi realizzate in modo impeccabile).

    1. Concordo sui tre nomi (specie Nonna Carla) e aggiungo l’Universale a via delle Coppelle.

  3. Roma: Castroni in via Cola di Rienzo. Quando sono in zona lo prendo sempre lì. Ottimo anche il caffè frappè.

  4. A me piace molto a Milano quello dell’Excelsior (dove c’è Eat’s), ma qualitativamente (per quello che ci posso capire) non è sempre uguale….

  5. Non basta un buon caffè per il rito.
    Al gambrinus
    preferisco mexico.Odio il bar
    ista che grida di calcio ,che parla dei cazzi suoi con altri,cafone,che e’ meglio che cambi mestiere,
    Odio il bar dove devi fare agomitate per berti un caffè’,odio la padrona alla cassa che
    Incassa senza dirti grazie,odio il barista che ti butta una tonnellata di zucchero nel caffè’.Odio un bat con il cesso rotto,e mo mi fermo perche’ vi ho rotto…

  6. Napoli da Mexico…uno a piazza Garibaldi e l’altro a piazza Dante. quando ho tempo porto via una confezione di caffè appena macinato. non quoto Gambrinus…

    1. assolutamente! mexico di passalaqua o da ciro a mergellina danno un netto 6-0 6-0 a gambrinus

  7. slitti vicino a montecatini, la miscela bar la vendono anche al dettaglio ma ha di tutto
    caffe’ colombia livorno, imho miglior rapporto prezzo/qualita’
    torrefazione bei&nannini lucca (ma credo abbiano una linea di produzione segosa a roma)
    torrefazione mokoka pietrasanta per degustazioni e varieta’ particolari in purezza
    (ma le vende anche)
    a s eustachio ci sono stato e su richiesta mi hanno dato un caffe’ con schiuma senza zucchero aveva un sapore morbido, curioso…
    mi fa piacere che nessuno abbia citato il caffe’ “solido” di ferran adria’

    mi ricordo poi che in un bar molto chic vicino a firenze (di cui non faccio il nome) caffe’ macchiato e cappuccino venivano chiamati con nomi altisonanti che mi rifiutavo di adottare rispondendo male ai sussiegosi camerieri che mi correggevano , i quali dopo alcuni giorni appena mi vedevano arrivare mi servivano subito saltando la chilometrica fila perche’ rovinavo l’ambiente con la mia presenza passandosi la commessa con la frase “una crema per l’artista”
    “artista” nel gergo locale e’ un tipo malmesso, non abbastanza abbiente da meritarsi la qualifica di “personaggio” ma meno indigente di quanto richiesto per meritarsi l’appellativo di “barbone”

    1. Ferran non è fesso,il caffè solido lo offre ai fanatici della gastronomia molecolare.Lui a casa beve l…..a.

  8. A Venezia oltre ai posti già citati, merita di essere citato anche un ristorante che oltre ad essere uno dei ristoranti migliori in città in tutto e per tutto garantisce un caffè perfetto
    in tutte le sue caratteristiche.
    Ristorante Antiche Carampane -- Sestiere San Polo, 1911

    Altro luogo dedicato solo al caffè è il Caffè del Doge , con selezioni provenienti da tutto il mondo .
    Sestiere San Polo, 609

  9. Terzi a Bologna vale un viaggio. Sottoscriviamo assolutamente Slitti. Da provare caffè del Doge a Venezia.

    1. Terzi era migliore prima del cambio di gestione,con questo non voglio lasciar intendere che l’attuale gestione sia malvagia,anzi….In Bologna citerei anche l’Aroma in via Portanova.