di Prisca Sacchetti 13 Febbraio 2016
ostriche

Mattina del 13 febbraio. La cena di San Valentino, super romantica e studiata nei minimi particolari, si avvicina ad ampie falcate. Alla fine avete deciso di affidarvi a una coppia consolidata: ostriche e champagne. Se è così, beh, buona fortuna (spiego il sarcasmo più avanti).

No, seriamente, è un ottimo periodo per consumare le ostriche e non solo per la presunta reputazione afrodisiaca.

A patto di fare chiarezza, prima, su luoghi comuni e falsi miti che avvolgono questi molluschi, alimentati nel corso degli anni da negligenza e deduzioni scientifiche provvisorie.

Ecco i 5 più diffusi sulle ostriche.

1. Le ostriche non sono nutrienti

ostriche

Strano destino per le ostriche: da pasto nutriente –Cicerone ne mangiava enormi quantitativi convinto che il fosforo e lo zinco di cui sono ricche favorisse l’eloquenza– a cibo ritenuto più adatto all’aperitivo che al pasto.

In tempi recenti si è insistito a lungo sul contenuto di colesterolo. Rischio ridimensionato grazie a tecniche di calcolo più sofisticate, che hanno permesso di revisionare il quantitativo di colesterolo presente nelle ostriche come in altri prodotti tipo vongole o capesante.

In realtà, dal punto di vista nutrizionale le ostriche, moderatamente caloriche, sono un concentrato di micronutrienti a partire dagli acidi Omega 3. Soprattutto rappresentano una delle poche fonti naturali della vitamina B12, necessaria per il metabolismo delle proteine e dei grassi, e contengono ancora sali minerali come ferro, fosforo, sodio e iodio.

2. Ostriche e champagne: un abbinamento ideale

ostriche e cocktail

Le ostriche sono un dramma da abbinare. Ma come ogni altro cibo possiamo domarle ricorrendo al Riesling oppure con tanto vino francese, per esempio Sauternes, Muscadet e Chablis.

Ma meno che mai con lo Champagne.

Sì, certo, fa molto cena da multimilionari con l’icona alimentare del lusso, ma poi, se in bocca vi pare di sentire la maniglia di metallo della vostra porta del bagno, non prendetevela con noi.

Non è un sofismo da sgamatoni ma semplice reazione chimica: lo zinco delle ostriche e la aggressiva acidità dello Champagne fanno a cazzotti.

3. Mangiare ostriche fa male all’ambiente

ostriche

Le barriere costituite dalle ostriche, dette filoni galleggianti, contribuiscono a ripristinare l’ecosistema e a filtrare l’inquinamento. Non solo e non più mollusco effigie del lusso, dunque, ma alimento politically-correct che dà il suo contributo alla causa.

Un momento, allora noi che ce ne nutriamo stiamo causando danni all’ambiente?

In realtà quasi il 100% delle ostriche che consumiamo provengono dagli allevamenti, che in considerazione dei più moderni sistemi di acquacultura garantiscono spesso la sostenibilità ambientale.

Suonerà paradossale, ma oggi consumare ostriche dà man forte all’ambiente. E sapete come? Favorendo lo sviluppo di una nuova generazione di allevatori più attenti ai problemi della sostenibilità.

4. Le ostriche si mangiano solo nei mesi con la lettera R

ostriche

Uno dei miti più enigmatici considera poco salutare il consumo delle ostriche durante i mesi privi della lettera “R” nel nome inglese.

Si è pensato a lungo che fosse un modo per evidenziare il periodo in cui cibarsi di molluschi crudi può essere dannoso, visto che durante i mesi caldi è più facile che le ostriche risentano delle temperature elevate.

Va da sé che l’avvento dei sistemi di refrigerazione moderni consente alle ostriche di conservarsi in ottimo stato anche nei periodi di gran caldo.

Secondo una spiegazione più attendibile i mesi senza la lettera “R” nel nome corrispondono al periodo in cui le ostriche depongono le uova: si possono mangiare lo stesso, ma hanno un sapore meno gradevole.

Cosa importante da sapere: il batterio Vibrio vulnificus, invisibile e inodore e per questo molto temibile, può annidarsi nelle ostriche con maggiore facilità durante i mesi estivi perché prospera nelle acque salate calde.

 5. Le ostriche sono afrodisiache

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Domani è San Valentino, ragione per cui, probabilmente, questo è il mito sulle ostriche che ci interessa di più. La reputazione afrodisiaca si fonda sulla forma, che evoca l’organo sessuale femminile, sulla consistenza, e sul modo sensuale di consumarle.

Il contenuto di zinco elevato che dovrebbe favorire la produzione di testosterone sembra non sia sufficiente ad accendere la libido.

Gli studi che nel corso degli anni hanno documentato la presenza nei molluschi di rari amminoacidi che aumenterebbero il livello degli ormoni, stimolando l’attività sessuale, non hanno trovato seguito nell’ambiente scientifico.

Insomma, il potenziale erotico delle ostriche è in buona parte frutto della nostra immaginazione, una specie di effetto placebo, di autosuggestione.

E comunque, se decidete d’investire ugualmente nei (oggi meno) costosi molluschi per capire che tipo di ritorno offrono, fateci sapere com’è andata.

No, mi spiace, per la biancheria sexy non possiamo aiutarvi.