Cresce la passione di Firenze per i ristoranti etnici

In origine fu Eito, il primo ristorante giapponese di Firenze, anche nel personale, con cucina autentica e ambientazione elegante, oggi malauguratamente chiuso.

Poi ci sono stati i ristoranti giapponesi gestiti da cinesi, fino all’invasione dei famigerati “All you can eat” (mangia finché vuoi, il prezzo è fisso), come se l’inganno dei ristoranti per turisti non avesse già abbastanza tormentato Firenze.

Finalmente, con lungimiranza, qualcuno ha capito che la cucina orientale garba parecchio ai fiorentini, sempre più spesso quel qualcuno è toscano. Ecco allora moltiplicarsi le aperture degne di nota, innovative o rispettose delle tradizioni altrui.

Ci siamo fatti un giro nei ristoranti etnici di Firenze che gestiscono i toscani, alternando ispirazione giapponese, ramen bar e menu thailandesi. Così possiamo dimostrarvi che la cucina tosco-orientale non ce la siamo inventata, esiste davvero, e merita di essere provata.

Cibleo

via dei Macci 122 – Firenze

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L’ultima creatura di Fabio Picchi, il più fiorentino dei cuochi gigliati, parla coreano, giapponese e toscano. La notizia dell’apertura ci è arrivata da Aldo Fiordelli, amico, giornalista, nonché palato allenato, che ne ha parlato su Facebook qualche giorno fa.

Non potevamo che seguire i suoi consigli e affacciarci in piazza S. Ambrogio per sbirciare cosa succede nel quartier generale fiorentino, retto per i pochi che non lo sapessero, dal ristorante Cibreo.

Ecco, proprio accanto all’ingresso di quella venerabile istituzione fiorentina, ci sono una ventina di coperti divisi tra bancone e tavolini, sempre contesi dai clienti, per gustare la trippa con la soia o il collo del pollo ripieno al wasabi, preparati da una chef coreana e un sous chef giapponese, in cucina accanto a Picchi.

“L’idea di Cibleo nasce 38 anni fa –ci racconta il cuoco fiorentino–, seduto al bancone di un ristorante tipico di Kyoto, e si perfeziona negli anni tra le mura di casa, cucinando orientale per la mia famiglia, oltre che nei viaggi tra il Giappone e la Corea alla ricerca di prodotti dalla qualità sorprendente come la soia del monte Fuji”.

L’amore per la cucina giapponese e coreana mescolato all’estro tipico del “maledetto toscano” hanno fatto nascere Cibleo, crasi interessante tra suggestioni orientali e grandi prodotti toscani. Per esempio, niente farina Manitoba nell’impasto dei ravioli, troppo raffinata per i gusti del Picchi, ma farina di grano Verna e ripieno fatto con carne di maiali allevati allo stato brado o polli del Mugello, anche in versione vegetariana con il cavolo nero.

Fabio Picchi si esalta nel raccontare il piccione alla coreana come lo vede lui, bollito e ripieno di riso, datteri e castagne. Ormai è un fiume in piena, spuntano il pollo al ginger o i ravioli di patate e castagne.

Per tre mesi Cibleo accoglierà soltanto 20 persone a sera con un menù a prezzo fisso –costo tra i 40-50 euro–, “quando saremo diventati bravi”, scherza il cuoco-patron, apriremo con una proposta per il pranzo e a cena avremo il menù degustazione.

Moi sushi lab

via G.Verdi 15 – Prato

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Unica escursione fuori città, ma ne vale la pena, per conoscere meglio un piccolo locale con soli 14 coperti, che ospita la cucina di un autentico itamae, maestro di sushi, di origine pratese.

Dopo una lunga formazione in Giappone, dove vola almeno una volta l’anno per tenersi aggiornato, Francesco Preite ha aperto nel 2010 il Moi Sushi Lab e da allora sfodera la cucina giapponese più interessante di tutta la Toscana.

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Locale piccolo ma accogliente, propone nel menu una lunga lista di sushi, sashimi e piatti caldi come udon, soba e tempura. Scegliere è difficile, meglio affidarsi alla creatività dello chef per essere sicuri di provare il meglio che il Moi Sushi Lab ha da offrire.

Sushi e uramaki sono uno spettacolo vero. Pesce saporito, riso cotto alla perfezione e ben dosato, per una volta superato in quantità dai filetti di pesce. Il tonno con sesamo e salsa teriyaki invita al bis, invito prontamente raccolto. Sono buoni anche i dolci.

Scelte accurate anche nella carta dei vini, fatta soltanto di piccoli produttori.

Anche il conto fa sorridere se paragonato al livello della cucina, misurato (in media 35/40 euro senza vini) nonostante tutto quel che abbiamo mangiato e bevuto.

Kawaii e Momoyama

Borgo San Frediano 8r – Firenze

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I proprietari del Momoyama, emblema della cucina giapponese e fusion a Firenze, hanno esteso Oltrarno l’offerta di cucina etnica aprendo il primo sakè bar toscano.

Ispirato all’izakaya, il tipico locale giapponese che vende bevande accompagnate da cibo, Kawai è un bar in cui la proposta per la degustazione di sakè, provenienti da tutto il Giappone, sfiora i 30 tipi diversi, mentre una ventina sono i whisky nipponici, rarità assoluta in Italia.

Le bevande, birre comprese, si possono sorbire pure o miscelate con altri ingredienti giapponesi in curiosi cocktail fusion preparati dalle due bartender del locale.

Nel menù trovano posto circa 10 tapas diverse ogni giorno, combinabili per una cena oppure da ordinare come snack. Tra zuppe e tartare si scelgono piatti di ispirazione orientale e italiana come il donburi di anguilla, la zuppa shirataki o la tartare di wagyu.

La combinazione cocktail e tapa costa 15 euro.

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Per il sushi invece bisogna suonare alla porta accanto. Eccovi entrati nel mondo Momoyama, fatto di eleganza lineare con arredi di design e volte in pietra. Qui potete saziarvi con piatti di sushi e sashimi sempre all’altezza, roll creativi e piatti caldi dai sapori inconsueti.

Fulin

via G.Orsini 113r – Firenze

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Un fotografo di moda con la passione per la gastronomia, Gianni Ugolini, incontra due giovani pratesi, Francesco e Stefano Dai, cresciuti nel ristorante cinese di famiglia. Questa la genesi di Fulin, elegante ristorante di cucina pechinese servita all’occidentale.

Dimenticate pollo alle mandorle e riso alla cantonese, la proposta di Fulin non ha niente di banale.

Qui a rubare la scena sono i ravioli Marina, cinque colorati scrigni di pasta con altrettanti ripieni di pesce: bianco per i gamberi, giallo per il filetto di pesce, viola per le capesante, verde per le verdure e nero per il granchio reale.

Da provare per il sapore più deciso le Caramelle con ripieno di gamberi e castagna Ma-ti.

Un consiglio: non disdegnate le verdure e dimenticatevi l’esperienza fatta negli altri ristoranti cinesi della città, anche per quel che riguarda il conto, in media sui 50 euro, con singole portate che vanno dai 10 ai 20 euro.

Kome

via dei Benci 41r – Firenze

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Carlo Caldini e Mario Bolognesi, già proprietari del Maracanà e della discoteca Space Electronic, con Aldo Cursano, imprenditore della ristorazione e presidente di Fipe Toscana, e Akira Miyakoshi hanno dato vita a un progetto ambizioso di cucina giapponese: il ristorante Kome.

A due passi da piazza Santa Croce, Kome racchiude 3 diversi locali, ognuno con la propria offerta gastronomica.

La sala d’ingresso invita a entrare con il Kaiten sushi, tapis roulant di delizie giapponesi che sfilano in attesa di essere scelte davanti agli occhi dei commensali seduti al bancone: sushi, roll, maki, tempura e zuppe sfornati a nastro continuo da chef giapponesi. Non fatevi tentare troppo, o per lo meno fate attenzione: ogni piatto ha un colore e ogni colore un prezzo.

Il primo piano è dedicato alla cucina Yakiniku, o più semplicemente alla cottura barbeque di carne, pesce e verdure, precedentemente marinate. Le portate però non arrivano cucinate, ogni tavolo è piastra-munito, con i commensali che si destreggiano nella cottura.

Infine, al piano interrato si trova un bel bar specializzato in aperitivi e sakè.

Qualità elevata in ogni caso, astenersi amanti accaniti dei ristoranti “All You Can It”.

Confusion e Icchettai

Piazza del Carmine 4r Firenze

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Proprietà fiorentina anche per questi due ristoranti d’ispirazione thailandese. Confusion, in Piazza del Carmine, incrocia cucina thai e suggestioni toscane, mentre IccheThai, in via Pier Capponi e Lungarno Cellini, declina i classici thailandesi in versione street food.

Confusion, ultimo arrivato, il più ambizioso del terzetto, ha aperto a novembre 2016 nei locali affascinanti di un ex falegnameria, al piano terra di un palazzo storico in Piazza del Carmine.

Sprezzante del pericolo, Pan, la cuoca thailandese del locale, unisce ingredienti della tradizione fiorentina e gusto thailandese. Volete esempi concreti? L’insalata di trippa con riso croccante condita con lime e lemon grass che vedete nella foto.

Lo scontrino medio si aggira sui 35 euro, gli antipasti tra 5 e 9 euro, primi e secondi tra 10 e 15 euro.

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Pochi i piatti nel menu di IchcheThai, tutti thailandesi, serviti in un ambiente informale, giovane e senza particolari pretese: ravioli, involtini, Pad Thai e pollo al curry da consumare velocemente in loco o in versione d’asporto.

Con 15 euro si ha diritto a antipasto e una portata.

Koto Ramen

via Verdi 42r – Firenze

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Ve lo abbiamo presentato parlando dei ristoranti più caldi di Firenze: Koto Ramen, in via Verdi, è il ramen bar che ha da poco spento la prima candelina.

Ora i cinque inarrestabili soci, Mettius, Matia, Dinah, Antonia e Shoji, stupiscono gli appassionati fiorentini con un nuovo progetto: lo staff di Koto aprirà un secondo ristorante con annesso un laboratorio di 250 metri quadri per la produzione del ramen.

Tutto questo a Prato, in via Valentini, da marzo. Non ci resta che aspettare qualche giorno per vedere cosa combinerà lo staff del ramen fiorentino.

Elisa Cappelletti

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