di Silvia Fratini 6 Dicembre 2010

Ve ne siete accorti? E’ Natale. E’ Natale da 10 giorni, e lo sarà per i prossimi 20. Ovviamente, in giro non si parla d’altro che di cosa regalare al nipote sperduto con meno di 2 euro, di quali tartellette fingherfud rifilare ai colleghi per il brindisino in ufficio, a quali candelozzi puntare per rendere la casa una fiera di articoli da camposanto bardati a festa. Anche se riuscirete a sopravvivere alla tombolata urlata ai nonni, al sovrappopolamento casalingo di babbi Natale appesi ai balconi e allo spargimento di drappi rossi che manco alla corte di Re Artù, non è detto che la sorte vi sarà propizia, o miei prodi. Non vi lasceranno sul divano a ronfare beatamente con la copertina sulle gambe e Miracolo sulla 34° strada in sottofondo. Affronterete cose ben più difficili da digerire. Letteralmente.

Non ci credete? Preparate il bicarbonato.

PuntoPrimo. La cena di Vigilia. Competizione di alto livello. Generalmente nonni e prozii sembrano digiuni dal Natale precedente , le forchette sono brandite ancor prima di trovare posto e qualcuno ha le posate di riserva nella giacca. I quantitativi di cibo che affluiscono sulle tavole hanno un che di abnorme, sono ricoperti ineludibilmente di erba cipollina e pepe, e talvolta anche di porporina rossa dei nipoti in età prescolare. Foreste di candelabri, candele e centritavola impediscono vista e conversazione.

Il salmone, questo beniamino. Sorvolo sul fatto che i tagli peggiori e i colori più cangianti vengono fuori in questo periodo. Lo sapete, e se non lo sapete, sapevatelo. E’ stato avvistato salmone intero, a filetti, frullato, macinato, spezzettato, ripassato, marinato, affumicato, inspiedato, fritto e pastellato. A volte anche vivo, mentre implorava pietà tra le mani di una casalinga che, agli ordini dell’Antonellina nazionale, lo farciva di limone e burro. Ma chi ha deciso che fa tanto Natale sscicche? A me fa molto signorina Silvani in spolvero da gran serata.

Il gambero solitario. Le soluzioni sono due: a) Si accende un mutuo per comprare l’Aristeus antennatus. In tal caso, i bimbi mangiano bastoncini del Capitano, mentre gli adulti hanno quasi paura di mangiare, pensando di mandare giù pezzi di eredità del nonno. b) Compaiono i gamberetti sgusciati. Attimi di terrore, e arriva anche la salsa rosa e la panna nella pasta. Alcuni scompaiono causa pausa sigaretta/bagno/telefono/amante/bimbi ululanti/rapimento alieno. Tempo di tornare al tavolo e le prozie hanno fatto piazza pulita di ogni cibo tinto di rosa.

Il fritto misto alla Romana. Lo adoro. E ho la fortuna di mangiarlo appena fritto (merito di un’organizzazione maniacale). Ma ho avuto notizia di pezzi di baccalà fritti il giorno prima e poi scaldati al micro, crocchette scongelate e abbandonate al loro triste destino, tranci di carciofi bruciati e ricotte affondate sotto pastelle mosciarelle. Qualcuno compra tutto surgelato e schiaffa in forno, “così è più leggero”. Altri scambierebbero Franco il rosticciere con la suocera che si è presentata alle 4 del pomeriggio per friggere anche i vassoi di portata. Ma diciamolo, se non potete friggere al volo, l’antipasto alla romana non fa per voi. Rassegnatevi e passate ad altro (ma non al salmone).

Il pesce in crosta di qualcosa. Di che cosa non si sa. In tempo di festa, tutti si sentono un po’ cucinieri. Zie e mamme brandiscono cucchiarelle con aria minacciosa davanti ad orate, branzini, pangasii e tonnetti, ed armate di patate, pane, briciole, verdure, formaggi stagionati, speck e frutti rossi si affidano a Imilleeunomodiperambiarefacciaastopesce. Del risultato sarebbe felice il caporale di Sturmetruppen: mangiano tutti senza fiatare e ad occhi chiusi intimiditi dalla cucchiarella di cui sopra, poi ingollano litri di vinello della casa per dimenticare.

L’insalata russa, o del fascino perverso del cetriolino sott’aceto. Alcuni si battono tuttora per la corretta esecuzione del piatto, e sacrificano mezza giornata per preparare tutto – N.B. si incazzano come belve se provate a fregargli il cetriolino decorativo al centro del cucuzzolo, sappiatelo. La maggioranza rimane ipnotizzata davanti ai banconi refrigerati, catturata dai colori fluorescenti delle carote e dei rapanelli immersi in coltri giallognole di maionesi. Ammettiamolo: alcune sono tremende. Se vostra cognata ha deciso di vendicarsi per il torto dell’estate scorsa, lo saprete dalla quantità di salsa gialla che vi riverserà sul piatto: sta tentando di bloccare le vostre coronarie senza venir accusata di omicidio. Alcuni cugini, intanto, hanno intuito le potenzialità dell’insalata come imitazione dei Lego, e nel piatto costruiscono muri di patate e carote cementati dalla maionese, poi distrutti a colpi di bastoncini Findus. Gli zii, intanto, hanno fatto anche la scarpetta, mentre le zie si litigano il cetriolino.

Satolli, eppur sempre combattivi, vi attende il panettone. Ma questa è un’altra storia.

Siamo solo alla Vigilia.

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