di Pierpaolo Greco 13 Dicembre 2017

In collaborazione con Rotari Trento DOC

Della serie “viticoltura in pillole”, il primo Metodo Classico italiano è il Trento DOC. Primo per data di nascita, si intende: è stato riconosciuto come tale nel ’93.

Perché nel Trento DOC sono presenti un totale di 47 aziende. Tra queste poche cantine che si impegnano a coltivare e vendemmiare terreni impervi c’è Rotari, che di bottiglie Metodo Classico ’93 detiene un vero caveau, avendo preceduto la storia stessa del Trento DOC.

Come a volere collezionare primati, l’azienda è anche la prima cantina cooperativa del Trentino, che nel 1994 fu chiamata Mezzacorona, dal nome del paese di Mezzocorona dove, a 220 metri sul livello del mare, è stata stabilita la proprietà.

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I soci fondatori erano 11, uniti allo scopo di assicurare il migliore risultato possibile dal conferimento delle proprie uve. Un obiettivo che ancora oggi caratterizza l’azienda Rotari, impegnata a retribuire ciascun viticoltore in maniera equa e personalizzata.

Ma è nel 1977 che nasce il primo spumantificio aziendale, focalizzato sulla produzione del Metodo Classico “Rotari”, già allora dedicato alla valorizzazione dello Chardonnay e del Pinot Noir coltivati sul territorio, tra i 300 e gli 800 metri.

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Oggi la Cantina Rotari è un punto di riferimento per il turismo del vino e gli eventi sul tema; l’espansione aziendale ha portato all’ampliamento della produzione in Sicilia, alla fusione con il Consorzio Valdadige e alla realizzazione, conclusa nel 2010, della “Cittadella del vino”.

Ma cosa ancor più importante, i  soci  sono diventati 1.600 : proprietari a tutti gli effetti di una delle più grandi realtà vitivinicole trentine, emblema del Metodo Classico che voi accorti lettori di Dissapore eviterete di chiamare “champenoise”, come si faceva tempo fa.