di Prisca Sacchetti 11 Febbraio 2016
Antonino Cannavacciuolo a Sanremo

Okay, okay: l’uovo à la coque non cuoce in 6 minuti, l’uovo sodo non cuoce in 10-12 minuti e soprattutto non è il sale che evapora.

Ma mettetevi nei (peraltro impeccabili) panni di Antonino Cannavacciuolo, chiamato ieri sera al Festival di Sanremo (cliccate per vedere l’esibizione del nostro) in rappresentanza della quota chef, ormai imprescindibile in ogni programma televisivo di qualche ambizione.

Magari siete arrivati all’Ariston all’ultimo momento, non avete potuto provare, Carlo Conti il tiranno ha inserito nel copione alcune domande ma vi ha detto di stare tranquilli, è cucina spicciola, roba da edizione in scatola del Rischiatutto.

Così arrivati lì, discese le scale infingarde, sopra al palco che fa tremare i polsi, con dieci milioni e più di italiani davanti al video, vi rivolgono domande in apparenza innocenti e voi, emozionati come non mai, con la classica voce spezzata da respirazione a stantuffo ci cascate con tutte le scarpe.

“L’uovo à la coque cuoce in 6 minuti”. “L’uovo sodo cuoce in 10-12 minuti”. “Il sale evapora”.

Cannavacciuolo Sanremo

Okay, che il sale è un solido e dunque sedimenta ma non evapora a 100 gradi lo abbiamo imparato alle medie, così come in 6 minuti l’uovo diventa barzotto e in 12 da tirare contro la parete più che sodo.

E allora, cosa facciamo adesso?

Cannavacciuolo, Sanremo

Smettiamo di idolatrare Antonino, di guardare MasterChef, di prenotare al Villa Crespi, di credere alla guida Michelin?

Il problema casomai è con Gualtiero Marchesi, che aveva appena finito di dire “guardando MasterChef s’imparano le cagate“.

[Crediti | Link: Leonardo Romanelli, RaiUno]