di Marco Zanni 31 Luglio 2017

Lupi di mare, palombari, sommelier e ovviamente enosnob: voi sapete già che (anche) in Italia si possono sorseggiare vini e spumanti invecchiati sul fondo del mare.

Al largo delle coste di Portofino, precisamente in località Cala degli Inglesi, quello che si potrebbe definire un ingegnoso imprenditore del vino, ovvero Pierluigi Lugano, proprietario della cantina Bisson, ha depositato con cura migliaia di bottiglie.

Cos’è, una bieca operazione di marketing o al contrario un colpo di genio? Sarà vero che vini e spumanti invecchiano meglio in mare?

In attesa di sapere da voi lo abbiamo chiesto direttamente a Lugano, ecco cosa ha risposto.

Perché affinare lo spumante sui fondali marini?

Da ex professore di storia dell’arte so che il vino delle anfore ritrovate nei relitti naufragati si conserva in buono stato. Ho approfondito la faccenda, le ragioni sono più semplici di quel che credevo.

A 60 metri di profondità la temperatura, intorno ai 15 gradi, rimane costante, regna la penombra e le correnti esercitano una forte contro-pressione, che per le bottiglie di vino frizzante e per gli spumanti è indispensabile.

Se tanto mi dà tanto perché occupare spazio in una cantina sulla terra ferma?

Come si realizza una cantina sommersa?

Ho realizzato e brevettato un tappo speciale con rivestimento in acciaio resistente all’aggressività del sale.

Dopo aver presentato il progetto ad alcune istituzioni, sono riuscito a ottenere una concessione demaniale per lo spazio in cui dal 2009, grazie alla collaborazione di Drafinsub, ho immerso le prime casse di spumante.

Non è stato facile, ma la tenacia è stata premiata 18 mesi dopo, quando ho potuto degustare il primo spumante marino che non potevo non chiamare “Abissi”.

Come stanno andando le vendite?

Nel 2009 avevo immerso 6.500 bottiglie, ora sono 30.000 tra spumante classico, “Abissi” riserva e rosé. Vendo soprattutto ai ristoranti, ho richieste da Stati Uniti, Giappone, Svizzera, Germania, Cina e Est Europa grazie anche alla stampa locale e internazionale che si è interessata al progetto.

Le bottiglie hanno un prezzo al pubblico di circa 50 euro, ognuna è diversa dalle altre per via delle incrostazioni marine che si formano durante l’affinamento.

Farà altri affinamenti nei fondali marini in futuro?

E’ un’anteprima: un’azienda brasiliana ci ha chiesto di immergere per 13 mesi una loro birra artigianale pregiata, fatta con il metodo champenoise.

Ma il mio sogno resta quello di creare un vero vigneto marino, magari su una piattaforma galleggiante, per realizzare interamente un vino dal e sul mare.

Quando sono in campagna nel mio vigneto sento di tradire il mare, viceversa, quando sono in mare sento la mancanza della terra. Combinare le 2 cose, sarebbe bellissimo.

[Crediti | Link: New York Times, immagini: Giuliano Cavallino]