di | ven 29 gen 2010 ore 11:54
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Quando a fare la recensione del suo ristorante è il cuoco

Finora il racconto è stato un privilegio del critico, ma cosa succede quando un cuoco recensisce il suo ristorante? Abbiamo chiesto ad Arcangelo Dandini di riferire i piatti cucinati per noi di Dissapore. Attenzione parliamo di “Arcangelo”, il migliore ristorante di cucina romana del mondo.

Mettevi comodi e rilassati, volendo dirvi che l’infanzia ha formato lo stile della mia cucina e il modo in cui faccio la spesa, devo necessariamente passare per un breve racconto. Che è anche il resoconto di una cena che ho servito a quattro gourmet della squadra di Dissapore, capitati nel mio ristorante una sera d’inverno (parafrasando Italo Calvino). Un racconto che inizia da Fiumé, il cui nome significa animelle, metafora del Tevere simbolo di Roma; dell’aringa affumicata, patrimonio prezioso per chi doveva conservare il cibo attraverso l’affumicatura (fumé/fiumé, scontato francesismo); e del buondì Motta, proprio lui, attraverso la forma dialettale” fiju me’”( figlio mio), legato alla colazione e al richiamo di mamma Anna.

Fiumé, un piatto di Arcangelo Dandini
Le animelle di gola di vitello le ho cotte insieme a un battuto di salvia e rosmarino e un leggero brodo di zafferano. Opulente animelle che verranno braccate da elementi ostili, amari e aromatici ma che non cederanno il passo mai, finendo per cedere solo al vostro palato.

Vi racconto poi del Viaggio d’inverno a Rocca Priora, nel quale alcuni  ingredienti legati al territorio come le ramolacce (sorta di broccoletto selvatico) verranno servite a mo’ di frittata. O del Panunto, micropanino con la stringata di maiale nero di Bernardino Lombardo; oppure di una stuzzicante insalata “primo sale” di pecora, abbinata a pere acciughe e agrodolce. Tornando al Viaggio d’inverno, per me è una pietanza essenziale, quasi un madeleine. Rievoca le gite a cavallo che durando giorni interi necessitavano  di cibi facilmente trasportabili o eseguibili all’aperto con l’immancabile padella di ferro. E’ facile da preparare e senza fronzoli. Bastavano due uova, uno spicchio di pecorino primo sale, una pera, il guanciale stagionato (oggi sostituito dalla stringata di cui sopra), il pane, una quantità infinitesimale di salsa agrodolce, e le ramolacce che crescevano e crescono ancora spontanee intorno ai miei amati colli romani. Bastava coglierle e condirle con il grasso del guanciale.

La preparazione della Carbonara di Arcangelo Dandini
Siamo arrivati alla pasta, e il deja vu si fonde con la realtà. Ossignore, è arrivato il momento di parlare della cottura. Allora, quando parlo di cottura della pasta fuoriesce il maniaco che è in me: non accetto compromessi. Per me il dente non e’ un’indice ma un’ossessione che rievoca vecchie diatribe familiari (soprattutto con mio padre Stefano). Le discussioni duravano ore, basate su domande del tipo: “In un piatto di pasta conta più il condimento o la cottura? Il nodo della questione è l’esecuzione, non a caso la risposta era invariabilmente: “l’esecuzione è il risultato”. Punto.

Ma il grano della pasta, cioè la quintessenza del sapore, si avverte di più se cuociamo la pasta vicino “al chiodo” (dente tenace), ma facendo così, c’è il rischio che la mantecatura risulti approssimativa, poco equilibrata. Domande, domande, domande che volteggiano nelle teste dei puristi. Nel tempo ho scoperto che a essere fissati per la cottura della pasta sono davvero in tanti.

Rigatoni di Verrigni alla Carbonara cucinati da Arcangelo Dandini
Il racconto continua con il piatto più controverso della cucina italiana: la carbonara. Da me preparata con i rigatoni di Verrigni. La storia o meglio, l’analisi della storia, ci porta alle antiche origini abruzzesi della “cacio e ova”. Ma oggi, a quella ricetta aggiungiamo il guanciale, così lo scenario storica cambia. Cari gastrofanatici, eccoci negli United States of America, ci siamo appena svegliati e Rachel Ray sta preparando la prima colazione in cucina. A parte gli scherzi, io la  “cacioeova cor guanciale”, la preparo sgrassando il guanciale (che gli americani scambiarono per la loro pancetta/bacon, in quanto il guanciale, come l’aringa, si affumicava al dolce fumo dei camini), manteco le uova a freddo senza albume, aggiungo  il pecorino, un’inezia di pepe tostato al momento… e amen!

Ora mi fermo un secondo e riprendo fiato perché nella famosa sera d’inverno il ritmo di lavoro nel mio ristorante è aumentato, sono sull’uscio della cucina e decido: Rigatoni di Verrigni alla Matriciana (scritto cosi, con la m). Simbolo della cucina pastorale, urbanizzato per merito di un cuoco di Amatrice, anche questo piatto prende spunto, anzi nasce, da una pietanza chiamata “cacio e unto” (aridaije cor pecorino). A Roma nella prima meta’ dell’ottocento vennero aggiunti il pomodoro e il peperoncino, cioe’ tre, dico 3, sapori, cambiando in maniera radicale l’impianto organolettico del piatto.

Il menù del ristorante Arcangelo di Roma
Io preparo la matriciana sempre con l’adorata sauté di ferro (ritorna la padella), peggior conduttore di calore a memoria d’uomo, che al solo contatto con il guanciale lo irretisce e lo brunisce rendendolo croccante, non molle e incosistente (in questo caso il segreto è il taglio, ma stavolta nun me la canto). Niente cipolla né tantomeno vino: francescana, asciutta, rigorosa nella sua semplicità, con quel pizzico di peperoncino per dare vitalità alla dolcezza del pomodoro e far risaltare la sapidità del pecorino. Siamo arrivati quasi alla fine, dico quasi perché il piatto che sto per raccontarvi parla dei giorni nostri e dell’incontro con il “Michelangelo dei pizzaioli romani”, Gabriele Bonci. Massimo esperto di lievitazione e cuoco dalle intuizioni geniali, talvolta vicino al parossismo sperimentale, ma che davanti all’ aglio rosso si commuove e inizia a balbettare.

Spaghettoni Benedetto Cavalieri all’aglio rosso e parmigiano stravecchio (dedicati a Gabriele Bonci da Arcangelo Dandini)
Ecco, Gabriele è la sintesi tra avanguardia e radici della tradizione. Il piatto che gli ho dedicato è: Spaghettoni di Benedetto Cavalieri, aglio rosso, parmigiano stravecchio e mosto cotto. Nel quale, gli spaghetti con il grano di Maglie facilitano la passerella degli altri ingredienti, tutti così nervosi e a tratti esuberanti. La pasta con la cifra del suo grano, leggasi dolcezza, assume il ruolo di arbitro imparziale tra gli elementi aromatici, piccanti e sapidi. Come in un molle cuscino dove riposare, gli ingredienti si adagiano e dormono cullati dal sapore.

Avrei  concluso, rimane il dessert. L’Anabasi, sotto forma di torcione di fegato d’oca e biscotti Plasmon, è una vera regressione all’età infantile. Ricordi che puntano dritti all’apice gustativo, il fegato d’oca, summa del delirio organolettico e spiegazione del viaggio, dell’Anabasi. Sono partito dai biscotti plasmon per approdare al fegato grasso. E così, cari gourmet, ho concluso. Arcangelo Dandini, Oste in Roma.

I supplì di riso extramenù preparati da Arcangelo Dandini
Immagini di Marco Salzotto e Francesco Arena (Scatti di Gusto).

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73 commenti a Quando a fare la recensione del suo ristorante è il cuoco

  1. Sto salivando come un bulldog !!!

    [img]http://img268.imageshack.us/img268/9854/howdybulldog.jpg[/img]

    (Ho cercato una foto con il pugno chiuso ma non l’ho trovata)
    .
    Ciao

  2. avatar liloniadriano

    E bravo Arca’……io devo assolutamente bruciare il locale cosi’ mi faccio un po’ di ferie e la prima tappa sei tu…ogni promessa e’ debito….

  3. Te possino, Arcà :-) la prossima volta che scendo sono da te

  4. avatar fabrizio scarpato

    Alle 11:54, dico alle 11:54, è un attentato.
    Non ci sono parole, se non che Viaggio d’inverno a Rocca Priora o Ritorno a Rocca Priora, visto in tv al Gambero, mi ha trapanato il cervello, carotando sedimenti di memoria, di odori e cartocci, di gite sulle colline o al mare: frittata, formaggio, pancetta e pane casereccio, ricomposti in un piatto che solo a immaginarne le consistenze, la frittata “bavosa”, la ricotta e il pane grosso e tiepido, le papille si scapicollano senza decenza.
    Sulla cottura della pasta non so che dire, se non che capiterà di provarla forse per resettare tutti i punti di riferimento.

  5. Arcangelo?? chi è?
    indirizzo?
    :-)

    (Starei le ore a sentire i racconti tuoi o quelli di Bonci. Ricordati dell’appuntamento di domani da Pizzarium)

    Mi dici che (tipo di) pecorino/i usi per i piatti che hai nominato?
    grazie.

    “Spaghettoni di Benedetto Cavalieri, aglio rosso, parmigiano stravecchio e mosto cotto” e “torcione di fegato d’oca e biscotti Plasmon” sono i miei prossimi obiettivi!!!

  6. Arcà, dove te vedo te vedo, me viene fame. E mo’ sto lontano 700 km dal lungotevere, mannaja.

    PS, Massimo, se ti servivano due foto di fiumé me lo potevi dire :-)

    Comunque Dissapore ci deve una cena per le foto (e poi ti dico dove) ahhahahahha

  7. avatar Paolo

    Mi sa che le recensioni bisogna farle fare più spesso ai cuochi!

  8. avatar Andrea

    Madò che fame!

    di venerdi alle 12 poi…

  9. Scusa Arcangelo, ho letto… un tavolo per due tra 20 minuti, grazie :-) ) così tutti crepano d’invidia.

  10. avatar liloniadriano

    il solito privilegiato…. :-O)

  11. avatar dino de bellis

    penso che provero’ presto questo Ristorante.

    SEI GRANDEEEEEEEEEEEE.

  12. 1)pessimo post: se i cuochi si mettono ad autofarsi le recensioni e pure bene a noi, professori e studenti, non ci resta che andare a scopare il mare.

    2) arcangelo ha un evidente difetto: la sua pasta è SCOTTA:-)

  13. avatar liloniadriano

    Arcangelo non ti dico piu’ un c@@@@ ….pero’ se fai vedere il libello risulti anche fotogenico! ah ah ah

  14. Dandi, e sii onesto! L’Anabasi non è un ricordo dell’infanzia, ma un trauma del Ginnasio a Villa Sora!!! :-)

  15. avatar giuliamarruccelli

    splendido arcangelo!!!
    Avevo visto qualcosina giorni fa su scattidigusto e ho provato a fare il cacio pepe ma il pepe tostato proprio non m’è venuto: si è bruciato :-)
    Posso chiederti che pecorino hai usato???
    So per certo che alla prima occasione che vengo a Roma, verrò a degustarti !!!

    • avatar Arcangelo Dandini

      il mio pecorino…purtroppo irripetibile:-))) ps: comunque Brunelli e’ ottimo altrimenti da Roscioli ti fai dare la loro mescola tra moliterno ed il romano…ciao…

  16. avatar simonetta

    Che bontà…le cene da Arcangelo non si dimenticano!
    Penso proprio che dovrò tornarci presto… per stasera l’avevo già consigliato a tre amici prima di leggere il post!!

  17. avatar alessandro bocchetti

    Arcangelo Chapeau!
    Quante chiacchere, gioia e cojonelle m’hai regalato ;-)
    Bastano solo due parole, ma entrambe con la maiuscola Oste in Roma!
    Ciao A

  18. avatar Chefclaude

    Grande l’Oste; e grande dentro l’Oste (ce sarà pure spazio) il narratore, che non sai a chi voler stringe la mano.

  19. Il miglior Ristorante Romano dell’Universo che mondo.

  20. avatar Fabrizio Foti

    Penso al mio pranzo del 21 dicembre scorso da Ser Dandini: mamma mia, c’ho li ricordi impastati de matriciana e sbavo!!!! Non vedo l’ora de tornà a Roma, a casa mia. Arcangelo aspettami!

  21. avatar fantapalli

    Splendido!! Il solo pensiero degli spaghettoni aglio rosso pecorino e mosto mi fa sbavare letteralmente!!
    Spero di venire a trovarla prima possibile!!!

  22. avatar Arcangelo Dandini

    Un grazie di cuore a tutti!!!!!!!

  23. avatar liloniadriano

    cuore trippa o fegatelli? :-O)

  24. avatar il lettore qualsiasi

    Mettetevi comodi e rilassati, volevo dirvi che…

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/66.gif[/img]
    che la lettura di questo bel post
    acquisirà il suo senso compiuto, per me lettore qualsiasi di Dissapore, se e soltanto se nei prossimi giorni potrò leggere la contro-rece (preferite controcanto? il controcanto, allora) di Antonio Tomacelli

    questo è il resoconto di una cena che ho servito a quattro gourmet della squadra di Dissapore capitati nel mio ristorante una sera d’inverno

    grande ingorgo di blogger da Arcangelo, con Maffi e la squadra di Dissapore venuti a recensire da ogni parte di Italia: Maffi dalla Versilia, Bernardi da Ancona, Cortese da Napoli, Tomacelli dalla Puglia (da scattidigusto)

    vale a dire il controcanto di uno che, da lettore qualsiasi credo, semmai mandassimo a recensire i vari Cracco e Crippa & Co faremmo il boom di accessi e commenti, in caso avverso il senso di questo post sarà solo la terza magnà cum laude (una e una-due) che Dissapore conferisce a questo risto in sette mesi: urge un controcanto, appunto

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/63.gif[/img]
    amis, l’amour tendre et reveur… ERREUR!

    «Non sembrava che ci interessassero tanto le creature magiche, a dirti la verità» disse Hagrid quando Harry, Ron e Hermione gli chiesero com’era andata l’intervista con Rita Skeeter durante l’ultima lezione di Cura delle creature magiche del trimestre. «Voleva solo che ci parlavo di te, Harry» continuò Hagrid a voce più bassa. «Beh, io ci dico che siamo amici da tanto tempo. “Non ha mai dovuto rimproverarlo in quattro anni?” mi fa. “Non le ha mai dato fastidio a lezione?” Io ci dico di no, e lei non sembrava per niente contenta».

    «Ma certo» disse Harry, gettando brani di fegato di drago in una grossa ciotola di metallo e impugnando il coltello per tagliarne degli altri. «Non può continuare con la storia del piccolo eroe tragico, alla lunga è noioso». «Vuole una nuova prospettiva, Hagrid» aggiunse Ron saggiamente, sgusciando uova di salamandra.
    (da Harry Potter e il calice di fuoco)

  25. vale a dire il controcanto di uno che, da lettore qualsiasi credo, semmai mandassimo a recensire i vari Cracco e Crippa & Co faremmo il boom di accessi e commenti,

    Però mi sembra di aver capito che il boom lo si fa con McDonald’s :-)

    • avatar cracco + mcdo = pop

      la mia considerazione muove dal fatto che Tomacelli è l’editor più pop di cui al momento disponiamo; ove con pop intendo dire il percorso [1] che ogni editor dovrebbe [2] compiere per giungere a un grado di autostima che gli consenta di *usare il racconto per raccontare* qualcosa di interessante, non più per gratificare sé stesso facendo al contempo cosa non troppo sgradita ai ristoratori, Tomacelli è l’editor più pop di cui al momento disponiamo. [3]

      1. attitudinale
      2. consciamente
      3. il nostro più avanti

      [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag4/36.gif[/img]
      premesso tutto ciò
      sai che sfracelli farebbe, Tomacelli, recensendo Cracco & Co? uuuh… ed è questo che noi del pubblico tacitamente bramiamo: un tribuno editor pop che sappia recensire in maniera pop i risto che pop non tengono a esserli: c.v.d.

      vorrei leggere nei prossimi giorni il controcanto di uno che, da lettore qualsiasi credo, semmai mandassimo a recensire i vari Cracco e Crippa & Co faremmo il boom di accessi e commenti

  26. avatar giorgio

    scusate l’ignoranza: il Suo ristorante è l’Arcangelo ?
    l’angelo in questione ha fatto il ” classico ” ?.
    saluti

  27. avatar caterina

    Ammazza quanta e’ bbona ‘a matriciana, c’ho ‘a bbava c’ho, mannaggia. Comprimenti ar Coco! M’hai fatto veni’ fame Arca’, te possino, vabbe’ te vengo a trova’, se beccamo al risto!!!

  28. avatar Enzo Vizzari

    …una minima e tardiva notina fuori dal coro: nella mia memoria sussiste il ricordo di un’amatriciana di Arcangelo un po’ troppo pallida, quasi anemica…e io non amo la ridondanza del pomodoro…

    • avatar Arcangelo Dandini

      Vero Direttore, ma all’epoca ero molto piu’ “ortodosso”, considerando la Matriciana diretta discendente del “cacioeunto “di Amatriciana memoria, mi limitavo ad usare quasi esclusivamente qualche pomodoro del” piennolo” a mo’ di colorazione ed acidita’.
      Ora l’ho modificata mettendo piu’ pomodoro e meno pecorino, urbanizzandola in maniera definitiva.

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  32. L’ispirazione realizzata e mai appagata, consapevole e sempre curiosa di Arcangelo sono il conforto del viaggiatore lungo la sua notte d’inverno.
    Un orizzonte che lo conforta e lo sprona a proseguire il cammino fra le intemperie.

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